Aquascaping

Aquascaping di Edoardo Rocchi

591

Aquascaping

Per capire bene cosa sia l’aquascaping è necessario introdurre brevemente il concetto di “SEZIONE AUREA”, necessario per comprendere quanto sia importante e ritrovabile nell’armonia di tutte le cose.

E’ definita come il rapporto tra due lunghezze disuguali e può essere tradotta con un numero: il cosiddetto numero Phi (1,618).

Quello che c’è da capire è quanto questo concetto sia intrinseco alla natura; infatti sembrerebbe “riduttivo” pensare di liberare la fantasia basandosi su una regola matematica, in realtà questo rapporto traduce in termini pratici l’equilibrio tra le cose che le rende piacevoli ai nostri occhi. Proprio per questo, lo ritroviamo da sempre in natura, nelle opere d’arte e anche in molti degli oggetti di uso comune.
In acquario la sezione aurea viene utilizzata per trovare il punto focale del layout, quel punto in cui si dovrà posizionare l’oggetto (che sia una roccia o un legno) che richiamerà l’attenzione.
Riassumendo, Aquatic (acquatico) landscape (paesaggio), l’aquascaping è una tecnica di allestimento che mira alla rappresentazione di paesaggi naturali (non necessariamente sommersi) in acquario. L’obiettivo dell’aquascaper è quello di trasmettere all’osservatore quanta più naturalezza possibile, ma soprattutto cercare di trasmettere quelle emozioni che la natura regala a chi la osserva.

L’Opera Magna

Quando un acquariofilo si prepara per allestire una vasca, torna un po’ indietro col tempo e prova quella frenesia che un bimbo sente quando sta per comprare quel giocattolo tanto desiderato. Se poi la vasca misura 2 metri e 40cm beh, il’.”giocattolo” diventa davvero interessante.
Ormai da più di dieci anni coltivo questa passione e sono passato per tutti i più comuni errori che si commettono quando si è alle prime armi. Devo dire che una grossa mano me l’hanno data i miei studi, che mi hanno permesso di avere un po’ di quella dimestichezza con la chimica, la fisica e la biologia che spesso aiuta a risolvere i problemi rendendoli più banali di quello che sembrano. Così, vasca dopo vasca ed errore dopo errore, mi sono avvicinato prima ai plantacquari e poi agli acquari zen, che sono a tutt’oggi la tipologia che preferisco.
Questo progetto è iniziato a settembre 2011, quando ho deciso che avrei dovuto mettere su una vasca che avrebbe dovuto stupire (e prima di tutto parlo di me) per grandezza, allestimento e contesto.
Infatti quello che ho voluto realizzare non è solo un acquario zen, ma anche un contorno che rimanesse in tema e che facesse, in qualche modo, uscir fuori dalla vasca lo spirito zen che già l’allestimento avrebbe dovuto trasmettere. Feci così un progettino al computer e decisi che il supporto doveva essere “vivo” e che l’acquario sarebbe dovuto uscire fuori da un giardino verde in perfetta sintonia con la famosa filosofia giapponese.
La realizzazione ha richiesto un po’ di tempo, anche perchè tutto l’ambiente in cui si trova l’acquario èstato ristrutturato e quindi ho dovuto necessariamente attendere la fine di tutti i lavori. Questo tempo però è stato molto utile per riflettere sulle varie soluzioni per allestire e gestire sia la vasca che il giardino intorno anche perchè, un progetto del genere ha bisogno di una progettazione molto accurata. Avendo finalmente chiaro in mente ciò che avrei voluto creare e soprattutto, come l’avrei dovuto creare, ho iniziato a reperire tutto il materiale sia per la tecnica sia per l’allestimento.
C’è da dire che è stato molto importante anche trovarsi di fronte ad alcuni problemi tecnici che in corso d’opera mi hanno fatto”rivedere” alcuni particolari.

Ecco qui l’elenco di tutti gli accessori della tecnica per la gestione della vasca:

  • 2 Filtri Pratiko 1500 (con tubi sostituiti)
  • 2 Mandate e 2 Aspirazioni in vetro
  • 2 Termoriscaldatori esterni da 300w
  • Serbatoio per la riserva di acqua ad osmosi inversa da 500 litri
  • Serbatoio da 100litri per rabbocco d’acqua evaporata
  • Impianto per la produzione di acqua ad osmosi inversa collegato al serbatoio con galleggiante
  • Bombola Co2 ricaricabile da 5kg
  • Reattore Co2
  • Pompa ad immersione per il serbatoio d’acqua ad osmosi
  • 2 Elettrovalvole
  • Osmocontroller digitale
  • 4 Lampade HQI da 150w e bulbi da 8000°K
  • Tubi in PVC del 40 per la realizzazione dell’impianto di scarico di vasca e giardino
  • Valvola di non ritorno e contabolle per Co2
  • Vari tubi, raccordi e rubinetti in PVC

Il supporto è stato realizzato in muratura; dato il peso è stato necessariamente rinforzato con due putrelle da 16cm direttamente incassate nel muro permettendo così al piano di lavorare “a sbalzo” sopportando il peso della vasca e ricavando al di sotto, un grande spazio per l’alloggiamento dei due filtri, della bombola di co2, dell’impianto di scarico di vasca e giardino e del serbatoio da 100 litri per il rabbocco dell’acqua evaporata.

La parete anteriore è stata creata a forma di “S” e poi rivestita di pietra, la base invece è stata forata in 4 punti per il passaggio dei tubi e per la realizzazione dell’impianto di scarico dell’acqua accumulata nel giardino.
Nel frattempo ho cominciato l’installazione dell’impianto ad osmosi e del serbatoio per la raccolta che mi permette di avere sempre una riserva di 500 litri di acqua per i cambi più altri 100 litri per i rabbocchi dell’osmocontroller. L’impianto per la produzione è stato tarato per avere un’acqua con KH 2 in modo che questa non debba essere miscelata.

La scelta dell’illuminazione è stata un punto cruciale di tutta la progettazione. Avevo all’inizio preso in considerazione l’idea di far realizzare una plafoniera su misura che montasse sia lampade HQI che neon T5 o PL, poi però riflettendo sull’altezza della colonna d’acqua (70cm), ho scartato l’idea dei T5 perchè sarebbero serviti davvero a poco considerando la loro capacità di penetrazione. Ho poi anche abbandonato l’idea della plafoniera su misura perchè avrebbe “appesantito” troppo la vasca e sarebbe stata scomoda per la manutenzione.

Quindi la scelta è ricaduta sulle Solar I dell’ADA, lampade che mi hanno sempre impressionato per la loro semplicità e il loro design. Oltretutto in questo caso ho optato per la versione “White” invece del classico colore metallico.

I bulbi sono da 8000°K, due in versione NAG (con il picco dello spettro sul verde) e due nella versione classica. Tutte e quattro le lampade consumano circa 600W (150W l’una).

L’allestimento è stato finalmente realizzato il 19 Aprile 2012.

E’ stato preziosissimo l’aiuto dell’amico Mirko Agasi e di mio fratello Massimiliano. Tra rocce con il peso di anche 45kg e sacchi di lapillo vulcanico da lavare, abbiamo organizzato un vero “SET-UP DAY”.
Per prima cosa abbiamo pulito bene tutto il lapillo e l’abbiamo sistemato come primo strato, creando due dislivelli per rialzare i gruppi principali di rocce. Abbiamo poi fatto varie prove di layout prima all’esterno della vasca e poi all’interno cercando di trovare il giusto equilibrio per la composizione finale.

Nonostante la dimensione (e il peso), una volta posizionate ci sono sembrate “piccole”rispetto all’altezza totale della vasca, quindi per rispettare le giuste proporzioni, bisognerà lavorare sulla potatura delle piante facendo risaltare il più possibile la grandezza delle pietre.

Dopo aver creato il layout, abbiamo versato prima il substrato, poi la terra New Amazonia (in tutto circa 11 sacchi da 9 litri) e infine abbiamo iniziato la piantumazione.

Cosa importantissima per questo tipo di vasche (specialmente quelle allestite con queste terre) è piantumare almeno per l’80-90% della superficie, perchè nel primo periodo ci sarà un fortissimo rilascio di composti azotati che non saranno smaltiti se non sarà presente una massa vegetale adeguata.
Finalmente dopo aver pulito e piantumato i 35 vasetti di H. callitrichoides e i 20 di Rotala sp. green, abbiamo iniziato a vedere la colonna d’acqua salire.

Devo dire che è stato davvero emozionante perchè in quel momento si stava realizzando quel progetto tanto desiderato e tanto aspettato. Riempita la vasca sono stati accesi i due filtri ed è stato collegato il reattore per la co2.

La vasca era partita

In conclusione di questo articolo non posso non ringraziare tutti quelli che mi hanno dato una mano o anche solo un’opinione o un consiglio (in primis Mirko e mio fratello Massimiliano). Ringrazio tantissimo anche lo staff di Acquaportal che mi ha permesso di pubblicarlo per condividere questa mia esperienza con chiunque lo volesse.
Credo infatti che per elevare il livello e portare l’acquariologia Italiana sempre più in alto, ci sia bisogno di condivisione senza necessariamente tenersi tutto per sè come se fossero segreti o come se si avesse paura di essere copiati.

 




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*