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Riproduzione dello Pterapogon kauderni

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Vi presentiamo “Riproduzione dello Pterapogon kauderni“, scritto da Gabriele Trezzi, vincitore della sezione “Riproduzioni” del contest di AcquaPortal.it.

Ciao, mi chiamo Gabriele e oggi volevo raccontarvi le mie quattro esperienze sulla riproduzione degli Pterapogon kauderni, dei simpaticissimi pesci marini, a righe bianche e nere.

Pterapogon kauderni: introduzione generale alla specie

Il Pterapogon kauderni, chiamato anche pesce cardinale di Banggai, proprio perché il suo habitat di ritrovamento principale è attorno a questa isola, anche se in seguito, grazie all’intervento umano, il suo areale di diffusione si è esteso anche ad altri luoghi.

Spesso il trasporto di animali da un ambiente di origine ad un altro è molto svantaggioso per l’habitat nuovo, ma in questo particolare caso il trasporto di questa specie l’ha aiutata a riprendersi dal rischio elevato di estinzione a cui era sottoposta.

Il Pterapogon Kauderni non è sempre stato di interesse acquariofilo, ma lo è diventato solo dal 1970 circa.

Pterapogon kauderni: caratteristiche generali

Dimensione massima
10 cm circa

Livrea
Argento bianca con righe nere e puntini bianchi sparsi sul corpo.

Fisionomia
Pesce con occhi abbastanza ampi, il che ci indica che sia un pesce prettamente notturno. Non molto attivo, non ama nuotare in acqua aperta. Pinna dorsale molto grande.

Dimorfismo sessuale
Poco evidente, l’unico riconoscimento sicuro è il numero di spine anali, tre nella femmina e due nel maschio. Altri elementi che ci possono dare un idea di chi sia il maschio e la femmina, sono la mascella, più squadrata nel maschio, e la dimensione di due esemplari della stessa età, perché la femmina è più grande.

Alimentazione
Spesso sono complicati da svezzare ai cibi commerciali, anche se spesso si nutriranno solo di congelato, anche se molti esemplari riescono ad adattarsi a secchi e liofilizzati.

Riproduzione
Possibile in acquario. Incubatori orali.

Comportamento generale
Pesce notturno, non ama nuotare in acqua libera, lento nel nuoto.

Elementi importanti per la formazione della coppia

Vista la difficoltà nel poter riconoscere il maschio e la femmina (le spine anali, unico elemento che ci assicura al 100% il dimorfismo, sono grandi mezzo millimetro e quindi impossibili da individuare in un pesce in vasca) spesso si devono comprare 3 animali e, dopo la formazione della coppia, togliere dalla vasca quello in più, che altrimenti verrebbe ucciso dalla coppia.

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A destra potete vedere il maschio e a sinistra una femmina (foto scattata da Valegaga)

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In questa foto potete vedere una femmina di profilo (foto scattata da Valegaga)

Alimentazione della coppia

Per spingere sulla riproduzione ho notato che aiuta molto l’utilizzo di cibo congelato e ogni tanto naupli di artemia vivi, sia per fornire molta energia a questi pesci, sia perché il cibo congelato come mysis simula di molto il loro la loro alimentazione naturale.

Un elemento molto importante è l’alimentazione del maschio, che essendo un incubatore orale, durante la cova digiuna per circa 30 gg.

Ma cosa significa “incubatore orale”?

Un incubatore orale è un pesce che al posto che deporre le uova sopra un substrato, quando vengono rilasciate dalla femmina e fecondate dal maschio, vengono prese in bocca da uno dei due partner e conservate lì, arieggiate e smosse continuamente, fino a che l’adulto non le considera pronte da essere sputate, momento che corrisponde quasi sempre alla schiusa.

Il Pterapogon kauderni ha un elemento che lo contraddistingue da moli altri incubatori orali: infatti, le uova le conserva anche dopo la schiusa, fino al momento in cui i piccoli non siano in grado di nutrirsi e di nuotare autonomamente.

Inoltre, in questo specie è il maschio che effettua l’incubazione e non la femmina, che durante la cova continua a nutrirsi regolarmente.

Questo periodo nel Pterapogon kauderni è di circa 30 gg. In quasi tutti gli apogon, il periodo è molto minore.

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In questa foto potete vedere un maschio con la bocca piena di uova (foto scattata da Valegaga)

La schiusa

Passati dai 24 a 30 giorni di cova (questo dipende dalla temperatura della vasca), si inizieranno a vedere delle codine nella bocca del maschio.

Da questo momento, passati 3 gg circa, il maschio inizierà a sputare i piccoli già formati.

Da quando si iniziano a vedere le codine, ci sono due filosofie di pensiero: la prima afferma che si deve aspettare tutte le notti fino a che il maschio non inizia a sputare i pesciolini da solo (ne sputa circa un ogni 30 minuti), e la femmina cerca di mangiare i piccoli appena nati. Con questa filosofia ci sono sia vantaggi che svantaggi:

Vantaggi

  • I piccoli nascono già formati.
  • Sono senza sacco vitellineo esposto.
  • Sono già in grado di nutrirsi di naupli di artemia.
  • Sono meno delicati da maneggiare.

Svantaggi

  • Pesca dei piccoli da fare al buio.
  • La mamma cerca di mangiare i piccoli appena usciti dalla bocca del padre, quindi si deve essere veloci nel recuperarli.
  • Tempi lunghi per il recupero di tutti i piccoli.
  • Rischio di perderne qualcuno nella vasca.

La seconda filosofia afferma che da quando si iniziano a vedere i piccoli appena nati nella bocca del padre, si deve aspettare un giorno e poi pescare il padre e farli sputare i piccoli. Anche questa patica possiede sia vantaggi che svantaggi:

Vantaggi

  • Velocità di esecuzione, spesso in 30 minuti si hanno i piccoli in sala parto.
  • Recupero totale dei piccoli.

Svantaggi

  • Maggiore stress per il padre.
  • I piccoli non nascono totalmente formati, ossia hanno ancora il sacco vitellineo esposto e quindi sono più delicati da maneggiare.
  • I piccoli per circa due giorni non mangeranno.

Per 3 volte su 4 io ho scelto il secondo metodo, e la quarta volta ho scelto un metodo ibrido, pescare il maschio al terzo giorno, quindi il giorno in cui avrebbe iniziato a sputarli lui.

Questo terzo metodo non lo consiglio poiché se il maschio sputa i piccoli prima di essere nel retino, loro sono già in grado di nuotare e si nasconderanno immediatamente nelle rocce e rischiate di perderne la maggior parte.

Dalla nascita al pesce adulto

Se abbiamo scelto il secondo metodo, quindi quello di pescare il maschio il 2° giorno dopo la schiusa, si deve preparare una sala parto in rete, in cui avremo un lento flusso di acqua, che servirà per tenere in sospensione i piccoli appena nati, con ancora del sacco vitellineo, che non saranno in grado di nuotare.

Appena preso il maschio, ci sono due opzioni: o i piccoli vengono sputati direttamente nel retino, oppure neanche in questo modo li sputa. Se non li sputa, abbiamo una sola opzione: aprire molto delicatamente la bocca del maschio, lasciando che i piccoli escano da soli.

Dopo di che il maschio va liberato in vasca.

Consiglio di fare queste operazioni con la plafoniera della vasca spenta, in modo da stressare meno i piccoli e il maschio.

Adottando il secondo metodo, molti dei piccoli appena nati non saranno in grado di nuotare autonomamente, ma rimarranno sdraiati sul fondo. Il nuoto libero sopraggiungerà al 3° giorno.

Come luogo dove riporre i piccoli, consiglio per i primi 10 giorni una sala a parto in rete fine, messa possibilmente in sump o refugium poco illuminato per evitare di stressare particolarmente i piccoli, o al massimo in una zona poco illuminata della vasca.

Il giorno stesso in cui sono nati i piccoli, vanno messe a schiudere artemia, poiché alcuni già il giorno successivo inizieranno a mangiare, invece e per altri dovranno trascorrere due giorni.

Consiglio per i primi giorni: alimentare almeno tre volte al giorno i piccoli con naupli di artemia appena schiusi.

Consiglio anche di fornire ai piccoli dal 7° giorno naupli congelati, che vi potete benissimo produrre voi congelando quelli vivi. Questa procedura serve a svezzare i piccoli al cibo morto.

Dal 18° giorno dalla schiusa i piccoli andranno spostati in una sala parto abbastanza grande o addirittura in un refugium, per consentirgli un rapido sviluppo, senza problemi causati dal nanismo indotto.

Dal 15° giorno consiglio di iniziare a somministrare cisti di artemia decapsulate, o fatte da voi (si trova la procedura in rete, ma se si sbaglia diventa pericolosa) oppure comprandole già pronte. Anche questo procedimento serve per aiutare i piccoli a nutrirsi di secco.

Da quando tutti si alimenteranno di cisti di artemia decapsulate, che andranno sempre date come primo pasto della giornata, consiglio di ridurre gradualmente i naupli vivi e congelati fino a sospenderli totalmente.

Consiglio inoltre di intingere le cisti di artemia decapsulate in olio di fegato di merluzzo, che è ricco di omega 3 e previene una sindrome comune ai piccoli di kauderni, che spiegherò in seguito.

Dal mese in più i piccoli dovrebbero essere in grado di nutrirsi di artemia congelata senza problemi, anche se consiglio di iniziare da subito con la liofilizzata e solo in piccola parte con la congesta.

Quando avranno raggiunto il mese e mezzo/due dovranno essere in grado di nutrirsi sia di mysis congelato e anche scaglie.

Questa ultimo alimento potrebbe non essere apprezzato da subito, ma la tecnica per svezzarli è quella di mescolare scaglie tritate all’artemia congelata, in modo da far abituare il pesce al sapore delle scaglie, aumentando giorno per giorno la percentuale di scaglie diminuendo quella di congelato, fino ad azzerare quest’ultimo.

Da questo momento in poi la strada sarà solo in discesa, poiché basterà farli passare dalle scaglie al granulato ultra fine, somministrando questo ultimo come primo pasto della giornata.
I piccoli dai due mesi dovranno essere per forza spostati in un refugium o altro luogo che gli consenta una adeguato sviluppo, quindi composto da uno spazio ampio.

Problemi principali riscontrati da me

  • Causa freddo, le artemie non schiudevano, quindi ho dovuto utilizzare solo cisti decapsulate, con elevate perdite i primi giorni.
  • Difficoltà nello svezzamento al secco o al morto.
  • Morte improvvisa dopo un pasto di un pesce. Per risolvere questo problema si consiglia di utilizzare olio di fegato di merluzzo nei cibi, e se si verificasse questo problema, afferrare delicatissimamente il pesce per la coda e agitarlo delicatamente dentro l’acqua obbligare i pesce a muoversi e non rimanere sdraiato sul fondo, toccandolo e mantenendolo dritto con uno stuzzicadenti. Attraverso questo procedimento il pesce dovrebbe ricominciare a respirare e, in seguito, a riprendersi.

Conclusioni

Allevare questi pesci porta molte soddisfazioni e con un pochino di impegno ci si riesce senza particolari problemi.

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Foto di miei piccoli venduti a un privato, hanno circa 8 mesi (foto non prodotta dall’autore dell’articolo)




One thought on “Riproduzione dello Pterapogon kauderni

  1. Gabriele

    ciao, grazie mille di aver pubblicato l’articolo e spero sia utile a qualche appassionato che vorrà riprodurre questi splendidi pesciolini.

    Reply

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