Un paludario in fiore

Un paludario in fiore

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Questo allestimento nasce da un progetto che avevo in mente da molto tempo. L’idea era quella di creare una vasca un po’ diversa dal solito,divisa in due zone nettamente contrapposte: una zona buia senza piante (con una sorta di “grotta sommersa”) e una zona ben illuminata in cui coltivare piante, anche esigenti.

In più, da tempo volevo coltivare le Cryptocoryne in emersione, insieme ad altre piante “asiatiche”, come il genere Hygrophila per esempio. Da diversi anni mi diverto a coltivare le piante “da acquario” in emersione e le soddisfazioni sono sempre tante.

Coltivare certe piante in questo modo non solo rispetta la loro natura “palustre”, ma rappresenta un metodo di coltivazione molto più semplice da un certo punto di vista: esse infatti prendono la CO2 direttamente dall’aria, quindi crescono molto in fretta e senza il problema delle alghe! Inoltre solo in emersione si può assistere all’incantevole spettacolo della fioritura.

Quindi ho cercato di trovare una soluzione per unire queste due esigenze in un’unica vasca.

Un paludario in fiore

Nella parte sinistra della vasca, ho deciso di coltivare piante sommerse sul fondo(come si fa in un qualunque acquario), mentre a destra ho pensato di costruire una “grotta” sopra la quale ricreare una zona “paludosa” (con un livello dell’acqua molto basso), per coltivare le piante palustri semi-emerse. In pratica la volta della grotta costituisce il pavimento di una “fioriera” sovrastante, piena di terreno fertile. In questo modo ho potuto realizzare sia il progetto di avere una “grotta sommersa” sia la coltivazione delle piante palustri, usando un’unica struttura.

Per prima cosa ho dovuto costruire tutta la struttura, e non è stato affatto semplice. Ho scelto i materiali con i quali ho più esperienza e abilità, ovvero il poliuretano espanso e il Plastivel. Come elemento decorativo ho scelto l’Akadama, avendolo già in casa, che ho usato anche come terreno per le piante. La “fioriera” sopra alla grotta è fatta “a contenitore”, perfettamente aderente ai vetri. Tutta la grotta è rivestita di Akadama, sia dentro che fuori. L’effetto estetico dell’Akadama è molto gradevole, ha un colore molto caldo.

La vasca è una classica 80x30x40, a cui ho tolto la cornice superiore. Per evitare spanciamenti delle lastre di vetro, ho costruito un tirante centrale in plastica…forse non molto gradevole ma certamente funzionale.

Il solo poliuretano non potrebbe mai reggere il peso del terreno fertile, quindi la grotta deve per forza avere uno scheletro interno di rinforzo. Nascosta all’interno del poliuretano, c’è infatti una struttura rigida a forma di “C”. Ognuno può sbizzarrirsi e realizzarla come meglio crede, usando anche materiali di recupero.

Già in fase di costruzione, bisogna pensare a come e dove collocare il filtro, perché i tubi devono stare il più possibile nascosti, quindi ho scavato nel poliuretano due solchi per i due tubi del filtro, mandata e scarico.

Poiché il terreno sul fondo nella parte sinistra è lo stesso usato per rivestire tutta la struttura di poliuretano, le due parti della vasca sembrano unite, sembrano essere un tutt’uno. Non c’è nessuno “stacco” visivo tra l’Akadama a sinistra e la grotta a destra.

Un paludario in fiore

Il filtraggio è affidato ad un Eden 501, forse un po’ sottodimensionato, ma i litri netti alla fine sono pochi, perché il terreno e la struttura poliuretanica “rubano” molto volume all’acqua, quindi l’acqua netta da filtrare è relativamente poca.

Per quanto riguarda l’illuminazione, ho appeso sopra la vasca una plafoniera 4x39w T5 da 90cm, con fotoperiodo di 10 ore.

Il terreno di coltivazione è identico per le piante emerse e per quelle sommerse . Come strato inferiore, c’è laterite in polvere e un comune substrato fertile per acquari. Il tutto è stato poi ricoperto con Akadama.

Nella parte centrale dell’acquario (punto di contatto tra Akadama e poliuretano)non ci sono piante, anche perché in quel punto il fondo è alto solo pochissimi centimetri e quindi insufficiente per coltivarle. Lì c’è solo un po’ di Akadama, gli altri materiali non ci sono.

La gestione della vasca è semplice: nessuna fertilizzazione in acqua, cambi parziali del 20% ogni settimana, pulizia settimanale dei vetri per rimuovere la patina di alghe verdi (poche). Questo tipo di gestione ho ritenuto fosse il migliore, per mantenere la vasca sempre molto pulita. I cambi servono anche per mantenere costanti i valori. Ho puntato tutto sul fondo, estremamente fertilizzato, evitando qualunque tipo di nutrimento in colonna.

Dopo due mesi in cui la vasca è rimasta ferma solo con acqua, anche per pulire bene i materiali, ho inserito le piante: [I]H. corymbosa, H.siamensis, H. polysperma, C. wendtii green, C. parva, C. wendtii red, C. bullosa[/I] e ho iniziato ad erogare CO2.

Per poter far crescere le piante in emersione da subito, senza farle seccare, ho dovuto creare una sorta di serra nella zona della “palude”. Ho costruito una scatola di plexiglas trasparente, aperta sopra, che si incastra perfettamente tra la plafoniera e la vasca. All’interno di questa teca, l’umidità resta sempre più alta rispetto all’esterno.

Ho aspettato che i valori fossero stabili, dopodiché ho trasferito in questa vasca i miei tre adorati Betta che prima stavano in un altro acquario.

I Betta amano trascorrere gran parte del loro tempo proprio nella zona paludosa dove il livello dell’acqua è estremamente basso, in mezzo alla vegetazione intricata, non curanti del rischio di rimanere intrappolati tra le foglie.

Le Hygrophila corymbosa emerse nelle zona della “palude” sono diventate molto grosse nel giro di poco tempo, le foglie hanno assunto una colorazione verde scuro con sfumature rosse, anche grazie alla luce intensa. Presto sono arrivate a toccare la plafoniera, con il rischio di bruciarsi per il calore delle lampade.

Proprio perché pensata per i Betta, in inverno è bene che la vasca sia chiusa. Ho ritagliato un pezzo di plexiglas e ho chiuso anche la parte di sinistra, appoggiando la lastra trasparente direttamente sul vetro. In questo modo all’interno l’aria è sempre calda e umida.

“Un paludario in fiore”

Le lumache escono spesso dall’acqua e passano molto tempo sulle foglie emerse delle Cryptocoryne.

Dopo alcune settimane, gli esemplari di Hygrophila mi hanno regalato una splendida fioritura. Non avevo mai visto così tanti fiori. Bellissimi, di colore lilla.

Con questo particolare allestimento, spero di avervi fatto venire voglia di coltivare piante palustri, cercando di ottenerne la fioritura.

Buon divertimento a tutti!

Davide Rusconi (Dave81)




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