Synchiropus Picturatus

Allevamento e riproduzione di Synchiropus Picturatus

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Synchiropus Picturatus

Un po’ di anatomia

Sono sicuramente i colori e la strana forma a far del Synchiropus uno dei pesci più attraenti agli occhi dell’acquariofilo marino. E’ infatti sorprendente come l’evoluzione abbia selezionato le varie componenti anatomiche per trasformare un pesce in un perfetto predatore del fondale, anche per sopperire all’atrofia della vescica natatoria che rende estremamente faticoso il nuoto in acque libere del piccolo callionimide.

Il pesce mandarino adotta una tecnica di caccia basata essenzialmente sulla precisione, si muove quindi con movimenti lenti scrutando il territorio con i grandi occhi telescopici, la rotazione delle pinne pettorali provoca una propulsione che muove l’acqua verso l’alto disturbando il meno possibile le piccole prede, che quasi non si accorgono dell’improvvisa aspirazione dovuta alla bocca prospiciente del Synchiropus. Sul fondale i detriti non mancano, quindi l’apertura branchiale è posta molto in alto proprio per sputare le polveri dopo l’attacco.

Ad un animale così piccolo inoltre non possono mancare le difese contro eventuali predatori. La pelle estremamente liscia non è coperta da scaglie, ma viene ricoperta da un muco che probabilmente ha un sapore repellente ed un effetto tossico verso chi ne viene a contatto. Gli stessi colori vivaci possono confondere i synchiropus tra i coralli e le alghe, e possono inoltre diventare un segno intimidatorio.

Altri particolari anatomici di nostro interesse sono sicuramente le due spine branchiali poste sui due lati tra la pinna pettorale e l’occhio, che giocano un ruolo fondamentale nelle lotte intestine per la contesa del territorio e infine la lisca che si estende lateralmente dalla pinna pettorale alla caudale, la cui esposizione è un chiaro sintomo di denutrizione.

La scelta della coppia

Veniamo ora a dettagli più tecnici e concreti per il nostro scopo, cioè la riproduzione di questi pesci. La scelta della coppia è fondamentale, sia per evitare inutili spese di soldi, sia per assicurarsi il benessere futuro e deposizioni copiose.

Il dimorfismo sessuale si basa essenzialmente sull’osservazione della prima pinna dorsale. In particolare, nelle specie S.splendidus e S.picturatus il maschio presenta il primo raggio di questa pinna allungato come un’antenna. I synchiropus allargano questa pinna spesso a scopo intimidatorio oppure durante il corteggiamento, bisogna quindi indurre l’esemplare nella vasca del venditore ad aprirla osservandolo molto da vicino. Il problema è però rappresentato dal fatto che molto spesso durante il trasporto o lo stoccaggio, i maschi perdono la pinna assai delicata, quindi sembrano femmine. In questi casi serve ancora più esperienza per distinguere la continuità dei colori nella pinna dorsale ed evidenziare l’eventuale mozzatura.
La letteratura cita inoltre come la dimensione del maschio sia maggiore della femmina e come anche la dimensione della pinna caudale possa aiutare il sessaggio.

Qualora vengano immessi due esemplari dello stesso sesso nella stessa vasca, questi cominciano una lotta molto particolare, letteralmente ‘prendendosi per la gola’. Infatti i contendenti cercano di afferrare l’avversario per la spina branchiale, dimenandosi e contorcendosi; qualora si assista a questa scena, occorre essere tempestivi ad allontanare uno dei due esemplari. Alle volte la lotta capita anche tra pesci di sesso diverso, ma solitamente dura solo pochi minuti.
Prima della scelta della coppia dobbiamo comunque assicurarci che gli esemplari siano in salute. Il tronco dovrebbe essere cilindrico e non si dovrebbe vedere nessuna scanalatura ossea, ne ipersecrezione di muco biancastro sulla pelle. Altro sintomo della fame è il fatto che il synchiropus becchetta nervosamente ogni punto delle superfici immerse, nella vana speranza di trovare qualche esserino commestibile.

Synchiropus Picturatus Synchiropus maschio

L’importanza dell’alimentazione della coppia


Femmina intenta a mangiare del granulare

Una volta trovati gli esemplari che fanno per noi, dobbiamo preoccuparci dell’alimentazione della coppia. In natura i synchiropus adulti si cibano essenzialmente di copepodi arpacticoidi, di ostracodi, di uova e di larve di molluschi e pesci e di alcuni policheti.

In grandi acquari (dai 300 litri in poi) ricchi di rocce vive, magari gestiti al naturale con refugium e integrazione di phytoplancton e zooplancton oppure nei dsb, il cibo dovrebbe abbondare, tuttavia anche in questi casi è consigliabile quantomeno di abituare i callionimidi a mangiare artemia e mysis surgelati, soprattutto per riuscire a gestire la periodicità delle riproduzioni, nel senso che, fornendo un determinato quantitativo di cibo, si riesce a prevedere a grandi linee dopo quanti giorni ci sarà una deposizione.

L’alimentazione mirata diventa di assoluta importanza in acquari più piccoli. L’errore che si fa più spesso è infatti comprare il synchiropus per capriccio, trovandosi in poco tempo con un esemplare denutrito in un nano-acquario. Non nascondo che io stesso sono caduto nella trappola della bellezza del pesce mandarino, inserendo la mia prima femmina nel mio 160litri con il terrore che mi potesse morire di fame.

Proprio questo terrore però mi ha portato a escogitare la dieta per farli sopravvivere e riprodurre. Innanzitutto occorre una coltura isolata di copepodi arpacticoidi (tigriopus, tisbe ecc.), in modo da poter integrare periodicamente la bentofauna presente in vasca; per far ciò o ci si procura uno starter da venditori oppure si cerca di isolare questi animali dalle vasche principali, in quanto spesso si aggirano sui vetri degli acquari nelle ore crepuscolari e notturne.

Il mantenimento della coltura prevede l’utilizzo di lieviti e phytoplancton e per alcune specie di copepodi è necessaria la presenza di rotiferi nel medium. Da tener presente che solitamente i copepodi hanno una fase di sviluppo bisettimanale in cui attraversano alcune fasi giovanili.

Per abituare invece il synchiropus al mangime industriale surgelato o secco, mi sono avvalso dapprima di ostracodi vivi. Il synchiropus infatti inizialmente risponde all’istinto predatorio solo in presenza di stimoli motori, quindi deve vedere qualcosa muoversi.

Per far superare questa fase e indurli a mangiare anche cibo inanimato bisogna mischiarlo a cibo vivo di motilità alta e dimensione adeguata. Si dà il caso che gli ostracodi siano abbastanza mobili da essere notati e si muovano radenti al fondo proprio come i pesci mandarino, facendone a mio parere la preda ideale.

Io ho trovato per ora solo ostracodi d’acqua dolce, ragion per cui vanno forniti in una quantità tale da essere consumati in breve tempo. Se teniamo il synchiropus in vasca di comunità (come il sottoscritto), occorre distrarre preventivamente gli altri ospiti con altro cibo.

A pompe ferme quindi distribuisco gli ostracodi con una siringa collegata ad un tubicino semirigido. Una volta che il synchiropus impara che da quel tubicino esce il cibo, mangerà tutto quello che ne esce. Quindi dopo 5-7 giorni ho cominciato a mischiare gli ostracodi al surgelato ed infatti, non appena questo cadeva sul fondo, il pescetto inghiottiva con avidità sia ostracodi che mysis o artemia.

Allo stesso modo sono poi passato dalla fase di ‘solo surgelato’ alla fase di ‘mangime secco granulare’. Il maschio addirittura l’ho abituato direttamente al granulare, infatti i granuli che uso probabilmente ricordano la forma dell’ostracode, ragion per cui sono stati subito predati senza passare dalla fase ‘surgelato’.

Prima della deposizione: la danza nuziale

Una volta abituati al cibo che gli si offre, non passerà molto tempo, che i synchiropus tenteranno di riprodursi.

Synchiropus Picturatus
Femmina gravida: notare il gonfiore ai lati dell’addome.

La femmina gravida nei giorni appena precedenti alla danza nuziale, presenterà l’addome gonfio lateralmente, tanto da sembrare un palloncino (il turgore verso il basso invece è dovuto all’assunzione di cibo). Durante la giornata della deposizione mangerà poco e già a luci accese comincia l’esplorazione della parte medio alta della vasca.

Una volta spente le luci bianche, con solo le attiniche accese, la coppia comincia a cercarsi: il maschio si avvicina alla femmina allargando le pinne e seguendola nei suoi movimenti che all’inizio sembrano indifferenti. Quando la femmina prende l’iniziativa, incomincia la danza.

Con le luci blu si possono vedere le prime salite e discese verso il pelo dell’acqua, in cui ventre a ventre i due pesci sembrano prendere il tempo per rilasciare i gameti. Per disturbarli il meno possibile, è questo il momento di spegnere tutte le pompe.

Dopo un’ora di sole luci blu, nella mia vasca cala l’oscurità e rimane solo la luce flebile che arriva dalla stanza accanto. I synchiropus possono continuare la loro danza per altri 45 – 60 minuti.

La deposizione e la raccolta delle uova

Il momento della deposizione delle uova può avvenire o con la luce blu ancora accesa, oppure dopo il suo spegnimento. Durante l’ultima risalita, i genitori toccano il pelo dell’acqua, rilasciano le uova; a questo punto il loro ruolo è terminato, così tornano repentinamente nei loro nascondigli notturni.

Le uova pelagiche galleggiano e sono trasparenti per sfuggire alla vista di eventuali predatori, tuttavia i gamberi lysmata amboinensis sembrano accorgersi del loro passaggio e le attendono attaccati alla superficie dell’acqua, quindi occorre prestare attenzione a questo tipo di coinquilini.

Le uova arrivano sulla superficie aggrumate e poi tendono a separarsi, per questo è importante capire il momento esatto del rilascio, in modo da velocizzare la raccolta. Per raccoglierle occorre una siringa da 60ml ed una torcia: le uova illuminate emettono una sorta di riflesso, quindi conviene prelevarle a luci spente, cercandole sulla superficie con il bagliore della torcia. Vanno aspirate molto delicatamente e delicatamente riposte in un bicchiere appeso al bordo dell’acquario, dove deve esserci già un po’ d’acqua.

Da 0 a 13 ore dalla deposizione: le uova al centro

A questo punto le uova poste in un semplice bicchiere di schiusa (o più bicchieri se la covata è abbondante), devono essere raggruppate al centro del contenitore in modo che tocchino il meno possibile i bordi ed avere una più alta percentuale di schiuse. Per far ciò W.Mai si ? avvalso di una sorta di frullatore che grazie alla forza centripeta teneva le uova attaccate ad una asticella di plastica. Nella mia esperienza molto più rudimentale ho mosso molto delicatamente la superficie dell’acqua per raggruppare il più possibile le uova al centro. Il bicchiere appeso al bordo dell’acquario è poi rimasto in totale quiete fino alla schiusa; anche questo metodo più semplice e più alla portata porta a circa il 90% della schiuse.

Da 0 a 48 ore dopo la nascita: le prolarve


Prolarva di 18 ore

La schiusa avviene dopo 12-13 ore, quindi all’accensione delle luci si dovrebbero già trovare le prolarve. Le prolarve sembrano delle macchie trasparenti, tendenti al giallino molto tenue, non hanno ne occhi ne tratto digerente, quindi assomigliano piuttosto a uova con la coda. Non appena sono sicuro che tutte si siano schiuse, con una siringa da 5ml dotata di pipetta, aspiro le uova non schiuse, che si depositano sul fondo e assumono un colore bianco e in questo modo cambio metà dell’acqua del bicchiere. Attenzione a non aspirare le piccole prolarve, quindi controllare sembra l’acqua del cambio prima di gettarla via.

Per le prossime 48 ore, le prolarve non mangeranno, quindi conviene lasciarle nel bicchiere ed effettuare piccoli cambi d’acqua ogni 12 ore. Personalmente uso acqua della vasca, ma, calcolata densità e temperatura, si può anche usare acqua nuova.

Da 48 a 168 ore dopo la nascita. Le larve: questione di dimensioni

Dopo 48 ore dalla schiusa, bisogna trasferire i piccoli dal bicchiere di schiusa ad una vaschetta da 1-5 litri, senza nessun tipo di arredo o di movimento. Per mantenere la temperatura costante, conviene immergere la vaschetta in una vasca più grande in cui sia stata aggiunta acqua e ovviamente un riscaldatore. La temperatura sia 26-27°C.

L’impianto a due vasche (8° giorno)

Inizia ora la fase più difficile dell’allevamento di questi piccoli pesci, infatti, dopo 48-60 ore, le prolarve metamorfosano in larve e cominciano a nutrirsi, in quanto avranno consumato tutto il loro sacco vitellino. Le larve sono talmente piccole che predano con fatica i rotiferi Brachionus plicatilis, dimenandosi quando afferrano questo tipo di preda, quindi preferiranno nutrirsi o con forme giovanili di rotiferi, con nauplii di alcune specie di copepodi oppure con ciliati.

In questa tabella sono riportate le dimensioni di alcuni organismi possibili prede dei synchiropus, in verde gli organismi predati durante la prima settimana di vita.

Specie Dimensione
del nauplio
Dimensione
dell’adulto
Artemia Salina 500 ?m 15.000 ?m
Artemia Persimilis 300-400 ?m 10.000 ?m
Brachionus plicatilis 130 ?m 340 ?m
Brachionus rotundiformis S-strain 100 ?m 210 ?m
Brachionus rotundiformis SS-strain 70 ?m 160 ?m
Euplotes (ciliato) 70-100 ?m xxx xx
Trocofora di vongola 65 ?m xxx xx
Parvocalanus 40-100 ?m 200-300 ?m
Tisbe 55-140 ?m 700-1000 ?m
Acartia 65-120 ?m 1000-1200 ?m
Pseudodiaptomus 75-160 ?m 1200-1500 ?m
Tangerine copepod 100-200 ?m 2500 ?m

Per ovviare a questo problema sarebbe utile procurarsi gli organismi specificati in tabella, ma sono di difficile reperimento in Italia, quindi personalmente ho dovuto usare metodi di fortuna.

Le larve sono state allevate in questa prima settimana con la tecnica della green water, cioè in un medium di acqua e phytoplancton illuminato 24 ore al giorno. A questa acqua verde ho aggiunto rotiferi B.plicatilis, copepodi Tigriopus e alcune possibili fonti di ciliati.

I ciliati sono l’incubo delle colture di rotiferi e phytoplancton e fortunatamente avevo in casa una coltura di nannochloropsis moderatamente contaminata, quindi questa probabilmente ha contribuito al sostentamento degli avannotti. In più ho aggiunto pochi millilitri del liquido che esce dallo skimmer e un infuso ottenuto lasciando macerare in acqua salata del riso bollito per qualche giorno.

La green water sarà utile a mantenere i valori degli inquinanti nella norma e con una fotosintesi continua, produrrà abbastanza ossigeno per sopperire alla mancanza di movimento. In questo periodo occorre fare molta attenzione, oltre che alla salinità e alla temperatura, anche al pH, evitando che assuma valori oltre 8.5.

Se si notano aumenti di questo valore, può essere utile spegnere per qualche ora la luce e aggiungere un tampone come bicarbonato o KH buffer. Inoltre serve tener sempre costante il numero di rotiferi e quindi il colore dell’acqua, poichè un eccessivo proliferare di questi organismi comporta grave inquinamento dell’acqua, cosa che renderebbe inutile l’effetto benefico della green water e porterebbe alla morte dei piccoli synchiropus in poche ore, ragion per cui se non si ha la necessaria disponibilità di phytoplancton, è consigliabile l’allevamento in vasche con acqua normale e cibo vivo arricchito distribuito più volte al giorno.

Effettuavo cambi d’acqua due volte al giorno, avendo cura di dosare sempre phytoplancton, rotiferi, ciliati e pochissimi copepodi; l’acqua per il cambio è stata sempre quella della vasca principale, con la speranza che ci finisse dentro qualche essere commestibile per le larve. Il prelievo dell’acqua va fatto a mezz’acqua, evitando di catturare le piccole larve, che di solito si aggirano sulla superficie in prossimità delle nuvole di rotiferi.

Da 7 a 25 giorni dopo la nascita: eppur si muove.

Durante questa prima settimana ho sempre avuto la mortalità più elevata, ma si può dire che i piccoli che superano il 10° giorno arriveranno molto probabilmente alla vita adulta.

Dopo 7-8 giorni, saranno già abbastanza grandi per potersi nutrire di rotiferi, anche se ad occhio non si riesce ancora a percepire l’atto predatorio. Si può quindi cominciare a diminuire la quantità di phytoplancton e sospendere la somministrazione di ciliati, si continui con il dosaggio di copepodi e si ponga attenzione alla densità di rotiferi, i quali dovranno essere precedentemente arricchiti.

A questo punto ho diminuito anche le ore di luce da 24 a 19, sempre gradatamente e ho continuato con due cambi d’acqua al giorno (cambio di metà volume in un giorno). E’ stata regolata anche una porosa a grana grossa, in modo da emettere una fila di bolle dalla velocità minima.


Piccolo pesce di 19 giorni.

Al 14° giorno, le larve cominciano a sistemarsi sul fondo, assumendo l’assetto degli adulti: a questo punto possiamo definirli propriamente pesci.

Dopo i 25 giorni: piccoli pesci crescono.


Giovane esemplare di 26 giorni

A 25 giorni finalmente i piccoli pesci mangiano naupli di artemia appena sgusciati e naupli di qualche giorno arricchiti, nonchè forme adulte di copepodi. Il passaggio da rotiferi ad artemia deve essere sempre fatto gradatamente fino a non somministrare più i rotiferi attorno al 30° giorno.

A partire dal giorno 40, i piccoli hanno cominciato a rincorrersi per cui li ho trasferiti in una vasca da 15 litri collegata ad areatore con portata d’aria più elevata e a contatto con il riscaldatore e con un pugno di chaetomorpha, in più ho cominciato a diminuire ancora le ore di luce fino ad attestarmi sulle 14 ore diurne.

L’entità dei cambi d’acqua in questa fase è stata di un litro al giorno.
Ora inizia un periodo in cui occorre avere la pazienza nel vedere crescere e colorarsi i piccoli: il colore verdognolo del manto inizia a mostrarsi per primo, dopodichè si vedranno i pigmenti rossi (attorno ai 60 giorni) e infine il nero delle macchie.

L’ultima fatica che ci attende è abituare anche i piccoli al mangime industriale, in modo da garantire la sopravvivenza dei nostri piccoli anche presso nuove abitazioni; tuttavia questa è un’operazione che potrà avvenire solo quando i giovani synchiropus avranno raggiunto una taglia adatta attorno al compimento del 90°-100° giorno di vita.


Giovane a 70 giorni




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