Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa

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Il Museo è noto principalmente per le collezioni storiche, come la più grande collezione di scheletri di cetacei d’Italia. Non tutti sanno che sin dal 2008 il Museo ha ospitato un piccolo acquario di pesci d’acqua dolce nelle ex-cantine della Certosa.

Grazie al finanziamento della Fondazione Pisa, con il contributo dell’Università e con un consistente investimento da parte del Museo stesso, questo piccolo acquario è stato oggetto negli ultimi anni di importanti lavori di ammodernamento e di ampliamento dei locali, con l’aggiunta, fra l’altro, di dodici vasche di grandi dimensioni.

Dal 13 maggio, con i suoi oltre 500 metri quadri di ampiezza e gli oltre 60.000 litri d’acqua, quello del Museo di Storia Naturale sarà ufficialmente l’acquario d’acqua dolce più grande d’Italia.

L’acquario sarà organizzato in 5 settori disposti su tre livelli espositivi, rimanendo sempre in quelle che sono state le cantine della Certosa: la penombra subacquea dei sotterranei conferisce alla galleria una suggestione particolare, oltre a favorire la tranquillità e la serenità dei nostri pesci.

Il primo settore è dedicato al Lago Tanganica e ai pesci delle sue scogliere. Il secondo vuole dare un quadro dell’evoluzione dei pesci, dalle razze ai pesci palla d’acqua dolce, soffermandosi in particolare su due tappe fondamentali rappresentate dai pesci primitivi che hanno dato origine agli anfibi (come il dipnoo), e dal ritorno all’acqua, qui rappresentato da animali come le tartarughe.

Il terzo settore è dedicato alle carpe Koi, mentre il quarto e il quinto danno spazio alla biodiversità dell’ittiofauna del mondo, con vasche dedicate all’Europa, all’Africa, all’Asia e all’America, che ospitano una grande varietà di specie.

Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa

Nel settore sono ancora in corso gli ultimi ritocchi per completare l’allestimento, motivo per cui ancora non abbiamo foto delle vasche che rendano giustizia al lavoro di chi vi si è dedicato. Possiamo però accludere alcune foto dei lavori e altre di alcuni degli esemplari.




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