Pterois volitans: studio sugli infortuni

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Pesci ornamentali velenosi di libera vendita: studio sugli infortuni da Pterois volitans.
Aspetti sanitari e legislativi in riferimento alla normativa vigente sugli animali pericolosi.

Articolo pubblicato su “Veterinaria”, Rivista Ufficiale della SCIVAC, anno 24, N. 1, Febbraio 2010, pp. 37-41. http://www.scivac.it/

RIASSUNTO

Il mercato acquariofilo è uno dei settori in espansione nel campo dei pets. Alcune specie di libera vendita sono, però, potenzialmente pericolose per l’acquirente.Tra queste Pterois volitans (Linnaeus, 1758), uno dei pesci marini tropicali maggiormente apprezzati nella comune acquariofilia di barriera, è dotato di un apparato velenifero che può causare infortuni ed avvelenamenti.

Il lavoro, basato sulla ricerca di casi avvenuti sul territorio nazionale, ha il fine di mettere a conoscenza i colleghi veterinari non specialisti, le Aziende Sanitarie Locali e gli hobbisti sui possibili pericoli causati da tale specie.

Si auspica una revisione della legislazione sulla vendita e detenzione di pesci potenzialmente pericolosi (Pterois sp., Potamotrygon sp.), attualmente priva di norme a riguardo, non col fine di vietare la commercializzazione, ma di informare e responsabilizzare le autorità sanitarie pubbliche, private e gli acquirenti, oltre che proporre possibili opzioni legislative in merito alla commercializzazione ed alla detenzione.

Alessio Arbuatti
Pia Lucidi

Facoltà di Medicina Veterinaria,
Università degli Studi di Teramo, Dipartimento di Scienze
Biomediche Comparate: Unità di ricerca in Fisiologia
Piazza Aldo Moro, 45 – 64100 Teramo

INTRODUZIONE

Una fetta sempre maggiore di mercato all’interno del variegato mondo degli animali da compagnia, è stata negli ultimi anni conquistata dal settore acquariofilo: infatti la disponibilità dei moderni prodotti di impiantistica ha facilitato notevolmente anche chi, con scarse o nulle competenze specifiche, difficilmente avrebbe avuto la possibilità di avvicinarsi a questo affascinante hobby.

Nonostante l’acquario d’acqua dolce tropicale mantenga il ruolo da protagonista, un notevole impulso, anche mediatico, ha agevolato una crescente diffusione di vasche marine tropicali o di barriera dalle dimensioni a volte contenute; conseguentemente è aumentata la richiesta di organismi invertebrati e pesci marini tropicali.

Tra questi, una delle specie maggiormente apprezzate è un membro dell’Ordine degli Scorpeniformi, Famiglia Scorpenidi, Genere Pterois: Pterois volitans. Il Genere Pterois comprende 21 specie delle quali P. volitans(1) è quella che viene quasi esclusivamente commercializzata in ambito ornamentale. Questo pesce, che può raggiungere la lunghezza di 35-40 cm, popola le barriere coralline dell’Oceano Indopacifico(2).

infortuni pesci pterois volitans

Alla notevole bellezza della specie, che giustifica la forte richiesta commerciale, va purtroppo affiancata la sua potenziale pericolosità, dovuta alla produzione di una tossina che viene inoculata grazie a sottili spine poste nella parte apicale dei 18 raggi componenti le pinne dorsale, anale e pelviche (3) (Foto 2).

I conseguenti infortuni e fenomeni di avvelenamento dovuti alle punture sono possibili non solo nei subacquei ma anche negli acquariofili e possono dar luogo a conseguenze più o meno gravi, tra le quali la morte del soggetto colpito, fenomeno estremamente raro ma segnalato (4).

infortuni pesci pterois volitans

DESCRIZIONE DEL CASO

Al fine di poter raggiungere un maggior numero di utenti e, conseguentemente, di avere una maggior casistica riguardante l’argomento, si è deciso di chiedere l’appoggio delle associazioni acquariofile presenti in maniera capillare sul territorio nazionale in tutte le regioni poiché, fenomeni particolari come gli infortuni da Pterois volitans, sarebbero stati sicuramente conosciuti all’interno di tali gruppi qualora il fatto fosse avvenuto a qualche membro.

Unitamente a ciò si è chiesta ed ottenuta la collaborazione dei due principali portali d’acquariofilia italiana: Acquaportal e Reefitalia. Sono state contattate anche le principali aziende importatrici del settore al fine di conoscere il numero di soggetti annualmente commercializzati, ma solo una di queste ha risposto alla richiesta inoltrata.

A coloro che si sono resi disponibili nel fornire dati in merito ad infortuni accorsi, è stato recapitato un questionario comprendente diversi parametri informativi da compilare: anno dell’avvenimento, sesso della persona colpita, età, occupazione, tipologia di acquario, manualità effettuata al momento dell’infortunio, zona anatomica colpita, avvenuta automedicazione, sintomatologia osservata, durata dei sintomi e se è stato necessario un ricovero ospedaliero.

I diversi casi sono stati successivamente contattati personalmente e/o telefonicamente per ulteriori informazioni e specificazioni. I risultati sono stati successivamente posti all’interno di una tabella (Tabella 1) al fine di confrontare i singoli parametri registrati caso per caso. Contemporaneamente sono state condotte osservazioni su soggetti di Pterois volitans in cattività e mediante supporti video per meglio valutarne i comportamenti in acquario.

Vi è una comunanza tra la sintomatologia connessa alla puntura da Pterois volitans rilevata nella casistica, infatti tutti i soggetti hanno manifestato una sintomatologia prevalentemente locale, comunemente classificabile come lesioni di primo grado (eritema, dolore intenso, calore e sensibilità della zona colpita) in una scala di tre gradi riguardanti le manifestazioni di tipo localizzato causate da Pterois sp.(5).

L’inoculo è composto da Acetilcolina e da una tossina specie-specifica che agisce sulla trasmissione neuromuscolare(6). Un’azione fondamentale da attuare sempre dopo una puntura da P. volitans è l’automedicazione, che si deve basare sull’immersione della zona colpita in acqua riscaldata a circa 45°C per un tempo variabile in base alla scomparsa dei sintomi locali; ciò è estremamente utile grazie alla natura termolabile del veleno, anche se sono riportati casi di una mancata efficacia del trattamento(5).

Studi americani consigliano, qualora ritenuto necessario, un ricovero, durante il quale il paziente va monitorato, specialmente se è affetto da condizioni patologiche preesistenti, sottoposto a raggi X della zona colpita, alla somministrazione di toxoide tetanico ed a trattamento con corticosteroidi fino alla remissione dei sintomi(7).

La capacità patogena di tale veleno non va assolutamente sottovalutata in quanto si è dimostrata capace di provocare numerosi casi di vescicolazione localizzata(8), nausea, paralisi, convulsioni, disorientamento, ipotensione, arresto circolatorio(9), fino alla morte dell’individuo colpito(4).

DISCUSSIONE E CONCLUSIONE

La grande diffusione dell’acquariofilia amatoriale, la facilità con la quale è possibile reperire soggetti di Pterois volitans e di altre specie potenzialmente pericolose come le razze d’acqua dolce tropicale sudamericane del Genere Potamotrygon(10,11,12), unitamente ad un costo d’acquisto non eccessivamente elevato che parte dai 40 euro, devono obbligatoriamente far sorgere alcune riflessioni riguardanti la gestione della specie, particolarmente in ambito domestico.

infortuni pesci casistica

Infatti, come dimostrato dalla nostra casistica, le cause d’infortunio sono dovute alla mancata conoscenza delle abitudini etologiche e comportamentali di Pterois volitans che in natura ha come biotopo tipico la barriera corallina (Foto 3), nella quale è spesso nascosto durante il giorno, per cacciare poi durante le ore notturne, mostrando un comportamento territoriale e criptico(13).

La caccia viene condotta sia in barriera che nei fondali sabbiosi circostanti e prevede l’utilizzo delle pinne pettorali al fine di confinare la preda che viene successivamente letteralmente risucchiata dall’animale. Tale comportamento di predazione e di territorialità viene mantenuto anche in cattività, rappresentando la principale causa di infortunio negli hobbisti.

Infatti dalla statistica, ben 4 casi sono avvenuti durante la fase di alimentazione, uno di questi in seguito ad una stimolazione dell’animale con la preda stessa. Il numero di soggetti importati annualmente in Italia è variabile, nonostante come confermato da un’azienda importatrice il loro numero sia lievemente diminuito, tale azienda ha dichiarato un’importazione di circa 100 soggetti all’anno.

Tale dato, considerando il numero di importatori nazionali, fa pensare a qualche centinaio di nuovi esemplari del Genere Pterois in arrivo annualmente sul territorio nazionale, diversi dei quali muoiono nei negozi ancora prima di arrivare in ambito domestico (Foto 4).

La legislazione italiana non fa riferimento alla vendita di specie ittiche ornamentali pericolose, infatti le uniche norme legislative riguardanti animali potenzialmente pericolosi sono il Decreto del Ministero dell’Ambiente del 19-04-1996: “Elenco delle specie che possono costituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di cui è proibita la detenzione” che riprende la Legge del 07/02/1992 N.150.

Tale decreto fa però riferimento esclusivamente alle Classi dei Mammiferi e dei Rettili (Allegato A) e suscitò notevoli polemiche, al momento della sua entrata in vigore. Sempre in riferimento alla detenzione in cattività di animali pericolosi, va ricordato il Decreto Legge del 3 Luglio 2003 n.159: “Divieto di commercio e detenzione di Aracnidi altamente pericolosi per l’uomo”, che ha ulteriormente inasprito il confronto tra gli appassionati terrariofili e le autorità legislative.

Un ulteriore esempio di norme riguardanti tale materia è la Delibera della giunta della Regione Veneto n. 3882 del 31/12/2001 (14): “Linee guida in materia di detenzione allevamento e commercio di animali esotici e delle specie animali che possono sostituire pericolo per la salute e l’incolumità pubblica”.

Tale atto legislativo, applicabile su tutto il territorio della regione Veneto, si rivolge sia al benessere dell’animale in cattività che alla sicurezza del detentore. Nell’Allegato A si specifica che tale emendamento regionale non si applica per le specie già contemplate e normate dal D.M. 19/04/1996, ma più in generale a tutte le specie “potenzialmente pericolose appartenenti alle Classi Mammiferi, Rettili, Anfibi, Aracnidi, Insetti ed alcune specie ittiche che possono arrecare con la loro azione diretta o indiretta, effetti, anche temporanei, lesivi e/o invalidanti, anche di ordine psicologico, per l’uomo o, che, non sottoposti a controlli sanitari o a trattamenti di prevenzione, possono trasmettere malattie infettive all’uomo”.

In tale definizione trovano la loro collocazione anche i pesci ornamentali potenzialmente pericolosi. Tali animali sono soggetti alla vigilanza veterinaria, devono essere mantenuti in base a requisiti strutturali ed igienico sanitari idonei ed i possessori sono tenuti a presentare domanda di autorizzazione di detenzione al sindaco del Comune dove intendono mantenere gli animali, per il tramite del servizio veterinario dell’azienda sanitaria locale competente per tale territorio.

Gli stessi venditori devono essere appositamente autorizzati dal servizio veterinario alla vendita di tali soggetti. Sono in vigore anche numerosi regolamenti Comunali che hanno come oggetto il benessere, la detenzione e l’utilizzo delle specie animali da compagnia, come ad esempio il regolamento comunale sulla Tutela Degli Animali approvato dal Comune di Roma il 24/10/2005 ed in vigore dal 09/11/2005; emendamenti simili o uguali sono stati approvati, in alcuni casi anche precedentemente, in numerose cittadine, tra le quali Milano (2005), Pescara (2006), Firenze (1999) e molti centri anche di piccole dimensioni, segno di una crescente sensibilità nei confronti del benessere animale.

Purtroppo tali regolamenti, spesso identici nei diversi comuni che li hanno giustamente approvati, per quanto sufficientemente chiari in riferimento alle specie canine e feline, hanno gravi carenze in riferimento alle specie acquatiche. Infatti essi trattano la vasta materia dei pesci ornamentali in maniera alquanto generalista, ma, così come cambiano le necessità, tra specie diverse di mammiferi, tra le specie ittiche le differenze si fanno ancora maggiori e non semplificabili con il rispetto di una corretta ossigenazione e filtraggio delle vasche che le ospitano.

Inoltre, laddove presente l’apposita sezione riguardante i cosiddetti “animali esotici”, le specie ittiche non vengono contemplate, al contrario delle Classi dei Mammiferi, Rettili, Uccelli ed Anfibi che trovano spazio in tale definizione.

Ciononostante non riteniamo idonea la libera vendita di specie potenzialmente pericolose con riferimento principalmente agli Scorpeniformi, alle Razze tropicali del Genere Potamotrygon, a volte commercializzate addirittura con degli appositi “cappucci di plastica” posti sul pungiglione
velenifero.

Tale opinione va oltre le scelte etiche, approvabili o meno, sull’origine degli esemplari venduti nei negozi che provengono da pesche effettuate con l’utilizzo di cianuro per quanto riguarda Pterois sp., o che stanno portando sulla soglia dell’estinzione gli Elasmobranchi tropicali d’acqua dolce(15) in quanto tali aspetti dovrebbero essere a carico della regolamentazione CITES.

Tali specie sono innegabilmente potenzialmente più pericolose di alcune presenti nel Decreto del Ministero dell’Ambiente del 19-04-1996, ma sono acquistabili in molti negozi d’acquariofilia, da chiunque, anche minorenni o semplici curiosi e non solo da veri appassionati che ne conoscano le necessità in cattività.

Per tale motivo riteniamo inopportuno il divieto di commercializzazione, ma obbligatoria una stretta regolamentazione su tutto il territorio nazionale della vendita e della detenzione, ulteriormente semplificata dal fatto che tali specie non si riproducono comunemente in cattività, mediante sistemi di rintracciabilità degli esemplari attuabili ad esempio attraverso un registro di carico e scarico presso i negozianti, il divieto di vendita ai minori di 18 anni, denuncia di possesso al momento dell’acquisto alle autorità sanitarie ed istituendo un registro nazionale dei detentori.

Tali soluzioni potrebbero essere attuabili anche per alcune specie di Rettili ed Aracnidi non letali, ma potenzialmente pericolose, la cui detenzione è, al momento attuale, vietata.

Ringraziamenti

Si ringraziano le associazioni acquariofilie: AAA, AFAE, AGA, APAE, C.I.R., GAEM, GARB, GAF, GAS, i portali www.reefitalia.net, www.acquaportal.it e l’azienda TAF srl.
Si ringrazia Marco Rosetti, responsabile marketing www.acquaportal.it per la concessione delle Foto 1 e 3.

Potete contattare l’autore dell’articolo a questo indirizzo email

“Articolo ricevuto dal Comitato di Redazione il 26/02/2009 ed accettato per la pubblicazione dopo revisione il 02/07/2009”.




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