Carassius auratus piccolo principe

Carassius auratus, piccolo principe del giardino acquatico

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Ovunque si va estendendo la passione del laghetto, grazie anche alla dolcezza del clima del nostro Paese e alla possibilità sempre più diffusa di disporre di un piccolo pezzo di terreno.

La primavera è un periodo dell’anno ideale per creare un habitat poco impegnativo e capace di dare grandi soddisfazioni: ospite d’elezione il simpatico Carassius auratus, meglio conosciuto come pesce rosso.


Foto di Enrico Malagoli.

Cosi come per gli appassionati di acquariofilia il pesce rosso rappresenta spesso il primo passo verso il variopinto mondo dei pesci tropicali, anche per l’appassionato di laghetto questo Ciprinide può rappresentare il “primo” pesce.

La robustezza e la grande adattabilità che caratterizza questa specie lo rende adattissimo, ancor più che stare in acquario o peggio in una angusta “boccia”, alla vita nei laghetti da giardino.

La sua versatilità consente di allevarlo sia in invasi di piccola che di grande dimensione, senza che il suo ciclo vitale ne risenta minimamente: anzi spesso ci troveremo di fronte ad un improvviso aumento di popolazione grazie alla facilità con cui il pesce rosso si riproduce all’aria aperta.

La famiglia dei Ciprinidi è la più numerosa come numero di specie tra i Pesci Ossei. Carassius auratus è originario dell’Asia centrale ed occidentale, anche se ora è diffuso un po’ in tutta Europa come pure nelle Americhe, a causa di immissioni spesso accidentali.

Raggiunge in natura la dimensione massima di 35 cm, il corpo è abbastanza sviluppato in altezza, le pinne sono mediamente piccole e la coda è tozza e robusta. Ma la caratteristica che ha reso questo pesce popolarissimo in tutto il mondo è la stupenda colorazione rossa della sua livrea che talvolta può essere chiazzata di nero, giallo o bianco.

Nella varietà selvatica o nelle popolazioni rinselvatichite il rosso sgargiante è sostituito da una colorazione bronzeo-verdastra, la stessa che hanno i giovani Carassi selezionati prima del cambiamento in rosso.

Predilige acque a corso lento e ricche di vegetazione vivendo in canali, fiumi, laghi e stagni, dove forma generalmente piccoli gruppi. La sua alimentazione è onnivora: si nutre sia di invertebrati sia di piante acquatiche e detriti che cerca in continuazione perlustrando minuziosamente il fondale.

Ghiotto di vegetazione a crescita rapida

Le sue caratteristiche ecologiche bene si confanno con l’ambiente che generalmente si viene a creare in un laghetto. Oltretutto sia la sua dimensione massima sia la sua sgargiante livrea lo rendono ulteriormente adatto ad abitare “comodamente” e a “decorare” allegramente il nostro piccolo stagno.

La vasca ideale per questo ospite non deve essere di dimensioni inferiori ai 1000 litri con una profondità minima dell’acqua di 50 cm. Questo ci consentirà di introdurre un piccolo gruppo di giovani individui che poi potremo via via selezionare durate la crescita.

Se si ha intenzione di predisporre (o è stata già costituita) una zona ricca di vegetazione aquatica a rapida crescita, come Myriophyllum, Egeria, Ceratophyllum, bisognerà evitare che i pesci possano entrarci. Infatti il pesce rosso gradisce molto questo genere di piante che, se a portata di bocca, rappresentano una “fresca insalata” da gustare in frequenti “spuntini”.

Di grande aiuto può essere la costruzione di una barriera usando delle rocce o una rete metallica dalle maglie della dimensione adeguata per impedire il passaggio dei pesci nella zona con la vegetazione acquatica da salvaguardare.

Infatti, riuscire a mantenere, nonostante la presenza dei pesci rossi, un buon numero di piante a rapida crescita ci garantirà un rapida eliminazione delle sostanze azotate e dei fosfati prodotti dal metabolismo dei pesci, rendendo meno probabile l’indesiderato sviluppo sia di alghe filamentose che di quelle unicellulari, che sono le principali responsabili del fenomeno dell’acqua verde.

Anche le ninfee dovranno essere protette dai continui attacchi di questi Ciprinidi. La rete può essere arrotolata intorno al vaso in modo da realizzare un tronco di cono la cui base (ossia la parte rivolta verso il fondo) deve avere la circonferenza minore, di modo che la struttura venga sorretta dal vaso stesso e allargandosi verso l’alto la rete consenta alle foglie della pianta di vegetare e di distendersi in tutta tranquillità.

Un buon sistema di filtraggio ci permetta di mantenere sempre stabili i fondamentali parametri chimici dell’acqua, garantendo anche durante il periodo estivo, quello più caldo, una buona circolazione all’interno del laghetto.

Questo movimento, inoltre, eviterà la formazione di zone di acqua ferma, all’interno delle quali generalmente si vengono a formare delle pericolose zone anossiche (cioè prive di ossigeno) dove si ha la produzione di alcune sostanze tossiche che poi potrebbero causare danni serissimi al nostro piccolo ecosistema.

Gli stessi pesci rossi contribuiscono notevolmente al ricambio dell’acqua. Infatti questi instancabili mangiatori, grazie al loro continuo razzolare sul fondo, mantengono i detriti sempre in movimento cosicchè possano essere aspirati dalla pompa ed eliminati dal filtro.

Foto di Enrico Malagoli.

Al momento dell’acquisto dei nostri futuri ospiti, si dovrà prestare particolare attenzione che questi siano in salute e privi di parassiti. Purtroppo infatti, a causa del loro basso costo, i pesci rossi sono spesso trascurati e stabulati in pessime condizioni.

Ciò determina un indebolimento generale del loro metabolismo che si ripercuote anche sul sistema immunitario. Pesci magri o con il classico dorso a lama di coltello sono assolutamente da escludere, così come gli esemplari con segni sulla pelle o chiazze sanguinolente.

Queste ultime, infatti, sono sintomo di una patologia (la Viremia Primaverile della Carpa o V.P.C.), purtroppo ancora troppo frequente, causata da un virus che talvolta è in grado di contagiare e rapidamente uccidere un vasto numero di esemplari.

Altre patologie, altrettanto pericolose, ma provocate da protozoi o da crostacei, durante la fase iniziale del contagio non presentano che lievi ed impercettibili sintomi che però dopo lo stress del cambio di vasca possono acutizzarsi.

Dopo la scelta una prudente quarantena

Anche se la scelta dei pesci è accurata e tutti appaiono sani e vivaci, non dobbiamo esimerci dal far trascorrere ai nostri nuovi ospiti una breve periodo di osservazione. Il repentino cambio del tipo di acqua, dell’alimentazione, e in generale dell’ambiente, può talvolta stressare i soggetti più deboli, esponendoli a eventuali patologie latenti come quelle accennate in precedenza.

Introdurre soggetti malati o poco quarantenati in un laghetto può talvolta rivelarsi un vero e proprio dramma: la notevole massa d’acqua e la difficoltà che generalmente si incontra nel cogliere i primi sintomi di malattia ci fanno intervenire spesso in ritardo e con dosi di medicamenti troppo blande con conseguenze spesso fatali sia per i nuovi ospiti che per i vecchi.


Foto di Enrico Malagoli.

Per l’acquario di quarantena sarà molto utile una vasca in plastica o in vetro provvista di un buon sistema di filtraggio e priva di arredamento. Questo facilità l’osservazione dei pesci in modo da cogliere precocemente eventuali sintomi sospetti. Questa vasca andrà riempita per una metà con acqua vecchia del laghetto e per l’altra con acqua nuova preventivamente trattata con un biocondizionatore.

Inizialmente la temperatura verrà mantenuta intorno ai 18° C da un termoriscaldatore per stimolare sia il metabolismo dei pesci (quindi il sistema immunitario) sia il manifestarsi di eventuali patologie latenti. La quarantena dovrà durare un mese, con un cambio parziale dell’acqua settimanale.

Al termine della terza settimana si potrà cominciare a riportare la temperatura gradualmente (un grado al giorno circa) allo stesso valore presente nel laghetto. Se dopo tutto questo i pesci fossero evidentemente sani (nessun disturbo comportamentale e nessun sintomo esterno) si potrà trasferirli nella loro nuova dimora.

Il periodo migliore per introdurre i nuovi ospiti nel laghetto varia in base alle caratteristiche climatiche della zona di allestimento. Generalmente si consiglia di farlo a primavera inoltrata per due motivi.

Il primo è perchè così si da tempo alle piante introdotte all’inizio della stagione, ed anche a quelle già presenti, di iniziare a vegetare abbondantemente in un’acqua fredda e priva di sostanze organiche, di modo che entrino subito in concorrenza con le alghe e ne impediscano l’eccessivo sviluppo quando arriveranno i primi caldi.

Il secondo motivo è per far sì che nuovi ospiti trovino un’acqua con temperature stabilmente superiori ai 12° C (ossia senza le oscillazioni, dovute al classico sbalzo termico giorno-notte di inizio primavera). Così facendo si garantirà ai nuovi pesci di mantenere il metabolismo sufficientemente attivo.

Un’altra cosa importante è abituare i pesci, sin dai primi giorni, ad alimentarsi sulla superficie in un punto prestabilito, in modo che anche in laghetti di grande dimensione o con numerosi nascondigli si abbia sempre la possibilità di osservare da vicino tutti gli ospiti per poterne controllare lo stato di salute.

Per questo motivo è consigliabile utilizzare del cibo in sticks e, per evitare che vada disperso su tutta la superficie del laghetto, somministrarlo all’interno di una mangiatoia galleggiante (ideale ed economico è l’utilizzo della camera d’aria gonfia di una bicicletta ancorata ad una sponda con una corda).

Questo metodo di somministrazione permette di verificare la quantità effettiva di cibo consumata dai pesci ed eventualmente di asportare con facilità l’alimento in eccesso con un semplice retino.

Va tenuto presente che, a differenza dell’acquario, dove le condizioni ambientali sono stabili per tutto l’anno (non si ha neanche lo stesso apporto alimentare fornito dallo sviluppo stagionale di alghe ed invertebrati), la dose di alimento da somministrare ai pesci che vivono nel laghetto varia molto in base ai periodi dell’anno.

L’utilizzo della mangiatoia galleggiante ci consente di dosare in ogni stagione la corretta quantità di cibo senza incorrere in eccessive o scarse alimentazioni, che inciderebbero negativamente sullo stato di salute nei nostri pesci e sull’equilibro ecologico dell’intero laghetto.

I maschi si distinguono per i “tubercoli nuziali”

Non è mai consigliabile introdurre un numero eccessivo di esemplari (per esempio per un laghetto di 3000 l non si devono superare i 15 esemplari) se non si vuole incorrere in problemi di sovrappopolazione, dal momento che questo Ciprinide cresce rapidamente e soprattutto si riproduce con estrema facilità.

I maschi si riconoscono chiaramente dalle femmine solo nel periodo della fregola per la comparsa nella zona della testa e delle branchie di caratteristici puntini bianchi che vengono detti “tubercoli nuziali”.

Anche le femmine in questo periodo sono riconoscibili a causa del ventre rigonfio di uova che rende il loro aspetto particolarmente tozzo. I giochi amorosi avvengono generalmente in primavera e i maschi iniziano ad inseguire insistentemente le femmine toccandole con il muso sul basso ventre.

La riproduzione avviene nei pressi del fondale dove la coppia (talvolta la femmina è “corteggiata” da più maschi) libera i gameti sessuali. Parte delle uova sono divorate dagli stessi genitori e dagli altri pesci presenti nel laghetto, mentre le uova fecondate superstiti si ancorano al fondo e alla vegetazione dove si schiuderanno nel giro di 48 ore.

A questo punto gli avannotti possono trovare un sicuro riparo tra le piante del laghetto dove, grazie alla rete di protezione che avevamo precedentemente installato, non possono essere predati dai pesci di maggiore dimensione.

Gran parte della nidiata crescer? rapidamente, grazie all’abbondanza di plancton, tanto da divenire un problema per tutta la comunità del laghetto. Quando i giovani raggiungeranno dimensioni critiche allora sarà consigliabile cercare qualcuno che condivide la nostra stessa passione a cui affidare la prole in eccesso per non incappare nelle problematiche legate alla sovrappopolazione.

In commercio esistono molte varietà selezionate del pesce rosso dalle forme e dai colori più diversi. Queste varietà pregiate sono molto più esigenti rispetto alla specie originaria e di conseguenza andrebbero allevate in laghetti speciali. Infatti Oranda, Black Moor, Testa di Leone ecc. prediligono temperature costanti e più elevate (22° C) di quelle che normalmente si trovano all’interno dei nostri stagni.

Talvolta li si può allevare all’aperto solo nel periodo estivo facendo però molta attenzione, durante le fasi di acclimatazione, che gli animali non subiscano eccessivi sbalzi dei parametri chimico-fisici dell’acqua. I

n questo caso è assolutamente necessario che esemplari di queste particolari varietà non vengano allevati insieme ad altre specie o ai pesci rossi comuni poichè altrimenti rischierebbero di non alimentarsi a sufficienza o di essere aggrediti a causa delle loro lunghe pinne e della loro andatura alquanto goffa.

Bibliografia:

– U. Baensch: “Pesci di mille colori” (1987) – Tetra Verlag, Melle (Germania).
– H. Stallknecht: “il piacere dell’acquario” (1997) – Parke Davis Spa Divisione Tetra, Milano.
– AAVV: “Il grande libro dell’acquario” (1982) – Rizzoli Editore, Milano.
– AAVV: “Exotic Tropical Fishes”, expanded edition (1980)(- Tropical Fish HobbyistPublication, Neptune City (U.S.A.).
– H. Pinter: “Il tascabile dei pesci d’acquario” (1997) – Tetra Verlang, Melle (Germania).
– G. Gandolfi/S.Zerunian/P.Torricelli/A.Marconato: “I pesci delle acqua interne italiane” (1991) – Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, Roma.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 21 – Giugno 2000 – della rivista “il mio acquario” la quale ha concesso tale ripubblicazione.

  Andrea Sassi




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