stagni e risaie

Stagni e risaie: il sud-est asiatico nel nostro acquario

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L’Asia rappresenta circa un terzo delle terre emerse e accoglie più di metà della popolazione terrestre. La grande varietà dei suoi biotopi acquatici può spaziare da corsi d’acqua dalla corrente veloce situati ad alta quota fino a stagni e risaie in pianura. In questo articolo l’attenzione è posta particolarmente su stagni e risaie del sudest asiatico appartenenti agli stati di Thailandia, parte della Cina, Myanmar (Birmania) e Vietnam.


Foto archivio AP.

Per quanto riguarda la scelta dei pesci, l’allestimento di un acquario geografico richiede impegno e cura, poiché si devono pianificare in anticipo gli acquisti verificandone la regione di provenienza. Per quanto riguarda invece la provenienza delle piante non esistono grandi problemi, in quanto i pesci di qualunque specie non sono particolarmente influenzati dalle specie di piante presenti in vasca. La scelta può dunque essere guidata da criteri puramente estetici e dalla necessità di fornire rifugi e barriere visive.

L’ambiente di risaia è molto particolare poiché tale coltura, utilizzata in Asia da almeno 5.000 anni, necessita di piogge frequenti e di una lunga permanenza sott’acqua. La fauna ittica può disporre dunque di ampie aree con bassa concentrazione di ossigeno ed elevate temperature. La visibilità in acqua è solitamente scarsa a causa della grande quantità di sedimenti in sospensione.

Nelle acque stagnanti le condizioni non sono dissimili, ma spesso nelle pozze, che possono essere ritrovate anche lungo le strade, l’acqua si presenta scura come quella di alcuni fiumi amazzonici. Per adattarsi a tali habitat i pesci hanno dovuto sviluppare sistemi di respirazione ausiliari oltre a quello branchiale.

Per tutti questi pesci è molto importante la presenza di vegetazione galleggiante, che li rende meno timidi. Se si cerca di ricreare un ambiente simile a quello naturale, sarà quindi necessario pensare ad un impianto di illuminazione adeguato, che arrivi fino a 0,8 watt per litro nel caso di piante particolarmente bisognose di luce.

In una vasca simile va inoltre eliminata la corrente in superficie, limitandola all’acqua in uscita dal filtro.

Quali possono essere i valori chimico-fisici corretti per un acquario del sud-est asiatico?

In natura è possibile trovare acque acide e solitamente tenere in quest’area geografica. In uno stagno nel Myanmar le rilevazioni hanno rivelato i seguenti valori: pH 7.2, dGH e dKH 0°, la temperatura misurata in superficie era 28°C, mentre alla profondità di 1,5 m 25° C. In un altro biotopo stagnante nell’isola di Giava sono stati misurati: 31° C, pH 6,9, dGH 6° e dKH 1°.

Riprodurre valori così estremi nell’acquario domestico non è necessario per la maggior parte delle specie. Come indicazione generale è possibile consigliare 24/26° C di temperatura di allevamento, mentre nel caso della riproduzione dei Belontidi sarà necessario innalzare di pochi gradi i valori. Il pH dell’acqua può situarsi intorno al valore neutro 7 mentre la durezza totale deve essere intorno a 8/15°. La conduttività deve essere inferiore ai 150 microsiemens.

Pesci combattenti e pesci paradiso

I pesci del sud-est asiatico maggiormente conosciuti e apprezzati in acquariofilia sono i Belontidi appartenenti ai generi Betta, Macropodus (o pesci paradiso) e Trichogaster. Non tutti però vivono nelle acque stagnanti o in risaie; alcune specie si sono adattate anche ai grandi fiumi o ai ruscelli delle foreste.

Durante il periodo riproduttivo, comunque, quasi tutti ricercano acque a lento scorrimento riparate dalla vegetazione. È bene ricordare che alla fine della stagione secca gli stessi fiumi e ruscelli impetuosi sono ridotti a pozze d’acqua stagnante.

Due maschi di Betta splendens. Foto archivio AP.

Per chi volesse allevare un pesce combattente insolito, consiglio di sbirciare i barattoli nei negozi di fiducia dove spesso sono tenuti i Betta splendens. Nelle ultime importazioni, tra le femmine sono presenti individui dalle pinne ridotte, ma nettamente colorate.

Questi esemplari appartengono probabilmente alla specie Betta rubra (forse meglio conosciuta con il sinonimo Betta imbellis). Con una manciata di fortuna si riuscirà persino a trovarne qualche coppia. In una vasca di circa 100 litri, se si dispongono sufficienti barriere visive, possono essere allevati insieme 2/3 maschi.

Per l’allevamento e la riproduzione possiamo comportarci come nel caso del più conosciuto pesce combattente: è sufficiente utilizzare acqua di media durezza e di pH che può andare da valori leggermente acidi a leggermente basici. La vegetazione deve essere folta, sia per schermare gli eventuali maschi che per dare rifugio alle femmine.

Per mettere a proprio agio i pesci e farne risaltare i colori, il fondo deve essere fine e scuro; si possono utilizzare sabbia di fiume ben lavata o sabbia silicea mista a frammenti di ardesia. L’arredamento può essere completato da radici e legni di torbiera che contribuiranno, rilasciando tannino, a rendere l’acqua di un leggero color ambrato.

Se si introducono legni non preventivamente stagionati, questi composti sono emessi in quantità eccessiva e abbassano in maniera incontrollata il pH.

Anche per altri Belontidi valgono considerazioni simili. E necessario ricordare che per questi pesci conviene allestire vasche dedicate esclusivamente a loro, perché in acquari di comunità affollati e di composizione varia restano nascosti per la maggior parte del tempo, oppure manifestano innaturali comportamenti aggressivi.

I Ciprinidi, ideali pesci di branco

Come pesci di compagnia possono essere consigliate le diverse specie del genere Rasbora.
Questo genere appartiene alla famiglia dei Ciprinidi che con più di 1400 specie è una delle più grandi famiglie di pesci. Le Rasbore sono diffuse in vari habitat acquatici: da ruscelli e fiumi fino a pozze dall’acqua scura.

Sono tipici pesci di branco e perciò se ne devono acquistare gruppi di almeno 6 esemplari. Come al solito, è meglio introdurre una sola specie in vasca, o al massimo due, ma in un numero consistente di individui. Molto indicata è Rasbora pauciperforata, che su un fondo scuro risalterà con la propria fascia rosso rame.

Nella stessa vasca è possibile allevare un buon gruppo di Rasbora heteromorpha o Rasbora espei, che con la loro forma tozza creeranno un buon contrasto con la forma slanciata di R. pauciperforata.

In acquari superiori ai 150 litri queste specie formano branchi compatti che si muovono all’unisono. Per contribuire alla formazione di un branco compatto di questi Ciprinidi conviene immettere pesci grandi, ma pacifici; Trichogaster leeri, per esempio, muovendosi prevalentemente in superficie, non entrerà in competizione con il branco.


Trichogaster trichopterus sumatrano. Foto archivio AP.

Se si limita la scelta a specie di piccole dimensioni e non eccessivamente vivaci (come Barbus pentazona), anche i rappresentanti di questo genere Barbus sono ideali per simili acquari, benché solitamente si rinvengano in fiumi e ruscelli più che in acque stagnanti.

I rappresentanti del genere Brachydanio, tra cui Brachydanio albolineatus, B. kerri e B. nigrofasciatus, sono di semplice allevamento e non creano proble-mi ai loro coinquilini.

I maschi, come per tutti i Ciprinidi, sono riconoscibili per essere molto più snelli e alcune volte di colorazione più intensa. Non conviene introdurre specie diverse nella stessa vasca per la possibilità di incroci (che solitamente risultano comunque essere sterili).

La scelta delle piante e l’arredamento

Per quanto riguarda le piante, se vogliamo rimanere nell’area del sud-est asiatico abbiamo un’ampia possibilità di scelta, essendo circa 90 le specie endemiche di tale territorio. Specie di facile cura, per esempio, sono Hygrophila corimbosa e H. difformis, che possiamo lasciare crescere fino alla superficie.

Queste piante possono essere sistemate sia in gruppo che singolarmente e si adeguano a valori chimico-fisici dell’acqua disparati. Oltre ad effettuare frequenti operazioni di potatura, è periodicamente necessario eliminare le parti inferiori delle piante (che tendono a perdere le foglie perché non ricevono luce a sufficienza) e ripiantare le parti superiori.

Rotala rotundifolia è una specie che deve essere utilizzata in gruppo. La forma emersa presenta foglie rotonde che possono colorarsi di rosso, mentre quella sommersa perde questo tipo di foglie e ne sviluppa di piccole e appuntite. Può essere collocata sia lungo la parete di fondo che nella zona centrale. Molto più esigente invece è Rotala macranda, che solo sotto intense illuminazioni cresce compatta e sviluppa la sua sgargiante colorazione rossa.

Quasi indispensabile è la fertilizzazione a base di ferro e la somministrazione di anidride carbonica oltre che acque tenere e acide. Nel momento della sistemazione in vasca è necessario piantare gli esemplari in gruppi poco compatti per permettere alle foglie di ricevere sufficiente luce e crescere in maniera soddisfacente.

Altra specie appariscente è Nymphaea lotus.


Le foglie rosse al centro sono della Nymphaea lotus. Foto archivio AP.

Per contenerne la crescita, l’appassionato deve posizionare l’esemplare sotto una intensa illuminazione. Le foglie galleggianti, se si vuole mantenere la vegetazione sommersa, devono essere recise immediatamente. Per chi, invece, volesse assistere alla fioritura è necessario lo sviluppo di queste foglie che velocemente occuperanno tutta la superficie libera della vasca.

Per le pareti laterali dell’acquario, o quella di fondo, una specie di facile allevamento è Crinumthaianum; il fondo in questo caso deve essere abbastanza alto, per coprire quasi completamente il bulbo. Altrettanto consigliabili sono le diverse specie di Vallisneria.

Lo svantaggio principale delle specie di questo genere è rappresentato dalla loro capacità di emettere numerosi stoloni che si dirameranno verso tutta la vasca a tal punto che dopo un periodo più o meno lungo non è più possibile riconoscere il progetto dell’arredamento originario.

Aponogeton crispus è meno problematica grazie alla crescita semplice e lineare.


Nella foto si vede la superficie di un acquario quasi coperto del tutto da foglie di Vallisneria gigantea. Foto archivio AP.

Le grandi foglie schermano la luce

Per un acquario geografico asiatico le specie appartenenti al genere Cryptocoryne sono decisamente indicate: generalmente risultano essere di facile allevamento, purché si evitino sbalzi dei valori chimico-fisici dell’acqua e dell’illuminazione, che potrebbero portare alla marcescenza l’intera vegetazione della vasca.

Quando è necessario sostituire le lampade non si deve procedere alla sostituzione completa perché il cambiamento di illuminazione, anche se costituisce un miglioramento, potrebbe innescare questa temibile patologia.

Possiamo trovare specie di Cryptocoryne per qualunque esigenza di arredamento: Cryptocoryne parva, per esempio, può essere sistemata in primo piano, grazie al fatto che la lunghezza delle foglie non supera, a detta di alcuni allevatori, i 2 cm (in vasca ho però notato spesso foglie di maggiore lunghezza).

Per ottenere un forte contrasto cromatico sono disponibili C. beckettii o diverse varietà di C. wendtii dalla colorazione rossastra o ramata.

Per la parete di fondo, in vasche con altezza superiore a 45 cm, possiamo utilizzare Cryptocoryne aponogetif olia. Le caratteristiche lamine fogliari bollose di questa specie crescono fino a 60 cm e ondeggiano sulla superficie schermando la luce.


Cryptocoryne. Foto archivio AP.

Per ottenere forti contrasti in acquario, quando si voglia evidenziare un punto forte dell’arredamento, si può ricorrere, oltre che a piante di colorazione diversa dalle circostanti, anche alla diversificazione della forma delle foglie.

Limnophila aquatica o Limnophila sessiliflora, con le proprie foglie a verticilli, si prestano ottimamente a questo scopo. Sono piante senza particolari esigenze, se non quella di doverle riunire in gruppo, e crescono tanto rapidamente che l’appassionato deve potarle frequentemente.

Limnophila sessiliflora
Hygrophila corimbosa

A completamento dell’arredamento, se la scelta delle specie asiatiche non soddisfa, sono disponibili specie a diffusione cosmopolita. A questo grande gruppo appartengono piante poco esigenti come Lemna minor, Riccia fluitans o Ceratophyllum.

Alcuni acquari per iniziare

Una vasca di piccole dimensioni (circa 50 litri) è più che sufficiente per allevare Badis badis. Questa specie sfoggia comportamenti simili a quelli di un Ciclide. Il maschio infatti attua cure parentali dopo la deposizione delle uova, che avviene in grotta. Nell’arredamento dell’acquario è quindi indispensabile fornire gusci di noci di cocco o piccoli vasi da fiori da ricoprire con muschio di Giava (Vesicularia dubyana).


Vesicularia dubyana. Foto archivio AP.

Badis badis è un pesce estremamente tranquillo che può vivere insieme ad altri pesci piccoli e pacifici. La sottospecie B. badis burmanicus, diffusa nello stato di Myanmar, presenta una livrea marrone rossastra decisamente dissimile dalla specie nominale al punto che alcuni autori la considerano entità autonoma.

Come pesci da accompagnare all’ospite principale c’è solo l’imbarazzo della scelta. Un gruppo di una decina di Rasbora espei andrà benissimo e vivacizzerà la vasca. Anche per questo acquario l’illuminazione deve essere attenuata con numerose piante galleggianti.

Una vasca della capacità di circa 100 litri può essere riservata ai Belontidi. La lunghezza della vasca è il fattore più importante per questi pesci che vivono principalmente in superficie. Sul fondo, che possibilmente deve essere sabbioso, possono essere introdotti alcuni esemplari di Pangio kuhii (5/6).

Per chi ama i pesci di fondo è consigliabile Epalzeorhyncos bicolor, meglio conosciuto con il vecchio sinonimo di Labeo bicolor, nonostante il fatto che alcuni adulti possono risultare aggressivi verso i coinquilini. Come abitanti di superficie introduciamo Macropodus concolor (1 maschio e 2 femmine) e Trichogaster pectoralis (1 coppia).

La diversità di forma e colorazione di queste due specie impedirà particolari fenomeni di aggressività interspecifica.

La temperatura consigliata per questa vasca è di circa 24/27° C, mentre per le caratteristiche chimico fisiche non vi sono particolari esigenze: acque neutre e di media durezza sono sufficienti.

In vasche di maggiore capienza (150/200 litri) possiamo introdurre pesci vivaci dalla colorazione contrastante. L’attrazione principale è data da un gruppo di 10 Barbus tetrazona e 10 Barbus titteya.


Un gruppetto di Barbus tetrazona: Foto archivio AP.


Barbus shuberti non menzionati dall’autore. Foto archivio AP.

La prima specie si muove continuamente in tutta la vasca mentre la seconda è legata principalmente al fondo. Anche Brachydanio rerio (12 individui), Brachydanio albolineatus (10 individui) e Damo malabaricus (8 esemplari) si soffermano in prossimità della superficie. Come mangiatore di alghe asiatico è possibile trovare in commercio Crossocheilus siamensis.


Crossocheilus siamensis. Foto archivio AP.

Per il fondo la scelta cade ancora sulle diverse specie di Pangio. Per chi volesse introdurre un pesce particolare è consigliabile Aplocheilus panchax. La bocca in posizione dorsale e la forma allungata lo identificano come un predatore legato alla superficie.

In acquario normalmente non manifesta tale comportamento se i coinquilini sono di dimensioni comparabili. È possibile inoltre introdurre diversi maschi poiché l’aggressività intraspecifica non è molto spiccata.

N.B. dove non specificato, le foto appartengono sempre all’archivio di AP.




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