cibo vivo E.buicholzi

White worms e Grindal: facciamo chiarezza sul cibo vivo

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Il cibo vivo è ormai prodotto in casa da molti acquariofili e comprende diverse specie di piccoli organismi, le più diffuse delle quali sono: l’anguillola dell’aceto (Tubinatrix aceti), la daphnia (Daphnia sp.), le Bosminae (Bosminae longirostris), l’Artemia salina, le specie del genere Drosophila s.p. ed i vermi terricoli (Anellidi).

In natura gli Anellidi possono ritrovarsi in ambienti diversi tra loro: vi sono specie prettamente terrestri, altre che popolano gli ambienti marini, altre ancora si ritrovano nei litorali sabbiosi. Le specie più utilizzate in ambito acquariologico sono due: Enchytraeus albidus spesso definito “white worm” e Enchytraeus buchholzi (Vejdovsky, 1879) detto “grindal worm” il cui nome deriva da un acquariofilo svedese che per primo utilizzò tale cibo vivo per i propri pesci d’acquario.

E. albidus raggiunge una dimensiona variabile tra i 15 ed i 35 mm, con un diametro di circa di 0,7- 1 mm, mentre E. buchholzi è più piccolo, raggiungendo una lunghezza di 5 – 10 mm ed una larghezza di 0,3 mm).

cibo vivo E. buchholzi
Un esemplare di E. buchholzi prelevato dalla coltura e relativa macro.

In acquariofilia vi sono spesso notizie frammentarie, divergenti o contrapposte anche tra gli allevatori a causa della mancanza di informazioni scientifiche facilmente accessibili al grande pubblico riguardanti la gestione di questi interessanti invertebrati.

Da qui la necessità di questo articolo, col fine di mettere ordine presentando sia i dati esposti nella letteratura scientifica che la mia esperienza d’allevatore. E. albidus ed E. buchholzi sono specie ermafrodite, ciò vuol dire che ogni singolo individuo possiede sia gli organi genitali maschili che femminili. Nonostante ciò i soggetti non possono auto fecondarsi in quanto i gameti maschili e le cellule uovo vengono prodotti in fasi di crescita diverse.

Durante la copula si ha lo scambio dei gameti e i soggetti depositano le uova all’interno di strutture trasparenti (coocons) direttamente nel terreno. Il numero di uova è variabile; infatti i giovani adulti producono 9-10 uova per teca, mentre gli adulti maturi possono raggiungere le 25 uova per teca con una media di larve prodotte da ogni singolo individuo durante la sua vita pari a circa 1000 elementi.

I soggetti adulti hanno una capacità riproduttiva minore con un massimo di 2-4 uova per teca; l’incubazione dura 12 giorni e la maturità sessuale è raggiunta dopo circa 20 giorni. Diversi aspetti rendono tali invertebrati idonei ad essere utilizzati nell’alimentazione dei pesci d’acquario, tra questi: la possibilità di allevarli anche in casa, la motilità in acqua che viene mantenuta appena somministrati in acquario, il che li rende appetibili anche ad esemplari selvatici o appena importati ed infine, non di ultima importanza, le qualità organolettiche.

Infatti le caratteristiche nutrizionali medie sono: proteine 70%, grassi 14,5%, ceneri 5,5% e carboidrati 10%. Non sono stati condotti molti gli studi scientifici su queste specie in riferimento al loro utilizzo come cibo vivo e spesso in acquariofilia ci si affida alle esperienze personali. Alcuni spunti possono provenire dall’acquacoltura commerciale che utilizza tali invertebrati; infatti sono stati condotti studi su allevamenti di storioni che hanno dimostrato la necessità di circa 1000 contenitori di “white worms” (200 Gr. di vermi/coltura singola) per ogni allevamento, al fine di ottenere una capacità produttiva annuale di 2,5 milioni di avannotti. Si può dire senza ombra di dubbio che ci sono diversi aspetti gestionali da approfondire nell’allevamento di questi invertebrati.

Preparazione del substrato

Per l’allevamento si possono utilizzare diverse tipologie di contenitori, personalmente uso recipienti di alluminio, ma vengono consigliati soprattutto quelli in legno, aperti, di media grandezza, con una lunghezza di 20 cm e 10-15 cm di profondità che permettono un miglior drenaggio dell’acqua ed un favorevole ricambio d’aria. Viene posto al loro interno una quantità di terriccio non fertilizzato da giardino tale da raggiungere quasi il bordo dell’invaso; alcuni autori consigliano, in alternativa, una mistura 50% humus e 50% terra da giardino non fertilizzata.


Terreno di coltura in una vaschetta di alluminio durante la fase di vaporizzazione per inumidire il terreno.

Per le mie colture ho sempre optato per il terriccio di sottobosco di buona qualità non fertilizzato che sostituisco regolarmente, a turno tra le varie vaschette, asportando ogni volta piccole zolle del substrato presente.
Il pH della terra deve essere mantenuto tra 6.2 – 7.2 senza mai scendere sotto pH 5. Per tale motivo ogni circa 6 mesi la terra va parzialmente, in quanto l’attività degli invertebrati può causare un’ acidificazione del substrato stesso.

L’umidità del terreno è un parametro di fondamentale importanza per la riproduzione come dimostrato da studi di laboratorio che hanno evidenziato un range ottimale riproduttivo con valori tra il 20% – 40% di acqua (umidità del terreno) DW (su peso secco). L’optimum riproduttivo è raggiunto a valori pari al 25%, mentre, al di fuori di questo range, il numero dei soggetti appena schiusi diminuisce fino ad arrestarsi con valori pari al 5%. Nell’allevamento casalingo un buon compromesso si può ottenere mediante la nebulizzazione superficiale delle colture con piccoli vaporizzatori manuali una o più volte al giorno, in base alla stagione ed alla temperatura della stanza.

Poiché non è possibile a tutti gli hobbysti fare una misurazione continua dell’umidità, l’acqua può essere dosata quel tanto che basta per rendere il terreno simile a quello che si riscontra nei sottoboschi montani, perennemente umido, ma mai zuppo di acqua. In presenza di una corretta umidità, i vermi occupano gli strati subito al di sotto della superficie.

cibo vivo


Fasi di ricerca dei vermi nel substrato, i soggetti popolano in gran numero gli strati umidi subito sotto la superficie.

Durante i mesi estivi copro la coltura con plastica trasparente forata o con un pezzo di zanzariera a trama sottile in maniera tale da non permettere ad altri insetti di deporre uova nel terreno umido che li attrae e che potrebbe causare una contaminazione della coltura oltre che una competizione tra le larve. In altri casi è possibile ritrovare nelle colture dei piccoli acari di colore chiaro che si nutrono degli alimenti somministrati ai vermi.

Inoltre una scarsa umidità comporta modificazioni del substrato con la possibile formazione di agglomerati più duri di terreno. Dunque anche la conformazione e la strutturazione macroscopica del substrato non sono secondarie al successo della coltura come dimostrato da uno studio del 1999 che ha studiato la capacità riproduttiva di E. Buchholzi in relazione alla % di umidità del terreno ed al rimescolamento di questo dopo ogni operazione di nebulizzazione. I risultati hanno evidenziato un aumento dei soggetti giovani facendo semplicemente assorbire l’acqua dal terreno, evitando di rimescolare il substrato dopo ogni deumidificazione, ad un optimum di umidità pari al 30% (DW).


Tabella illustrante il numero di soggetti in relazione al rapporto umidità del terreno/tipologia del terreno. modificata da: Beylich et Achazi, 1999.


E’ ben evidente la colonizzazione del terreno non rivoltato sulla sinistra dell’immagine.

La temperatura è spesso la causa del fallimento delle colture degli enchitrei, anche in relazione all’umidità, poiché le colture vanno poste in luoghi ne troppo freddi ne troppo caldi, ma possibilmente laddove vi sia una temperatura costante, sconsigliando una diretta esposizione al sole. L’optimum di crescita è nel range 15°-21°, con un arresto riproduttivo al di sopra sei 27°, mentre le temperature limite sono X = 0° e X = 30° che causano la morte dei soggetti.

Un sintomo di stress macroscopicamente evidenziabile negli animali allevati in una coltura con parametri scorretti, è la formazione delle synapora, ossia aggregati di esemplari che si formano in presenza di stress ambientali quali temperature troppo alte o basse o scorretti valori di umidità.

Alimentazione

Il principale argomento di discussione tra gli allevatori è sicuramente l’alimentazione dei vermi; a tal proposito è stato condotto uno studio in Turchia dove 5 colonie di E. albidus sono state alimentate con 5 diverse diete. I risultati finali hanno mostrato che la crescita maggiore della colonia in termini numerici, mantenendo stabili la temperatura ambientale e l’umidità, si è avuta somministrando cibo pellettato per pesci, nello specifico per trote, ottenendo una presenza superiore 300 individui in 90 giorni di coltura, a partire da un inoculo iniziale di 10 vermi adulti.

A seguire, hanno dato una resa produttiva man mano decrescente, in termine d’individui prodotti, le diete a base di carboidrati, frutta (banana e mela), pellettato + carboidrati, e vegetali (spinaci, patate, carote). Anche i ricercatori hanno pareri contrastanti a riguardo, ad esempio c’è chi ritiene che sia ottimale l’utilizzo di prodotti che derivano dall’industria della birra (Ivleva 1969) quali farine, derivati cerealicoli, luppolo ed avena.

Nonostante siano state sperimentate diverse diete, non sono state analizzate le diverse composizioni nutrizionali dei vermi in seguito alle varie gestioni alimentari, dunque non si sa se e come l’alimentazione possa modificare le qualità nutrizionali del cibo vivo stesso. In attesa di risultati scientifici più completi, si può saggiamente scegliere per un’alimentazione onnivora, tipica di animali detritivori, che comprenda dunque alimenti di origine animale e vegetale, facilmente dosabili e gestibili.

Tra questi, ad esempio, i microgranuli o il mangime in polvere di buona qualità per pesci che inoltre hanno una bassa umidità dunque sono maggiormente stabili sulla coltura. Qualsiasi sia la scelta alimentare da parte dell’allevatore, è indubbio che è fondamentale gestire correttamente la quantità dell’alimento; infatti un’eccessiva somministrazione può comportare lo sviluppo, soprattutto nella bella stagione, di muffe e funghi che appaiono come piccole macchie bianche.

In tal caso si consiglia di eliminare la zona colpita e diminuire la frequenza e/o la quantità di cibo somministrato anche in relazione all’umidità del terreno. Personalmente, nonostante sia spesso consigliata una somministrazione di alimento alla settimana, preferisco distribuire piccole quantità due tre volte a settimana specialmente durante la stagione temperata quando i soggetti sono più attivi anche per stimolare la riproduzione, senza seguire alcuna preferenza di orario nell’arco della giornata.

Da un punto di vista prettamente biologico è molto interessante notare come in pochi minuti i soggetti escano in superficie in seguito alla percezione delle molecole odorose provenienti dal cibo.


Collage di foto scattate in sequenza durante la fase di alimentazione, ad intervalli di tempo prestabiliti.

Infatti tutti gli anellidi sono dotati di un sistema nervoso complesso ed organi di percezione sensibili agli stimoli esterni chimici e fisici (es. la luce), oltre che di un apparato digerente diviso in porzioni specifiche un pò come negli animali superiori.

cibo vivo apparato digerente E. buchholzi
Schematizzazione dell’apparato digerente di E. buchholzi.

Ogni allevatore utilizza diverse tecniche di raccolta, spesso in genere alla tipologia di allevamento o alla comodità. Io sono solito raccogliere mediante stuzzicadenti piccoli agglomerati di vermi poiché in tal modo non si asporta terreno che finirebbe in acquario. In seguito setaccio velocemente in acqua corrente tiepida i soggetti prelevati e li somministro interi o spezzettati.

Il lavoro di raccolta è più facile in estate, quando, a causa degli stress ambientali, i vermi tendono a raggrupparsi in superficie aderendo spesso alle retine antizanzare poggiate sulle colture. In tal caso basta staccarli delicatamente e riposizionare la retina. Per concludere va ricordato che l’allevamento dei vermi grindal è sicuramente più dispendioso, in termini di tempo e di cura, di quello di molti altri alimenti vivi quali le anguillole o le daphnie, dunque non è indispensabile per ogni acquariofilo, ma può essere particolarmente utile qualora si preparino cibi “ad hoc” per soggetti appena importati o dai gusti più difficili grazie alle dimensioni dei soggetti ed alla motilità in acqua che li rende degli irresistibili bocconi per i nostri pesci.

Bibliografia scientifica

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Memi, D., Çelikkale, M. S. and Ercan, E. (2004) .The Effect of Different Diets on the White Worm (Enchytraeus albidus Henle, 1837) Reproduction. Turkish Journal of Fisheries and Aquatic Sciences 4: 05-07.

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