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Arapaima gigas – Pirarucù

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Laura Grecchi e Angelo Di Mitri di River Monsters Italia ci parlano oggi dell’Arapaima gigas o Pirarucù, uno dei più grossi predatori d’acqua dolce al mondo, originario del Sud America e considerato un fossile vivente.

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Pirarucù

Nome scientifico: Arapaima gigas – (Arapaima gigas, Cuvier 1829)

Ordine: Osteoglossiformes
Famiglia: Osteoglossidae
Genere: Arapaima
Specie: gigasTemperature: 23-30°C, ottimale sui 26°
Ph: 5.5-7.2 ottimale sui 6.5
Durezza: 5 – 12 dGH
Vita media: 20-25 anni
CITES: sì, B

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Tassonomia:
Ci sono attualmente quattro specie riconosciute nel genere.
Oltre a queste, le ricerche suggeriscono che una quinta specie, Arapaima arapaima, dovrebbe essere riconosciuta a breve (diffusa e ben nota, altrimenti inclusa in A. gigas):
Arapaima arapaima Valenciennes, 1847
Arapaima agassizii Valenciennes, 1847
Arapaima gigas Schinz, 1822
Arapaima leptosoma D. J. Stewart, 2013
Arapaima mapae Valenciennes, 1847

Questi pesci sono ampiamente diffusi sul territorio e non migrano, il che porta gli scienziati a supporre che più specie siano in attesa di essere scoperte tra le vastità del bacino amazzonico. L’esemplare recentemente identificato, ovvero A. leptostoma, è stato raccolto nel 2001 vicino alla confluenza dei fiumi Solimões e Purus, nello stato di Amazonas, in Brasile. Si distingue da tutti gli altri Arapaima per diverse caratteristiche, tra cui la forma delle cavità sensoriali sulla testa, una guaina che copre parte della pinna dorsale e un motivo di colore distintivo. Il suo nome scientifico, A. leptosoma, è in riferimento al suo corpo snello e longilineo.
Stewart afferma che la specie appena scoperta è esposta in un acquario pubblico in Ucraina, dove l’esemplare è stato da prima erroneamente identificato come Arapaima gigas; nome che è stato applicato a tutti gli Arapaima negli ultimi 140 anni.
Stewart ritiene che l’A. leptosoma sia già allevata ed esportata dal Sud America, ma con il nome sbagliato; magari anche ibridata senza saperlo negli allevamenti.

L’arapaima (Arapaima gigas, Cuvier 1829), noto anche come pirarucù è una delle più grandi specie di pesci d’acqua dolce al mondo. Nel Perù, questo pesce è noto come paiche. L’arapaima può essere considerato un fossile vivente, cacciato e utilizzato in diversi modi dalle popolazioni locali del Sud America. Viene utilizzata la carne (buonissima pare), la pelle desquamata e le squame per farne monili o strumenti abrasivi.
Nonostante sia ormai in calo in natura, esistono allevamenti intensivi a scopi alimentari, quindi è improbabile che la specie in se si estingua in toto.
Il nome pirarucù significa “pesce (pirá) rosso (arucu)”, in riferimento alla colorazione rossastra della coda e parte dell’ultimo terzo del corpo.

Diffusione e particolarità
L’arapaima è diffusa soprattutto nel bacino idrografico del Rio delle Amazzoni, è un pesce d’acqua dolce e vive nei più disparati habitat come laghi, stagni, grandi fiumi e piccoli corsi d’acqua; sia in acque limpide che nere e fangose. Non ha problemi a restare in pozze/stagni nei quali l’ossigeno è carente, poiché può respirare aria.

Per fare questo, sale in superficie e ingoia aria nella vescica natatoria (vicino alla gola), che si apre e incamera l’aria; deve emergere ogni 10-20 minuti circa.

Il pirarucù può raggiungere dimensioni notevoli; un tempo vi erano molti esemplari che oltrepassavano i 3 metri di lunghezza per un peso di 150 kg, con segnalazioni non documentate di 4,5 metri e un peso di 200 kg. Tuttavia, attualmente vi sono pochi esemplari di grandi dimensioni, a causa della pesca eccessiva di questa specie e del calo delle risorse ittiche, ma è ancora comune imbattersi in individui lunghi 2 metri e pesanti 125 kg.

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L’arapaima ha solitamente una livrea grigia/olivastra cangiante con macchie arancioni, rosa o rosse (in quantità variabile) sulla parte terminale e pinne dorsali/caudali. Possiede lingua ossea e dentata, caratteristica distintiva della specie, da cui prende il nome il proprio ordine, quello degli Osteoglossiformi.
Altra grande particolarità di questo genere sono le squame. Esse hanno uno strato esterno altamente mineralizzato, molto duro con una superficie corrugata sotto cui si intrecciano diversi strati di fibre di collagene. Le fibre, in ogni strato successivo, sono orientate ad angolo retto rispetto a quelle dello strato precedente per ottenere la massima robustezza. La superficie rigida ondulata dello strato esterno, gli strati di collagene ortogonali interni molli, ma tenaci, e l’idratazione delle squame contribuiscono alla loro capacità di flettersi e deformarsi pur restando forti; una soluzione che consente al pesce di rimanere agile nonostante sia pesantemente corazzato.
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Per capire meglio: i piranha non possono scalfire il corpo dell’arapaima perchè i denti non penetrano, per loro è come mordere un pezzo di gomma che non può essere penetrato o strappato. Proprio per la stretta convivenza di queste due specie, nei periodi in cui l’acqua si ritira dopo la stagione delle piogge, la natura ha dotato l’arapaima di una adeguata protezione contro gli affamatissimi piranha rimasti isolati (e quindi con poche prede a disposizione). L’unico predatore pericoloso per un arapaima subadulto/adulto (uomo a parte) è il caimano (Caiman crocodilus) e similari.
Dimorfismo sessuale e riproduzione
Pare che le femmine siano meno colorate dei maschi e più rotondeggianti nelle forme, ma la certezza del sessaggio si ha solo con dna.
La femmina raggiunge la maturità sessuale ad un’età di 4-5 anni, con una lunghezza di circa 200 cm.
La stagione degli amori va da dicembre a maggio e la riproduzione è anche legata al periodo delle inondazioni stagionali semestrali e alla conseguente fluttuazione delle acque. Infatti, gli arapaima depongono le uova tra febbraio e aprile, quando il livello delle acque è più basso, in una sorta di nido, di solito una buca sabbiosa larga 50 cm e profonda 15 cm. Mentre le uova giungono a maturazione e si schiudono, il livello dell’acqua sale notevolmente, la prole nata trova così tutto il cibo per il proprio sostentamento.

Il padre è un genitore premuroso, protegge sia le uova che gli avannotti; questi ultimi vengono richiamati dal padre e mantenuti in prossimità di essa per mezzo di feromoni, che emana dal proprio muso ed è in grado di incubare le uova oralmente, oltre che ad ospitare gli avannotti con ancora il sacco vitellino. La femmina arapaima aiuta nella cura della prole proteggendo il maschio e gli avannotti, circondandoli e respingendo i potenziali predatori. I piccoli, al riassorbimento del sacco vitellino misurano 7-12 cm.

Indole
L’arapaima, per quanto apparentemente lento e tranquillo, è un predatore. Da giovane si ciba di invertebrati, insetti, pesci, rane, rettili. Da adulto la dieta include anche mammiferi di piccole dimensioni, uccelli, pesci di taglia adeguata alla bocca, frutti galleggianti ecc. Si nutre generalmente in prossimità della superficie dell’acqua, spalancando la bocca all’improvviso e creando un forte risucchio; perciò può predare anche uccelli o altri animali terrestri che si trovano inavvertitamente in acqua. Può ovviamente cacciare anche in immersione, mangiando sia alimenti vivi che morti in caso di necessità.

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“In acquario”?!
Arrivando alla parte acquariofila della scheda, diciamo subito che a meno che non si disponga di laghi, piscine o vasche di oltre 10.000 litri… NON VANNO COMPRATI.
Capita di vederli a listino, ormai abbastanza raramente viste le difficoltà di importazione, con prezzi astronomici (e qua noi sorridiamo un po’, conoscendone i veri prezzi), con la scusa della specie rara e per pochi… ma meglio così! Almeno funge da deterrente.
Da piccoli (dai 15 ai 20 cm) sono MOLTO vivaci e ingurgitano di tutto. Vanno assolutamente tenuti in monospecifico, ma meglio evitare arapaima di taglia diversa. Vanno inoltre nutriti a sazietà (pena animale sciupato e malaticcio), cosa che invece molti fanno con parsimonia sperando INVANO di temporeggiare sulla crescita.
I piccoli arapaima, infatti, hanno una crescita pari a 7 cm al mese!
Arrivando nel primo anno di vita a 1 metro e nel secondo anno sui 180 cm.
Noi ne abbiamo cresciuto alcuni esemplari (nostri e per parchi faunistici) e siamo stati attenti a misurare i tassi di crescita mese per mese. Mangiano davvero un sacco e quindi il mantenimento, oltre l’allestimento e la tecnica necessaria, è una grande spesa!
Sono animali dal corpo rigido, almeno per i primi due terzi, per cui hanno bisogno di spazi più larghi che lunghi, altrimenti riescono a manovrare male e si feriscono. Crescendo, comunque, si calmano moltissimo. Sui 40 cm abbiamo riscontrato l’inizio del calo di iperattività generale, che però si ripresenta attorno all’ora del pasto.
Sono infatti animali molto attenti e intelligenti, sanno quando si mangia e riconoscono chi li alimenta; inoltre non si fanno problemi a concedersi per qualche grattatina o carezza in acqua (le mucose sono comunque delicate, MAI a mani asciutte!).
Il substrato deve essere composto da sabbia fine oppure lasciato nudo, niente arredi o rami appuntiti, le piante da fondo sono superflue, ma in caso devono essere robuste. Apprezzate invece le piante galleggianti.
Nonostante siano in grado di respirare aria, una buona ossigenazione non deve mai mancare.
Il filtraggio deve essere sovradimensionato di circa 2 volte, sporcano molto in proporzione alla taglia.
Le vasche, piscine o laghetti vanno coperti tassativamente in quanto, a tutte le dimensioni, sono in grado di fare salti impensabili.
Un salto di un metro o anche meno, sul pavimento, può essere fatale ad un animale così pesante, e ovviamente anche per un piccolo tutte le altezze possono essere letali, data la delicatezza.
Per quanto riguarda le ferite o perdite di squame, invece, abbiamo notato che la rigenerazione degli arapaima è impressionante: già dopo 24 ore la parte mancante è rigenerata del 40% (specialmente in caso di squame perse, subito dopo 24h ne fa capolino un’altra).
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I nostri esemplari vivono in piscine coperte da reti e gli esemplari di 1 metro e passa mangiano in media 1 kg di pesce al giorno. Tutti i giorni!
In cattività da piccoli si nutrono di pesce (vivo in un primo momento), insetti, pezzettini di pollo (1 volta al mese), gamberi, molluschi, cozze, totani ecc.
Da adulti possono mangiare anche pulcini surgelati (max 2 volte al mese), ratti (max 2 volte al mese) e pesci interi di taglia adeguata (trote, carpette, ogni tanto pesce di mare). Mangiano indistintamente in superficie (meglio lanciare il cibo mano a mano, che lo recuperano) e sul fondo, aspirandolo.
Possono convivere solo con pesci che fisicamente non passino dalla loro bocca, in termini di diametro, e con specie tranquille; sono infatti animali molto pacati e amanti della tranquillità; pesci troppo turbolenti o molesti gli arrecano stress, spingendoli a star nascosti sul fondo.
Ricordiamo inoltre che un arapaima sul metro può già far molto male, non tanto con la bocca, ma con testate o botte durante salti o guizzi improvvisi. Ribadiamo che non sono pesci da acquario o per privati con spazi e finanze limitati: l’arapaima è un pesce che presto o tardi, alimentato bene o no, i suoi 2 metri li raggiunge, indipendentemente dallo spazio a disposizione. È un animale con altissima resilienza e, nonostante le cure non ottimali, continua a crescere (in natura fa esattamente la stessa cosa sia che sia in fiume o in una piccola pozza).
Raramente si ammalano, ma come tutti possono prendere parassiti intestinali. Tipica della specie è invece, come negli arowana, il drop eye dovuto non all’alimentazione, ma ad un uso non corretto degli occhi o vizi del pesce. Debbono infatti poter guardare in alto o almeno al loro livello. Sconsigliato ad esempio lasciare sempre il cibo sul fondo. Una delle nostre ha il drop eye solo in un occhio, perchè è quello che usa per scrutare fuori dalla “tana” quando riposa. In questo caso è difficile correggere la cosa.

Per concludere, animali stupendi quasi mitici, danno molte soddisfazioni ma restano per pochi e a monte dell’acquisto bisogna già avere tutto pronto e ben chiaro, perchè le arapaima non aspettano i nostri comodi e soprattutto, come tutti gli animali, non si meritano di soffrire per capriccio.

Laura e Angelo
www.river-monsters.it




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