Aquascaping

Aquascaping di Alessandro di Stefano

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Aquascaping
L’aquascaping è l’arte di ricreare la natura. Quante volte ci siamo soffermati su questa frase letta su un qualsiasi sito o rivista dedicate all’acquariofilia? Quante volte siamo rimasti affascinati per ore nell’ammirare acquari perfetti e ricchi di vegetazione?

Innanzitutto credo che la natura non può essere riprodotta e confinata all’interno dei cinque vetri e ciò che ci limitiamo a fare è ricreare un ambiente artificiale prendendo come spunto una formazione rocciosa, un legno adagiato su una spiaggia, un paesaggio collinare dai mille colori. In seguito applichiamo un bel mix di regole matematiche, chimiche, fisiche ed esperienza per realizzare un layout e per gestire correttamente la crescita delle piante evitando al pari della peste la crescita delle famigerate alghe. Ma la natura non è cosi idilliaca,la natura è selezione,la natura è competizione,la natura è quella mano trasparente che riesce attraverso un preciso gioco di luci,acqua e piante a farci rimanere a bocca aperta dinanzi ad un ruscello boschivo o ad uno stagno di montagna. Ed è proprio questo che cerco di imitare nelle mie creazioni; fin dall’inizio della mia esperienza acquariofila,inoltre, sono stato affascinato anche  da un altro concetto:quello di Iwagumi,ovvero una realizzazione che utilizza come unico materiale la roccia. Le rocce sono state utilizzate fin dall’antichità nei giardini giapponesi,spesso abbinate  a sabbia o pochissime piante.

Il segreto di questi allestimenti sta quindi nel realizzare un buon layout di partenza seguendo alcune semplici regole riassunte in due punti:

1) Evitare di utilizzare un numero pari di pietre, cercando di posizionarle su più livelli sfalsati ed in maniera non equidistante. Per capire il concetto basta  prendere un bel pugno di sassi e gettarli su un piano:nella maggior parte dei casi il caos governato dalla natura avrà generato una disposizione corretta e bilanciata evitando al tempo stesso la simmetria che noi umani siamo tentati ad utilizzare.

2) avere ben a mente alcuni principi quali la sezione aurea,la regola dei terzi e decidere in anticipo quale “stile” realizzare. Negli ultimi anni infatti si sono evolute più di sei tipologie di Iwagumi che spaziano dal cosiddetto Sanzom iwagumi, che utilizza solo tre pietre, alle più complesse variazioni con rocce sottili o con più rocce principali.

La roccia principale (Main stone) ,ovvero quella più evidente,deve essere scelta in maniera accurata in quando rappresenta la colonna vertebrale dell’intero layout. Questa roccia viene definita Oyaishi e spesso la si posiziona leggermente inclinata per simulare o contrastare il verso della corrente. Attenzione va posta anche nella scelta delle dimensioni e nella forma della roccia posizionando le eventuali insenature,crepe e venature nel senso dell’inclinazione. Alla Main stone va affiancata in successione una seconda roccia chiamata Fukuishi ,spesso con orientamento opposto alla precedente e di dimensioni più piccole,la Soeishi  in grado di accentuare il ruolo dell’ Oyaishi e una o più Suteishi che saranno destinate ad essere ricoperte in buona parte dalle briofite o da altri vegetali.

Ovviamente in base ai gusti personali possono essere utilizzate più Main che si contrappongono tra loro,gruppi di rocce più piccole sparse qua e là per ridurre il contrasto con la vegetazione,che andrà comunque scelta tra quelle specie di piante caratterizzate da una crescita rapida e bassa come Hemianthus callitrichoides Glossostigma elatinoides,Eleocharis parvula,Echinodorus tenellus ecc….Nella parte posteriore,spesso,si utilizzano anche delle piante più alte a foglia fine come Eleocharis acicularis,Eleocharis vivipara, Vallisneria nana per accentuare la freschezza e il senso mistico della composizione.

The strength of the erosion rappresenta una rielaborazione in chiave personale di questi concetti.

In  questo allestimento ho inoltre cercato di trasmettere la forza erosiva della natura.
La vasca è un acquario Ferplast tank 60 dalla capienza lorda di 75 litri avviato il 26 Gennaio 2011 a cui ho affiancato un filtro Tetratec ex400 caricato con cannolicchi. L’illuminazione è invece affidata ad una plafoniera “generica” dotata di 2 neon T5 da 24w Philips (6500 K + 4000 K).
Per quanto riguarda il fondo la scelta è ricaduta sull’Akadama,fatta maturare lentamente con abbondanti cambi d’acqua e integrazioni regolari. L’Akadama è  un’argilla di origine vulcanica, abbastanza friabile e ad elevata CEC che può essere considerata la cugina povera di altre terre allofane che di solito vengono arricchite o parzialmente saturate per facilitarne la gestione iniziale.    All’Akadama sono stati quindi aggiunti dei  macronutrienti tramite le capsule Tropica e delle sfere di laterite utili ad apportare Fe ed a rendere disponibile il fosfato alle radici. Ancor più problematica è stata la fertilizzazione liquida,ridotta ai minimi dosaggi tramite Tropica Plant Nutrition Plus liquid, Seachem Potassium,e più raramente  Seachem Nitrogen e Seachem Phosphorus in modo da stimolare un corretto sviluppo radicale. Il fotoperiodo è di 10 ore,la somministrazione di CO2 continua tramite un atomizzatore Pollen Glass Type-2 ed i valori dell’acqua stabili:temperatura di 22 °C, KH 7 °dKH, pH 6.7.

La flora è composta da: Riccia fluitans,Lilaeopsis brasiliensis,Hemianthus callitrichoides (Cuba)

La fauna da: Trigonostigma heteromorpha e Caridina muultidentata.

La manutenzione, essenziale, è ridotta ad una leggera potatura delle piante, alternando il taglio della Calli allo sfoltimento della Riccia. I cambi sono del 40% settimanali utilizzando acqua del rubinetto decantata e biocondizionata.

In conclusione ringrazio tutto lo staff di Acquaportal ma soprattutto Mirko che gentilmente mi ha invitato ad esprimere il mio parere su questo sito,dove 6 anni fa ho iniziato la mia gavetta e che frequento tutt’ora con grande passione.

Alessandro Di Stefano racconta le sue esperienze sul suo sito/blog http://aquablog17.blogspot.it/




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