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La moda dei Nanoreef

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La moda dei Nanoreef

Negli ultimi mesi è emersa sul nanoforum la volontà di molti utenti di rinnovare questo portale con articoli che riportino le ultime novità in fatto di mini vasche marine di barriera. Gli articoli già presenti sul portale sono eccellenti e sicuramente utili per chi decide di avvicinarsi al mondo del nano reef ma essendo stati scritti qualche anno fa non tengono conto di alcune importanti novità. Queste riguardano i nano-acquari a tutto tondo: da attrezzature tecniche di dimensioni sempre più ridotte dalle prestazioni eccezionali, nuovi mangimi e integratori fino a nuovi metodi di allestimento che fino ad oggi erano poco usati nei nanoreef. Lo scopo del presente articolo è dunque fare un ritratto di quelle che sono le tendenze degli ultimi anni per quel che riguarda le mini vasche marine; a questo seguiranno altri articoli dettagliati e più possibile esaustivi che vi racconteranno i cambiamenti in atto.
Inizialmente i nanoreef erano considerati come vasche impossibili da mantenere a causa dell’esiguo litraggio e quindi dell’elevata instabilità del sistema, infatti, fino quasi alla fine degli anni ’90 dello scorso secolo, non era possibile pensare di mantenere vasche marine di litraggi inferiori ai 100 litri a causa principalmente di limitazioni tecnologiche. Questo storicamente è legato al fatto che le possibilità di scelta in fatto di illuminazione, pompe di movimento e schiumatoi erano molto limitate. In epoca più recente si è passati a considerare il nanoreef come una sorta di vasca per principianti con cui farsi le ossa prima di passare ad un vero acquario marino da centinaia di litri. In quest’ottica era considerato adatto all’allevamento solo di animali semplici, resistenti ad elevati valori di inquinanti e dalle scarse esigenze di movimento e di luce. Questa idea del nanoreef come vasca senza pretese allestita nel modo più semplice possibile è completamente superata grazie alle nuove tecnologie a nostra disposizione che ci permettono oggi di poter allevare quasi qualsiasi corallo, dagli sps più esigenti agli azooxantellati.

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Vasca di Nicola Musacchio (Erisen)

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Vasca di Azooxantellati di Giuseppe Iapoce (Iapo)

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Vasca di Azooxantellati di Aldo Rozzo (sel988)

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Vasca di Aldo Rozzo (sel988)

Una nanoreef ci dà inoltre la possibilità di poter osservare il comportamento di animali molto piccoli o timidi che in vasche grandi andrebbero sicuramente persi.
Il metodo naturale sarebbe stato il primo sistema funzionante per il mantenimento di invertebrati nell’acquario marino di barriera… Si narra infatti che un tale (Lee Chin Eng) in Indonesia allestì negli anni ‘60 una vaschetta con rocce coralline raccolte in spiaggia e acqua dell’oceano, la vasca era illuminata dal sole per parecchie ore al giorno e grazie a questa combinazione vincente riuscì ad allevare animali semplici con successo. Ovunque nel mondo provarono a ripetere l’esperimento con molti fallimenti finchè anni dopo si capì che la chiave di tutto erano le rocce vive. Questo sistema è molto semplice ma anche molto efficace ed è il metodo a cui si pensa di solito quando si parla di nanoreef. In realtà negli ultimi anni la tendenza sta cambiando e le vasche allestite con metodo naturale sono meno perchè l’avanzare della ricerca e della tecnologia ha permesso di avere attrezzatura sempre più performante e di ridotte dimensioni. Una moda che sta prendendo campo ultimamente è l’allestimento di nano DSB (deep sand bed) su cui uscirà prossimamente un articolo a cura di Gianni Lombardo (Giuansy). Questo tipo di allestimento si basa su un letto di sabbia molto alto (più di 10 cm) che permette al suo interno il crearsi di zone adatte alla denitrificazione.

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Nano dsb di Maurizio Biso (Garth11)

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Vasca di destra, il nano dsb “double face” di Battaglia Emanuele (Manuelao)

Cerchiamo di capire perchè i nanoreef permettono oggi di allevare quasi qualsiasi cosa… per far questo è necessario esplicitare quali sono gli ingredienti necessari (ma non sufficienti) per una vasca di successo:

  • Rocce vive per la filtrazione biologica
  • Cambi d’acqua regolari per reintegrare gli elementi e eventualmente rimuovere gli inquinanti
  • Movimento turbolento dell’acqua, pompe di movimento potenti
  • Illuminazione potente in modo da garantire la fotosintesi delle zooxantelle

E’ propio sugli ultimi due punti che si sono avute innovazioni straordinarie. In questi anni, sia gli appassionati che le aziende operanti nel settore hanno ideato, sviluppato, prodotto e testato dei veri gioielli di tecnologia…
Uno dei grossi limiti all’allevamento di coralli duri sps nei nanoreef è stata per anni la mancanza di plafoniere adatte a fornire l’enorme quantità di luce necessaria alla fotosintesi delle zooxantelle. I neon t5 o t8 sono molto più lunghi della maggior parte dei nanoreef per cui molta luce andrebbe sprecata e le lampade a risparmio energetico (pl) non sono molto efficienti e, che io sappia, non ci sono stati mai successi nel mantenimento di sps colorati utilizzando queste lampade. Certo, esistono le HQI da 70 o 150 watt (o maggiori), ma queste fonti di illuminazione, sebbene abbiano ottime prestazioni e siano adatte all’allevamento dei suddetti coralli, sono note per produrre una gran quantità di calore che in vasche grandi può essere irrilevante mentre in piccoli litraggi comporta un eccessivo riscaldamento dell’acqua e rende necessari dei sistemi di raffreddamento, ad esempio delle ventoline o dei veri e propri refrigeratori che però portano con se altri costi e problemi.

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Vasca di Fabio Grazioli (Ciot.bg) illuminata da una potente HQI

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Vasca di Fabio Grazioli (Ciot.bg) illuminata da una potente HQI

Una soluzione, che io considero l’innovazione tecnologica più grande nel settore dei nanoreef, è venuta dall’introduzione dei led ad alta potenza come fonte di illuminazione. Le plafoniere a led possono essere piccole a piacere, non scaldano e offrono ottime prestazioni per l’allevamento di coralli duri zooxantellati.

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Plafoniera a led

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Particolare di una plafoniera a led, il controller plc touch screen

Alcuni aquariofili esperti che li hanno utilizzati hanno riportato che, rispetto ai tubi t5, ottenere certe sfumature di colore coi led sarebbe per ora impossibile ma nelle nostre mini vasche ora come ora sono a mio avviso la miglior soluzione anche perchè, lo ripeto, i neon t5 da 24 watt (i più piccoli e meno performanti) misurano oltre 50 cm in lunghezza, molto più della maggior parte dei nanoreef.
L’innovazione nel settore delle pompe è stata grande… Fino a qualche tempo fa nei nanoreef si doveva ricorrere a pompe tangenziali, questo perchè le prime pompe assiali in produzione erano di grandi dimensioni e avevano portate enormi inadatte alle nostre vaschette. Ora il mercato offre svariati modelli molto piccoli che garantiscono un flusso turbolento (tipico delle pompe assiali) adatto anche alle vasche dai litraggi più esigui. Pensate che sono stati sviluppati dei modelli da 400 l/h adatte dunque anche a vasche di una decina di litri. Per sfruttare al meglio il volume utile in vasca adesso vengono prodotti addirittura dei modelli con il motore esterno alla vasca accoppiato magneticamente con l’elica.

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Vortech mp10, foto di Battaglia Emanuele (manuelao)

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Vortech mp10, foto di Battaglia Emanuele (manuelao)

Le pompe di movimento odierne hanno inoltre la possibilità di ricreare le mutevoli condizioni tipiche dei reef e alternare dunque periodi di moto turbolento a momenti di acque relativamente calme. Anche la scelta di schiumatoi è diventata più vasta. Un tempo, per le vasche piccole si trovavano soltanto modelli a porosa dalle prestazioni mediocri. Ora si trovano invece diversi modelli di skimmer dalle dimensioni contenute che lavorano o appesi o immersi in vasca con ottime rese. Infine per quel che riguarda integratori e alimenti le aziende hanno messo a disposizione nuovi prodotti per semplificare (o complicare) la vita dell’acquariofilo e moltissimi prodotti vengono vendute in confezioni “nano” studiate apposta per vasche che non hanno enormi consumi, le nostre appunto.
Le attrezzature sono diventate sempre più efficienti, nuove tecniche permettono l’allevamento di animali particolari e difficili… ma a ben pensarci le basi sono rimaste le medesime. Libri quali “l’abc dell’acquario marino di barriera” di Rovero (per citarne uno) sono tutt’ora attuali sebbene scritti diversi anni fa. Per questo sul portale sono stati volutamente lasciati anche gli articoli più datati; chi decide di avvicinarsi al mondo dei nanoreef dovrebbe partire propio da lì, dalle basi, per poi passare a leggere le varianti e le novità tecnologiche, i successi e gli insuccessi degli ultimi anni.
Un neofita secondo me, per evitare frustrazione e perdita di animali e denaro, dovrebbe studiare approfonditamente le guide a disposizione e magari nel suo primo allestimento optare per una bellissima vasca con conduzione naturale, più semplice da gestire rispetto ad altri metodi, ma con la possibilità di creare un vero e propio giardino zen di coralli.

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Vasca di Cristian Barucca (pirataj)

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Vasca di Emanuele Borgonovo (Jackburton)

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Vasca di Diego Russo (Gimmiridimmi87)




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