pesce drago

Pesce drago – Scleropages formosus o Arowana asiatico

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Laura e Angelo di River Monsters Italia ci parlano oggi del pesce drago, un predatore di fiume dell’Asia meridionale, zone in cui viene venerato come una divinità ed è anche considerato un portafortuna per chi lo alleva.

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Pesce drago
Nome scientifico: Scleropages formosus o Arowana asiatico

Ordine: Osteoglossiformes
Famiglia: Osteoglossidae
Genere: Scleropages
Specie: Scleropages formosus (Müller & Schlegel, 1840)

Altre specie appartenenti al genere:
Scleropages inscriptus (Roberts, 2012)
Scleropages jardinii (Saville-Kent, 1892)
Scleropages leichardti (Günther, 1864)

Nel 2003, uno studio propose di dividere lo Scleropages formosus in quattro specie separate. Questa classificazione era basata sia sulla morfometria che su un’analisi filogenetica, che utilizza il gene del citocromo b, portando a considerare l’esistenza di queste nuove specie.

Scleropages formosus è stato ridescritto per includere il ceppo noto come Green Arowana. Il gold crossback, che non faceva parte dello studio, è stato comunque incluso in questa specie, nonostante si sospettasse che fosse strettamente imparentato con lo  Scleropages aureus.

Scleropages macrocephalus ha ridescritto l’Arowana asiatico silver (da non confondere con l’Osteoglossum bicirrhosum).

Scleropages aureus descrive i “Gold red tail Arowana”.

Scleropages legendrei descrive gli Arowana super red (red, chilli red ecc.).

La maggior parte dei ricercatori contesta questa riclassificazione, sostenendo che i dati pubblicati sono insufficienti per giustificare il riconoscimento di più di una specie di Scleropages del sud-est asiatico. Staremo a vedere!

Burocrazia: è in CITES I, dal 1/07/’75
Il pesce drago è considerato a rischio di estinzione in natura, quindi inserito in elenco CITES. Ogni esemplare di Scleropages formosus sul mercato viene censito/denunciato, registrato e microchippato. Ogni esemplare viene ceduto quindi con un documento (CITES), numero di microchip (esattamente come quello per i cani) e spesso un certificato di qualità (fatto dalla farm di origine), in cui viene riportato l’allevamento, la selezione e il grado (di bellezza, in base allo standard). La detenzione e il commercio illegale di questo pesce può quindi portare a gravi conseguenze per i trasgressori (monetarie e penali).

Etimologia
Scleropages: dal greco antico “skleros”, che significa “duro”, e pagine che significa “foglie”, forse in riferimento alle grandi squame del corpo.
Formosus: dal latino formosus, che significa “bello”.

Distribuzione
Il pesce drago è presente nel sistema fluviale del Mekong in Vietnam e Cambogia, Tailandia orientale, Malesia peninsulare e Isole settentrionali della Sonda (Sumatra e Borneo), anche se ora è stato estirpato su gran parte di questo tratto.
Inoltre è stato introdotto a Singapore, ma non si rinviene a Taiwan.
In commercio si trovano le seguenti varietà, ma ne spuntano sempre di nuove:
– Green Arowana
– Banjar Red (Red Grado 2, Red Grado 1.5, Yellow Tail Green)
– Red Tail Golden Arowana
– Golden Crossback Arowana
– Tong Yang
– Red Arowana Grado 1 (Super Red, Chilli Red)

Ognuna di queste varietà si è sviluppata in modo completamente indipendente dalle altre e ogni colore proviene da una diversa parte dell’Asia:
– Green Arowana – Indonesia
– Banjar Red – Nasin Banjar
– Red Tail Golden – Sumatra
– Golden Crossback – Malesia
– Tong Yang – Ibrido tra Golden Crossback e Red Grado 1
– Red Grado 1 – Kalimantan (fiume Kapaus, lago Sentarum)

Le più pregiate sono i super red e i golden/24k, in quanto sono le massime espressioni del rosso vivo e del color oro (brillano!), e ovviamente per via della cultura asiatica, che li accosta ai tipici draghi del folklore (non è solo somiglianza con squame ecc, credono – a seconda delle leggende – che siano davvero draghi tramutati in pesci). Chi possiede un pesce drago in salute, avrà salute, prosperità e soldi (il 24k in particolare “chiama” soldi e fortuna). Il meno ambito resta la forma Green, meno appariscente e quindi meno quotata.

Oltre alla colorazione, la quale segue specifici standard, come del resto anche le forme delle squame, pinne, testa, anche l’unicità, se armonica o davvero “assurda” fa salire il valore di questi pesci. Per quanto possa esser di cattivo gusto, oltre i soliti shortbody che compaiono un po’ in tutte le specie ornamentali (ovvero deformità che rendono più corta la colonna vertebrale, con problemi vari annessi, esterni ed interni), esistono esemplari siamesi, a due teste, ciclopici e così via. Sono animali con problemi, spesso conducono una vita faticosa, per usare un eufemismo. Eppure vengono venduti a cifre esorbitanti. Noi non troviamo molto etica questa cosa.

Habitat
Il pesce drago abita laghi naturali, paludi, foreste allagate e parti di fiumi a corso lento.
Alcune forme abitano acque nere (tannini), in cui l’influenza della torba, e di altro materiale organico, fa sì che l’acqua diventi color tè.

Dimensioni
Può presumibilmente raggiungere 90 cm, sebbene studi scientifici e soggetti wild e indoor si aggirino mediamente sui 40-60 cm.
L’aspettaiva di vità è stimata sui 20 anni, in media, ma ci sono esemplari molto longevi!

Parametri
Temperatura: 22 – 28 ° C
PH: 5,0 – 8,0 (meglio 6,5)
GH: 5 / 18 °dGH

Dimensione dell’acquario, cambi d’acqua e compatibilità
Il minimo sindacale per un esemplare di pesce drago sui 40 cm e assolutamente NON vivace, è sui 700 litri. L’ideale è un 1000 litri (e si sale in caso di specie in coabitazione).
Gli Scleropages odiano i cambi repentini dei valori (ai vertici della classifica nitriti, nitrati e ammoniaca). Si abituano anche bene, se è concesso dire “bene” a un declino della qualità dell’acqua, ma un cambio effettuato per riportare i valori nella norma, anche eseguito con tutte le attenzioni e precisioni del caso, può esser letale. La cosa migliore è cambiare regolarmente poca acqua, ma farlo sempre. Un caso tipico, portato come esempio, è appunto la morte del pesce con valori perfetti (o meglio, riportati a valori perfetti), ma dopo un cambio d’acqua: nuota male, inizia a ruotare nell’acqua e muore subito o nell’arco di qualche giorno. Il problema non è la condizione dell’acqua ma il cambiamento inaspettato. Questo stesso cambiamento potrebbe essere ottenuto con il 10% di cambi d’acqua a settimana. Quindi costanza, ma parsimonia; ottimi i sistemi goccia a goccia per il ricambio dell’acqua.
Come coinquilini, anche se noi consigliamo in realtà un monospecifico, vanno bene pesci di dimensioni pari e che occupano possibilmente diverse fasce di nuoto, come la zona centrale e il fondo. Molti li tengono con razze d’acqua dolce, che fungono anche da spazzine, come Chitala sp., grossi pesci gatto asiatici e non (P. hemioliopterus, P. fasciatum, ma anche Pangasius sp. ecc.). Da evitare, sempre secondo noi, pesci rissosi/territoriali o molto irruenti.
Noi abbiamo provato a tenere il nostro esemplare, un 24k crossback di 53 cm, con un Pseudoplatystoma fasciatum di 40 cm abbondanti, ma abbiamo dovuto dividerli perchè, nonostante l’Arowana sia davvero un esemplare di una pacatezza rara, non lasciava in pace il povero fasciatum. Da prima si è limitato a infastidirlo per gioco, in breve tempo è passato però a mordere e quindi abbiamo subito spostato il pescegatto. Ora il 24k vive da solo e pare essere contento così, peccato.

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Arredamento
La cosa migliore per il pesce drago è orientarsi sul minimalismo.
C’è chi li tiene in vasce senza nulla (un po’ troppo spartane forse) e chi, abolendo legni e arredi vari, opta per fondo in sabbia e una o due piante sullo sfondo. L’idea di base è dare più spazio possibile al pesce e al suo lento, ma costante nuoto. Vive meglio se vi è un’alta percentuale di ossigeno disciolto: ciò significa prendere in considerazione un buon getto/cascata di acqua in entrata, porose di grosse dimensioni e ovviamente areatori potenti.
Poiché le condizioni idriche stabili sono obbligatorie per il suo benessere, questo pesce non dovrebbe mai essere inserito in acquari biologicamente immaturi. Sono obbligatori cambi d’acqua settimanali del 30-50%.
La vasca deve essere munita di coperchio, ben fissato e saldo (se necessario aggiungete pesi), come tutti gli Scleropages spp.  e Osteoglossum ssp., gli Arowana asiatici sono saltatori assurdi.
Non ama molto la luce forte e diretta, di conseguenza è da valutare l’inserimento di piante galleggianti che fungano da schermatura alla luce e che aiutino il pesce a “curiosare” sopra il livello dell’acqua con lo sguardo.
Il filtraggio dovrà essere sovradimensionato, in quanto sporcano davvero molto, ma l’acqua non deve risultare troppo mossa e con turbolenza.

Dieta
Si nutre di piccoli pesci, crostacei e altri invertebrati  e vertebrati in natura, ma nella maggior parte dei casi si adatta bene alle alternative “morte” in acquario.
Ai giovani pesci possono essere somministrati chironomus, piccoli lombrichi, gamberi tagliati, avannotti, tarme della farina, grilli, blatte ecc., mentre gli adulti possono adattarsi a strisce di carne di pesce, gamberetti interi, cozze, gamberetti vivi, lombrichi più grandi, cavallette, grilli di grosse dimensioni, blatte, rane, topolini ecc. Questi ultimi non devono costituire la dieta di base, anzi, si tratta di una tantum, pena problemi al fegato.

Drop eye
Negli anni se ne sono sentite di tutti i colori riguardo la Drop eye che colpisce arowana asiatici, silver e Arapaima; la causa principale veniva (ma viene tuttora) imputata al grasso extra. Molti ittiologi, per fortuna, hanno giustamente sollevato la stranezza della cosa per svariati motivi, tra cui il fatto che il grasso in eccesso solitamente va ad accumularsi in organi e zone del corpo con funzione di deposito; e solo in ultimo (ma dovremmo avere un pesce palla prima che ciò avvenga) potrebbe dover accumularsi nelle cavità oculari, vene, nervi ecc., quindi è abbastanza improbabile.
Cosa può invece davvero causare la Drop eye al pesce drago? Molto semplice: premettiamo che sono specie che usano moltissimo gli occhi, guardano noi, guardano attorno e guardano sopra il pelo dell’acqua. La Drop eye spesso e volentieri è un difetto acquisito crescendo. Un classico strabismo indotto dal continuo usare “male” gli occhi. La soluzione è quindi farli interessare sin da subito a ciò che è sopra di loro. Non aspettate che si manifesti.
Sul nostro sito potete trovare l’approfondimento sul drop eye, scaturito appunto da esperienze, osservazioni, pareri veterinari, di allevatori ecc. e consigli sulla prevenzione e correzione; essendo una questione in continuo aggiornamento è bene informarsi di tanto in tanto.

Dimorfismo sessuale
Non visibile ad occhio nudo in giovane età.
Verso il quarto anno di vita, raggiunta la maturità sessuale, iniziano invece a comparire delle piccole differenze: i maschi avranno la seconda metà del corpo più snella e il cranio più voluminoso, mandibola più grande e larga (per avere un volume maggiore utile all’incubazione orale delle uova) ed una specie di V, diversa dalla femmina, sugli opercoli. Si tratta comunque di differenze spesso poco evidenti e non del tutto in grado di dare certezza del 100% sul sesso. La cosa migliore è un esame del dna.

Riproduzione
Per nulla semplice in acquario, anzi logisticamente ed etologicamente quasi impossibile. Le coppie non sono casuali, ma i partner si scelgono nel vero senso della parola. Serve quindi un gruppetto di esemplari come prima cosa. La mole di un formosus di 4-5 anni poi fa si che si debba necessariamente avere una vasca enorme, quasi impensabile per le tasche di un appassionato medio. Per questo viene per lo più allevato in laghi nelle farm di origine o in laboratorio, inducendo ovulazione ed accoppiamento tramite ormoni.
Prendere un maschio e una femmina e sperare che si piacciano è rischioso, mentre optare per una coppia riproduttrice (certificata, ed è comunque tutto da vedere) è parecchio costoso.

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Deposizione e fecondazione
Il corteggiamento del pesce drago ha durata variabile, da alcune settimane a mesi. Il maschio insegue la femmina attorno al perimetro della vasca, da una a due settimane prima della deposizione delle uova, i pesci nuotano fianco a fianco. Nel momento della deposizione, la femmina rilascia sino a una trentina di uova rosso-arancio, non appiccicose e distaccate l’una dall’altra, sembrano palline (circa 2 cm di diametro) di gomma. È una specie che pratica l’incubazione orale maschile; il maschio, dopo aver fertilizzato le uova, le raccoglie in bocca una a una e le tiene al sicuro fino alla schiusa, continuando poi ancora fino al completo riassorbimento del sacco vitellino da parte dei piccoli. In genere al momento del rilascio i piccoli misurano già 6-7 cm. Per l’intero periodo di incubazione orale (che può durare anche oltre 8 settimane) il maschio non può nutrirsi ed è quindi di vitale importanza che sia in forma (e che lo sia anche la madre) prima di procedere. Per evitare perdite dovute al digiuno o non rischiare di sciupare esemplari particolari, spesso si ricorre al prelevamento delle uova, con una tecnica chiamata “stripping”, verso il 25/30 °C giorno successivo alla deposizione, per poi farle schiudere in una nursery a parte, con temperatura di 27/29 °C costanti e una pietra porosa sempre accesa 24 ore su 24.
Gli avannotti necessitano obbligatoriamente di cibo vivo: negli allevamenti asiatici vengono somministrati direttamente giovani esemplari di Guppy (Poecilia reticulata) o di altri pesci di piccole dimensioni, in quanto è la cosa più pratica e naturale. Come detto in precedenza, è sempre meglio variare. Se non venisse somministrato frequentemente cibo vivo, a quelle densità di popolazione (parliamo sempre di allevamenti intensivi in Asia), subentrerebbe il rischio di cannibalismo o comunque di attacchi ai fini predatori verso esemplari appena più piccoli o timidi. In un acquario domestico, dove al massimo ci potrebbero essere 3-4 esemplari in vasca, il fenomeno è meno probabile, ma vanno comunque alimentati molto molto bene e assecondati.

Che dire, il pesce drago è impegnativo come acquisto in sé: dimensione della vasca, mantenimento in termini di costi, ma anche come alimentazione, se vi capita quello schizzinoso o viziato. Come tutti i River Monsters, è da valutare nei minimi dettagli, anche nell’ottica della sua longevità.
Laura Grecchi
Angelo di Mitri



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