acquario di Massimo Tavazzi

L’acquario di Massimo Tavazzi

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A volte il destino toglie… più raramente decide di dare.
I channa disponibili anni or sono era davvero pochi, difficile procurarli, più arduo averli di provenienza sicura.

Passarono le asiatica, poi cedute ad altro allevatore estero con vasca da tre zeri di volumetria, passarono gli sp. Assam (anni dopo riclassificati come andrao), di cui purtroppo un setup sfortunato, con un’unica femmina in mezzo a molti maschi, ha reso impossibile il perpetrare la specie.

Dopo quegli anni, pieni di altre soddisfazioni da allevatore, lo spazio a disposizione diminuì, piccole vasche piccoli pesci. Ma come dicevamo il destino, a volte, ricompensa i buoni propositi.

Infatti un insieme di coincidenze portò ad aver un vasca da circa 80 cm di lato lungo pronta per dei betta Macrostoma, che purtroppo o per fortuna non arrivarono puntuali.

Contestualmente , una chiacchierata con un altro socio AIB (Associazione Italiana Betta), mi informava della necessità di diminuire il numero di specie da lui allevate.

Detto fatto qualche giorno dopo mi ritrovo con il mio fido e consunto box di polistirolo ospitante cinque sacchetti dal contenuto irrequieto.

Questo fu l’inizio di una delle mie esperienze di allevamento meno pianificate ad oggi, ma anche probabilmente di una tra le più emozionanti.

Ed eccoli finalmente in vasca. Cinque esemplari di Channa gachua “Assam”.

acquario di Massimo Tavazzi

I gachua “Assam” sono probabilmente tra i più piccoli dwarf Channa disponibili tra privati in europa,  insieme con gli andrao, ed in particolare probabilmente tra i più docili.

Questo consente di tener una coppia in vasca dalla misura apparentemente inadatta, che invece ben si presta al loro allevamento.

La situazione al loro arrivo era ottima. Era inizio primavera, primi tepori alle porte, e i cinque esemplari di dimensione variabile tra gli 8 e i 1012 cm, si stavano appena risvegliando dal tepore dell’inverno passato nella vasca precedente a 15 – 18 gradi, temperatura a loro necessaria durante il periodo invernale.

Infatti si tratta di una specie subtropicale, che necessità di basse temperature invernali fino a 15 gradi, con temperature medio alte in estate, 26 max 28 gradi.

Il periodo invernale a basse temperature è per loro non auspicabile ma necessario, infatti permette loro di diminuire il metabolismo e salvaguardare il loro istinto riproduttivo.

Infatti alcune specie di Channa passano buona parte di questo pseudo letargo immerse nei fanghi in assenza di acqua, riducendo totalmente il loro ritmo vitale.

Al loro arrivo hanno trovato una vasca allestita al solito in modo molto naturale, legni e numerosi anfratti, pistia con loro radici ad oscurare la luce in vasca, fondo sabbioso con foglie per dar loro possibilità di cercar cibo facilmente.

La temperatura in vasca si va alzando in modo naturale, senza l’intervento di termoriscaldatori, così come l’alimentazione va di pari passo alla loro ripresa motoria.

Siamo passati da semplici e radi pasti fatti di chironomus o artemie congelate, per arrivare al vivo al loro più congeniale, primo fra tutti le tarme della farina.

La presenza in vasca è uniforme, nessun territorio tra i presenti rivendicato, di fatto una perfetta gestione gregaria. Anche durante la somministrazione del cibo, vivo o raramente congelato, tutti gli esemplari si cibano correttamente senza nessuna prevaricazione tra loro.

Inizialmente la livrea appare molto chiara durante i giorni di ambientamento, in cui non ci sono ancora ruoli ben precisi in vasca. Dopo questo periodo iniziale le livree cominciano a prender forma, e la confidenza della vasca porta gli esemplari maggiori a scurirsi molto, tanto da rendere chiaro il motivo per cui spesso sul web vengono nominati come “black Assam”.

Si susseguono le settimane, l’attività inizia ad entrare a pieno regime e questo porta alla prima spartizione di zone di vasca più che territori, e di fatto iniziano a configurarsi i primi ruoli tra gli esemplari.

Il maschio alpha, dalla dorsale ampia e sempre in evidenza si prende il centro vasca, i due chiaramente sottomessi sono ai margini, mentre iniziano dei chiari scontri tra due esemplari delle medesime dimensioni.

Qualche giorno di scaramuccia fino che una notte uno dei due esemplari ha chiaramente vinto il confronto, sfrangiando pinne all’altro e relegandolo a sua volta in altro angolo. La nuova situazione vede i due esemplari a centro vasca e gli altri sottomessi ma non maltrattati.

Questa è una delle grande differenze tra questa ed altre specie di channa, dove la selezione nel cammino verso la creazione della coppia è spesso più cruenta.

In queste condizioni l’errore più comune è quello di rimuovere gli altri esemplari, andando così invece a destabilizzare l’equilibrio appena trovato.

E’ proprio questo invece, il momento per iniziare ad osservare la complessità di comportamento di questi splendidi pesci.

Molto accade durante la notte a luci spenti, ma anche durante il giorno è meraviglioso osservare come i due esemplari che poi formeranno la coppia si cercano, strusciandosi, rincorrendosi o anche soltanto aprendo in contemporanea la bocca quando sono frontali l’uno all’altro.

I giorni passano fino a quando una sera al momento del pasto, mi accorgo che il maschio alpha, di solito il primo ad uscire dal rovo di pistia per le tarme, rimane invece in disparte tra le radici, in zona buia.

Con pazienza ed osservazione riuscii a vedere il classico ruminare degli incubatori.
Neanche il tempo di organizzare il tutto e la prima covata andò persa. Poco male. Si era formata la coppia.

Giunto quindi il momento di separare gli esemplari sottomessi e lasciare la dovuta tranquillità in vasca alla neoformata coppia.

Alimentazione proteica e dovuta tranquillità, questa la semplice ricetta.

Infatti da lì a pochi giorni nuovamente il maschio cerca la femmina, che inizialmente rimane in disparte per qualche giorno fino alla completa maturazione, per poi, durante la notte procedere nel nuovo accoppiamento.

Il giorno seguente puntuale il maschio si cela tra le radici delle galleggianti, in chiara incubazione. Momento delicato in cui solitamente si deve evitare anche di alimentare gli esemplari.

Tre giorni giusti ed avviene il rilascio. Nuvola di avannotti.

E da qui inizia lo splendido percorso delle loro cure parentali.
I primi gg, con gli avannotti con sacco vitellino , il maschio è molto presente, radunando i piccoli in uno degli angoli in superficie della vasca, aspirando e espellendo dalle branchie gli indisciplinati che si allontanano. La femmina nel frattempo scandaglia il fondo nella ricerca di eventuali dispersi.

Al riassorbimento del sacco vitellino finalmente le cure prendono il sopravvento e maschio e femmina si alternano nel portare a spasso per la vasca gli avannotti, seguendo un preciso e cadenziato percorso (anche nell’orario).

L’alimentazione esterna è ridotta. Vengono somministrate una spruzzata di artemie 23 volte a settimana giusto per aiutare il processo di crescita, ma il vero ruolo lo ricoprono sia la vasca che con il suo fitto manto di galleggianti offre riparo  e cibo in microrganismi, che soprattutto la coppia adulta. Infatti cibano in diversi modi i piccoli.

Con il loro muco, alimentandosi ed espellendo dalle branchie parte del loro cibo sminuzzato, dando codate alle piante galleggianti per smuovere le dafnie e altri organismi ma soprattutto con le rinomate feeding eggs, ovvero uova non fertili che la femmina rilascia unicamente per cibare gli avannotti.

Quest’ultimo processo  vede la femmina ruotare velocemente su se stessa per emettere le uova che verranno prontamente divorate dai piccoli, i quali quasi come a rispondere ad un richiamo tacito, si radunano velocemente vicino alla madre prima che questa inizi.

Da questo momento in poi, è un lento e lungo processo di crescita, condito da cure parentali costanti nella più totale armonia di gruppo.

Ad oggi  i piccoli hanno tre mesi, non si sono rilevate perdite e sono ancora in perfetta sintonia tra loro e la coppia adulta.

In conclusione che altro dire… sono pesci splendidi, complessi nel loro comportamento, che non chiedono altro che una vasca adeguata alle loro esigenze, con anfratti e territori, acqua stabile e matura, buona vegetazione, alimentazione adeguata e possibilmente viva.

Con queste condizioni riescono ad offrire il meglio, con comportamenti prima in colonia e poi di coppia, con l’apoteosi rappresentata dal momento riproduttivo e dalle successive cure parentali.

Il pensar di veder tutto limitato al solo accudimento di un singolo pesce come ultimamente di moda, rappresenta credo una mancanza di rispetto nei confronti di questi splendidi pesci.

Qualche dato tecnico mai come in questo caso poco interessante.

Vasca 80x40x40 circa, filtro interno amburgo lento ricircolo, lampada led 6 w.
Fondo sabbia sugar size misto ghiaino mescolato a foglie di quercia e catappa.
Numerosi legni in vasca, vegetazione affidata a semplici microsorum, demersum e galleggianti varie.
STOP.
Cambi d’acqua? ancora da fare…..

E l’occasione è troppo ghiotta per perderla, quindi ringrazio la mia famiglia per la pazienza e tolleranza verso questa mia passione tracotante.

 




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