Dell’Otocinclus affinis, noto anche come Golden Otocinclus, descritto per la prima volta dal polivalente naturalista viennese Franz Steindachner nel 1877, si può dire che è una specie abbastanza rara anche dove è endemica, vale a dire nell’America del Sud, nei bacini idrici attorno alla brasiliana Rio de Janeiro, nella regione di Santa Cruz; inoltre, vive nel bacino del fiume Ribeira de Iguape a San Paulo.

Vive in acque abbastanza lente, in un clima tropicale, fra varia vegetazione acquatica o anche erbe terrestri che vegetano fra acqua e terra e si nutre di piccole alghe, pezzetti vegetali e quanto trova nel suo va e vieni nelle zone libere delle raccolte d’acqua.
Può capitare di vedere un Otocinclus affinis che nuota rapidamente alla superficie dell’acqua per prendere un boccata d’aria, poiché è munito di un sistema che gli consente di respirare aria atmosferica e, nello stesso tempo, di avere una galleggiabilità in più, che gli permette di stazionare vicino alla superficie dell’acqua nel suo ambiente naturale.
Chiarimento necessario sull’Otocinclus affinis
Secondo alcuni si tratta di un “pesce pulitore“. Ebbene, forse vale la pena, una volta per tutte, di cercare di chiarire cosa si intende con il termine pesce pulitore, soprattutto per i neofiti, cioè per coloro che non sono ancora bene addentro al mondo dell’acquariofilia e non ne hanno ancora compresi tutti i risvolti.
Infatti, non è raro il caso di sentire dire che quel determinato pesce viene acquistato perché è utile nella sua funzione di pulitore: già, ma quale dovrebbe essere la sua funzione?
Semplice, mangiare tutto quanto viene abbandonato a sé stesso sul fondo dell’acquario dagli altri pesci quando sono ben sazi. Quindi, il pulitore dovrebbe sopravvivere con i resti abbandonati dagli altri coinquilini sul fondo della vasca, magari un po’ vecchiotti o, perché no, andati miseramente a male e fanno letteralmente – mi si scusi il termine – “schifo”.

E, magari, l’acquariofilo si meraviglia se un giorno trova quel povero pulitore a pancia in su, tristemente morto, quando la durata della sua vita potrebbe essere stata addirittura di dieci o anche più anni; e può essere che il neofita commenti: toh, è morto, chi l’avrebbe mai detto?
Eh sì, perché pulitori, trattati come tali, rischiano parecchio, giacché non si saziano a sufficienza e muoiono letteralmente di fame, proprio per denutrizione. Quindi, si chiamino come si desidera e come può far comodo, ma pulitori in quel senso non lo sono.
Perciò, per concludere questa chiacchierata di precisazione, si insiste nel ribadire che i pesci pulitori sono uguali a tutti gli altri, che non lo sono, e come tali devono essere trattati.
Pertanto, il ritenere che i pesci pulitori siano indispensabili per il mantenimento dell’acqua in maniera equilibrata è un errore sostanziale: spetta all’acquariofilo il rimboccarsi le maniche e il provvedere affinché le condizioni della sua vasca siano ottimali: solo allora potrà pretendere che la vita al suo interno scorra veramente per il meglio.

Aspetto dell’Otocinclus affinis
Il corpo dell’Otocinclus affinis è allungato, con colorazione che va dal grigio a beige, ricca di riflessi dorati, con una leggera e sottile linea scura, che scorre dalle branchie al peduncolo caudale, leggermente più chiara in corrispondenza del ventre.
Le pinne dorsale, anale e caudale sono leggermente picchiettate da macchioline di colore tenue. Sul muso appuntito si apre una caratteristica bocca a ventosa.
Comportamento dell’Otocinclus affinis
Il nostro è un pesciolino non troppo grande, con i suoi 4 o 4,5 centimetri di lunghezza, che è tranquillo per natura e che ama vivere in compagnia con altri colleghi, tanto che si consiglia di tenerlo in un gruppo costituito da almeno 5 o 6 componenti; e i coinquilini devono essere altrettanto tranquilli e non esageratamente grandi al punto di poter ritenere gli altri delle prede da piluccare.
Allestimento dell’acquario
Le dimensioni della vasca non devono essere eccessive: basta un contenitore lungo fra gli 80 e i 100 centimetri e largo e alto 35 centimetri o poco più.
Sul fondo sabbioso vanno poste pietre e radici a formare nascondigli e anfratti, e la vegetazione abbondante è gradita. L’acqua, preferibilmente tenera e stagionata, deve avere una temperatura fra i 22 e i 27°C e un pH fra 6,0 e 7,5. Attenzione ai nitrati, che non sono ben tollerati.

Riproduzione dell’Otocinclus affinis
Non ci sono segni evidenti che indichino il sesso dei pesci, se non che i maschi hanno di solito i ventri leggermente più piatti; per questo si deve consentire che le coppie si formino in modo autonomo. La deposizione delle uova avviene con tranquillità, con la loro sistemazione sulla superficie liscia e dura di una roccia o di un vetro e l’immediata fecondazione da parte del maschio.
Quando, dopo 2 o 3 giorni le uova si schiudono, gli avannotti possono essere nutriti con naupli di Artemia salina e di piccoli vermi tritati; non è male anche il tuorlo d’uovo in polvere.
Però, c’è da rilevare che solo raramente è successo a qualche acquariofilo di vedere avannotti nella sua vasca, per cui tutti gli esemplari che giungono ai commercianti sono di cattura e molto meno di grossi allevamenti.
Conclusione
Un gruppetto di questi pesci, pur non essendo loro molto appariscenti nei loro colori abbastanza morbidi, dà un aspetto di serenità e di tranquillità che fa piacere goderne lo spettacolo.































































































































