I papà in acquario

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Oggi è la festa del papà e nei pesci le cure parentali paterne sono molto più comuni di quanto si pensi: vediamo insieme alcuni amorevoli papà in acquario. 

Tra i pesci, sia di acqua dolce che marini, ci sono diversi esempi di padri modello. C’è chi si cura delle uova, chi invece dei piccoli, scopriamo insieme alcuni papà pinnuti.

Coppia di H. taeniopterus. Il maschio, davanti, ha il marsupio pieno di uova. (Foto di Massimo Boyer)

Sicuramente tra i più noti possiamo nominare i cavallucci marini: questi papà accolgono le uova dalla femmina che sono al massimo grandi un paio di millimetri in una specie di marsupio. Si attaccano alla parete interna del marsupio e da questa ricevono il cibo con cui si nutrono fino a quando i piccoli di cavalluccio marino non escono dal marsupio.

Una volta che le uova si sono schiuse gli esemplari possono essere grandi al massimo qualche millimetro e i genitori non si occupano più di loro, l’ultimo compito dell’esemplare maschio è rilasciare i piccoli nel periodo di alta marea in modo tale che i cavallucci marini non si concentrino tutti nello stesso punto e che non siano facile preda di altri animali.

Un papà dell’Atlantico e del Pacifico è l’Opistognathus, detto anche “pesce mascella” perchè la sua grande bocca diventa un rifugio sicuro per le uova e per i piccoli. Quando questi saranno abbastanza grandi da cavarsela da soli, non li lascerà al loro destino come fanno altri pesci, ma si occuperà di ampliare la tana nel fondale creando dei cuniculi in cui i piccoli si potranno nascondere in caso di pericolo.

Un altro pesce marino diffuso in acquario che utilizza la bocca come incubatrice è il Pesce Cardinale Di Banggai che ospita in bocca, sia le uova che i piccoli dopo la schiusa.

In acqua dolce è nota la premura dei papà che costruiscono un nido di bolle. Questa tecnica è usata principalmente dai labirintidi ed un pesce famoso per questa particolarità è il pesce combattente (Betta splendens). In natura vivono in acque di solito scarse di ossigeno e per ovviare a questo problema creano con la bocca delle bolle legate da saliva a pelo d’acqua, nascoste tra le piante galleggianti. I maschi si occupano poi di spingere dentro questo nido le uova fecondate e subito diventano molto aggressivi, anche nei confronti della stessa femmina che viene subito allontanata, mentre i papà restano a sorvegliare il nido, anche quando le uova saranno schiuse.

Molti ciclidi del Lago Malawi, Lago Tanganica e Vittoria come Pseudotropheus e Tropheus optano invece per l’incubazione orale delle uova che può essere fatta sia dalla femmina che dal maschio. In questo caso le uova vengono tenute in bocca per circa 3 settimane, quando usciranno degli avannotti, che non perderanno occasione per tornare nella bocca del genitore al primo segnale di pericolo.

Ancistrus con uova. (Foto archivio AP)

Ci sono però anche altri papà premurosi nella cura delle uova.
In acquario marino possiamo nominare i pesci pagliaccio (Amphiprion) che si occupano di controllare e ripulire le uova deposte, mentre la femmina (di solito di dimensioni maggiori) ci occupa della difesa del territorio.
In acqua dolce un papà amorevole è ad esempio l’ancistrus che si occupa di controllare e ventilare costantemente le uova fino alla schiusa.

Vuoi approfondire la conoscenza di alcune delle specie citate?

 




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