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30 Marzo 2017
 
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    L'impianto ad osmosi inversa di Sjoplin     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    


L’acqua è l’elemento fondamentale di ogni acquario e come tale, in molti casi, richiede una purezza che può essere ottenuta solamente con impianti d’osmosi o colonne di resine a scambio ionico.

Soprassedendo sulla seconda soluzione, sia per il maggior costo, che per alcune difficoltà relative alla manutenzione, l’alternativa si pone tra acquistare acqua già pronta o installare un impianto d’osmosi domestico.

Nella prima ipotesi ci si riferisce all’acqua fornita dai negozi di acquariofilia, scartando a priori le confezioni di acqua distillata, demineralizzata od osmotica venduta nei supermercati, in quanto non idonee per l’uso che ci prefiggiamo. E’ la soluzione economicamente preferibile per chi ha piccole vasche, a fronte della scomodità di trasporto e di un dubbio di fondo sulla qualità di ciò che ci viene venduto.

Sia che si acquisti acqua già trattata, che si decida di installare un impianto d’osmosi, converrebbe avere a disposizione un conduttivimetro a penna per testarne periodicamente la qualità. Lo strumento si può reperire per poche decine di euro ed è il controllo più attendibile che si possa fare sull’acqua d’osmosi.

 
Conduttivimetri a penna

Negli ultimi anni, il prezzo degli impianti d’osmosi è diminuito notevolmente, tanto da renderlo la scelta preferibile nella maggior parte dei casi.
Il funzionamento dell’impianto è abbastanza semplice: l’acqua del rubinetto viene portata in pressione utilizzando un tubo di dimensioni ridotte e fatta passare attraverso elementi filtranti di materiali diversi, chiamati stadi. Ogni stadio ha una funzione specifica e rimuove uno o più elementi, fino a ottenere un’acqua più o meno pura, a seconda del numero di stadi e della qualità dei materiali utilizzati negli stessi. Chi volesse approfondire il funzionamento dell’impianto, e in particolar modo della membrana osmotica, può trovare l’articolo qui http://www.acquaportal.it/Articoli/Tecnica/osmosi/default.asp .

La prima domanda da porsi prima di acquistare un impianto RO è quale sia il tipo che fa al caso nostro, che non corrisponde necessariamente a quale sia l’impianto peggiore o migliore in assoluto. La differenza è sottile ma economicamente rilevante in quanto ci sono diverse variabili in ballo nella valutazione di un impianto e la prima da considerare è la qualità dell’acqua che proviene dall’acquedotto. Per assurdo, con buoni valori d’acqua in ingresso, si può avere un’acqua pura anche con un semplicissimo due stadi. C’è da dire però, che i valori medi dell’acqua italiana non sono troppo incoraggianti e che in ogni modo, conviene sempre acquistare un impianto con prefiltro sedimenti e stadio di carbone per allungare la vita della membrana stessa. Presso le ASL locali è comunque possibile visionare gratuitamente le analisi dell’acqua per poter valutare approssimativamente il tipo di impianto più adatto alle proprie esigenze. Le condizioni chimiche per un funzionamento ottimale dell’impianto sono diverse, tra le più rilevanti, la durezza dell’acqua in ingresso che dovrebbe essere inferiore ai 15° F. In caso di acqua troppo dura occorrerà preventivare l’installazione di uno stadio addolcitore, come nel caso la concentrazione di silicati nitrati e fosfati fosse alta, bisognerà mettere in conto l’acquisto di un filtro post-osmosi da caricare con resine specifiche.

Il secondo punto riguarda la pressione dell’acqua. Il rendimento dell’impianto, sia in termini quantitativi che qualitativi è direttamente proporzionale alla pressione dell’ acquedotto. Una buona membrana osmotica, per lavorare correttamente necessita di una pressione variabile dai 4 ai 5 bar; va da se che se la pressione dell’acquedotto è inferiore a 3 bar, occorrerà acquistare anche una pompa di rilancio (booster). Il problema della pressione si presenta soprattutto negli appartamenti posti ai piani alti, dove è comunque possibile fare un tentativo agendo sul riduttore di pressione posto in prossimità del contatore dell’acqua, oppure, installando l’impianto in garage o in cantina, dove la pressione è decisamente superiore. In questa ipotesi, occorre tenere presente che anche la temperatura dell’acqua è un fattore critico nel funzionamento dell’impianto. Date per scontate le precauzioni da prendere contro le gelate invernali, bisognerà comunque tener presente che il rendimento dell’impianto diminuirà in conseguenza al calo della temperatura.

Le tipologie di impianti sono nella sostanza due: il modello “in linea”, meno ingombrante, più economico all’acquisto ma con ricambi più costosi, e viceversa, il modello a bicchieri. Il rendimento degli impianti è pressoché equivalente, anche se il secondo offre il vantaggio di poter ispezionare i singoli stadi, che sono di dimensioni maggiori (e quindi con una maggior superficie utile per il filtraggio) rispetto ai modelli in linea.


Un impianto in linea ed uno a bicchiere

La portata dell’impianto è data dalla membrana, normalmente disponibile in modelli variabili dai 50 ai 100 galloni giornalieri. C’è da dire che il dato si riferisce a una produzione di acqua puramente teorica, in condizioni difficilmente replicabili nelle nostre abitazioni. Non è neppure una buona idea prendere un impianto eccessivamente sovradimensionato in quanto le membrane più piccole hanno prestazioni superiori rispetto alle più grandi.


Il bicchiere ed una membrana di ricambio

Fatte queste considerazioni preliminari, la domanda successiva che ci si pone ricade sicuramente su quale marca acquistare. C’è da dire che esistono ottimi prodotti sia a livello nazionale che estero, ma che a livelli di impianti per acquariofilia, non esiste nessuna tecnologia proprietaria ed esclusiva. In parole povere, il rendimento di un impianto di osmosi è principalmente influenzato dalla qualità della membrana osmotica e in maniera marginale dagli altri due stadi. Non è tanto necessario affidarsi a un marchio noto, quanto essere in grado di valutare la qualità dei singoli elementi. Del primo stadio, il prefiltro sedimenti, esistono diverse fatture, che in ogni modo non incidono particolarmente sul funzionamento dell’impianto.


Alcuni tipi di prefiltri

Per lo stadio di carbone invece, è preferibile affidarsi al tipo carbon-block. Discorso a sé merita invece la membrana che rappresenta il fulcro del sistema. Data per scontata la scelta del tipo TFC piuttosto che la CTA, per questo componente conviene orientarsi sui prodotti di fabbricazione americana a discapito delle produzioni asiatiche, più economiche, ma di qualità nettamente inferiore. A mio avviso, non è una garanzia sufficiente neppure il fatto che la stessa venga dichiarata “made in USA”, preferisco in questo caso farne proprio una questione di marchio, orientandomi sul prodotto Filmtec che so per certo essere di buona qualità. Sicuramente ne esistono anche altre, ma il prodotto è talmente diffuso e relativamente economico che non ha neppure un grosso senso fare ricerche specifiche.

Riassumendo, la scelta di un impianto d’osmosi, dovrebbe seguire questi tre punti:
1) Valutazione della quantità e qualità dell’acqua da trattare.
2) Scelta del tipo di impianto (in linea/bicchieri)
3) Ricerca di un prodotto che monti componenti di qualità, particolarmente la membrana.

Seguendo questo ragionamento, sarà possibile fare una scelta relativamente economica, evitando errori d’impostazione che nella migliore delle ipotesi porterebbero all’acquisto di ulteriori componenti. Affidarsi a un marchio conosciuto può essere un modo per attendersi ragionevolmente un buon prodotto, ma la ricerca di prodotti non brandizzati che montino componenti di qualità, ci permetterà di risparmiare parecchi soldi, a parità di risultati.

Unitamente all’impianto, o come opzione, vengono forniti alcuni accessori:

- Manometro per misurare la pressione d’esercizio dell’impianto

- Tds on-line che consente di monitorare in tempo reale la quantità dei solidi disciolti espressi in ppm relativi all’acqua in ingresso e quella trattata (valore più basso, qualità maggiore). Lo scopo principale è quello di valutare il momento per la sostituzione dei pre-filtri, le resine o la membrana stessa. Spesso e volentieri, negli impianti già forniti di post-filtro di resine questo apparecchio viene montato in maniera errata. Le indicazioni stesse dell’apparecchio ci porterebbero a installare una sonda all’ingresso dell’impianto e una all’uscita per monitorare le performances di abbattimento, che aldilà dell’installazione hanno un’importanza relativa. Installando invece la sonda IN all’uscita della membrana e quella OUT dopo le resine, si potrà capire quando sarà il caso di sostituire le resine oppure gli altri componenti dell’impianto.

- Post-filtro resine. Negli impianti che non ne sono già provvisti è un ulteriore stadio in formato bicchiere o cartuccia nel quale andranno inserite le resine per l’abbattimento di sostanze tipo silicati o nitrati che la membrana stessa non è riuscita a trattenere. Sono da preferire resine specifiche per le sostanze da trattare, possibilmente a viraggio di colore.

Avviamento

Capita di frequente che le istruzioni di montaggio siano anche troppo sintetiche, trascurando dettagli che possono essere molto importanti per la durata e il corretto funzionamento dell’apparecchio.
Gli impianti vengono di solito forniti già assemblati, fatta eccezione per la membrana e per il restrittore di flusso (se non è integrato nel vessel porta membrana).
La prima operazione da fare, prima di installare la membrana, è di scartare un po’ di litri di acqua per evitare che i sedimenti di lavorazione del carbone si vadano a depositare all’interno della stessa, riducendone la durata.
Dopo aver installato la membrana, controllando che risulti correttamente inserita nella sede, prima di installare il restrittore di flusso, scartare ancora qualche litro d’acqua.
Per ultimo, dopo aver montato il restrittore, scartare almeno 30/40 litri di acqua per consentire il lavaggio della membrana dalle sostanze protettive utilizzate nello stoccaggio. Questa operazione è fondamentale in quanto i conservanti utilizzati sono potenzialmente tossici per l’acquario.

Manutenzione

L’impianto deve lavorare con la maggiore frequenza possibile, avendo cura di scartare qualche litro d’acqua ogni volta che viene avviato.
Se si prevede un periodo di inattività, conviene estrarre la membrana e, dopo averla avvolta con una pellicola trasparente tipo Dompack, conservarla in frigorifero (non nel freezer).
La membrana deve rimanere sempre a bagno d’acqua. Per gli impianti non fissi, si può ovviare allo svuotamento installando due rubinetti del tipo venduti nei negozi di giardinaggio, alle estremità dei tubi di uscita dell’acqua.
I pre-filtri sedimenti e carboni vanno sostituiti nell’intervallo tra i 3 e i 6 mesi, e in ogni modo, nel caso in cui i valori all’uscita dovessero peggiorare. La sostituzione dello stadio di carbone implica le stesse precauzioni descritte nella sezione Avviamento.
Mensilmente, effettuare un ciclo di pulizia della membrana. Il funzionamento è differente a seconda del tipo dell’impianto e può consistere nella rimozione del restrittore di flusso o l’apertura di un rubinetto preposto allo scopo, scartando qualche litro dell’acqua prodotta in questa condizione.
Ogni sei mesi, per rimuovere i depositi di calcio, magnesio e altri sali, si utilizzano le soluzioni in commercio destinate allo scopo. Un’alternativa economica e ugualmente efficace è la seguente:
- preparare una soluzione di acido cloridrico al 0,2% o, in alternativa, acido citrico al 2%
- tagliare la parte superiore di una bottiglia di plastica tipo quelle dell’acqua minerale
- riempirla della soluzione e inserire la membrana immergendola completamente.
- Se è possibile controllare il PH verificare che sia a 1 o al massimo 2
- Dopo un paio d’ore controllare il PH e se si è alzato intorno a 6/7 occorre sostituire il liquido ed effettuare un nuovo ciclo.
- Una volta reinstallata la membrana nell’impianto scartare qualche litro di acqua.

 
 
 

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