Progettare un Nanoreef dalla A alla Z

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Partiamo dal presupposto che allestire un nanoreef, non è come portarsi a casa un gatto e poi ci si pensa.
Se volete evitare di accumulare delusioni e spese extra, occorre pianificare tutto dalla A alla Z e muoversi secondo un ordine prestabilito, che difficilmente ammette varianti.

I punti chiave sono:

a) cosa si vuole allevare
b) l’illuminazione, ovvero, la plafoniera
c) la vasca e tutto quello che segue

Mi fermo un attimo per spiegare perché sia importante seguire quest’ordine: il tipo di animali che ospiterete, influenzerà decisamente la parte tecnica, a cominciare proprio dalla luce, che per i coralli è una delle fonti principali di sopravvivenza.

La scelta della plafoniera, in particolar modo in un nanoreef, è vincolata da misure che possono escludere o limitare diverse fonti di illuminazione (perlopiù i neon). Una volta che l’avrete trovata, sarà relativamente facile trovare una vasca che sia adeguata a quelle misure, ma nella peggiore delle ipotesi potrete farla fare su misura da un vetraio qualsiasi. Il resto viene dopo e non crea, in genere, particolari problemi.

L’errore classico è quello di partire dalla fine, portandosi a casa per prima una vaschetta, per la quale difficilmente si riuscirà a trovare una lampada adeguata; e lì son guai…

A) GLI ANIMALI (NON IDONEI)

Un nanoreef può ospitare diversi organismi marini, per cui c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Mi sembra più logico, però, partire da quelli che per vari motivi non sarà possibile allevare.

Pesce marino Zebrasoma flavescens

Il pesce

Sembra difficile riuscire a concepire un acquario che non ospiti almeno un pesce, ma sotto un certo aspetto, il fascino di un nanoreef è pure questo. Non è il classico scenario che si è soliti immaginare, bisogna vedere dal vivo le splendide vasche che si possono realizzare inserendo solo coralli, gamberetto e paguro, per rendersi conto che non sono per nulla incomplete.

Qual’ è il problema del pesce? Se lasciamo perdere l’aspetto etico, cioè che un pesce marino in una vaschetta, soffre nel vero senso della parola, l’aspetto pratico dovrebbe essere più convincente. Non entro ora in ambito chimico/biologico, che verrà affrontato più avanti, ma semplifico il tutto dicendo che il pesce inquina l’acqua e una vasca piccola non è in grado di smaltire il carico organico dovuto ai resti del cibo e le deiezioni dell’animale.

E’ una regola alla quale si possono pure fare le dovute eccezioni; se per esempio disponiamo di un 35 litri al netto delle rocce, con la dovuta attrezzatura, un pesce di piccole dimensioni tipo il gobiodon okinawae ci può pure stare. Attenzione a non cadere nell’alibi del tipo: ‘prendo un pesce piccolo e poi quando crescerà lo sposto’.

Questo non succederà: primo perché il pesce sarà soggetto a nanismo indotto, crescerà cioè molto meno del dovuto e ai vostri occhi sarà sempre piccolo e in buona salute; secondo, perché è facile che vi affezionate e che questo sentimento, anche se sincero, condanni l’animale a una prigionia eterna.

La vittima per eccellenza è il pesce pagliaccio, sia per la pessima pubblicità avuta dal cartone animato della Disney che per il costo relativamente basso. Un pesce del genere necessita almeno di 50 litri d’acqua e una vasca che gli consenta di avere qualche decina di cm di lunghezza per il nuoto.

Vedremo in seguito che quel tipo di vasca è la meno indicata per un nanoreef di piccole dimensioni, perché dovrebbe essere necessariamente stretta, con i conseguenti problemi nella disposizione della rocciata.
Se proprio non potete fare a meno del pesce, tenete presente che con quell’animale è indispensabile disporre di uno skimmer (o schiumatoio), le cui caratteristiche saranno trattate nei paragrafi successivi.

Pesce marino amphiprion oceallaris Pesce marino Amphiprion

Anemone

Non è un caso se ho indicato quest’animale subito dopo il pesce, perché nelle fantasie più ricorrenti, la simbiosi tra anemone e pagliaccio la fa da padrone. Partiamo dal presupposto che nel paragrafo precedente non sia riuscito a convincervi sull’inopportunità di tenere un pesce pagliaccio in un nano e che siate fermamente convinti nel voler assistere al fenomeno tra i due organismi, beh, la prima cosa da sapere è che il pesce andrà in simbiosi nel momento in cui lo riterrà opportuno e con l’invertebrato (o altro) che più riterrà di suo gradimento.

Sono frequenti i casi di simbiosi con invertebrati del genere Sarcophytum o Euphyllia, a discapito della povera anemone che se ne resta tutta sola, ma sono altrettanto frequenti i casi in cui non va in simbiosi con nulla, o paradossalmente lo fa con le pompe di movimento della vasca. Simbiosi a parte, l’anemone è un animale esigente e pericoloso che mal si adatta nei nanoreef.

L’allevamento di questi animali richiederebbe delle vasche dedicate, con ottimi valori chimici dell’acqua, buon movimento e molta luce. Queste condizioni sono difficili da riprodurre in un nanoreef, in particolar modo poi, se si pensa pure di inserire un pesce. Ma il vero problema dell’anemone è che spesso e volentieri gira per la vasca urticando tutti gli organismi che incontra sulla sua strada per poi finire, magari, tritata in mezzo a una pompa di movimento.

La particolarità di quest’animale è che in caso di decesso (non necessariamente all’interno di una pompa, in genere quando inizia a deperire per la mancanza delle condizioni che ho indicato sopra, non è più possibile recuperarla) rilascia delle tossine che sono in grado di uccidere ogni organismo presente in vasca, rocce comprese. E’ un’ipotesi verosimile anche in vasche di medie dimensioni e in un nanoreef, non c’è praticamente scampo.

Invertebrato marino Cerianthus

Cerianthus

Per certi aspetti è un parente dell’anemone, anche se è un animale molto più robusto, che predilige le zone d’ombra. Il problema relativo al nanoreef è di compatibilità con gli altri ospiti in vasca. Da tenere presente che cresce molto e la notte allunga i suoi tentacoli urticanti alla ricerca di prede di cui nutrirsi. La migliore delle ipotesi è che ustioni qualche corallo nelle vicinanze, quella peggiore è che un pesce o un gamberetto si vengano a trovare nel percorso dei tentacoli e diventino uno spuntino notturno.

Invertebrato marino Spirografo sp

Filtratori

Questo genere comprende Spirografo, Tridacna, Lima scabra e tutti quegli organismi che traggono sostegno dalla filtrazione dell’acqua. Per loro la condanna a morte, in uno spazio così piccolo e povero di nutrimento specifico è quasi certa. La Tridacna necessita poi di una forte illuminazione che raramente è installata su un nanoreef.

Stella marina fromia sp Stella marina linkia levigata

Stelle marine

Se escludiamo quelle già presenti sulle rocce vive, del genere Asterina od Ophiura, nessuna stella è idonea a vivere in una vasca di piccole dimensioni. La classica Fromia (rossa) e Linkya (blu) sono condannate a morte certa, in quanto si nutrono di flora bentonica che possono trovare solo su rocce presenti in vasche grandi e allestite da anni.

Nudibranco marino n.c.

Nudibranchi ornamentali

Anche per questi bellissimi parenti delle lumache, il problema principale è l’alimentazione. A seconda della specie necessitano di un’alimentazione specifica costituita da cibo vivo; condizione impraticabile anche per le vasche di litraggio superiore.

A) GLI ANIMALI (IDONEI)

La lista degli animali adatti ad essere allevati in un nanoreef è abbastanza lunga e mi limiterò quindi a riassumerla per generi; occorre sempre tenere presente le compatibilità tra le varie specie e lo spazio a disposizione nella vasca.

Gamberetto marino Thor amboinensins

Gamberetti

I candidati ideali sono i Tohr Amboinensis, che date le piccole dimensioni, possono essere inseriti in gruppetti di 4/6. Sono animali particolari che hanno un movimento caratteristico somigliante a una specie di danza. I rimanenti sono di dimensioni maggiori, si parte dai Lysmata Amboinensis, Debellius, Wurdermanni. I Wurdermanni, se addestrati, possono rappresentare un rimedio nel controllo di anemoni infestanti quali le aiptasie.

Sono comunque animali timidi e tendenzialmente notturni, caratteristica da tener presente, se si inseriscono per motivi estetici. Da evitare invece gli Stenopus Hyspidus in quanto oltre che a essere territoriali, tendono a crescere molto. E’ sconsigliabile pure inserire differenti specie in vasche piccole.

Granchio marino Lybia tessellata

Granchi

Occorre cercare animali che restino piccoli, come il Neoliomera Pubescens e che non siano pericolosi per i coralli. Sono anch’essi animali timidi e notturni, per cui poco visibili in vasca, anche se un nanoreef può rappresentare l’occasione ideale per osservare con facilità questo tipo di animale.

Crostaceo Paguro Calcinus Elegans

Paguro

Il paguro è un piccolo crostaceo che vive all’interno di un guscio sottratto a una lumaca. Ne esistono diverse specie, ma il Clibanarius Tricolor da preferire per le sue ridotte dimensioni e la livrea di color azzurro elettrico.

E’ un animale onnivoro che si nutre principalmente dei residui organici trovati in vasca, alghe e fauna bentonica. Come tutti i crostacei è un animale molto intelligente, ma per certi aspetti fastidioso poiché ha la cattiva abitudine di ribaltare piccole rocce o talee di corallo alla ricerca di qualche cosa da mangiare.

Come per i gamberetti, non è il caso di inserirne più di un paio, altrimenti è molto probabile che si uccideranno. Da tener presente, infine, che questi animali hanno la necessità di cambiare il guscio periodicamente, in quanto crescono, e se non ne trovano uno vuoto disponibile c’è il rischio che attacchino le lumache per impossessarsene.

Lumache

Questi animali non hanno nulla di spettacolare, ma sono indubbiamente utili nel controllo delle alghe infestanti. E’ sempre consigliabile non esagerare col numero degli esemplari, per evitare problemi di sopravvivenza alimentare. La classica Turbo è la specie più indicata nella lotta alle alghe.

Corallo molle Discosoma corallo molle zoanthus Corallo molle Ricordea

Coralli

I coralli hanno diverse classificazioni, ma la distinzione più comune si riassume nella caratteristica di avere una struttura scheletrica (DURI) o meno (MOLLI), e, relativamente ai primi un’ulteriore divisione tra coralli a polipo corto (SPS) e a polipo lungo (LPS). La scelta di quale tipo di corallo allevare, influenzerà sensibilmente la parte tecnica, ovvero l’attrezzatura che dovrà essere installata.

E’ da tenere presente da subito che in una vasca piccola non sarà possibile allevare tutti e 3 i generi, sia per le differenti esigenze in termini di luce, movimento e qualità dell’acqua, che per problemi di territorialità, e non per ultimo, la difficoltà relativa all’allevamento degli SPS legata sia all’esperienza che all’instabilità intrinseca tipica di una piccola vasca.

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