L’acquario di Elio Fabbrini

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Harmony of small leaves.

La passione per l’acquario è cominciata circa 25 anni fa, quando vidi per la prima volta pesci e piante tropicali in un noto negozio di Viareggio. Rimasi subito affascinato dai colori e dalla tranquillità che pesci e piante suscitavano e dagli splendidi acquari marini in esposizione. Decisi allora di mettere in cantiere la costruzione di un piccolo acquario tropicale d’acqua dolce da 30 litri, che arredai con poche piante e alcuni pesci (Guppy and C.).
Ad un piccolo filtro interno azionato da un areatore il compito di mantenere pulita l’acqua ed a una lampada al neon (non ricordo i watt) l’illuminazione. Non avevo riscaldatore, ma la temperatura non scendeva mai sotto i 18 °C.
Beh, devo dire che questo è stato il mio laboratorio di scienze (avevo 14 anni). Ho imparato tantissime cose sulla chimica, sulla botanica, sulla fisica e sulla biologia di cui ora ne faccio tesoro.
Devo dire che a quei tempi le riviste come “aquarium” le divoravo in un giorno e le informazioni, i consigli e l’esperienza del mio negoziante completavano la mia sete di sapere (devo sicuramente a lui la passione che mi ha trasmesso per la realizzazione e la gestione dei miei acquari).
Tutto questo mi ha arricchito e mi ha dato molte soddisfazioni, premiandomi con molte riproduzioni di pesci come; Colisa Lalia, Betta splendens, Thorichthys meeki, Discus, ecc…
In tutti questi anni, però le piante nei miei acquari erano in secondo piano, preferivo concentrarmi su pesci ed invertebrati piuttosto che sulle piante.
Devo anche dire che ho tentato più volte la coltivazione di piante stile “olandese”, ma per una serie di fattori (per primo il controllo della fertilizzazione dell’acqua e del fondo) la crescita era scarsa e le alghe alla fine prendevano il sopravvento.
Questo per raccontarvi un pezzo di storia della mia vita “acquariofila”.
Fino a che l’anno scorso, girando su dei forum in internet, vidi delle bellissime vasche di piante fertilizzate con svariati sistemi, dal PMDD fatto in casa alla linea della ADA passando per la Seachem.
Decisi allora che valeva la pena tentare con un plantacquario.

Descrizione acquario

L’acquario in questione è un modello commerciale marchiato “Image”chiuso da 170 litri con vetro frontale curvo (sconsiglio l’acquisto) vetri da 8 mm di spessore, in funzione dal 15/12/2005.
Le misure sono circa 90 cm di lunghezza x 45 cm (media) di profondità x 45 cm di altezza.
Il filtro è interno caricato con in ordine: lana di perlon, cannolicchi ceramici, bioballs Dupla, la pompa è una Sicce da 800 l /ora sostituita da poco.

Il riscaldamento è affidato ad un riscaldatore in provetta da 150W ed a un cavetto riscaldante da 50W. Il tutto è controllato in temperatura da un sistema elettronico Aquasystem.
L’impianto CO2 (estremamente necessario) è costituito da bombola ricaricabile con riduttore di pressione, contabolle/atomizzatore Dupla e controllo elettronico con sonda ph al calomelano della Aquasystem. Il ph viene mantenuto costante a 6,8.

L’impianto d’illuminazione esistente dell’acquario è stata completamete rifatto. Come potete vedere dalla fotoè stata rimossa la plafoniera con i due neon T8 da 18W e sostituita con 5 T8 muniti di riflettori. Le lampade sono 1 24W Amazon day della Dennerle 6000 K. 1 24W CH lighiting 10000 K, 1 18W della Osram 865 6500 K, 1 18W Amazon day della Dennerle 6000 K , 1 14W della Sylvania Grolux, per un totale di 100W.

A dire il vero la temperatura di colore di 6000 K enfatizza i verdi e non rende fedeltà ai rossi, ma le piante trovano beneficio e fotosintetizzano a meraviglia con un peerling notevole (emissione di piccole bollicine dalle foglie).
Il fotoperiodo è regolato da due timer che accendono e spengono le lampade a blocchi secondo lo schema 3 4 3 con picco centrale di 4 ore per un totale di 10 ore di accensione. Così facendo si incrementa nella fascia centrale l’assorbimento dei nutrienti e si limita invece negli altri periodi di 3 ore con conseguente gestione “soft” della vasca. (vedi)

All’interno del vano luci, nel coperchio ho inserito una ventola da 14 cm per estrarre l’aria calda tra il coperchio e l’acqua in maniera da raffreddarla nei periodi estivi.

Allestimento

Per il fondo dell’acquario è stato utilizzato un misto di graniglie, terre allofane (Akadama) e fertilizzante così composto:
1) a diretto contatto con il vetro di fondo è stato versato 10 g di Osmokote della Bayer
2) pomice (che non galleggia) di granulometria grossa, circa 5-7 litri
3) una manciata di carbone attivo
4) una manciata di torba in granuli
5) akadama originale grossa circa 10 litri granulometria 8 -10 mm
6) akadama originale fine circa 10 litri granulometria 2 – 4 mm

La misura e la granulometria utilizzata è stata studiata in funzione di un buon ricircolo dell’acqua al suo interno, il carbone è stato inserito per assorbire e rilasciare poi nel fondo il fertilizzante a lenta cessione quale è l’osmocote, la pomice è ricca di sostanze nutritive e molto porosa, facilità l’annidamento dei batteri nel fondo che scompongono le sostanze contenute al suo interno e le rendono disponibili alle radici delle piante contribuendo ad una crescita rigogliosa.
L’akadama è una terra allofana che proviene da un monte di origine vulcanica del Giappone e adatta alla coltivazione dei bonsai, ma in uso anche in campo acquaristico rinominata con nomi “miracolosi” dalle aziende del settore (per chi volesse cimentarsi con questa terra, consiglio di leggere nei forum quale è quella adatta ad uso acquariofilo). Ha un brutto difetto nel primo mese di funzionamento dell’acquario, assorbe i sali di calcio e magnesio, abbassando notevolmente il GH dell’acqua. Per ovviare a ciò bisogna reintegrare i sali giornalmente preparando delle soluzioni come il grande Walter Peris insegna. (per chi vuole approfondire vedi www.walterperis.it)
Il colore di questa terra è bellissimo e contribuisce sicuramente al layout e all’effetto finale della composizione, inoltre l’akadama rende l’acqua cristallina.
L’altezza finale del substrato è nella parte destra dietro alta circa 14 cm a destra invece è circa 10 cm. Sul frontale intorno ai sette centimetri.

Per quanto riguarda le pietre dell’allestimento ho utilizzato pietre raccolte in natura prive di calcio e opportunamente pulite e lavate. Non ho usato legni volutamente, colorano l’acqua.
La disposizione delle pietre e delle piante è stato studiato a tavolino, realizzando schizzi e simulando con sagome il piano dell’acquario per poi porvi sopra le pietre scegliendo la disposizione migliore. Devo dire che la pietra di sinistra in verticale risulta essere troppo grossa e probabilmente verrà sostituita con una più piccola per rendere più armonioso il layout.

Fertilizzanti utilizzati
Ho utilizzato per primo il PMDD secondo le ricette di Colins & C., come spiego più avanti nella cronologia, poi sono passato alla linea completa di fertilizzanti Dennerle senza grandi miglioramenti ed infine alla linea Seachem che si è dimostrata veramente un portento.
La possibilità di fertilizzare giornalmente seguendo il suo protocollo o secondo necessità e mi ha dato e mi sta dando veramente grandi soddisfazioni. Il fatto di sapere (la Seachem indica sulle confezioni dei suoi fertilizzanti i componenti e le quantità) cosa verso in vasca rendono questi fertilizzanti “dosabili” secondo necessità.
· Flourish
· Flourish Iron
· Flourish Excell
· Flourish Trace
· Flourish Potassium
· Soluzione di KH2SO4 per i fosfati
· Soluzione di KNO3 per i nitrati
· CO2 (gas)
· Duplaplant 24


Cyperus helferi – Riccia fluitans

Piante utilizzate
Le piante utilizzate sono :
Cyperus helferi
Rotala Wallichii
Rotala Rotundifolia
Vallisneria nana
Vallisneria spiralis
Vallisneria Americana
Glossostigma elatinoides
Ludwigia arcuata green
Ludwigia arcuata red
Macaca fluviatilis
Riccia fluitans
Echinodorus tenellus
Eusteralis stellata
Lilaeopsis Nuovae Zelandae
Microsorum pteropus “windelov”
Hemianthus micranthemoides


Rotala wallichii


Glossostigma elatinoides

Per quanto riguarda le piante sono in gran parte a crescita veloce, questo perché risulta più facile l’eliminazione di sostanze come NO3 e PO4 che possono alimentare una proliferazione algale. In effetti devo aggiungere PO4 e NO3 con soluzioni mirate per mantenere questi nutrienti ad un valore di 0,1- 0,2 mg/l per i PO4 e 2-4 mg/l per gli NO3.


Eusteralis stellata

Per la realizzazione di questo layout ho deciso di utilizzare piante con foglie piccole o nastriformi, per enfatizzare e amplificare l’effetto di grandezza dell’acquario.
Armonia di piccole foglie, il nome dell’acquario deriva proprio dall’utilizzo di queste piante.


Hemianthus micranthemoides

Pesci

Rasbora Heteromorpha 30 esemplari
Otocinclus affini 4 esemplar
Caridina Japponica 12 esemplari
Epalzeorhynchus Siamensis 3 esemplari

Manutenzione

Per quanto riguarda i cambi d’acqua, cambio circa 45 litri ogni settimana con acqua di osmosi (Fig 9) e reintegro i sali con le soluzioni per aumentare il GH ed il KH.
Eseguo potature quasi giornalmente e comunque cerco di potare un tipo di pianta alla settimana, mai 2 insieme, per non aggravare l’acqua con dosi di fertilizzante non utilizzate e quindi a disposizione alle alghe.

Valori dell’acqua

GH 6
KH 4
Fe 0,1 – 0,2 mg/l (Test Tetra)
NO2 Assenti
NO3 3 – 5 mg/l (Test red sea)
PO4 0,1 – 0,2 mg/l (Test Jbl)
CO2 18 – 20 mg/l
Ph 6,8
Temp 26°C

Dall’avvio ad oggi

Allo start up per circa un mese, non ho usato fertilizzanti, pensando che l’osmokote e l’akadama bastassero a fertilizzare fondo e colonna d’acqua, ma purtroppo non è stato così; le piante non crescevano. In effetti non si vedevano nemmeno le alghe, e allora mi sono deciso a cominciare la fertilizzazione con PMDD fatto secondo le ricette di Colins.

Devo dire che essendo alle prime armi con un platacquario mi sono trovato malissimo con il dosaggio giornaliero del PMDD e in definitiva vuoi per inesperienza vuoi perchè le piante avevano sofferto la mancanza di nutrienti all’avvio, si sono presentate le prime alghe BBA (spore introdotte forse con una pianta acquistata da un negoziante che teneva male le piante esposte).

Allora sono passato alla linea Dennerle, devo dire con leggero miglioramento della crescita, ma anche ad un aumento delle BBA.
Onestamente non sapevo che “pesci” prendere ho cominciato a fare un sacco di prove che poi si sono rilevate catastrofiche ( vedi sostituzione lampade, aumento CO2, diminuzione CO2, aumento dosi del fertilizzante, diminuzione del fertilizzante, aumento del foto periodo e la sua diminuzione, ecc.. ) Alla fine le bba avevano preso il sopravvento e crescevano bene sulla Glossy e sulle rocce. Misuravo però NO3 a 0 e PO4 a 0, e questo mi faceva diventare matto, niente Azoto niente nitrati e le BBA alla grande, con conseguente arrivo delle filamentose verdi e dei cianobatteri. Un disastro.Ero quasi tentato di riallestire, perchè non credevo più nel fondo di akadama, nel fertilizante PMMD, nei sali che preparavo, non avevo più nessuna certezza su quello che mettevo in vasca, compresa la luce.
Un giorno mi sono deciso ad eseguire un ciclo di Protalon (sono contrario a chimici in acquario) e devo dire che le filamentose e i cianobatteri (strano perchè il Protalon non dovrebbe influire su questi)scomparvero per alcuni giorni, per poi tornare mi agguerriti che mai, sempre con NO3 e PO4 a 0 (test JBL e RED SEA). Allora estirpai tutte le piantine infestate dalle BBA e eseguii un cospicuo cambio d’acqua più del 50%.
Dopo tale operazione le BBA erano scomparse e da questo momento in poi non si sono più presentate (forse il Protalon aveva eliminato le spore), intanto progredivano i ciano e le filamentose, mentre la crescita delle piante era costante, ma non eccezionale.

Dopo diverse settimane dove eseguivo corposi cambi d’acqua ogni tre giorni e rimuovevo a mano i ciano e le filamentose (ottimo lo spazzolino da denti), fertilizzavo con il sistema dennerle a regime ridotto i ciano sono scomparsi. Rimaneva l’odioso problema di rimuovere giornalmente le filamentose dalle piante e dagli arredi.
A questo punto erano passati circa 4 mesi d’allestimento. La maturazione della vasca era ormai vicina, ma una serie di concomitanze del genere:
1. sostituzione del fertilizzante dennerle con il seachem
2. rimozione di una cospicua parte di lana di perlon dal filtro (effettivamente ne avevo messi due pezzi perchè durante la pulizia lavavo sola la prima e lasciavo la seconda in modo di non mandare sporcizia nei vani sottostanti del filtro).
3. Sostituzione della pompa del filtro con una più efficente. Forse una circolazione e una ossigenazione migliore hanno contribuito ad un isediamento più efficace di batteri nitrificatori.
Insomma dopo circa 2 settimane da queste variazioni, le piante hanno cominciato a crescere veramente bene e le filamentose a ritirarsi, fino a che non sono scomparse del tutto, con ovvia contentezza del sottoscritto che finalmente può godersi l’acquario.

Conclusioni e ringraziamenti

Innanzitutto desidero ringraziare tutti i collaboratori di Acquaportal e di Aquagarden e i loro rispettivi forum per le infinità d’informazioni che ho potuto raccogliere e che mi hanno aiutato in questa esperienza. Un grazie particolare a Walter Peris ed alle associazioni di acquariofilia. Ancora grazie ai negozi Seabox aquarium e Aquarium system per i loro consigli e la loro disponibilità.
Spero di essere stato esaustivo nella descrizione. Un plantaacquario è veramente un’esperienza unica alla portata di tutti, basta essere meticolosi e precisi fin dall’inizio, seguendo un protocollo e delle linee guida che altri prima di noi hanno eseguito.
Rimango a disposizione della comunità per eventuali domande, consigli e suggerimenti.
Una cosa è certa per avere risultati non bisogna avere fretta.




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