riproduzione scalari

La riproduzione degli scalari con cure parentali.

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I vantaggi di un acquario OTRAC

Introduzione

Questa relazione non vuole ripetere quello che è già stato ampiamente scritto e che si può trovare in rete sulla riproduzione degli scalari, ma vuole raccontare l’esperienza dell’autore nella riproduzione di questi magnifici ciclidi, inoltre esso andrebbe letto dopo gli altri articoli sugli scalari, perché molte cose sono date per scontate e non vengono ripetute.

Il lettore non dovrebbe commettere l’errore di estrapolare delle leggi generali da quanto descritto, ma deve tener presente che si potrebbero presentare casi analoghi a quelli presentati che evolvono in modo opposto alle esperienze dell’autore.

Breve storia

Dopo essermi sposato e dopo la nascita di mio figlio mi sono avvicinato a questo hobby, molto più tranquillo di tutti quelli che curavo in precedenza. Nel 1995 ho comprato il mio primo acquario da 120 litri e dopo i consueti errori del neofita ho iniziato ad interessarmi agli scalari.

Per alcuni anni i pesci hanno sopravissuto in vasca, fino a quando, verso la fine del 1998, ho conosciuto il newsgroup it.hobby.acquari nel quale ho trovato amici competenti e disponibili che mi hanno dato consigli preziosi per farmi fare il salto di qualità.

Nel giro di pochi mesi le vasche sono aumentate e gli scalari hanno iniziato a deporre ma mangiavano sempre le uova, sono riuscito ad allevare degli avannotti prendendo la foglia e facendo schiudere le uova in una vasca a parte.

A Dicembre del 1999 è stato proposto da Alessandro Paroli un tipo di acquario chiamato OTRAC e, appassionatomi, ho convertito le mie vasche a questa tipologia. Praticamente non è stato complicato ma è necessario un impianto da osmosi inversa, due misuratori elettronici, uno per il pH ed uno per la conducibilità ed un piccolo spazio in cantina dove preparare l’acqua; il tutto per un costo di circa 250 Euro.

Gli scalari hanno subito apprezzato, la colorazione è diventata molto più intensa, si notava una maggiore attività ed una minore nervosità fino a quando nel gennaio 2001 ho ottenuto la prima riproduzione per la quale gli scalari hanno accresciuto la prole.

Preparazione di una vasca OTRAC per gli scalari

Si possono usare tante soluzioni per la vasca e per l’arredamento, l’unica cosa importante è avere un filtro classico a tre scomparti, con spazio a sufficienza per poter inserire la torba od altri canolicchi durante l’accrescimento dei piccoli quando il carico inquinante aumenta.

Per il resto la vasca non deve essere troppo piccola ma neanche troppo grande per non impazzire con i copiosi cambi d’acqua. A mio avviso l’ideale è sui 100 litri, comunque non scenderei assolutamente sotto i 60 litri.

E’ importante che il fondo non sia calcareo, personalmente preferisco della sabbia fine e basta, senza substrato per le piante. Nella vasca OTRAC non si sifona il fondo, ma se c’è la sabbia fine la sporcizia non va in profondità e durante i cambi dell’acqua è abbastanza facile da asportare.

L’arredamento può essere fatto con legni e rocce (non calcaree) a piacere. La pompa è meglio che sia variabile e dovrebbe essere regolata al minimo quando gli avannotti sono piccoli, in modo che possano alimentarsi più facilmente, ed avere una portata elevata quando gli scalari avranno più di un mese, per aumentare anche il filtraggio meccanico della vasca.

Nella vasca si dovrebbero inserire molte piante che crescono molto, in modo che contribuiscano a mantenere l’acqua pulita. Oltre all’immancabile Echinodorus che gli scalari prediligono per deporre, consiglierei delle piante facili a meno che non si curi anche l’illuminazione della vasca, allora possono essere inserite anche piante più impegnative, ma in questo caso si deve fare una scelta: curare la vegetazione o curare le riproduzioni.

Non sono mai riuscito ad ottenere una bella vasca se non per brevi periodi, poi o una pianta prendeva il sopravvento sulle altre o le alghe s’impossessavano dell’acquario, alghe tollerate e forse auspicate perché gli avannotti ci trovano tanto cibo.

Con una vasca aperta ed una HQL da 125 W per 10 ore al giorno ho ottenuto anche qualche fioritura come si può vedere nella Figura 1.

Figura 1: Alcuni fiori di Hygrophylia Corimbosa. Foto di Franco Moglie 2001.

In questo tipo di vasca due cose non si addicono alle piante, la prima è la torba che rende l’acqua ambrata e impedisce alla luce di passare, la seconda è la ricerca di una bassa conducibilità dell’acqua, appena si usa un po’ di concime la conducibilità aumenta.

Ad esempio non sono mai riuscito ad ottenere valori inferiori ai 60 us/cm. L’acqua prodotta dal mio impianto di osmosi inversa ha un valore di 10 uS/cm, che diventa 20-30 uS/cm dopo che è passata nella bomba di torba (alla fine di questo articolo, trovate le spiegazioni su come realizzare la bomba di torba), poi si alza in vasca e concimando un pochino arriva facilmente a 200 uS/cm.

La precisione del mio strumento è di 10 uS/cm. D’altra parte continuo a chiamare questa vasca OTRAC in modo improprio, la temperatura d’inverno non arriva a 28 °C e la conducibilità a volte è troppo elevata, senza nulla togliere all’articolo di Patrizia Spinelli sulla nomenclatura delle vasche (http://digilander.iol.it/oligo/cose.htm) vorrei continuare ad usare solo questo nome da intendersi nel senso più generale di vasca la più simile possibile al biotipo d’origine.

La scelta della coppia

Questo è un passo fondamentale per avere delle cure parentali, se i genitori sono affiatati, ben nutriti e trattati bene, il più è fatto. Non voglio dire che se non si fa così non si ha successo, ci sono tanti altri casi di cure parentali avvenute in modi diversi, ma seguendo queste semplici regole si hanno diverse possibilità di successo.

Prendo alcuni scalari da piccoli e li inserisco nella vasca di comunità, li accresco con tutte le cure, li osservo e quando si è formata la coppia la sposto nell’acquario dedicato e la lascio da sola.

A volte la lascio deporre nell’acquario di comunità, ma qui ci sono troppi inquilini e non sono mai riuscito a portare a termine la covata, al massimo sono arrivato a tre giorni di nuoto degli avannotti. La stessa coppia, una volta trasferita, non ha avuto problemi ad accrescere gli scalarini.

Non ho parlato del tipo di scalari perchè ritengo che la colorazione e la forma delle pinne poco influiscano sulle cure parentali, se i genitori si mangiano le uova od i piccoli, molto spesso c’è un motivo e se questo non si scopre si dà la colpa alle manipolazioni genetiche praticate per ottenere quei tipi di scalari.

Ad esempio le foto di questo articolo si riferiscono ad una coppia di scalari gold con pinne a velo: essi sono nati nelle mie vasche, sono stati allevati prendendo la foglia e sono sempre stati in una vasca OTRAC.

I genitori di questa coppia li avevo comprati quasi adulti e non hanno mai portato avanti la covata da soli mentre i figli sono dei genitori perfetti.

Le regole d’oro per le cure parentali

Riassumo in questi punti alcuni passi fondamentali per aumentare la probabilità di avere una coppia che alleva i piccoli, li elenco in ordine alfabetico perchè non saprei dire quale sia il più importante.

Acqua: deve essere la più simile al loro ambiente naturale, acida, tenera e con i nitrati bassi, cercando di mantenere i valori costanti.

Cibo: deve essere abbondante e completo, sia per i genitori sia per gli avannotti, è fondamentale una grossa somministrazione di naupli di artemie quando gli avannotti iniziano a nuotare.

Coppia: deve essere ben affiatata e si deve essere formata da un gruppo di scalari giovani, non deve aver subito troppi stress o traumi.

Usare una luce notturna non migliora o peggiora i risultati, ho fatto diverse prove con o senza luce e non ho notato differenze significative. Alcuni mettono in vasca anche un pesce “bersaglio” per non far litigare la coppia e per riunirla contro il nemico comune.

Per me è più importante evitare il rischio che questo pesce si mangi i piccoli quando iniziano a nuotare, quindi sconsiglio di inserirlo, soprattutto se la vasca è piccola.

Cosa fare se c’è un qualcosa che non va

Non ci si deve scoraggiare se i primi tentativi non riescono, quando c’è un qualcosa che non va i genitori si mangiano le uova e ci riprovano dopo pochi giorni. A seconda di quando si mangiano le uova le cause potrebbero essere le seguenti.

Fino a due giorni: Le uova potrebbero non essere state fecondate, potrebbero essere poche, la coppia potrebbe essere stata trasferita da poco nella vasca od i valori dell’acqua potrebbero essere inadatti. Se si pensa che ci siano poche uova aumentare il cibo, se si pensa che siano i valori dell’acqua fare grandi cambi (25% ogni due giorni) altrimenti aspettare solamente.

Prima che iniziano a nuotare: Valori dell’acqua inadatti o inquilini in vasca che disturbano troppo.

Quando nuotano: Inquilini in vasca che disturbano troppo, o scarsità di cibo per gli avannotti. E’ necessario aumentare la quantità di naupli di artemia da somministrare almeno tre volte al giorno.

In ogni caso si dovrebbe osservare attentamente il comportamento dei pesci, la vasca e fare diverse misure per cercare di scoprire la causa dell’insuccesso.

Descrizione ed immagini di una riproduzione

La figura 2 mostra una foto dell’acquario di comunità nel quale inserisco gli scalari da giovani, li accresco ed aspetto che si formi una coppia. Le deposizioni iniziano quando hanno 7 mesi.

Figura 2: Scalari nella vasca di comunità. Foto di Franco Moglie 2001.

A volte possono deporre due coppie contemporaneamente nella vasca di comunità, come mostrato in figura 3, i combattimenti non sono stati mai cruenti ma le uova non sono durate per più di qualche giorno.

Figura 3: Doppia deposizione nella vasca di comunità. In primo piano un maschio che controlla le uova, le due femmine che si fronteggiano sono al centro della vasca ed in fondo si possono notare le altre uova. Foto di Franco Moglie 2001.

Nella figura 4 si riesce a notare la femmina che depone le uova, mentre nella figura 5 si vede il maschio che le feconda.


Figura 4. Foto archivio AP.


Figura 5. Foto archivio AP.

Quando le uova si schiudono i genitori diventano più protettivi, a volte è difficile anche alimentare i piccoli con i naupli di artemie senza incorrere in attacchi dei genitori, la figura 6 mostra un genitore con i piccoli intorno.

Figura 6: Avannotti al primo giorno di nuoto insieme ai genitori. I Punti bianchi sono l’effetto del flash sui naupli di artemie. Foto di Franco Moglie 2001.

Dopo qualche mese quando sono più cresciuti, i genitori li proteggono sempre meno e gli scalarini sono sempre più voraci. La figura 7 li riprende mentre si accalcano su una pasticca di cibo.


Figura 7: Scalari di due mesi. Foto di F. Moglie.

Nella foto sotto, possiamo notare un genitore che mangia con loro.

riproduzione scalari
Foto di Franco Moglie 2001.

Dopo tre mesi la vasca dove i piccoli sono nati e sono stati cresciuti è diventata troppo piccola per tutti come mostrato in figura 8, urge trovare una nuova sistemazione dato che i genitori non li difendono più, al contrario iniziano a scacciarli, perchè vogliono portare a termine un’altra covata.

Figura 8: Scalari di tre mesi, un genitore si nota sullo sfondo in basso a destra. Foto di Franco Moglie 2001.

Un filmato sulle cure parentali

Nella sezione “VIDEO” di AcquaPortal, potete scaricare alcuni filmati che ho girato nel mio acquario. Ho fatto dei brevi spezzoni di alcune decine di secondi ed un filmato di 15 minuti.

Conclusioni

Questi accorgimenti sono alla portata di tutti gli acquariofili, riprodurre gli scalari e poterli osservare è uno spettacolo da non perdere. Consiglio di provare ad ottenere le cure parentali, non c’è paragone tra prendere la foglia ed allevare i piccoli con l’osservare le cure parentali, inoltre è anche molto meno impegnativo.

Ringrazio tutti gli amici del newsgruop it.hobby.acquari per tutte le preziose informazioni che mi hanno dato e che hanno contribuito a portare avanti al meglio questo hobby. Ringrazio in modo particolare Marco Rosetti che è riuscito a convincermi a scrivere questo articolo.

Bibliografia:

Dal sito: http://www.maughe.it/

Franco Moglie

Scheda Bomba di Torba (tratto dalle FAQ di It.Hobby.acquari, raggiungibili al seguente indirizzo: http://www.maughe.it/faq/FAQ.htm)

E’ un modo per acidificare l’acqua usando la torba. Servono:

– bidone da 50 litri di volume in plastica con bocca grande superiore e rubinetto in plastica in fondo (negozi di agraria).
– piccola pompa.
– 1 metro di tubo per la pompa.
– 16 Kg di torba possibilmente in reticelle da 2 Kg ( torba per laghetti).

Si mette il tubo dentro il bidone in modo che un capo sia sul fondo e l’altro fuoriesca dalla bocca superiore (senza fissarlo).
Si mettono i sacchi di torba dentro.
Si riempie il tutto con acqua RO (ce ne vanno circa 20 litri, il resto dello spazio è occupato dalla torba).
Si inserisce la pompa al capo del tubo che sporge dalla bocca superiore e si infila la pompa dentro al bidone in modo che peschi acqua poco sotto la superficie (e la spedisca quindi sul fondo).
Nelle ore seguenti controllare il livello dell’acqua perchè la torba all’inizio assorbe un po’ d’acqua e si abbassa il livello.
Dopo 24-48 ore vuotare completamente. L’acqua ha una conduttività elevata dovuta alle impurezze della torba sali inorganici). Riempire nuovamente e dopo altre 24 ore l’acqua di bomba di torba è pronta per l’uso.
Tanta acqua si preleva, tanta se ne riaggiunge. All’inizio il pH è notevolmente acido (circa 3) , poi con l’uso la torba si esaurisce e il pH risale.
La considero esaurita quando il pH dopo 24 dall’ultimo prelievo rimane sopra 5.
Uso dell’acqua di bomba. Credo che l’uso principale sia quando si voglia ottenere un acquario con acidità più o meno elevata senza avere ripercussioni sulla conduttività. Per questo motivo è indicata soprattutto per pesci sudamericani (acqua acida, bassa conduttività, acqua gialla). Si può utilizzare in quantità variabile miscelata con l’acqua del cambio secondo il pH che si vuole mantenere in acquario.




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