L’acquario mediterraneo

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L’acquario marino per invertebrati è considerato da molti come il coronamento della carriera di un acquariofilo, un sogno realizzabile, ma alla portata solo di chi ha dalla sua profonde conoscenze tecniche e notevoli mezzi economici.

Per chi, però, ha la pazienza di raccogliere gli organismi da solo nel nostro mare, esiste la possibilità di allestire, con spese esigue, un acquario dove ricostruire un biotopo marino nostrano ed allevare specie resistenti ed attraenti.

Un acquario marino alla portata di tutti, e che biologicamente ed esteticamente ha poco da invidiare al molto più blasonato acquario di barriera. In questo articolo verranno presentate le nozioni di base per chi fosse interessato ad intraprendere “la terza via ” degli acquariofili: l’acquario mediterraneo.

Dopo un lungo periodo di stagnazione, l’acquario marino sta vivendo un momento di grande auge nel nostro paese, sospinto soprattutto dai successi che acquariofili dell’Europa del Nord e degli Stati Uniti hanno raggiunto nell’allevamento degli Antozoi tropicali, ovvero coralli molli e duri.

Questo ha portato al boom dell’acquario di barriera, che da molti (ma non da tutti) viene considerato l’apoteosi della tecnica acquaristica. Oggi, è possibile allevare coralli tropicali in casa a due condizioni: possedere le adeguate conoscenze tecniche, che spesso richiedono la lettura di testi in lingua inglese o tedesca, ed essere pronti ad un investimento che spesso si può quantificare in numeri a otto cifre.

Questo articolo è stato scritto per mostrare che esiste un’altra via, autarchica, che porta all’acquario marino e che richiede minori conoscenze ed investimenti esigui, ma maggiore passione; una via che permette a chiunque voglia allestire un acquario marino, e sia armato solo di buona volontà, di farlo.

Questo, per me, è l’acquario che vedevo da bambino nelle case degli amici di mio padre e che stato canonizzato forse per la prima volta da Anton Dohrn alla fine del secolo scorso, quando costruì la stazione zoologica di Napoli (che consiglio vivamente di visitare a tutti gli acquariofili).

Questa via è quella dell’acquario marino mediterraneo. Io non posso ricordarlo, ma chi è più avanti di me con gli anni saprà che venti o trenta anni fa l’acquario marino mediterraneo aveva ben altra reputazione. I mediterranisti gestivano “acquari per invertebrati” molto prima che nascesse l’acquario di barriera, anche se con molto meno glamour.

Le ragioni per cui l’acquario mediterraneo è finito nel dimenticatoio possono essere diverse. Sicuramente, in campo acquariofilo, l’Italia soffre di un complesso d’inferiorità nei confronti della Germania. Negli anni Settanta i tedeschi avevano anche acquari mediterranei; quando gli stessi tedeschi si sono lanciati nell’acquario tropicale di barriera, noi bovinamente abbiamo seguito questo trend con quel gusto, tutto italiano, di cercare sempre quello che è più chic ed alla moda.

Inoltre, non esiste un interesse commerciale ed un business legati all’acquario mediterraneo, mentre l’acquario di barriera, dati i cospicui investimenti che richiede, costituisce una notevole fonte di guadagno. Ma è proprio compito delle associazioni acquariofile uscire da queste ottiche commerciali e mostrare all’appassionato che è possibile avere grandi soddisfazioni senza dover necessariamente investire dei capitali.


1) Gli animali mediterranei sono poco belli.

Qui bisogna distinguere prima di tutto perché si allestisce un acquario. Se un acquario si allestisce solo in base a criteri estetici, piuttosto che nel tentativo di ricreare un ambiente naturale, e si tengono i pesci come fossero pappagalli o colorati uccelli tropicali allora, sicuramente, l’acquario mediterraneo ha un piccolo svantaggio.

Va anche detto che, a mio avviso, il numero dei mediterranisti è grandemente sottostimato. Questo perché molte delle persone che hanno un pezzo di mare nostrum in casa sono del tutto fuori dai giri di acquariofili “standard”.

Per la maggior parte si tratta di subacquei o pescatori (io stesso sono un pescatore subacqueo), persone che conoscono il mare per esperienza diretta, non mediata, e che vengono spinti verso l’acquario dalla voglia irrefrenabile di ricostruire in casa uno scorcio del mondo del silenzio al quale sono legati in maniera indissolubile.

Quasi tutti sono navigatori solitari, che mettono su le loro vasche senza l’aiuto di nessuno, da completi autodidatti, imparando dai propri errori ed avendo il buon senso di chi il mare lo conosce davvero come unico consiglio nella gestione.

Per questo sono cosi poco “visibili. Prima, però, di cominciare a parlare di possibili tipi di acquari mediterranei è importante distruggere quei preconcetti sbagliati che molti hanno e che, mi dispiace dirlo, sono per lo più inculcati (in buona fede o per calcolo) dai commercianti, mentre va rimarcato che la politica seguita dalle riviste del settore è diversa e molto più obbiettiva.

 

 

Anche se alcune specie di Labridi mediterranei e qualche altro pesce nostrano (come, ad esempio, Anthías anfias, Apogon imberbis, Euscarus cretense) sono coloratissimi, non si può certo dire che i pesci mediterranei in generale possano competere con i Pomacantidi, gli Ancaturidi ed i Chetodontidi tropicali (ferme restando le difficoltà che l’allevamento di questi pesci comporta rispetto ai resistenti pennuti nostrani).

Ma se si cerca solo il criterio estetico, allora io personalmente preferisco un acquario dedicato ai Ciclidi del lago Malawi, coloratissimi, resistentissimi, che vivono in acqua di rubinetto e si riproducono in cattività, oppure ai Killifish.

Questo discorso, però, non vale per gli invertebrati e chi è stato allo Zoomark ed ha visto la vasca allestita dalla Sirius Mare sa di cosa sto parlando. Gli invertebrati mediterranei non hanno assolutamente nulla da invidiare ai loro ben più blasonati parenti tropicali. Inoltre, l’acquario di barriera si basa principalmente sugli Antozoi, mentre spugne ed ascidie tropicali spesso hanno vita breve in acquario (qui cito Nilsen e Fossá).

 

 

Questo non è assolutamente vero per le specie mediterranee, e le spugne mediterranee sono tra gli ospiti più appariscenti, per le loro forme bizzarre ed i colori accesi, delle vasche nostrane, mentre la maggior parte delle ascidie sono animali resistentissimi.

Anche i Crinoidei mediterranei, anche se ben più delicati, sono comunque tranquillamente allevabili in un acquario ben gestito, contrariamente ai loro parenti tropicali. Quindi, usando specie nostrane è possibile allestire una vasca più variegata che, almeno a me che sono un biologo e conosco la sistematica, dà un maggiore senso di completezza.

2) Per gestire un acquario mediterraneo è necessario un refrigeratore.
Al di là del fatto che anche per gestire una vasca di barriera molto spesso è necessario un refrigeratore, questo è assolutamente falso. Con una scelta oculata delle specie da ospitare è perfettamente possibile gestire un mediterraneo senza refrigeratore (parlo per esperienza personale).

E per individuare le specie adatte non è necessaria una specializzazione in biologia marina, ma solo un po’ di buon senso. Le specie che in natura vivono nelle immediate vicinanze della superficie, o nelle pozze di marea, in natura sono soggette a enormi sbalzi termici e sono più resistenti alle alte temperature di molti delicati organismi tropicali, ma su questo torneremo più tardi.

3) Gli organismi mediterranei sono di difficile reperimento.
Gli organismi mediterranei sono di difficile reperimento in negozio. Ma ne è pieno il mare. Questa è la vera differenza tra chi ha un acquario mediterraneo e tutti gli altri acquariofili. Non si può avere un acquario mediterraneo senza bagnarsi i piedi e tirarsi su le maniche.

Non si può comodamente andare nel negozio preferito e comprare quel che si vuole, bisogna catturalo e catturarlo costa fatica, ci si sporca e ci costringe ad entrare in contatto con la natura vera, non quella addomesticata che si vede illuminata dai neon e le lampade ad alogenuri metallici.

Ma siamo sicuri che questo sia uno svantaggio? O, piuttosto, osservare gli animali mediterranei nel loro ambiente naturale non ci fornisce informazioni importantissime sul loro allevamento in acquario?

E poi vogliamo mettere la soddisfazione che dà avere in vasca un animale poco comune, che ogni volta che lo guardiamo ci ricorda la storia rocambolesca della sua cattura! Molti acquariofili non hanno la fortuna di vivere vicino al mare e mi si potrebbe obbiettare che questo rende impossibile l’approvvigionamento di animali. Ma via!…

Chi è che ogni tanto non vorrebbe farsi un fine settimana al mare, magari fuori stagione, lontano dalla confusione? In ogni caso, sono presenti ora sul mercato alcune ditte di pescatori professionisti che catturano animali per l’acquario mediterraneo e che (non senza qualche difficoltà) possono rifornire l’appassionato di specie particolari, di difficile cattura, o che vivono solo in particolari aree geografiche.

A questo punto voglio presentare due tipologie di acquari mediterranei, quella di minima, che si prefigge di ottenere una comunità bilanciata con una spesa molto contenuta, e quella di massima, per chi vuole una vasca che gli consenta di allevare qualunque tipo di invertebrato.
Dettagli sull’allestimento di questi due tipi di vasche verranno poi presentati nelle parti seguenti.

La vasca per cominciare
Questa vasca ospiterà animali che non richiedono refrigerazione e quindi ricrea un ambiente di scogliera superficiale. La vasca sarà una vasca aperta illuminata con una semplice lampada economica a spettro solare (ma non una lampada ad incandescenza!); la vasca aperta evita il surriscaldamento e consente in estate di installare un ventilatore.

Vasche a partire da 50-70 L possono essere sufficienti se si fa attenzione a non sovrappopolarle. L’uso di acqua di mare naturale e rocce vive è praticamente un imperativo (tanto al mare bisogna andarci comunque).

Solo chi ha allestito acquari usando acqua “viva”sa quanto questo contribuisca a creare un ambiente stabile in vasca. Le specie da ospitare saranno scelte tra quelle resistenti degli strati superficiali e possibilmente di piccole dimensioni.

Ottimi sono i simpatici piccoli Blennidi che vivono in natura nei fori delle rocce e diventano docilissimi, i succiascoglio (Lepadogaster), piccoli Gobidi, peperoncini (Tripterygion) e, se si ha a disposizione più spazio, i coloratissimi Labridi (Coris, Thalassoma, Xyrríchtys).

Come invertebrati sono adatti piccoli paguri e gamberetti Paelemon, attinie, alcune ascidie e quant’altro si può trovare sotto il pelo dell’acqua. Come alghe, oltre a quelle che cresceranno sulle rocce vive, particolarmente consigliabile, per chi riesce a procurarsela, è Caulerpa taxifolia.

Se l’acquario viene riempito con rocce vive ed acqua di mare, il filtraggio potrà essere semplicemente fornito da un filtro biologico classico o da un filtro esterno. Un’ulteriore pompa, o un potente aeratore, smuoveranno l’acqua (al limite se ne può fare a meno se si usa un filtro esterno di buona portata).

L’acquario non ha bisogno d’altro. Ovviamente, non dimenticarsi dei cambi parziali!

Questi possono essere fatti tranquillamente con acqua di mare sintetica stagionata. In questo modo, con pochissima spesa, sarà possibile ricostruire una microscogliera con la moltitudine di animaletti che la abita, fonte di infinite osservazioni e che, se ben organizzata, sarà anche molto gradevole esteticamente.

Il full optional
Quello che vado a descrivere ora è la Rolls Royce degli acquari marini mediterranei; fare un confronto con un acquario di barriera di dimensioni equivalenti è molto interessante, soprattutto per quel che riguarda i costi.

La vasca: una vasca in vetrocamera. Consente di risparmiare sulle spese di refrigerazione. Forma a piacere. Aperta o chiusa è equivalente, ma una vasca aperta consente di lavorare meglio quando si posizionano nuovi invertebrati o si deve cambiare qualcosa nell’arredamento per qualche ragione (attività questa da limitare al massimo!). Una vasca in vetrocamera è più costosa rispetto a quella in un acquario di barriera. Con un po’ di abilità, però, si può trasformare una vasca normale (vuota) in una in vetrocamera con modica spesa.

Refrigeratore: se la vasca è in vetrocamera, lo stesso modello che si userebbe per una vasca di barriera di capienza analoga. Questa è la vera spesa per un acquario mediterraneo; spesso il refrigeratore costa più di tutto il resto dell’attrezzatura messa insieme.

Riscaldatore: ovviamente assente.

Illuminazione: questa è la differenza più consistente tra i due tipi di allestimento. Se si escludono le poche specie di alghe che vivono molto vicine alla superficie (ad es. Ulva lactuca), nessun organismo mediterraneo necessita di forte illuminazione e molti sono sciafili; quindi, un neon a spettro solare od un paio di lampade a risparmio energetico a spettro solare (per le vasche aperte) sono più che sufficienti. Che differenza rispetto ai costi dell’illuminazione di una acquario di barriera con HQI, luci attiniche e plafoniere dal prezzo a sette cifre!

Rocce vive: nell’acquario di barriera rappresentano una delle spese principali e sono assolutamente irrinunciabili. Nel mediterraneo, se si riempie la vasca con acqua di mare naturale hanno una funzione più che altro estetica; se, invece, la vasca è riempita con acqua sintetica, sono assolutamente necessarie per “inoculare” l’acquario. Tanta fatica ma costo zero.

Reattore di calcio: inutile. Gli organismi mediterranei calcificano molto più lentamente di quelli tropicali. Chi vuole, può usare aragonite nel filtro o come materiale fondo. Potrà, al massimo, essere necessaria un’integrazione saltuaria di calcio, che si può ottenere con i soliti metodi noti dall’acquario di barriera.

Pompe ad intervalli per simulare onde e maree: inutili. Molti degli organismi da ospitare provengono da profondità dove le correnti cambiano lentamente e l’idrodinamismo delle onde non arriva.

Schiumatoio: anche se non assolutamente indispensabile, non può mancare in un allestimento “di lusso”. Comunque, basta un modello che faccia il suo lavoro onestamente senza dover ricorrere ai “mostri” che si usano in acquari di barriera “berlinesi”, dove la necessità di contenere i nitrati e l’assenza di un filtro biologico impongono un’efficientissima schiumazione, con i relativi costi che questa comporta.

Filtro: non essendo ancora presenti in letteratura dati riguardo ad allestimenti mediterranei con il sistema “berlinese”, direi che per essere sicuri vale la pena di metterlo. Il massimo del lusso è un postpercolatore, che riceva l’acqua in uscita dallo schiumatoio o un filtro a letto fluido collegato sempre all’uscita dello schiumatoio. Gli organismi mediterranei non sono particolarmente sensibili ai nitrati, per cui non esiste nessuna controindicazione all’uso di un filtro biologico.

Denitratore: inutile (vedi sopra).

Controllo del PH in continua: quasi inutile, ma se proprio si vuole …

Controllo del potenziale redox in continua: come sopra.

Questo tipo di vasca consente di allevare quasi tutti gli organismi sessili del mediterraneo, cosi come quelli pelagici o bentonici, nei limiti delle loro dimensioni, esigenze alimentari e compatibilità.

Le potenzialità di un sistema del genere sono praticamente infinite; lo sviluppo di forme di vita, soprattutto se si usano acqua “viva” e rocce prese dal mare, stupefacente e le possibilità di fare osservazioni di tipo biologico, illimitato. L’impatto visivo di una vasca del genere non è descrivibile a parole.

Spero di aver reso chiaramente quali sensibili risparmi ci siano nell’allestimento di un acquario mediterraneo full optional rispetto ad un acquario di barriera. Ovviamente, procurarsi gli animali è molto più complicato, ma chi ha soldi da spendere ed un negoziante di fiducia può convincere questo a rivolgersi alle ditte che pescano animali mediterranei per un ordine dedicato.

Se si crea un piccolo mercato, questo sicuramente potrebbe spingere qualche grosso negoziante a tenere una vasca mediterranea sempre fornita, con grosso sollievo per gli appassionati.




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