gobidi nell'acquario

Piccoli gobidi nell’acquario

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La varietà dei gobidi in acqua dolce, salmastra e salata è veramente molto varia. Diffusi in tutto il mondo, si trovano anche parecchie specie molto adatte all’acquario.

Purtroppo però sono relativamente poco presenti nella vasche, anche se negli anni precedenti alcuni appassionati si sono dedicati un po’ di più a questi interessanti pesci.

Un gobide molto diffuso in commercio è CHLAMYDOGOBIUS eremius.

Questa specie endemica nell’Australia centrale diventa grande ca 6cm. In natura deve adattarsi ad ambienti estremi e poco ospitali, con salinità più o meno grande e cambi di temperature estreme. Per questo si mostrano abbastanza robusti anche in acquario.

I maschi si mostrano molto territoriali, specie in fase riproduttiva e per questo si consiglia un allevamento di un maschio con più femmine.

L’alimentazione è veramente facile e di solito mangiano tutto ciò che viene offerto. La precedenza va al cibo vivo e surgelato.

gobidi nell'acquario

Importante, come con tutti i gobidi, è non somministrare troppo cibo, altrimenti muoiono facilmente.

Attualmente sono descritte sei specie all’interno del genere Chlamydogobius, tutti provenienti dal continente australiano.

Regolarmente si trovano in commercio anche dei membri del genere BRACHYGOBIUS.

Attualmente sono descritte nove specie e provengono dal continente asiatico.

Raggiungono una taglia di ca 2 – 4 cm. Come i Chlamydogobius, anche i Brachygobius si riproducono in piccole tane e le uova vengono protette dal maschio.

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Le due due specie più importate sono B. nunus e doriae. Senz’altro si conoscono popolazioni che vivono in ambienti di pura acqua dolce, lontano dal mare, ma essendo molto difficile conoscere la vera provenienza, si consiglia una lieve salinità, temperature un pò più alte intorno ai 26 – 28 gradi hanno dato i migliori risultato in allevamento.

Il cibo dev’essere composto in prima linea da cibo surgelato e integrato con del vivo e poche scaglie, le ultime non sempre sono accettate da tutti gli individui.

Il genere dei SCHISMATOGOBIUS comprende attualmente 10 specie descritte.

Con una taglia di 2- 4,5 cm si tratta di pesci con ridotte dimensioni. S. marmoratus e S. ampluvinculus sono le due specie più diffuse in commercio. Visto che si insabbiano molto volentieri è opportuno offrire una sabbia molto fine.

I maschi con la loro grande bocca mangiano tranquillamente anche delle Neocaridine e le uova vengono deposte sotto un sasso piatto e poi curate anche in questo caso dal maschio.

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Ora, passando dalla sottofamiglia dei Gobionellinae, passiamo ai Sicydiinae e li troviamo dei membri del genere STIPHODON.

Alcune specie vengono importate regolarmente dal continente asiatico. I maschi delle 30 specie descritte hanno spesso dei colori appariscenti e di conseguenza sono abbastanza richiesti.

La corretta identificazione delle varie specie non è molto semplice e sicuramente si trovano anche forme non classificate sotto quei esemplari d’importazione. Quello che rispetto ad altri gobidi cambia drasticamente è l’alimentazione.

Si tratta di mangiatori di Aufwuchs, la forma della bocca è completamente diversa e si adatta benissimo per raschiare tappetti di alghe, cibo surgelato, varie pastiglie e scaglie fanno parte della loro dieta in acquario.

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In natura popolano ruscelli e fiumi con alta corrente d’acqua e una buona ossigenazione. Questi aspetti sono da considerare per un allevamento idoneo in vasca.

Tutte le specie del genere sono anfidrome. Le loro larve appena schiuse vengono portate dalla corrente nel mare dove possono svilupparsi, per questo, la riproduzione in acquario si manifesta molto difficile e un successo è legato senz’altro a una grande professione e tanto lavoro dell’allevatore.

Raramente vengono importati membri del genere SYCIOPUS, il comportamento è molto simile a quello dei Stiphodon ma i Syciopus preferiscono acque ancora più mosse.

L’alimentazione si base di nuovo su Aufwuchs, alghe e surgelato di buona qualità. Sassi piatti con forte corrente devono far parte dell’arredamento in acquario e la temperatura dovrebbe aggirarsi intorno ai 24- 26 gradi.

Tutti i membri del genere RHINOGOBIUS provengono dall’Asia, attualmente sono descritte 62 specie, di quale una purtroppo si è già estinta. In futuro saranno descritte senz’altro altre specie.

Queste specie popolano l’acqua dolce, mentre solo tre sono salmastre e tre vengono riportate come specie salata.

Il genere vive bentopelagico,vuol dire molto orientato sul fondo. La vescica natatoria è molto rudimentale e per prendere del cibo galleggiante partono con dei schizzi per tornare di nuovo sul suolo.

Le pinne ventrali sono unite e forma una forma di ventosa con la quale possono attaccarsi su sassi e il vetro dell’acquario. Sia questo fatto che la forma del corpo ci fa capire,che abbiamo a che fare con delle specie che popolano ruscelli con una corrente molto forte.

Un atteggiamento molto interessante, che riescono a muovere la testa in tutte le direzioni, accoppiato con un comportamento molto curioso, li fa diventare veramente interessanti e speciali.

Per un allevamento corretto si consiglia un acqua media dura e una temperatura intorno ai 22- 23 gradi. L’arredamento dovrebbe essere composto da tanti rifugi, preferibilmente di sassi piatti e qualche radice.

Sassi un po rialzati vengono considerati molto volentieri come posizione strategica per avere un buon quadro della situazione attorno. I maschi scavano sotto i sassi e di conseguenza il materiale decorativo dovrebbe essere ben fissato per evitare che succedono danni.

Una buona ossigenazione come una forte corrente sono indispensabile per una buona e lunga vita. Qualche piante non dovrebbe nemmeno mancare. L’alimentazione è completamente insettivora e dovrebbe comprendere varie specie di insetti surgelati, quali larve di zanzara, Artemia, Mysis e Copepodi.

Ogni tanto si possono anche aggiungere delle scaglie, meglio se più proteiche. Certamente il cibo vivo è la miglior soluzione.

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I Rhinogobius si possono ben allevare con altre specie di pesci con esigenze simili,come a punto la forte corrente. Basta che si consideri, che la bocca dei Rhino potrebbe allargarsi notevolmente per prendersi un piccolo pesce.

I maschi fra di loro litigano sempre e combattono per i miglior posti in acquario,ma le conseguenze delle lotte non sono cosi drastiche come in tanti casi dei ciclidi.

Rhinogobius duospilus è senz’altro il membro più comune e di più facile riproduzione. Questo lo dimostrano tanti allevatori (prevalentemente all’estero) che riproducono ogni anno una certa quantità di piccoli.

Nel passato ho allevato diversi duospilus, che in commercio si trovano spesso con il nome errato R. wui. Gli animali erano di cattura me erano molto facile nel allevamento e non mostravano mai dei problemi. Sono pesci poco timidi e si fanno vedere molto volentieri.

Con la specie Rhinogobius nantaiensis ho avuto la più grande esperienza.Vive in ruscelli nel sud del Taiwan,da dove provengono anche i miei animali. La taglia adulta si aggira sui 6cm i maschi.

Già con 4,5 cm fanno vedere i colori più accesi e il primo raggio allungato della pinna dorsale. Quella pinna allungata serve per pulire le uova che vengono appiccicate dalla femmina al rovescio in una tana.

Posti preferiti sono dei grandi sassi che sono avvolti da parecchia sabbia fine,quale i maschi possono spostare secondo i loro gusti. Le femmine in fase di deposizione fanno un ventre di colore blu acceso.

Depongono parecchie uova ,sui 300-400 alla volta ,e la cosa curiosa,che spesso sono di due colori diversi. Si nota bene nella foto,dove una femmina mi ha deposto per caso sul vetro frontale dell’acquario. Le larve nuotano libere dopo la schiusa.

Nei primi giorni vengono nutriti con naupli d’artemia e copepodi. Nel mio caso era molto comodo un bel ciuffo di Muschio di Java  nel quale hanno trovato tanto da mangiare.

Per causa di mangime non proprio adeguato offerto da me e i piccoli non tolti per metterli in una vasca a parte, alla fine non sono mai riuscito ad avere una grande cifra di pesci che hanno raggiunto lo stadio da adulto.

E’ senz’altro un allevamento estensivo praticato da me.




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