vita delle rocce vive

La misteriosa vita delle rocce vive

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vita delle rocce vive

Le rocce vive costituiscono un tassello essenziale per molti metodi di gestione di acquari marini (come ad esempio il metodo Berlinese), dato che da esse non solo immetteremo nella vasca organismi microscopici da identificare, ma anche batteri nitrificanti che si insedieranno in vasca e in sump.

Oltre a portare la vita in una vasca marina, queste rocce offrono rifugio a pesci e invertebrati, favorendo un substrato molto naturale agli organismi sessili, come i coralli.

Con le rocce vive si possono creare delle strutture rocciose molto suggestive e naturali, le rocciate sono lo “scheletro” di un acquario, fungendo da struttura portante del reef.

Purtroppo non sempre si introducono esseri benevoli con le rocce vive (anche con le basette sotto agli invertebrati), che, pur essendo degli abitanti del reef corallino in natura, in acquario possono provocare gravi danni al sistema.

Il problema non si pone se si possiede un acquario con predatori o di soli pesci, dato che la maggior parte di questi organismi attaccano i coralli.

ROCCE DI COLTIVAZIONE

Ci siamo mai chiesti da dove arrivano queste rocce? come vengono fabbricate? Purtroppo arrivano direttamente dalle barriere coralline, e, dato l’enorme commercio di esse in acquariologia marina, ogni giorno interi pezzi di reef vengono strappati al mare per essere spediti in posti lontani all’interno di box di polistirolo.

Questo comporta notevoli squilibri all’ecosistema e la modificazione del paesaggio naturale è drastica, perciò è possibile ‘fabbricare’ rocce vive nelle proprie vasche semplicemente lasciando delle pietre abbastanza porose in vasca, o meglio in refugium.

Aspettando qualche mese le rocce saranno colonizzate da piccoli invertebrati e batteri nitrificanti. Alcuni negozi usano questa semplice pratica vendendo le rocce “di coltivazione” a qualche euro in meno di quelle importate.

Un piccolo aiuto da parte di ogni acquariofilo che vuole contribuire alla preservazione delle barriere coralline, basterebbe a salvare molti reef incontaminati, in modo semplice e anche redditizio, dato che, una volta colonizzata, la roccia sarà rivendibile come viva senza normative CITES. Perchè non provare?

Con le rocce vive si possono introdurre i seguenti invertebrati:

Anfipodi, molto comuni negli acquari marini di recente allestimento, dato che possono riprodursi liberamente e senza predatori nei primi mesi di maturazione dell’acquario.

Sono dei crostacei molto utili, sia nel ruolo di spazzini che nel ruolo di mangime naturale vivo per i pesci e gli invertebrati, sono inoltre riprodotti artificialmente in colture intensive proprio a scopo alimentare (difatti si possono incontrare come mangime surgelato nei negozi di acquariologia ben forniti).

Molto utili a possessori di DSB, scavando gallerie e smuovendo la sabbia sono molto apprezzati negli acquari gestiti con questo metodo. Molto raramente si incontrano Anfipodi capaci di nutrirsi di coralli duri e molli.

Vermi Tubicoli, i cosiddetti ‘spirografi’, quei vermi che per mangiare filtrano l’acqua da una corolla (corona tentacolare) larga e vaporosa che li fa assomigliare a fiori.

Con la roccia viva si incontra molto frequentemente brachiomma curta che ‘abita’ nelle strutture solide formate da calcare, vive in cavità ombrose della roccia.

Vivendo in fitte colonie fa assomigliare la roccia a un ‘praticello fiorito’ e può ricoprire anche vetro e tubazioni in PVC come quelle de getto di rientro del filtro, o del ‘troppo pieno’.

ci sono anche vermi tubicoli calcarei che assomigliano a delle piccole spirali bianche di circa 1mm, con una corona tentacolare microscopica, sono del genere Spirorbis, e coprono tutte le superfici, anche il vetro frontale, se non li si elimina con un raschietto.

Ci sono anche dei Vermi Tubicoli di cuoio che arrivano con le rocce vive, come ad esempio la bianca Bispira Viola, e la beige Bispira Brunnea.

Molluschi Gasteropodi, abbastanza abbondanti negli acquari di barriera, i molluschi gasteropodi sono quasi sempre benvenuti in vasca.

La maggior parte delle specie che arrivano con le rocce vive sono benevole, a parte alcuni casi, come quelle del genere Heliacus, dall’aspetto giallo e nero, che si nutrono prevalentemente di zoantidi, tuttavia e’ abbastanza facile individuali poiche’ per mangiare si posizionano al centro delle colonie di questi coralli (queste splendide lumachine sono molto ricercate dai possessori di acquari con coralli duri, perché aiutano a tenere sotto controllo i polipi coloniali, ritenuti infestanti).

La maggior parte delle lumache, invece, si nutre di alghe (come le euplica), quindi gradite per contrastare le alghe verdi (anche se sono un buon segno nell’acquario) che risulterebbero abbastanza antiestetiche, e alcune di alge filamentose o marroni (come le turbo o le astrea).

Attenzione i molluschi gasteropodi del genere Pyramidellidae, si nutrono di molluschi bivalvi in generale, ma soprattutto di tridacne. Non ci sono nemici naturali che si possono allevare in acquario ma bisogna soltanto aspirarle durante i cambi d’acqua.

Zoantidi, occasionalmente delle specie di Zoanthus, molto resistente e incredibilmente colorato sopravvivono al lungo viaggio dentro all’ambiente umido del box di polistirolo, finendo così come per sorpresa, nei nostri acquari.

Da un singolo polipo, con il passare degli anni si può ottenere una piccola colonia molto suggestiva, soprattutto durante la simulazione del tramonto (con led blu o neon attinici), in cui i piccoli polipi saranno aperti, ed estremamente fluorescenti.

Si nutrono dei rifiuti delle loro alghe simbionti, ma catturano anche piccole quantita’ di fitoplancton o Zooplancton dall’acqua. Non sono molto graditi negli acquari con coralli duri, poiche’ sono ritenuti molto infestanti e per debellarli si usa iniettare in essi aceto o acqua bollente (vedi voce “Aiptasie”), o introdurre lumache predatrici di Zoantidi (vedi voce “Molluschi Gasteropodi”)

Spugne, con le rocce vive immettiamo molte spugne nel nostro acquario, ma siccome vanno tenute all’ombra di solito non si possono ammirare questi strani organismi, a meno che non si ricrei una grotta con le rocce. Vengono spesso divorate dai pesci angelo o pesci angelo nani.

Sono organismi filtratori, che si nutrono di fito/zooplancton, si insedieranno soprattutto in sump e saranno particolarmente gradite per il ruolo di “purificatori dell’acqua”.

Ci sono alcuni tipi di spugna Zooxanthellata che si nutrono dei rifiuti delle alghe simbionti, vanno messe in piena luce e possono ricoprire vaste zone di substrato. Possono essere anche molto colorate, dal rosso sangue al viola acceso.

Ricci di mare, di solito con le rocce vive arriva solo una specie di riccio di mare: Echinometra. Questo riccio mangia alghe e detriti, quindi ha un ruolo benevolo, ma, essendo estremamente forte e goffo, puo’ rovesciare rocce e invertebrati, inoltre puo’ letteralmente strappare pezzi di belle alghe calcaree rosse, o viola.

Fate quindi attenzione a fissare bene rocce e invertebrati tra di loro, se decidete di tenere questa specie di riccio. Ma fate attenzione alla specie più piccola, Paraselenia gratinosa, con un corpo piu’ piccolo e appiattito, che si nutre di coralli duri!

Ascidie, Sono organismi che filtrano l’acqua facendola entrare dalle pareti laterali e facendola uscire dal foro superiore. Si trovano spesso all’interno di grotte o rientranze poco illuminate.

Crescono bene da sole e di solito raggiungono dimensioni limitate, non recando danni, anzi arricchendo la biodiversita’ di un acquario marino.

Anellidi, Vermi di fuoco, sono presenti in moltissima quantita’ negli acquari di barriera, sotto alle rocce o all’interno di esse. Hanno un ruolo ruolo di spazzini detritivori, ma possono irritare coralli molli e duri.

Fate molta attenzione durante un’eventuale rimozione del verme e indossate dei guanti perche’ le setole che possiede vi provocherebbero un forte dolore e una forte irritazione a causa del veleno che contengono. Possono uccidere chiocciole del genere turbo o astrea, ma solo per disperazione se non trovano altro da mangiare.

Inoltre state attenti a non spezzarli in due o piu’ pezzi, perche’ si possono rigenerare molto facilmente e creare quindi altri individui. NB: questi vermi sono molto ricercati da possessori di DSB.

Asterine, sono piccole stelle marine che hanno da tre a sette braccia e misurano circa 2 Cm di diametro. E’ da sempre presente un forte dibattito tra chi sostiene la pericolosità di queste stelle e chi sostiene la loro inoffensività.

Dalla mia esperienza posso dire che ogni genere di asterina può diventare un potenziale pericolo in età adulta, se non trova del cibo. Nella fase di crescita (quando sono ancora relativamente giovani) sono del tutto innocue e si nutrono di patine batteriche o alghe.

Da sempre c’è una “legge” che riguarda queste piccole stelle, quella della specie “buona” e quella della specie “cattiva”. Io non credo a queste voci, piuttosto generalizzo e sostengo quanto riportato sopra.

La specie ‘cattiva’ e’ di colore verde o azzurrino e sembra un po’ mangiucchiata per meta’, possono diventare pericolose per coralli duri o molli solo se non trovano cibo a sufficienza per la propria sopravvivenza. La specie ‘buona’, invece e’ di colore beige e si nutre di alghe verdi, polipi morti o di detriti.

Per l’eliminazione di queste stelle marine può essere utile inserire in acquario un “gamberetto arlecchino”, quando finirà la scorta di stelle marine presenti in acquario raccomando di rimuoverlo o alimentarlo con altre stelle, per evitarne la morte di fame.

Gli studi sulle stelle del genere asterina sono tutt’oggi in corso e le informazioni su di esse sono ancora in stato di ricerca.

Planarie, sono piccoli esserini striscianti che si nutrono di Zooxantelle, quindi sono parassiti dei coralli. Dopo averle ingerite le sfruttano per procurarsi cibo attraverso la fotosintesi.

Per prevenire un’eventuale infestazione di Planarie e’ consigliabile procurarsi una coppia o un solo esemplare del genere Synchiropus , sarebbe meglio S.Ocellatus piuttosto che S.Splendidus, anche se molto più clorato. Attenzione! la morte improvvisa di grandi quantità di Planarie produce una fatale massa di tossine.

Aiptasia, è il famosissimo “corallo di vetro” che è presente o si è presentato in qualsiasi acquario, è sempre un anemone originaria dei reef tropicali, ma purtroppo non è consigliabile tenerla, essendo estremamente urticante (non ospita ovviamente pesci pagliaccio) e riproducendosi in maniera velocissima, spesso per via sessuale, facendo riempire l’acquario e urticando tutti i coralli che vengono a contatto con i suoi tentacoli, specialmente quelli duri.

Raggiunge le dimensioni di circa 8 Cm di altezza e 2 Cm di diametro. Per eliminarla e’ consigliabile introdurre un gamberetto apposito a divorare l’attinia, il Lysmata wundermanni, questo invertebrato divora l’Aiptasia solamente se non trova niente di meglio da mangiare, quindi attenzione a non alimentarlo direttamente fino alla scomparsa degli ospiti non graditi.

In commercio si trovano spesso prodotti adatti a uccidere l’Aiptasia, come AIPTASIA X, si spruzza direttamente sull’anemone e questa non riesce più a nutrirsi, deperendo e sfaldandosi dalla roccia, oppure consiglio il vecchio metodo dell’aceto: riscaldare l’aceto fino a ebollizione, con molta attenzione aspirarlo con una siringa, mettere l’ago alla siringa, infilzare l’aiptasia e spruzzare l’aceto bollente dentro essa. Se l’operazione e’ andata a buon fine l’animale cambierà colore e si scioglierà.

Volendo si può usare acido acetico, molto più potente (attenzione alla capacità corrosiva e alla proliferazione batterica se non usato correttamente). Il problema di questi metodi e’ che abbassano notevolmente il PH della vasca. Un altro metodo è quello di “murare” viva l’aiptasia con colla bicomponente, venduta nei negozi di acquari, serve di solito per fissare talee di coralli o rocce tra loro.

– Anemonia (Majano), e’ anch’essa un’anemone infestante che ricorda notevolmente una giovanissima attinia a bolle, ma che in realtà rimane piccolissima: 2Cm di diametro e qualche Cm di altezza. Prolifera come la precedentemente descritta Aiptasia e si può debellare con gli stessi trattamenti.

Granchi, sono quasi tutti della stessa specie del famosissimo Mitrhaculus sculpus (‘mitrax’), ma non sono benevoli come lui. Tuttavia questi piccoli granchietti neri e con le chele “a cucchiaio” non sono così distruttivi come sembrano, difatti se si possono nutrire di invertebrati sono solamente invertebrati stressati o malati.

Per lo piu’ mangiano detriti e cibo lasciato da parte o anche grandissime quantita’ di alghe raschiate via dalle rocce, anche le alghe filamentose o le nocive valonia. Consiglio di tenerli e alimentarli diretamente come fossero gamberetti per prevenire danni ed ammirarli in tutto il loro splendore

Nudibranchi, c’è una specie di nudibranco che arriva direttamente con le rocce vive o più spesso con le rocce attaccate ai coralli e si nutre di coralli molli. Si chiama Tritoniopsis elegans e ha tante appendici simili a ‘piccoli alberi molli’ di colore arancione o bianco.

Per scovarlo bisogna guardare l’acquario di notte e se i coralli hanno dei segni di sofferenza o dei detriti polverosi alla base, e’ segno della presenza del Tritoniopsis elegans.

Fate attenzione e togliete subito questo nudibranco, è capace di riprodursi! Nel mio acquario dedicato ai coralli molli avevano deposto su di una roccia e personalmente consiglio di fare come me: lanciare la roccia in giardino, uccidendola per inserirla successivamente alla morte delle uova. Le uova sono deposte a spirale.

Turbellarie, sono piccoli nudibranchi trasparenti che parassitano i coralli del genere Acropora. Bisogna avere un occhio molto attento per scovarle perché sono molto abili nella mimetizzazione, assumendo addirittura la colorazione più scura a seconda del colore del tessuto dei polipi di corallo.

Attaccano il corallo lasciando piccoli morsi sul tessuto sano, che sbiancherà piano piano.
Sono capaci di riprodursi, depongono le uova sotto i coralli in piccoli agglomerati arancioni. Personalmente consiglio di eliminare i parassiti adulti con dei bagni in Betadine (in soluzione 3/5 Ml per litro) dell’animale parassitato di circa 15 min.

Bisognerà ripetere l’operazione settimanalmente fino alla scomparsa delle turbellarie.
Attenzione, le uova di questi fastidiosissimi parassiti sono immuni al Betadine e vanno asportate “meccanicamente”, taleando il corallo o raschiando gli agglomerati con un bisturi (facendo moltissima attenzione).

Si possono anche introdurre dei predatori naturali di Turbellarie come Synchiropus Splendidus/Ocellatus, Lysmata Grabhami o Pseudochelinis Hexataenia.

Ricordatevi che ogni animale che arriva con le rocce vive fa parte di un ecosistema fantastico: la barriera corallina, noi lo strappiamo egoisticamente dal suo ambiente naturale chiudendolo in parallelepipedi di qualche centinaio di litri pretendendo che non faccia danni, mentre e’ nella sua natura predare o essere predato, dobbiamo metterci nei suoi panni e dire: come mai son finito qui? Invito ogni acquariofilo a cercare di tenere nella propria vasca questi organismi se e’ consapevole che non rechino danni agli abitanti del proprio acquario.

Giordano Lucchetti




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