Shanghai Ocean Aquarium

Dalla Cina con furore: Shanghai Ocean Aquarium

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Il 7° Congresso Internazionale degli Acquari pubblici e lo Shanghai Ocean Aquarium

Prologo

Pudong Airport 18 Ottobre 2008, ore 6 del mattino. Al nastro trasportatore della consegna dei bagagli, uno dopo l’altro i passeggeri del volo CA974 proveniente da Milano Malpensa, ritirano le loro valigie e si affrettano a lasciare il terminal alla volta delle loro rispettive destinazioni. Dodici ore di volo sono lunghe per tutti! Alla fine, solo il sottoscritto e’ lì a guardare il nastro che continua a muoversi senza più alcun bagaglio da consegnare! Comincia così la mia avventura in terra cinese, e più precisamente a Shanghai, che mi avrebbe ospitato per alcuni giorni.

Il motivo di questo viaggio a circa 9000 Km da casa è la partecipazione al 7° Congresso Internazionale degli Acquari pubblici (IAC), un meeting itinerante che ogni quattro anni viene organizzato a rotazione da un prestigioso acquario del mondo. Quest’anno era il turno del continente asiatico e la struttura organizzatrice era lo Shanghai Ocean Aquarium. Curatori, acquaristi, ricercatori e progettisti di acquari pubblici provenienti da ogni angolo del mondo si sono dati appuntamento lungo le rive del fiume Yangtze per discutere su tutto ciò che, in qualche modo, riguarda gli Acquari. Già da un po’ di tempo anche io ho questo interesse e, grazie al diretto coinvolgimento della mia università in alcuni progetti che riguardano gli studi di fattibilità per la realizzazione di Acquari, sono riuscito a rappresentarla, in qualità di ricercatore in biologia marina, al suddetto congresso.

Il soggiorno orientale mi ha così dato l’opportunità di seguire l’intero meeting, prendere spunti per la prosecuzione del mio lavoro, fare la conoscenza di altri colleghi e visitare, oltre la città, anche e soprattutto lo Shanghai Ocean Aquarium. Nelle righe che seguiranno proverò a trasmettere le emozioni che mi hanno accompagnato durante l’avventura asiatica e cercherò di condividere con voi alcuni episodi salienti che ho vissuto nei 7 giorni di permanenza in terra cinese.

Il Congresso

Il Congresso si e’ svolto presso l’International Convention Center, una moderna costruzione nel quartiere più moderno della città, il Pudong District.


l’International Convention Center

Nei 5 giorni ufficiali del congresso (dal 19 al 25 Ottobre 2008) si sono succedute, mattina e pomeriggio, decine di conferenze tenute da rappresentanti dei principali acquari pubblici del mondo. Molti provenivano dagli Stati Uniti, il continente probabilmente con il più alto numero di strutture di questo tipo; tanti altri giungevano da acquari asiatici, ed in particolare Cina e Giappone. I colleghi nipponici hanno impressionato la platea con la descrizione di alcuni eccezionali eventi che si sono verificati nelle loro strutture. Sono rimasto particolarmente suggestionato dalla visione di alcuni video che mostravano lo “spawning” dei tonni nella grande vasca dei pelagici (2200 metri cubi di capienza) del Tokyo Sea Life Park: in un rincorrersi frenetico, per diversi giorni consecutivi, enormi maschi di tonno “blue fin” attendevano che le femmine liberassero in acquario milioni di uova pronte per essere fecondate.

Questo evento avveniva regolarmente di giorno, dando così la possibilità a migliaia di spettatori di ammirare la riproduzione di questi maestosi pesci la cui biologia rimane ancora per molti aspetti sconosciuta. Altrettanto spettacolare e’ stato il filmato, sempre di provenienza nipponica (Okinawa Churaumi Aquarium), che documentava l’accoppiamento delle grandi mante in acquarioe successivo parto dopo un periodo di gestazione di circa 12 mesi.

Grazie all’allevamento di queste specie marine e’ stato dunque possibile svelare alcuni aspetti salienti della loro vita altrimenti fino ad oggi completamente ignoti all’uomo. Guardando queste immagini riflettevo di quante specie acquatiche, grandi e piccole, non si conosca ancora nulla sulla loro vita e sulla loro modalità riproduttiva. Gli acquari, opportunamente dimensionati alle esigenze vitali delle specie accolte, possono certamente contribuire a svelare questi segreti ricchi di fascino.

Molti contributi avevano come soggetti anche specie decisamente più “normali”. Ho potuto seguire seminari riguardanti la gestione di vasche di pesci marini tropicali, di pesci d’acqua dolce e di invertebrati di mari profondi. Un acquario giapponese (si, sempre loro!) ha recentemente allestito una vasca che ospita una comunità che si rinviene solo a migliaia di metri sotto la superficie del mare che prende il nome di hydrotermal vent community.

Questa singolare biocenosi è stata scoperta nel 1977, ad una profondità di 2500 metri sul Rift delle Galapagos. Successivamente è stata rinvenuta anche in altri luoghi abissali dove si verificano analoghe attività tettoniche. L’acqua fredda del mare (prossima allo zero a quelle profondità), permea attraverso le fessure del fondo del mare e attraversando la crosta terrestre raggiunge temperature molto più calde prima di fuoriuscire nuovamente in superficie attraverso le sorgenti idrotermali.

La temperatura delle acque in uscita può raggiungere in alcuni casi anche i 350 °C ed è ricca di solfuri e altri metalli. L’acqua del mare a quelle profondità rasenta gli zero gradi centigradi. Entrambe queste temperature estreme sono incompatibili con la vita di molti esseri viventi. Questa tipica comunità di animali, tra cui granchi, gamberetti, molluschi e pogonofori (vermi tubicoli) dunque, per poter vivere, si concentra in uno spazio molto limitato, ad una determinata distanza (generalmente pochi centimetri) dal punto di fuoriuscita dell’acqua bollente.

In questo modo, la miscelazione di acqua caldissima di origine ipogea con acqua freddissima circostante crea, solo in quel punto, le condizioni idonee e per la sopravvivenza di questi organismi. La presentazione prevedeva anche la descrizione, tramite filmati, del reperimento degli animali grazie all’utilizzo di batiscafi e ROV telecomandati in grado di recuperare con l’ausilio di bracci meccanici, il materiale vivente adattato a vivere a diverse centinaia di metri di profondità, ad una pressione di diverse centinaia di atmosfere.

Per tornare a parlare di animali più conosciuti, ho potuto assistere alla proiezione di un video che documentava per la prima volta la riproduzione di una singolare specie di dragonfish, un cavalluccio marino tropicale pescato nelle acque australiane. Il trasferimento delle uova dalla femmina al maschio che le accoglie nel proprio marsupio e’ un evento davvero emozionante. Così come altrettanto emozionante e’ stato seguire la conferenza di Jean Jaubert, padre dell’omonimo metodo (il plenum sotto sabbia vi ricorda qualcosa?) e famoso tra gli appassionati di acquari marini di tutto il mondo.

Molto interessante e’ stata anche la presentazione di un giovane ricercatore americano, Zeb Hogan che studia i grandi pesci d’acqua dolce del mondo. Molti di essi, a causa del degrado dell’ambiente in cui vivono, sono a rischio d’estinzione e per questo ha deciso di intraprendere una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica verso questo triste epilogo a cui molti animali acquatici stanno andando inesorabilmente incontro. Il suo progetto e’ ben descritto sul suo sito www.megafishes.org.

In definitiva, il congresso non ha deluso le mie aspettative e sono sempre più convinto che gli Acquari pubblici, se ben progettati e gestiti da personale competente, possono davvero rivestire un ruolo informativo ed educativo per il grande pubblico che sempre più numeroso si avvicina al mondo acquatico ed alle creature che in esso vivono. Il prossimo appuntamento per l’ottavo International Aquarium Congress è a Cape Town (Sud Africa) nel 2012. Se avrò il piacere di presenziare anche al prossimo evento, non mancherò di informarvi dalle pagine di Acquaportal. Parola di (ex) scout!

Lo Shanghai Ocean Aquarium

Nonostante le attività congressuali fossero incalzanti e le comunicazioni erano tutte interessanti, non potevo lasciare la città asiatica senza aver visitato il locale Acquario. Durante il mio soggiorno, per ben due volte ho avuto modo di percorrere l’itinerario guidato che conduce, passo dopo passo, alla scoperta delle meraviglie acquatiche dei 4 continenti del nostro pianeta. Ma procediamo con ordine dando alcune informazioni di carattere generale:
Lo Shanghai Ocean Aquarium (SOA) è il più grande acquario della città e si sviluppa, su più livelli, su un’area di 20500 metri quadri.

Shanghai Ocean Aquarium
Lo Shanghai Ocean Aquarium (SOA)

E’ stato realizzato con un investimento di circa 50 milioni di dollari da parte dei finanziatori privati Straco Corporation Limited e China Poly Group. Dalla sua inaugurazione nel 2002 ha costantemente accolto circa un milione di visitatori l’anno. Localizzato accanto all’”Oriental Pearl Tower”, un’antenna TV alta ben 468 metri, nel quartiere finanziario della città, lo Shanghai Ocean Aquarium è articolato in nove differenti zone tematiche, ed ospita oltre 450 specie di animali acquatici provenienti da 5 continenti e 4 oceani.


L’ Oriental Pearl Tower

Il percorso obbligato accompagna il visitatore lungo un viaggio acquatico che inizia dalla Cina – rappresentata dai principali biotopi locali incluso il maestoso fiume Yangtze che attraversa Shanghai – e continua attraverso i principali continenti e regioni del mondo. In sequenza, è possibile ammirare acquari di varie dimensioni e forme che riproducono scorci acquatici della regione amazzonica; successivamente si percorrono i mangrovieti e le paludi australiane e, attraverso tunnel e scale mobili si accede poi agli ambienti acquatici africani (grandi laghi della Rift Valley e fiumi principali del continente nero) prima di ritrovarsi nelle foreste pluviali del sudest asiatico.


I Mangrovieti


Il tunnel


Le scale mobili


I grandi laghi della Rift Valley


L ’alligatore cinese Alligator sinensis

Non manca neppure il freddo continente antartico, ben rappresentato da una colonia di pinguini (FOTO PA200844-845). Tra gli ospiti più originali presenti in questo Acquario pubblico spiccano sicuramente lo storione cinese Acipenser sinensis, la salamandra gigante, l’anguilla elettrica, le foche, i “draghi di mare” (signatidi) le meduse Rhopilema esculentum (che poi ho anche mangiato al ristorante, n.d.a., squali di diverse specie e tanti altri ancora.


La colonia di pinguini


Lo storione cinese Acipenser sinensis


La salamandra gigante


Le meduse Rhopilema esculentum

Molto bello ed altamente didattico un angolo dedicato allo sviluppo embrionale dei gattucci di mare. Questa specie di squalo oviparo, che viene riprodotta sistematicamente in acquario, permette di esporre in teche separate, uova a vari stadi di sviluppo in cui, l’embrione vivente al suo interno, è messo in evidenza in controluce. La sequenza di 12 acquarietti, consente dunque di apprezzare lo la crescita dell’embrione dal 1° al 120° giorno dalla deposizione dell’uovo, prima della sua nascita a sviluppo dell’animale ultimato.


La crescita dell’embrione dal 1° al 120° giorno di Gattuccio


Un Gattuccio

Tra le note stonate, a mio avviso, c’è sicuramente il fatto che si sia optato per l’arredamento degli acquari d’acqua dolce utilizzando piante di plastica e, negli acquari marini di barriera, quasi esclusivamente alle decorazioni sintetiche. Spugne, coralli ed altri invertebrati sessili sono infatti quasi sempre finti.

La scelta, seppur comprensibile in acquari ricchi di pesci, non giustifica il fatto che gli acquaristi avrebbero potuto realizzare anche qualche vasca dedicata principalmente alla diversità degli invertebrati (vivi). Le immagini a corredo di questo reportage rendono giustizia all’alta biodiversità acquatica di questa attrazione pubblica.

Infine una curiosità. Nel corso della mia visita, mi sono imbattuto nell’attività di manutenzione ordinaria delle vasche. Come in tutti gli acquari pubblici, la pulizia delle vasche viene effettuata.. in immersione. Gli acquaristi subacquei si immergono con bombole al seguito nelle vasche per pulire i vetri, gli ornamenti e sifonare la sabbia sul fondo.


Fasi della pulizia delle vasche

Mi veniva da sorridere, osservando un sub che con un grosso aspiratore era intento a rimuovere i rifiuti depositati sul fondo della vasca dei grandi squali. In quel momento mi sono rivisto mentre compio periodicamente tale operazione nei miei acquarietti da 50 litri, con la gomma da un metro di lunghezza collegata alla piccola campana di plastica ricavata da una bottiglietta d’acqua da mezzo litro. Dunque le stesse procedure applicate su scale leggermente differenti!

Una breve visita alla città

Ovviamente, una rapida visita della città era d’obbligo! Considerando che Shanghai conta all’incirca 18 milioni di abitanti, era comunque impensabile, in pochi giorni, visitarla tutta. Si è dunque scelto di percorrere le vie principali e fare un salto nei quartieri più caratteristici quali la turistica (anche troppo) Old Town, il lungofiume, il nuovo distretto finanziario ed il quartiere popolare.


La città vecchia


Il lungofiume


il nuovo distretto finanziario


Il quartiere popolare

In particolare quest’ultimo ci ha permesso di apprezzare la vita reale di gran parte della popolazione residente nella città, quella più povera, che contrasta non poco con la scintillante ed ultramoderna zona dei grattacieli localizzati nel Pudong District (del Jin Mao Tower: inaugurata nel 1998, la torre, alta 421 metri e con 88 piani, è uno dei grattacieli più alti del mondo) e degli hotel di lusso.

Le metropoli, si sa, viaggiano tutte a due velocità, e Shanghai non fa eccezione. Da una parte i benestanti, nei loro lussuosi appartamenti e villette residenziali che ogni giorno si recano nei loro uffici ai piani alti dei building di vetro, dall’altra la tanta gente comune, che vive in monolocali fatiscenti e che al levar del sole si alza dal letto col solo pensiero di riuscire a sopravvivere per un altro giorno commerciando gli articoli più disparati o semplicemente praticando l’accattonaggio. Più delle parole, le foto di questo reportage vi permetteranno di “visitare” virtualmente questo lontano angolo di mondo che pullula di vita e che rappresenta il cuore pulsante della Repubblica Democratica Cinese. Al prossimo viaggio…




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