Impianto CO2

Impianto CO2 fai da te

2037
Dividerò questa guida per la costruzione di un impianto CO2 in 2 passaggi, il primo riguarderà la costruzione dell’impianto nelle sue parti meccaniche, il secondo sarà per la preparazione del composto gel.

Seguire questa guida vuol dire maneggiare utensili possibilmente pericolosi; eseguire le manovre con scrupolosità e farsi aiutare, se necessario.

Ho chiamato questo impianto così perché nei miei personali tentativi di produzione di un impianto artigianale che avesse le qualità delle diverse soluzioni proposte e i minori difetti possibili, sono riuscito in parte a soddisfare le mie esigenze (da qui intermediate), evolvendo e sostituendo alcune delle assodate e maggioritarie abitudine a ricorrere a colle, siliconi, aghi, punteruoli infuocati, rotelline da flebo etc.

Occorrente:

– deflussore per flebo (in farmacia, preferibilmente con contagocce, ma anche senza, con “innesto a 2 vie”***)
– tubo per areatore 6 mm (ha la sua utilità anche quello da 9 mm)
– morsetta per elettricisti (Forbox)
– fascette piccole per elettricisti, bacchetta di legno recuperata da una cassetta della frutta o stecca gelato
– valvola di non ritorno (negozio acquari), raccordo per irrigazione 6mm (facoltativo)
– diffusore (in questo caso porosa di legno, ma vanno bene anche altri)
– nastro isolante “pelle liscia”, giravite, trapano, coltello, forbici, accendino, ventosa, filo di nylon, pinze
– guarnizioni O-ring (di diametro uguali alla filettatura del pressacavi che si sta usando)
– pressacavi (preferibilmente PG-7 / PG- 9, ma nei casi estremi di reperibilità anche PG- 11)
– bottiglia, compresa di tappo di bibita gassata (Cocacola ad esempio) di capacità preferibilmente di 2L



Costruzione:

Prendere il tappo della bottiglia, tenerlo fermo su una superficie piana, visualizzare il centro e col trapano produrre un foro centrale. Per sicurezza poggiare il tappo su uno spessore (pezzo di legno, vecchi quaderni) che impedisca di danneggiare il piano una volta avvenuta la foratura.

Usare una punta di trapano che sia di diametro uguale o quasi al pressacavi che si ha intenzione di usare. Eliminare eventuali residui di plastica rialzati con un coltello. Provare ad inserire il pressacavi (che deve entrare con difficoltà) e avvitarlo.

Se l’operazione non riesce cercare di allargare di poco alla volta il buco facendo roteare al suo interno ancora il trapano, stavolta però spingendo la punta del trapano con forza simultanea sia verso il basso che l’esterno. Interporre tra il dado fisso del pressacavi e la superficie del tappo, una guarnizione O-ring (potete metterne anche un’altra all’interno del tappo, all’altra filettatura, ciò aumenta l’ermeticità ma diminuisce la superficie filettata disponibile all’avvitamento). Con l’altro dado mobile avvitare con forza il pressacavi al tappo.

 

A questo punto bisogna prendere il tubo per areatore 6 mm, tagliarne un segmento di almeno 10 cm, ed inserirvi ad una delle estremità al suo interno qualcosa che faccia da resistenza alla forza stringente dell’abbraccio del pressacavi. Le soluzioni sono diverse.

Si può usare il raccordo per irrigazione 6mm, si può usare la porzione di plastica dura del deflussore che riveste la punta del gocciolatore, si può usare quel pezzetto di plastica bianco che sta per ultimo nella flebo. Io personalmente preferisco quest’ultimo modo.

Nelle foto vi illustrerò anche soluzioni diverse. Inserito il corpo duro nel tubo d’areatore, bisogna assicurare il pressacavi a quest’ultimo, farlo è molto semplice, basta avvitare il dado avendo cura che la forza stringente andrà a ricadere nella parte rinforzata.

Badate bene che usando un PG-7 forse avrete difficoltà perché il tubo ingrossato dal corpo duro al suo interno, più la guarnizione molle interna al pressacavi, potrebbero impedire uno scivolamento del tubo al suo interno che sia comodo.

Tale problema può essere risolto usando un PG-9, o addirittura un Pg-11. Questo però comporterebbe il dover rifare il foro al tappo, e nel caso del PG-11 sarebbe abbastanza complicato, anche per il lavoro di smussamento e levigatura che bisogna fare ai dadi del pressacavi per permettere una giusta avvitatura del tappo alla bottiglia, e del pressacavi stesso al tappo.

Il mio consiglio è di usare un PG-7 o PG-9 e come rinforzo al tubo d’areatore ricorrere al pezzettino bianco posto per ultimo nel deflussore, avendo cura di tagliar via le tipiche sue “alette”.


Una volta assicurato il tubo al pressacavi, passiamo all’inserimento del regolatore tramite forbox. Operazione che può essere fatta sia col tubo collegato al pressacavi che libero, come più vi viene comodo.

Considerate che tra il tappo della bottiglia e il gocciolatore che andremo poi ad inserire, ci dovrà essere lo spazio necessario al regolatore e alla punta del gocciolatore, tenetelo a mente.
Prendete il tubo d’areatore, calcolate almeno 2-3 al di sopra del tappo, e col nastro isolante fate diversi giri rimanendo alla stessa altezza. Nel frattempo avrete già preso il forbox e l’avrete liberato dalla sua gabbia di plastica, dovrete inserire il forbox al tubo tipo anello e lo spessore aumentato grazie al nastro isolante dovrà essere tale che il forbox vada stretto quanto basta per tenersi fermo da solo. Fatto questo per comodità avvitate anche qualche mm la vite del forbox, per non perderla.

La prossima operazione sarà prima inserire il gocciolatore (se non riuscite potete aiutarvi con un accendino e ammorbidire il tubo), opportunamente riempito (spingere la camera d’aria con le dita e lasciare che risucchi l’acqua in un bicchiere, ripetere più volte facendo attenzione a puntare la punta verso l’altro nelle successiva “strette” dopo il primo “risucchio”) d’acqua almeno per metà, e poi avvolgere il tubo d’areatore per la parte restante di nastro isolante, avendo però cura di fare meno giri rispetto alla zona del forbox, anzi per un più facile avvolgimento, cercate di passare il nastro in diagonale.

Questo servirà ad indurire il tubo e far sì che sia più facile a stare eretto. Ricordatevi anche di chiudere la valvola di sicurezza del contagocce. Se volete una chiusura a prova di ermetismo, potete anche assicurare la punta del gocciolatore al tubo con una fascetta per elettricisti, una volta che quest’ultima è interamente penetrata nel tubo stesso.

Un altro appiglio allo stare eretto del gocciolatore è l’aggiunta di una stecca di legno recuperata da una cassetta per la frutta o da un ghiacciolo, che funga da spina dorsale al tubo d’areatore, unendoli con nastro isolante.

Ci apprestiamo a completare il nostro impianto. Il collegamento della porosa e della valvola di non ritorno (indispensabile per chi vuole posizionare la bottiglia al di sotto del livello dell’acquario) sono molto semplici.

Ogni deflussore per flebo alla sua estremità ha 2 pezzi, uno di plastica gialla morbido ed un altro bianco di plastica dura (che avremmo dovuto aver tolto per usarlo come rinforzo al tubo d’areatore abbracciato dal PG-7), noi collegheremo la valvola di non ritorno subito prima il pezzo di plastica gialla (quando si monta la valvola di n.r fare attenzione al corretto orientamento della valvola, cioè che il lato che permette il passaggio dei fluidi sia rivolto verso l’acqua e non verso il coperchio**) a cui subito dopo sarà collegato il diffusore (in questo caso una porosa di legno, ma molti altri, e di migliori, sono collegabili). Per tenere fermo un diffusore di legno in vasca ho pensato di assicurarvi vicino una ventosa con del filo di nylon.

Si può soffiare nella valvola da entrambe le entrate per capire qual è il verso in cui essa permette il passaggio e nega il ritorno.

L’impianto è completato. Ora dovete scegliere solo dove posizionarlo. La regolazione affidata al preciso forbox, lo spostamento del contagocce in zona di bassa pressione, l’ermeticità meccanica delle giunture e del pressacavi dovrebbero garantirvi stabilità e tenuta nel tempo. Io personalmente uso questo impianto da un anno e non ho ancora avuto necessità di apportare modifiche per parti rotte o danneggiate.
Il mio prossimo obiettivo sarebbe quello di riuscire a collegare un’elettrovalvola, una valvola di sfogo o qualche altra utilità, così che da INTERMEDIATE l’impianto possa diventare UPPER, staremo a vedere, conto sul vostro prezioso contributo.

Le foto risalgono a momenti diversi della costruzione di più impianti nel tempo. L’utilizzo del PG-9 o del PG-11 può risultare difficoltoso o soddisfacente a seconda dei punti di vista e dell’esperienza maturata nel fai da te.

Qui di seguito riporto le foto di un impianto dove ho usato il PG-11 (per necessità).

Gli accorgimenti rispetto all’uso del PG-7 (verso il quale è incentrata gran parte della guida) sono stati: smussamento del dado fisso del pressacavi per permettere che il tappo riuscisse ad avvitarsi alla bottiglia, lo smussamento è stato tale quasi da far corrispondere il dado alla filettatura, montaggio del pressacavi in modo capovolto (nei pressacavi il dado mobile è di solito più grande di diametro, aver spostato il dado più grande sul tappo e non sotto, ha permesso l’avvitatura che altrimenti sarebbe stata pressoché impossibile), smussamento del dado mobile a cui compete lo stringimento, la sola aggiunta della stecca di legno dorsale non impediva al gocciolatore di pendere in avanti visto lo spazio che avanzava all’interno della filettatura, quindi ho inserito un altro pezzetto di legno frontale al tubo d’areatore per incastrarlo e tenerlo dritto.

Nel caso aveste scelto un tipo di deflussore senza contagocce, dovreste avere la premura di dotarvi di un diffusore CO2 che lo preveda.

Per qualsiasi info mi trovate su Acquaportal.it col nickname Luigiotto.

UN SALUTO E BUON FAI DA TE A TUTTI!




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