Il Nothobranchius foerschi, chiamato anche “Pesce Arcobaleno Africano”, è stato descritto da Wildekamp e Berkenkamp nel 1979. Del nome scientifico del pesce la prima parte deriva dal greco e significa che è dotato di una falsa branchia: infatti, ha una pseudobranchia nascosta al di sotto della copertura della stessa; mentre l’attributo foerschi gli è stato dato in onore del belga medico, biologo e studioso di acquariologia, oltrechè allevatore di specie ittiche, Walter Foersh, vissuto nel XX secolo, il primo a divenire famoso per il suo allevamento dei killfish e per le sue ricerche fatte sugli stessi.

- 1 Killifish
- 2 Ambiente in libertà del Nothobranchius foerschi
- 3 Aspetto, colorazione e dimorfismo sessuale
- 4 Preparazione dell0’acquario per il Nothobranchius foerschi
- 5 Alimentazione
- 6 Comportamento del Nothobranchius foerschi
- 7 Riproduzione con annessi e connessi
- 8 Nothobranchius foerschi
- 9 Malattie
- 10 Conclusione
Killifish
Sembra opportuno spendere due parole sul termine killfish, per chiarirne l’origine e il significato. Quando gli Olandesi, nel XVII secolo, sbarcarono nel Nord America, tirandosi addosso la triste fama di conquistatori, durante lo studio dei territori videro guizzare in torrenti dei pesci; nella loro lingua il nome di torrente è kilde o kills e da ciò derivò il termine killfish, torrente”. Inizialmente, tutti i pesci che vivevano nei torrenti erano killfish, poi, questo nome restò solamente alla famiglia dei Ciprinodontidi.
I killfish sono diffusi un po’ in tutto il mondo, a parte l’Australia, nelle acque dolci o salmastre. In buona quantità sono pesci che vivono dai due ai tre anni in raccolte d’acqua, quali lagune, ruscelli, fiumi, laghi che sono permanenti. Così, nelle Americhe si trovano Cyprinodon, Rivulus e Fundulus, nell’Europa meridionale Aphanius, in Asia e Africa Aplocheilus, Aphyosemion, Epiplatys, Fundulopanchax, Lacustricola.
Il Nothobranchius foerschi è un animale carnivoro che nel suo ambiente si ciba predando piccoli animali, quali vermi, crostacei, larve di zanzara e tutto quanto di vivo si muove e giunge a tiro della bocca, purché di dimensioni adeguate alla stessa.
È un pesce della specie di killfish che appartiene alla famiglia Nothobranchiidae dell’ordine Cyprinodontoformes, che vive in Tanzania, nelle alture dell’alto bacino del Congo, nella cui parte orientale, a Soga presso Dar es Salam, è stato pescato per la prima volta e dove è endemico e vive la maggior concentrazione dei pesci della famiglia. Le specie relative sono tante: per gli studiosi sono addirittura 97, distribuite particolarmente nei bacini dell’Africa orientale, dal Sudafrica settentrionale al Sudan meridionale; di queste, una parte è diffusa in Tanzania, appunto. In effetti, esemplari di Nothobranchius foerschi sono stati individuati in diverse aree centromeridionali del continente africano, cioè nella Repubblica del Congo, nella Nabibia, nello Zimbabwe, nel Kenya, nel Malawi, nello Zambia, ed ancora nel Mozambico, in Somalia, Uganda, Etiopia e nel Ciad.
È un animale carnivoro che nel suo ambiente si ciba predando piccoli animali, quali vermi, crostacei, larve di zanzara e tutto quanto di vivo si muove, purché di dimensioni adeguate alla sua bocca.
Ambiente in libertà del Nothobranchius foerschi
Ma, diversamente dagli altri killifish, il genere Nothobranchius foerschi vive in acque temporanee, in bacini che si trovano in aree alluvionali, pianeggianti che vengono riempiti di acqua durante la stagione dei monsoni e che, però, durante la stagione asciutta restano in secca.
Insomma, l’ambiente è diverso dal solito, un po’ speciale, se si vuole in senso negativo, perché le raccolte d’acqua non sono permanenti, bensì solamente temporanee; si potrebbe dire che quel pesce vive in pozze effimere. Perciò, la sua vita, legata a questo cambiamento, non può che essere breve, vale a dire non più di nove mesi. Infatti, il suo ambiente è rappresentato da paludi, stagni, ruscelli, pozze d’acqua la cui presenza dipende dalla stagione piovosa, per cui si passa da piene dovute alla pioggia al secco assoluto e, nel periodo che intercorre fra le due diverse situazioni, il Nothobranchius foerschi deve fare tutto in fretta: nascere, vivere, accoppiarsi per deporre e fecondare le uova, e serenamente morire.
Aspetto, colorazione e dimorfismo sessuale
Il corpo è allungato, compresso sui fianchi e la testa è arrotondata. I colori del corpo non sono mai troppo vistosi; infatti, in linea di massima sono tenui e delicati e si sostituiscono dolcemente iniziando, di solito, dall’azzurro turchese della testa, segnata da qualche linea vermiforme, passando via via al giallognolo e al rosato per concludersi nel peduncolo caudale e nella coda che sono entrambi di un bel colore rosso vivo. Però detta colorazione non è uniforme, bensì è segnata dall’orlo rosso delle scaglie: cioè sembra che il corpo sia punteggiato da due colori; ciò è ripetuto nella pinna dorsale, che unica, e in quella anale, che sono di buone dimensioni, arrotondate e poste più verso la coda. Le pinne pettorali sono quasi trasparenti e hanno una piccola colorazione sull’orlo. I sessi si possono riconoscere facilmente, perché i maschi sono leggermente più grandi e hanno colori più intensi.
Preparazione dell0’acquario per il Nothobranchius foerschi
I pesci sono abbastanza piccoli, raggiungendo i 5 centimetri o poco più, per cui non è necessario che l’acquario sia molto grande. Sopra uno strato di sabbia di qualche centimetro, l’arredamento è a piacere, con legni, radici di albero, rocce e vegetazione abbondante.
Parametri ideali per questo pesce sono la temperatura tra 22 e 26°C, un’acidità pH da 6,5 a 7,5 e una durezza (GH) compresa tra 10 e 25 °, pari a circa 179-447 mg/L come CaCO₃.
Alimentazione
Come in natura, questi pesci, che sono micropredatori, si cibano con larve di zanzara, crostacei, vermi del sangue, però la loro alimentazione può essere integrata con surgelati a base di Daphnia, Artemia salin, vermi bianchi e sanguigni e lombrichi tritati.
Comportamento del Nothobranchius foerschi
Il maschio è un pesce abbastanza aggressivo sia con i coinquilini sia con le femmine. Tornando ai consigli del citato acquariologo, non sarebbe male tenere nella stessa vasca un maschio e un gruppetto di femmine o più maschi, ma con un numero maggiore di femmine, se l’acquario è grande. Nel caso i cui le femmine siano bistrattate dai maschi, conviene isolarle sì che possano riprendersi e solo allora rimetterle insieme per la riproduzione.

Riproduzione con annessi e connessi
Come anticipato più sopra, la vita di questi pesci si è adattata alle condizioni ambientali, che impongono loro di fare tutto in un tempo limitato. Il loro luogo di vita cambia in modo radicale lungo l’anno, passando da abbondanza di acqua all’asciutto.
Nothobranchius foerschi
In libertà, la riproduzione del Nothobranchius foerschi avviene come presso tante specie di pesci: dopo un corteggiamento, si ha la deposizione delle uova e poi, dopo aver compiuta la sua opera, rimanendo in secca, la sua vita si conclude con la morte.
E le uova? Queste, immerse nell’argilla o nel fango del fondo della raccolta d’acqua, sopravvivono protette dal loro involucro, detto corion, che è la membrana che le circonda, entrano nella fase denominata diapausa, un periodo nel quale prevale l’inattività, mentre il metabolismo è ridotto; le uova entrano nello stato di ipossia, cioè lo stato patologico dovuto alla carenza di ossigeno. Quando si entra nella stagione piovosa, le uova si schiudono e gli avannotti che nascono possono iniziare a nuotare e a crescere rapidamente, tanto che meno di un mese dalla nascita sono pronti per riproduzione. Del resto, il tutto deve avvenire senza perdita di tempo se si vuole salvaguardare il futuro della specie.
Tutto quanto descritto avviene liberamente in natura. E nell’acquario, dove sicuramente le cose avvengono diversamente, vale la pena di seguire i consigli dell’ittiologo inglese Brian Watters, un luminare in questo caso, che ha scritto e diffuso molto sul Nothobranchius foerschi, di trasferire la vita del pesce dalla libertà alla cattività. Ora, se l’acquariofilo non intende provare a fare riprodurre i suoi inquilini, non deve fare altro che accudirli, come fa con gli altri, in attesa della loro morte, che sappiamo non tarderà ad arrivare. Altrimenti, si deve rimboccare le maniche, rendendo le condizioni ambientali tali da simulare il ciclo annuale della specie.
Se i pesci hanno deposte e fecondate le uova, si prende della fibra di torba, ben bollita e risciacquata, anche se si potrebbe usare della sabbia, facendo uno strato di un paio di centimetri nella quale riporle. Se si vuole risparmiare nella torba, basta prendere un contenitore con un’apertura nel coperchio di circa 5 centimetri, che serva da ingresso per la coppia, sul cui fondo porre la torba. Poiché la torba è inquinante, con questo metodo se ne riduce la quantità, facilitandone l’eliminazione, e l’acqua resta pulita più a lungo.
Dopo un periodo da una a tre settimane, si raccoglie la fibra di torba contenente le uova e la si pone su una rete a piccole maglie, poi la si lava bene, sgocciolando l’eccesso d’acqua, mantenendola umida e la si raccoglie in un sacchetto di plastica, con un’etichetta riportante tutto quanto riguarda il contenuto; dopodiché la si conserva dopo averla resa pronta ad affrontare il tempo di incubazione che deve trascorrere prima della loro schiusa.
Per tutto quanto segue – per correttezza, si ripete – ci si attiene a quanto il dottor Brian Watters ha elencato in apposite tabelle.
Trascorso il tempo necessario per l’incubazione, si devono esaminare le uova ben evidenti in mezzo alla torba e, se gli embrioni sono vivi, si possono riconoscere i loro occhietti: il che significa che essi sono pronti per la schiusa. Perciò si pone la fibra di torba in uno strato di acqua non nuova fra i 7 e gli 8 centimetri di spessore e piano piano, si ha la separazione fra la torba e le uova; la prima sale in superficie e le altre scendono sul fondo, dove si schiudono dopo un paio di ore.
Gli avannotti che ne escono sono pronti per essere nutriti con naupli di Artemia salina appena schiusi, microvermi, anguillule dell’aceto. Qualora ci siano pesciolini non troppo in forza, per un po’ è bene somministrare infusori. Mentre i giovani crescono, si può integrare il cibo della loro dieta con quello fornito agli adulti, ma schiacciato o tritato finemente.
Gli avannotti sono trasferiti in una piccola vasca. Intanto, la torba, essiccata e bagnata dopo un mese, potrebbe portare alla schiusa di uova, nelle quali gli embrioni si sono sviluppati in un tempo più lungo, fornendo un altro gruppo di avannotti. Man mano gli avannotti crescono, si aumenta lo spessore dell’acqua in modo lento e continuo, fino a giungere all’altezza finale.
Malattie
Il Nothobranchius foerschi può essere colpito da una malattia che è definita “malattia del velluto” dei pesci” o “malattia della polvere d’oro” o ancora “malattia della ruggine”, causata dal parassita Oodinium pillularis, un protozoo che si attacca alla pelle e alle branchie, dando loro una colorazione grigio giallastra dall’aspetto polveroso. Le cause sono da attribuire alle non buone condizioni dell’acqua, che fanno sentire non a suo agio il pesce, e che, agendo sul suo sistema immunitario, può dar luogo a un suo comportamento anomalo, quale lo sfregarsi contro un ostacolo, mentre la pelle tende a essere opaca e polverosa a causa del muco.
La malattia è altamente pericolosa, essendo molto contagiosa, per cui può diffondersi rapidamente fra gli ospiti dello stesso acquario. In caso di attacco della malattia, si può ricorrere alla sua eliminazione usando il solfato rameico CuSO4. Però, prima di giungere a questa soluzione drastica estrema, conviene agire preventivamente mettendo un cucchiaino di sale marino per ogni tre litri di acqua della vasca; del resto come nel caso della malattia dei puntini bianchi, cioè l’ictioftiriasi.
Comunque, per chiudere il discorso su questa malattia, è opportuno fare il possibile affinché l’acqua resti pulita, alimentando i pesci con parsimonia, eliminando subito i resti alimentari e non mettendo troppi individui nella vasca.
Conclusione
Non c’è che dire: il Nothobranchius foerschi si può ritenere un esempio che dimostra chiaramente come la natura possa adattarsi alle condizioni esterne, attivando un ciclo vitale e le modalità affinché una specie possa continuare a sopravvivere e a garantirne il futuro; un esempio da valutare e ammirare.
































































































































