L'acquario di Ostiasurfer

L’acquario di Ostiasurfer

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Vasca: Decoracquari Molli 40x22x25h, 22 lt lordi

Illuminazione: 3 lampade power compact: 1. 7 Watt 7200° K
2. 11 Watt 6500° K
3: 9 Watt attinica Osram dulux S /71

Filtraggio: metodo Jaubert riadattato allo spessore di 5 cm, filtro Mantovani Eden 501 (adatto per 60 litri) caricato con Siporax e biofibres Sera (attivatore biologico “baccies” Dupla)

Movimento: pompa idros microjet da 280 lt/h senza spugnetta filtrante

Allestimento: 4.8 Kg di rocce vive (provenienza Bali)

Ospiti:

Invertebrati:
Protopalitoa
Parazoantus
Discosoma
2 Astrea
1 Fromia elegans
1 Spirografo


Pesci:
Amphiprion Ocellaris

Questa guida si pone come obbiettivo quello di sfatare certi miti sull’ allestimento di nanoecosistemi marini che grazie alla ricerca acquariofila degli ultimi 30 ora sono pienamente realizzabili senza spendere un capitale. Ma procediamo con ordine:


La vasca

Chiaramente la scelta della vasca è fondamentale, ma prima ancora di scegliere dimensioni e prezzi si dovrebbe meditare bene sull’impostazione che si vuol dare al proprio nanoreef. Così come nella cura di un bonsai bisogna immaginare lo sviluppo che si vuol dare alla pianta prima ancora di piantarne il seme e successivamente fin dalle prime potature si deve decidere l’andamento dei rami e delle foglie, alla stessa maniera un nanoreef richiede sin dalle primissime fasi dell’allestimento un attenta fase progettuale con la quale definire una volta per tutte l’impostazione del proprio acquario.

Dunque recandovi nei negozi di acquariologia vagliate le vasche che vi interessano selezionandole in base allo spazio che avete a disposizione (che comunque per un nano è molto ridotto) ed al tipo di filtraggio che intendete
montarvi: se propendete per il filtro esterno (che consiglio) o per un filtro appeso scegliete bene tra le proposte che montano coperchi facilmente modificabili per far passare i tubi o per appenderci il filtro, se di contro volete attuare un sistema Jaubert allora orientatevi su vasche più alte che larghe di modo che possiate dedicare buona parte dello spazio verticale agli strati di sabbia di questo sistema innovativo. Se invece siete orientati su di un filtro interno o uno schiumatoio interno, beh allora prendete una vasca con un vano filtro un poco più ampio del normale dato che in un ecosistema marino il filtraggio deve essere superiore ad un dolce in virtù di una maggiore stabilità chimica.

Il collocamento

Ora che avete la vasca nel suo collocamento potete sbizzarrirvi, tuttavia dovete attenervi alle solite semplici regole:

1.. evitate di metterla vicino a finestre o a fonti di luce/calore
2.. scegliete un supporto stabile, quindi evitate mensole di portata max inferiore ai 40-50 Kg
3.. se avete scelto una vasca aperta fate in modo che animali e/o bambini e/o parenti dalle mani lunghe non possano raggiungere il livello dell’acqua inquinandola o predando i pesci

Inoltre vi consiglio di fare in modo tale da avere un buon spazio di manovra per effettuare le modifiche o anche per le semplici operazioni di manutenzione, infine dotatevi di un sistema elettrico che sia nei pressi dell’acquario ma lontano da possibili spruzzi, suggerisco di montare almeno 5 prese elettriche a “ciabatta” possibilmente schermate.

Il filtraggio

A questo punto dovreste aver già acquistato il filtro, tuttavia magari siete ancora indecisi e vi serve qualche altra informazione sulle varie tipologie. Diciamo che in un nanoreef i filtri applicabili sono quasi tutti, tuttavia non ho mai sentito di nano con sump o con refugium (magari da mezzo litro data la proporzione!), quindi possiamo classificarli così:

a.. Filtro interno: il classico filtro in plastica o vetro che si mette generalmente ai lati dell’acquario, personalmente non lo metterei per una questione sia estetica si di praticità di manutenzione e rumorosità
b.. Filtro esterno o appeso: ce ne sono di svariate marche e dimensioni e li consiglio caldamente per l’effetto scenico che ha il volume d’acqua libero dalla spazio necessario ad un filtro interno. Nei filtri appesi inoltre l’acqua pulita scende generalmente a cascatella ossigenando l’acqua e favorendo l’innalzamento del pH
c.. Metodo Naturale: semplicemente quello che è, la vasca carica di rocce vive di ottima qualità e di un forte movimento si “pulisce da sola”, tuttavia sono indispensabili cambi d’acqua più frequenti (almeno 1 a
settimana) e la maturazione richiede più tempo.
d.. Metodo Jaubert: si fonda su dei meccanismi chimici che si svolgono nei fondali oceanici (il brevetto è di un biologo francese che si è dedicato a questi studi), necessita di un fondo alto dai 10 ai 13 cm costituito da un plenum (solo acqua per 2 cm) poi da sabbia a grana medio-fine e infine da sabbia finissima, il tutto separato da retine tipo zanzariera. Come sistema è molto valido tuttavia necessita che almeno ¾ del fondo siano liberi da rocce e a diretto contatto con la colonna d’acqua.
e.. Schiumatoio: personalmente quelli per nanoreef li trovo rumorosi e poco efficienti quindi li sconsiglio, tuttavia il mio suggerimento è frutto di una mia avversione per gli skimmers in genere (dovuta ad esperienze
negative) e quindi prendetela con le pinze.

Se avete scelto le prime due tipologie allora vi starete chiedendo come caricare quella scatola che avete fra le mani, io consiglio Siporax (sera) e spugna fine, tuttavia se avete un filtro appeso è molto valida anche l’ alternativa di caricarlo a sabbia corallina grossa, in modo tale fornire anche calcio ed oligoelementi. Per l’attivazione batterica affidatevi a prodotti di ottima qualità, io a suo tempo scelsi i Baccies (Dupla) e devo dire che hanno fatto un ottimo lavoro a fronte di un costo poco più elevato.

L’Illuminazione

Per questo ambito veramente le possibilità si sprecano, se avete un coperchio industriale, allora cercate di modificarlo in modo tale da montare 3-4 neon (T8 o T5 fate voi) con uno attinico, uno o due da 10000°K e uno da 6500°K cercando di raggiungere un rapporto minimo di 2W/litro. Se invece avete una vasca aperta allora dovrete faticare un po’ nel reperire i portalampada ma almeno godrete di una temperatura più mite in vasca l’ estate, perciò datevi da fare e girate per negozi di illuminotecnica, orientatevi sulle lampadine power compact (la Osram ne produce di attiniche e da 6000° K) davvero molto funzionali e convenienti. Chiaramente utilizzate sempre riflettori perché aumentano incredibilmente la resa, se avrete ascoltato i miei consigli e vi ritrovate 3W/lt allora non ci saranno coralli troppo esigenti.

Il movimento dell’acqua

Di fondamentale importanza sono le pompe per smuovere l’acqua, in un acquario marino infatti ci dovrebbe essere molto movimento proprio come le correnti oceaniche in natura. Affidatevi a pompe dalla portata oraria almeno 10 volte maggiore della capienza della vostra vasca (es. 28 lt = 1 pompa da 280 lt/h o 2 da 140 lt/h), questo moto ha l’effetto di far funzionare le rocce vive come un vero e proprio filtro biologico sempre utilissimo per annichilire i composti azotati. Infine se proprio siete dei virtuosi potete mettere più pompe comandate da 2 timer che le azionino in orari differenti in modo tale da ricreare un effetto marea.

La preparazione della vasca

Ora che avete tutto il necessario per avviare il vostro acquario, perciò se volete un Jaubert incominciate con il plenum e così via (ci sono migliaia di articoli a riguardo e non credo questa sia la sede adatta) se invece vi siete orientati su sistemi normali riempite d’acqua RO salata (mi raccomando non salatela con il sale da cucina o prelevatela sotto costa, il sistema migliore è RO con sali di buona qualità (Instant Ocean, Red Sea , ecc..) azionate filtri e pompe e aspettate qualche giorno (c’è chi dice settimane ma a mio avviso anche prima non succedono grossi disastri) per immettere le rocce vive.

Le rocce vive e la sabbia corallina

Come dice il nome stesso sono pullulano di vita (no non parlano come il sasso di Fantaghirò) e sono fondamentali per lo sviluppo di un acquario marino, perciò se conoscete qualcuno che ancora usa coralli finti o bolliti criticando le rocce vive vi consiglio caldamente di non dargli mai ascolto per nessun motivo.

I principali parametri che garantiscono la qualità di questi pezzi di barriera corallina, sono in primis la provenienza (quelle delle Fiji sono le migliori, ma sono molto valide anche quelle di Bali o del Mar Rosso) ed in secondo luogo la stabulazione effettuata dal negoziante che se è serio dovrebbe tenerle in una sua vasca apposita (con molto movimento) a spurgare “schifezze” per un mesetto prima di venderle. La quantità da introdurre è di circa 1 Kg ogni 4 lt d’acqua ed il costo medio 16-17 ? al Kg (lo so che sono care ma in un nano di modeste dimensioni bastano 5-6 o 7 Kg ed è meglio spenderle per questo che non per altre cose inutili).

Vanno inserite, possibilmente tutte insieme, dopo qualche giorno dall’avvio ed in modo tale da formare anfratti, architravi ed intercapedini perciò potete dare prova del vostro estro e della vostra creatività compositiva, per aiutarvi potreste usare delle colle apposite a secco sulle rocce, ma generalmente con un po’ di gentilezza si riescono a realizzare incastri abbastanza stabili ed inoltre senza l’incollatura si potranno compiere in futuro manutenzioni più accurate.

Per quanto riguarda la sabbia c’è chi ne mette giusto un velo dopo aver posizionato le rocce vive, tuttavia io sono più propenso nella realizzazione di fondi più corposi anche senza sforare nel Jaubert, quindi metto prima 4-5 cm di sabbia e poi sopra le rocce cercando di farne stare il meno possibile sulla sabbiolina ed utilizzando al meglio il vetro posteriore come appoggio.

Inutile dire che la sabbia va lavata per bene prima a meno ché non abbiate anche sabbia viva (o presa da un’altra vasca o comprata in buste sigillate) ed in quel caso dovrete versarla così com’è.

Accendiamo le luci

Nell’accendere le luci ci sono molte voci discordanti, tuttavia è certo che non si può partire con un fotoperiodo completo nelle prime settimane di vita del nostro nanoreef, procedete quindi per gradi avendo l’accortezza di portare gradatamente, partendo da 4 ore di luce, il fotoperiodo a 12 ore in un mese circa. C’è anche chi più drastico per paura delle alghe ha un avvio più lento, ma quello che vi ho suggerito a me non ha dato problemi.

I test

Non vi rimane che testare l’acqua ad intervalli regolari, magari annotando il tutto su di un agenda o su un programma informatico di monitoraggio. Per le marche c’è l’imbarazzo della scelta, i migliori sembrano essere i Salifert ed i Red Sea, tuttavia se si vuole spendere un po’ di meno a fronte di un accuratezza minore si può optare per i classici Sera e Tetra.

Tanta pazienza

Adesso non dovete far altro che avere tanta pazienza per almeno un mese dall ‘avvio il vostro nano deve rimanere così com’è, dopo 4 settimane e se i test daranno esiti positivi (nel senso ovviamente NO2=0 mg/l, NO3<10 mg/l, NH3/NH4=0 mg/l, pH, KH, Ca, ecc tutti su buoni valori) stabilmente, allora potrete mettere i primi discosoma o altri coralli molli resistenti.. ma mi raccomando abbiate sempre pazienza e non rischiate per nulla soprattutto perché vi siete impegnati molto e sarebbe senza dubbio un peccato! Perciò per i pesci dovete attendere almeno 2 mesi e comunque 1 o 2 al massimo poiché è sempre meglio sottopopolare il vostro nano. Un accoppiata che vi consiglio è quella con un amphrion (ocellaris, percola, ecc..) ed un gamberetto Lysmata (amboinensis, grabhami, wurdemanni, debelius), ma ci sono anche molti gobidi interessanti, insomma scegliete voi ma con accortezza.




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