Il fondo è uno degli elementi fondamentali di un acquario naturale: scegliere il terriccio giusto, gestire la fase iniziale e creare le condizioni perché radici e microrganismi trasformino progressivamente il substrato in un ambiente biologicamente attivo.
Un acquario naturale non nasce da un singolo accorgimento, ma dall’interazione di diversi elementi che, nel tempo, possono arrivare a formare un sistema biologicamente stabile.
In questo percorso, il fondo ha un ruolo particolare. Non è soltanto il substrato nel quale crescono le piante e non è semplicemente una riserva di sostanze nutritive: può diventare uno degli ambienti più attivi dell’intero acquario, soprattutto quando viene progettato per essere colonizzato dalle radici e dai microrganismi.
Questo articolo è il primo approfondimento di un percorso dedicato alla realizzazione e alla gestione dell’acquario naturale, nel quale verranno analizzati i diversi elementi che contribuiscono a creare un piccolo ecosistema stabile e a ridurre, nel tempo, la necessità di interventi continui.
Partiamo quindi dal fondo, e in particolare dal terriccio: una scelta che richiede qualche attenzione in più nella fase iniziale, ma che può trasformare profondamente il modo in cui l’acquario evolve nei mesi successivi.
- 1 Il terriccio non è tutto uguale
- 2 Perché il terriccio può rendere instabile la fase iniziale
- 3 La stabilizzazione può iniziare prima di riempire l’acquario
- 4 Il terriccio deve essere attraversato dalle radici
- 5 Radici e batteri: il fondo diventa un ambiente biologico
- 6 Un materiale naturale può contribuire alla stabilizzazione del fondo
- 7 Dal fondo instabile al substrato maturo
- 8 La stabilità nasce dall’insieme
- 9 Ridurre gli interventi non significa smettere di fare manutenzione
- 10 Costruire l’equilibrio invece di inseguirlo
- 11 Un metodo da conoscere prima di sperimentare
Il terriccio non è tutto uguale
Quando si parla di utilizzare del terriccio in acquario, si potrebbe pensare che un qualsiasi terriccio da giardino o per piante da appartamento sia sufficiente.
Non è così.
Il terriccio destinato a questo tipo di allestimento deve avere caratteristiche precise, perché una volta immerso completamente nell’acqua il suo comportamento può essere molto diverso da quello che avrebbe in un vaso o in un’aiuola.
Un terriccio adatto deve essere innanzitutto una miscela semplice, costituita principalmente da torba e compost maturo, senza aggiunte di fertilizzanti.
Sono invece da evitare materiali come la perlite, altri elementi leggeri utilizzati per aumentare l’aerazione dei terricci da vaso e la fibra di cocco, così come formulazioni arricchite con fertilizzanti o altri prodotti destinati all’uso orticolo.
Questo aspetto è fondamentale perché un terriccio da utilizzare sott’acqua non deve essere considerato semplicemente come un fertilizzante da mettere sotto la ghiaia.
È il punto di partenza di un ambiente biologicamente attivo.
La sua composizione, la quantità di materia organica e il modo in cui viene inserito nell’allestimento influenzeranno ciò che accadrà nel substrato nelle settimane e nei mesi successivi.
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti più interessanti di questo metodo: il terriccio non rimane un materiale statico, infatti nelle prime settimane va incontro a una serie di trasformazioni che modificano progressivamente le caratteristiche del fondo e dell’acqua.
Perché il terriccio può rendere instabile la fase iniziale
Quando il terriccio viene immerso, la materia organica inizia a interagire con l’acqua e con i microrganismi presenti nell’ambiente.
Nelle prime fasi possono quindi verificarsi diversi processi che portano al rilascio di sostanze solubili. Tra queste possono essere presenti composti umici e tannini, responsabili anche della tipica colorazione ambrata che può assumere l’acqua.
È un fenomeno che può sorprendere chi è abituato a considerare l’acqua limpida come una caratteristica indispensabile fin dal primo giorno.
In realtà, in questo tipo di allestimento bisogna distinguere la fase iniziale dalla situazione che si raggiunge dopo la maturazione del sistema.
Un sistema naturale non diventa stabile dal primo giorno.
Il fondo deve attraversare una fase di assestamento durante la quale una parte delle sostanze più facilmente solubili viene progressivamente ridotta.
Per questo motivo, nelle prime settimane i cambi d’acqua possono essere più frequenti rispetto a quelli che saranno necessari successivamente.
Non si tratta di una contraddizione rispetto alla filosofia dell’acquario naturale.
Il cambio d’acqua, in questa fase, non serve a “combattere” il terriccio, ma a favorire la progressiva stabilizzazione del sistema.
Quando l’acqua assume una colorazione ambrata molto marcata, un cambio permette infatti di ridurre la concentrazione delle sostanze disciolte. In generale, durante questa fase si possono effettuare cambi con una frequenza indicativa di una volta ogni una-due settimane, adattandola naturalmente alle condizioni della singola vasca.
Con il passare dei mesi, il comportamento del fondo tende a modificarsi.
La stabilizzazione può iniziare prima di riempire l’acquario
Esiste inoltre la possibilità di anticipare una parte di questo processo prima ancora di realizzare l’allestimento.
Il terriccio può essere immerso preventivamente in un contenitore separato, lasciandolo a contatto con l’acqua e sostituendo quest’ultima periodicamente.
In questo modo una parte delle sostanze più facilmente solubili viene rilasciata e diluita prima che il terriccio venga utilizzato nell’acquario.
È un principio molto semplice: invece di aspettare che il fondo attraversi interamente la prima fase di assestamento dopo l’allestimento, una parte del processo può essere anticipata.
Naturalmente questo non rende il terriccio completamente “inerte”. Il suo comportamento continuerà a cambiare una volta inserito nell’acquario, perché entrerà in contatto con le radici delle piante, con l’acqua e con una comunità microbica che continuerà a svilupparsi.
Ed è proprio la presenza delle piante a rappresentare uno degli elementi fondamentali di questo metodo.
Il terriccio deve essere attraversato dalle radici
Un fondo organico non dovrebbe essere pensato come una semplice riserva di fertilizzante.
In un acquario naturale di questo tipo, il substrato deve diventare un ambiente nel quale le radici possano svilupparsi in profondità.
Per questo motivo è fondamentale prevedere una quantità importante di piante che radicano nel fondo.
La differenza rispetto a un terriccio lasciato semplicemente immerso nell’acqua può essere notevole.
Un substrato ricco di sostanze organiche o minerali e scarsamente colonizzato dalle radici può sviluppare, soprattutto nelle zone più profonde, aree fortemente povere di ossigeno. È un fenomeno che non riguarda esclusivamente i fondi a base di terriccio: può verificarsi anche con diversi substrati fertili commerciali e, in generale, quando il fondo rimane compatto e poco attraversato dalle radici.
Quando invece le radici penetrano nel fondo, l’ambiente immediatamente circostante viene profondamente modificato.
Le radici non sono strutture passive.
La zona di substrato direttamente interessata dall’apparato radicale, la cosiddetta rizosfera, diventa un ambiente nel quale le piante e i microrganismi del terreno interagiscono continuamente.
In particolare, le radici di molte piante acquatiche possono contribuire al trasferimento di ossigeno verso il substrato, modificando le condizioni chimiche immediatamente circostanti.
Questo fenomeno può essere osservato anche direttamente.
In alcuni fondi è infatti possibile vedere una zona più chiara attorno alle radici, nettamente distinguibile dal substrato più scuro e povero di ossigeno che si trova a una certa distanza.

Radici e batteri: il fondo diventa un ambiente biologico
Una volta che le radici iniziano a colonizzare il substrato, il terriccio non è più soltanto un materiale immerso nell’acqua.
Diventa progressivamente un ambiente nel quale convivono radici, microrganismi, sostanza organica e nutrienti.
Le radici modificano localmente le condizioni del substrato e, allo stesso tempo, interagiscono con le comunità microbiche che si sviluppano nella loro zona.
Si crea così una vera e propria rizosfera, nella quale i processi biologici sono molto più complessi di quanto potrebbe suggerire la semplice presenza di una pianta nel fondo.
Questo è anche il motivo per cui non è sufficiente mettere del terriccio sotto uno strato di ghiaia e aspettarsi che il risultato sia automaticamente un acquario naturale stabile.
Il fondo deve essere progettato in funzione della sua futura colonizzazione.
Le piante non sono quindi un elemento aggiunto successivamente per completare il layout.
Sono parte integrante del funzionamento del substrato.
Un materiale naturale può contribuire alla stabilizzazione del fondo
Nella progettazione di questo tipo di substrato è possibile inoltre affiancare al terriccio un particolare materiale naturale di origine vulcanica.
La sua struttura permette di trattenere determinate sostanze e nutrienti, contribuendo a creare nel fondo una sorta di riserva che può essere sfruttata successivamente dalle piante attraverso le radici.
Questo introduce un concetto particolarmente interessante.
Il nutriente non deve necessariamente rimanere libero nell’acqua per essere disponibile alle piante.
Una parte delle risorse può essere trattenuta nel substrato e diventare disponibile nella zona dove le radici sono maggiormente attive.
Il materiale svolge inoltre un’altra funzione interessante, contribuendo alla limpidezza dell’acqua.
È quindi possibile ottenere contemporaneamente un fondo biologicamente attivo, una maggiore capacità di trattenere determinate sostanze e un’acqua visivamente più limpida.
L’identità di questo materiale, le sue caratteristiche e il modo corretto di utilizzarlo vengono approfonditi nel volume Acquario Secondo Natura 2.0, dove sono illustrate nel dettaglio la preparazione del fondo e la sua gestione nelle diverse fasi dell’allestimento.
La scelta e la disposizione dei materiali diventano perciò parte integrante della progettazione dell’acquario naturale.
Dal fondo instabile al substrato maturo
La trasformazione del fondo non avviene in pochi giorni.
Nelle prime settimane il sistema attraversa una fase nella quale il terriccio rilascia sostanze, l’acqua può colorarsi e sono necessari interventi settimanali o bisettimanali.
Successivamente, però, il quadro cambia progressivamente.
Le sostanze più facilmente solubili vengono ridotte, le piante sviluppano gli apparati radicali, il substrato viene colonizzato dai microrganismi e le radici iniziano a modificare localmente le condizioni del fondo.
Nel frattempo le piante crescono e aumentano la propria biomassa.
Il substrato non è più semplicemente quello che era stato inserito all’inizio dell’allestimento.
È diventato parte di un sistema biologico in continua trasformazione.
Questo processo aiuta a capire perché la stabilità di un acquario naturale non dovrebbe essere valutata nei primi giorni o nelle prime settimane.
È l’evoluzione nel tempo a fare la differenza.

La stabilità nasce dall’insieme
Il terriccio, però, non può essere considerato una soluzione autonoma.
Un acquario stabile nasce dall’interazione di molti elementi: fondo, piante, radici, microrganismi, filtrazione, illuminazione, popolazione animale, alimentazione e altri fattori.
Ogni componente influenza le altre.
Un fondo ricco di materia organica può essere molto utile all’interno di un sistema progettato correttamente, ma non può compensare una popolazione eccessiva, un’alimentazione sproporzionata o una gestione della luce completamente inadatta alle piante presenti.
Allo stesso modo, molte piante non trasformano automaticamente un acquario squilibrato in un ecosistema stabile.
La vera differenza sta nella progettazione complessiva.
L’obiettivo è fare in modo che le diverse componenti dell’acquario collaborino invece di costringere l’acquariofilo a correggere continuamente gli effetti prodotti dalle altre.
Ridurre gli interventi non significa smettere di fare manutenzione
Un acquario naturale maturo continua ad avere bisogno di manutenzione.
Le piante devono essere potate, la popolazione deve essere controllata, i pesci devono essere alimentati correttamente e l’acquario deve essere osservato.
Anche i cambi d’acqua possono continuare a essere necessari.
Quello che cambia è il loro significato.
Nelle prime fasi il cambio può servire anche a ridurre le sostanze rilasciate dal terriccio. In un acquario maturo, invece, la manutenzione può diventare prevalentemente un’attività di gestione e mantenimento dell’equilibrio raggiunto.
È una differenza sostanziale.
La manutenzione serve a mantenere l’equilibrio, non a sostituirlo.
Quando un acquario richiede continuamente interventi correttivi, probabilmente non è sufficiente aumentare il numero degli interventi.
Può essere necessario ripensare il modo in cui il sistema è stato progettato.
Costruire l’equilibrio invece di inseguirlo
L’idea alla base dell’acquario naturale è quindi abbastanza semplice, anche se la sua realizzazione richiede attenzione.
Non si tratta di eliminare artificialmente tutti i processi naturali che avvengono nell’acqua e nel substrato, ma di creare le condizioni affinché questi processi possano svilupparsi in modo controllato.
Il terriccio rappresenta una delle componenti attraverso cui questo può avvenire.
All’inizio porta con sé una fase di assestamento che richiede pazienza e una gestione più attenta. Successivamente, con la crescita delle piante e lo sviluppo della vita microbica, il fondo può diventare una parte attiva dell’ecosistema.
È proprio questa evoluzione che permette, nel tempo, di ridurre la necessità di interventi continui.
L’obiettivo di un acquario naturale non è quindi creare un acquario che non richieda più manutenzione.
È creare un acquario nel quale la manutenzione non debba continuamente sostituire l’equilibrio biologico.

Un metodo da conoscere prima di sperimentare
L’utilizzo del terriccio in acquario richiede però una progettazione precisa. Non tutti i terricci hanno la stessa composizione e non è sufficiente inserirli semplicemente sotto uno strato di ghiaia.
La scelta del materiale, la sua preparazione, la disposizione del fondo, la gestione della fase iniziale e il rapporto tra substrato e piante sono tutti elementi che possono determinare il comportamento dell’allestimento nel tempo.
Questo approccio è approfondito da Andrea Catarsi nel volume Acquario Secondo Natura 2.0, nel quale vengono analizzati i principi dell’utilizzo del terriccio in acquario e le procedure pratiche per realizzare e gestire questo tipo di allestimento.
Bibliografia e fonti
- Walstad, D. L. — Ecology of the Planted Aquarium: A Practical Manual and Scientific Treatise for the Home Aquarist. 4ª edizione, 2023.
- McKnight, D. et al. — Comammox Nitrospira among dominant ammonia oxidizers within aquarium biofilter microbial communities. 2024.






























































































































