ecologia terrestre

Missione #898: vita nello spazio. Ecologia terrestre.

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Estratti dal diario di bordo della nave spaziale ZYX4666.

Giorno 1234.

Dal diario di bordo del sgt. Gurb. Finalmente abbiamo individuato un pianeta che presenta condizioni ideali per la vita: atmosfera ricca di ossigeno,  temperatura favorevole al metabolismo, il rivelatore di molecole a catena lunga mi indica la presenza di molecole ad atomi di carbonio che potrebbero essere compatibili con la vita e con la trasmissione di informazioni. Da lontano la superficie del pianeta appare azzurra e liscia, interrotta da rilievi di colore verde e marrone. Domani prenderemo contatto.

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Giorno 1235.

Dal diario di bordo del sgt. Gurb. Abbiamo preso contatto con il pianeta sconosciuto. Siamo scesi con la nostra navicella sulla superficie azzurra, o per meglio dire siamo sprofondati in essa, essendosi rivelata la sostanza azzurra come un composto di idrogeno e ossigeno, poco denso e facilmente penetrabile da un corpo solido. Le pillole respiratorie, che prontamente ho fatto assumere a tutto l’equipaggio, ci consentono di respirare e di muoverci all’interno della sostanza, che ha un aspetto semitrasparente e una temperatura gradevole. Continuando verso il basso incontriamo un fondo solido dove sono concentrate moltissime forme di vita. In poche ore (limitandoci a quelle lunghe almeno 1 sprtz) ne abbiamo contate 14.589 diverse. Lo spettacolo in alcuni siti è di una bellezza disarmante. Esseri piccoli e coloratissimi, o enormi e armoniosi si muovono con eleganza spingendosi nella sostanza liquida.

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Giorno 1236.

Dal diario di bordo del sgt. Gurb. Continuiamo l’esplorazione, e cerchiamo di comunicare con le forme di vita che ci circondano, alla ricerca di quelle intelligenti.

Davanti a noi un essere provvisto di 8 tentacoli attorno alla bocca, che ricorda abbastanza da vicino il soldato Frunz, si esibisce in oscillazioni che ci fanno pensare a una primitiva forma di linguaggio gestuale. Frunz oscilla a sua volta i suoi tentacoli, ma forse dice qualcosa di offensivo, perché l’essere fugge emettendo un getto nero e denso, che imbratta la tuta di Frunz suscitando la nostra ilarità.

Tentiamo di comunicare con un altro essere dalla bocca grande, che ci segue con gli occhi e sembra incuriosito. Inseriamo anche il traduttore universale, ma non intercettiamo nessun linguaggio.

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Una cosa ci appare evidente: la più ovvia ricchezza di questo pianeta sta nella diversità delle forme di vita che lo popolano. Un capitale immenso di ambienti diversi, di alimenti diversi, di molecole biochimiche in perfetto equilibrio. L’ecosistema funziona grazie a questa diversità, se si rompe in un punto qualche essere interviene immediatamente per riparare la rottura. Esseri immobili edificano un complesso ambiente tridimensionale che diventa habitat per altri esseri. Ogni essere si nutre di un altro, e tutti sono collegati tra loro in una sorta di rete, un complesso network che trasmette in continuazione flussi di energia, materia e informazione.

Se una forma di vita più intelligente delle altre esiste, deve aver imparato a gestire questa diversità e a vivere in armonia con tutte le altre, sfruttandole ma proteggendole. Solo così questo pianeta meraviglioso può andare avanti e propagarsi.

Giorno 1241.

Dal diario di bordo del sgt. Gurb. Al termine di alcuni giorni dedicati all’esplorazione dei magnifici ambienti immersi nel liquido azzurro, riscontrata l’assenza  di specie disposte a comunicare con noi, ci spostiamo per esplorare i rilievi che avevamo notato dall’alto. Nell’avvicinamento, notiamo che l’ambiente diventa più uniforme, il numero delle specie cala drammaticamente. Il mezzo liquido diventa torbido, sostanze chimiche sconosciute vi si trovano disciolte. Abbiamo la sensazione, ma sarebbe una cosa troppo assurda, che qualcosa stia deliberatamente erodendo la diversità biologica del pianeta.

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Giorno 1243.

Usciamo dal mezzo liquido e ci troviamo immersi in un altro fluido, molto meno denso, l’atmosfera ricca di ossigeno che abbiamo attraversato scendendo. Nella zona dove ci troviamo è stranamente ricca di ossidi nocivi, di molecole sconosciute e di particelle nere. Il substrato è stato ricoperto con una sostanza bituminosa. Esseri bipedi si muovono apparentemente senza ordine, camminando o servendosi di navicelle maleodoranti, che emettono nubi di gas tossico. Non possono essere loro gli organismi intelligenti, eppure nel caos sonoro che ci avvolge captiamo quello che sembra un linguaggio. Inserisco il traduttore universale, e ne ho la conferma. Acceleriamo, percorriamo vie costeggiate di altissime costruzioni,  dal pavimento nero percorso dalle navicelle puzzolenti. Individuata una costruzione circondata da piante (una distesa verde, una delle prime cose vive che individuiamo ad eccezione dei bipedi nervosi e dei loro parassiti) ci introduciamo attraverso un’apertura e parcheggiamo la nostra astronave in posizione elevata. Sotto di noi, attorno a un tavolo rotondo, una dozzina di bipedi tutti coperti di tessuto scuro, discutono. Segue trascrizione fedele della conversazione intercettata grazie al traduttore universale.

 

– Signor presidente, la commissione scientifica ci ha passato le bozze del rapporto sul cambiamento climatico e sul declino della biodiversità, per il suo esame. È un tomo di 350 pagine…

– Beh. Me lo riassuma. Che noia questi scienziati! Non vi sembra un concetto decisamente sopravvalutato questo della biodiversità?

– In sintesi dice che cambiamento climatico in corso è responsabile di una nuova ondata di estinzioni, che si somma alla distruzione degli ambienti naturali e alla raccolta indiscriminata, e che porterà a un calo drammatico del numero di specie.

– Che barba! Ma quante specie esistono?

– Nessuno lo può dire, ne sono state descritte 2 milioni, ma si stima che ce ne possano essere fino a 8.

– Ma che ci stanno a fare gli scienziati se non sanno nemmeno quante specie abbiamo?

– Loro lamentano la mancanza di fondi per studiarle. Comunque dicono che difficilmente l’uomo potrà sopravvivere a questa ondata di estinzioni. Dicono che stiamo dilapidando la nostra ricchezza e che l’unico provvedimento efficace per fermare la crisi sarebbe quello di ridurre le emissioni di gas serra…

– Già, e fermare la produzione, i trasporti, l’economia insomma. Impossibile. Respinga il rapporto, io vado a farmi una doccia e a prepararmi per la festa di stasera.

– Stia fermo signor presidente. Dietro alla sua testa, un calabrone. Ci penso io. Ecco, crepa maledetto!

– Grazie. Al diavolo la diversità, qualcuno mi dica a che servono i calabroni.

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Il bipede ci ha spruzzato addosso un gas velenifero. Mettiamo in moto la navicella e fuggiamo: l’equipaggio inizia a contorcersi in preda agli spasmi della morte. Ho ancorra la forrrrza per digggitttare il mio rappppppzzzzcvbnnn………

di Massimo Boyer

 




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