Riproduzione di Caridina sp. Propinqua

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Riproduzione di Caridina sp. Propinqua

Vorrei raccontarvi e condividere con voi la mia esperienza nella riproduzione della Caridina Propinqua. Questa particolare caridina vive in Indonesia (secondo alcuni la toviamo solo in Borneo e secondo altri nel Sulawesi) e necessita pertanto di valori e temperatura dell’acqua diversi rispetto a quelli necessari per l’allevamento di altre caridine.
Devo confessare che acquistai questi simpatici animaletti per caso; avevo allestito una vasca per l’allevamento delle Cardinal (oggi Dennerli) e nel negozio mi imbattei in questi gamberini di colore arancione (sono anche chiamate caridine orange, orange borneo o caridine mandarino). Devo anche ammettere (con un pò di imbarazzo) che al momento dell’acquisto non ero informata sulle modalità della loro riproduzione, ma solamente sui valori dell’acqua per loro ottimali.
Il colore può variare molto da esemplare ad esemplare, si va da un arancione molto chiaro (che ho notato nel mio caso nei soggetti di sesso maschile) ad un arancione molto acceso (nei miei soggetti di sesso femminile), ma penso che ciò sia stato dovuto solo alla casualità. Il dimorfismo sessuale è invece netto per ciò che concerne la dimensione, infatti i maschi risultano essere più piccoli delle femmine, che arrivano anche a 3.5 cm di lunghezza.

Propinqua femmina


Propinqua maschio

Dal punto di vista alimentare non si può affermare che siano sofisticate, in quanto gradiscono molto le pasticche di cibo per pesci da fondo (ricche in spirulina), i vari cibi per gamberi e adorano le verdure fresche sbollentate quali piselli e zucchine.


Femminucce di Propinqua a pranzo

Sono di indole pacifica e coabitano (hanno coabitato in passato) tranquillamente con gamberi di dimensioni inferiori come le white orchid, le ensifera e le cardinal.


Propinqua in compagnia

Le caratteristiche della vasca allestita per ospitare le caridine erano le seguenti:

– capienza 20 litri
– temperatura 27°C
– pH 7,6
– GH 8
– KH 6
– Fondo a granulometria media, microsorum pteropus, muschi, rocce di quarzo rosa e bianco, lastre di ardesia.
– Filtraggio interno 240 l/h
– Coinquilini: tre tylomelanie (che si sono riprodotte, ma questa è un’altra storia!)


Tylomelania

Effettuavo cambi parziali (7 litri) settimanali inizialmente utilizzando acqua del rubinetto trattata con biocondizionatore e decantata almeno 24 ore miscelata con acqua di osmosi (rapporto 4:1,5). Dopo un paio di mesi ho deciso di utilizzare acqua di osmosi con sali appositi per raggiungere i valori più appropriati di GH e KH, fornendo anche i minerali necessari alle caridine, ed ho iniziato ad utilizzare un prodotto vitaminico specifico.
Una volta acquistati (5 esemplari, due maschi e tre femmine) mi documentai sulla loro riproduzione (al contrario è sempre meglio essere già informati prima dell’acquisto) e con grande sorpresa scoprì che la riproduzione avveniva in modo molto particolare e che necessitava di non trascurabili attenzioni. Dalle femmine venivano infatti rilasciate larve pelagiche che dovevano attraversare varie mute, e il tutto in acqua salmastra. Inutile dire che mi ero arresa all’evidenza ancor prima di cominciare.
Una sera rientro da lavoro e noto una delle due femminucce con uno “strano pancione”, quindi decido di riprendere in mano tutte le informazioni di cui disponevo (purtroppo troppo scarse) e di mettermi “al lavoro” (dicembre 2009).


Mamma Propinqua

Ho così disposto una vasca di 4 litri circa di capienza, non ho utilizzato nessun fondo, ho inserito un po’ di muschio proveniente dalla vasca ed ho mantenuto la solita temperatura (circa 27°C) grazie ad un riscaldatore da 7 W e l’ho monitorata con un termometro apposto alla parete della vaschetta. Ho provveduto a “fabbricare” il coperchio per la vaschetta tagliando del plexiglass. Fortunatamente in estate avevo disposto una vasca di 15 litri sul balcone, coperta con della fine retina (avannotti di guppy) e si erano sviluppate delle alghe, per cui l’acqua risultava di colore verde (ottimo nutrimento per le piccole larve di propinqua). Ne avevo tenuta un po’ per ogni evenienza.. ed eccoci qua!
Ho inserito una piccola pietra porosa nella vasca in modo da ossigenare l’acqua in essa contenuta facendo sì che venisse rilasciata una bollicina ogni 2 secondi circa (quindi evitando eccessive correnti) ed ho aspettato il momento giusto, purtroppo non facile da individuare. Dalle informazioni che avevo trovato dovevano trascorrere circa una ventina di giorni dalla discesa delle uova tra i pleopodi prima del rilascio delle larve (come per la Japonica). La vasca era abbastanza piantumata, per cui non ero sicura sul numero di giorni trascorsi da quel momento. Mi sono messa ad osservare scrupolosamente la mamma con una lente di ingrandimento; quando ho visto che le uova tra i pleopodi della propinqua si schiarivano l’ho catturata con un piccolo retino e l’ho inserita nella vasca allestita, non sapendo cosa aspettarmi. Erano circa le 20.30.. Mi sono procurata una piccola pila e ogni tanto davo una controllatina.. La propinqua si dava un gran da fare in quelle che a me sembravano semplici pulizie ed ossigenazione delle uova.. Verso le 23 ho visto la mia prima larva.. piccolissima, ma con un fascino tutto particolare..

Propinqua che rilascia le larve Rilascio larve

E’ stata un’emozione grandissima vedere questo piccolo esserino che andava su e giù continuamente facendo una specie di avvitamento su stesso, sembrava quasi una danza. Le larve di propinqua sono attratte dalla luce, come accade per i naupli di artemia salina, quindi era possibile valutarne i movimenti apponendo una luce puntiforme sul coperchio trasparente della vaschetta. Diversamente da quanto immaginato mamma propinqua rilascia le larve molto molto lentamente (cosa che ho notato anche nelle successive riproduzioni), infatti la mattina (dopo una notte insonne trascorsa ad osservare il rilascio delle larve) ancora tra i pleopodi ne erano presenti alcune. Mi sono precipitata al mio negozio di fiducia ed ho acquistato il sale sintetico da acquari (non quello da cucina) ed un densimetro per misurare la salinità dell’acqua tramite il peso specifico. Tornata a casa ho prelevato con molta cura la mamma, non è stata una manovra facile visto il litraggio della vasca e le larvette che si muovevano, e l’ho rimessa nella vasca di origine. A tal proposito una cosa che ho notato in quasi tutte le occasioni in cui le propinqua avevano uova tra i pleopodi è che presentavano quasi sempre anche la macchia ovigera o appariva comunque subito poco dopo il rilascio e spesso la colorazione del loro corpo si modificava scurendosi un po’.


Propinqua con macchia ovigera e con uova

Ho iniziato a preparare l’acqua utilizzando acqua di osmosi ed i sali sintetici appena acquistati con l’intento di aggiungere nella vaschetta ogni giorno una quantità prefissata di acqua salmastra (portata alla solita temperatura di 27 gradi tramite immersione nella vasca di origine) per aumentare nel modo più graduale possibile la salinità dell’acqua, portandola a valori di 1005-1010 al massimo. Il negoziante mi aveva detto che per ottenere tali valori era necessario sciogliere circa 18 gr di sale sintetico per litro di acqua. Ho deciso di iniziare sciogliendo un cucchiaino da caffè di sale (circa 5 gr) in 500 ml di acqua, e dopo aver provveduto all’aspirazione con un tubo da areatore di un volume di acqua pari a 500 ml i primi due giorni e poi di 1 litro nei giorni successivi andavo ad aggiungere l’acqua preparata con il sale sintetico da acquari e filtrata in modo da arrivare alla salinità consigliatami dal negoziante e trovata consultando alcuni articoli sulla riproduzione della caridina japonica (appunto valori di1005-1010, acqua salmastra).
Provvedevo alla somministrazione di acqua verde un paio di volte al giorno utilizzando una siringa a cui al posto dell’ago avevo posizionato del tubo da areatore (un pezzetto lungo circa 8 cm). Poiché “l’acqua verde” è ricca di microrganismi (phytoplancton) e tende ad inquinare molto velocemente l’acqua ciò che può risultarne è un aumento dei nitrati pericoloso per le larve, occorre quindi somministrarlo con parsimonia per non causare la morte dei piccolini. Ogni giorno somministravo una quantità leggermente maggiore di phytoplancton e provvedevo ai cambi nel modo precedentemente descritto. L’acqua nella vaschetta era ormai di colore verde. Fino al quinto giorno le larve avevano una buona vitalità, si muovevano molto e immaginavo che si nutrissero, ma al sesto giorno ho notato che stazionavano sul fondo muovendosi meno e al settimo giorno non riuscivo quasi più a vederne. L’ottavo giorno erano purtroppo tutte sparite. Ho comunque continuato per alcuni giorni con i cambi e la somministrazione di cibo sperando che qualche piccola larvetta riapparisse, ma purtroppo le mie speranze sono risultate vane. Cercando notizie su internet ho trovato alcune informazioni che riguardavano le varie mute delle larve, e dalle notizie trovate la sparizione delle larve sembrava coincidere con la prima muta, ossia il sesto-settimo giorno.
Devo dire che questa esperienza mi aveva lasciato delle emozioni bellissime, quindi ho deciso di organizzarmi meglio per la volta successiva. La propinqua, che come accennavo precedentemente, presentava già la macchia ovigera, dopo poco aveva nuovamente le uova. Nel frattempo preoccupata per non aver fornito l’alimentazione più appropriata alle larvette mi sono procurata delle colture pure di Nannochloropsis (alga verde che sopravvive anche in acqua salmastra) ed anche delle alghe liofilizzate da sciogliere nell’acqua circa 12 ore prima della somministrazione (secondo il negoziante). Più tranquilla ho affrontato nuovamente la nuova sfida, o almeno così mi ero ripromessa. Purtroppo per le due volte successive la propinqua ha perso le uova, probabilmente non fecondate. Dei due maschi solamente il più piccolo sembrava essere interessato alle femminucce, che alternativamente presentavano le uova.


Maschio interessato “in intimità”

Una delle altre due femmine mi offrì poco dopo la possibilità di ritentare; seguii di nuovo tutti i passi (ispirandomi ai consigli forniti da chi aveva tentato e poi era riuscito a riprodurre le Japonica) utilizzando i nuovi cibi, ma purtroppo al quinto-sesto giorno le larve cominciavano a sparire come la volta precedente.
Mi è addirittura capitato che due femmine presentassero contemporaneamente le uova, e ciò mi ha fornito l’opportunità di tentare nuovamente seguendo però due diverse strade. Questa volta ho messo le singole mamme in 2 contenitori diversi di circa 2 litri cad immersi nella vasca d’origine ed ho atteso il fatidico momento osservando attentamente le uova-larve tra i loro pleopodi.. La mia idea era quella di modificare le condizioni ambientali delle larve rilasciate dalle due mamme e studiarne poi i risultati e le conseguenze. Infatti mi era stato detto che vi erano stati dei casi in cui larve di japonica si erano sviluppate anche in acqua non salmastra.
Una delle due però ha perso le uova mentre l’altra (quella della prima riproduzione) ha rilasciato un numero enorme di larvette, circa 100.


Femmina in procinto del rilascio delle larve

Fiduciosa nel numero non avevo quasi dubbi del fatto che qualcuna questa volta potesse rimanere in vita. Era uno spettacolo vedere questi minuscoli bruscolini con la testa all’ingiù andare su e giù nella vaschetta; le codine delle larve appaiono quasi a strisce più chiare e più scure ed è proprio in questa occasione che ho potuto notare che le larve si muovono verso l’alto girando su stesse sempre nel medesimo verso, mentre vanno verso il basso girando nel senso opposto, sempre avvitandosi su se stesse. I movimenti che ne derivano sono molto particolari anche perché mentre si avvitano su se stesse il peso della testa tende a sbilanciarle un po’, ciò che ne deriva è un movimento oscillatorio e avvitatorio in verticale in cui però le piccole teste delle larve disegnano quasi dei piccolissimi cerchi perfetti. Penso che sia un’emozione indescrivibile poterle osservare dal vivo in questo spettacolo come è successo a me.


Larva di 2 giorni

Visto il numero elevato di larve ho deciso di proseguire nel mio intento e le ho trasferite in 3 contenitori(1-2-3):
1- Solite condizioni, quindi temperatura 27°C, aumentando gradualmente la salinità, piccoli cambi giornalieri.
2- Acqua a 27°C, nessun aumento della salinità, piccoli cambi giornalieri.
3- Acqua a temperatura ambiente, nessun aumento della salinità, piccoli cambi giornalieri.

Le vaschette 1 e 2 erano immerse nella vasca originaria, la 3 all’esterno di essa e quindi a temperatura ambiente (22°C circa).
L’alimentazione consisteva alternativamente in acqua verde ottenuta dalla coltura da me allestita per avere del fitoplancton sempre disponibile, in piccole dosi di alghe liofilizzate (conservate in frigorifero) e preparate 12-16 ore prima della somministrazione e questa volta ho aggiunto anche il lievito di birra sciolto in pochissima acqua e somministrato con molta parsimonia per non inquinare l’acqua. Quello che ho notato è che l’utilizzo di quest’ultimo in acqua salmastra può portare alla formazione di piccoli filamenti (almeno nel mio caso) tipo ragnatela dove purtroppo le larve possono rimanere intrappolate. Ho dovuto liberarle un paio di volte dopo di ché non ho più somministrato tale cibo. Non ho notato grandi diversità tra i 3 contenitori in termini di sopravvivenza delle larve (anche se nel contenitore numero 3 ne avevo messe solo una decina), ma ho potuto verificare che la maggior vitalità (in termini di movimenti più rapidi e continuativi) era rilevabile nella vaschetta numero 1 in cui la salinità veniva aumentata gradualmente, mentre risultava essere leggermente minore nella vaschetta numero 2. Le larve della vaschetta 3 non hanno manifestato particolari disagi in termini di vitalità anche se la temperatura risultava essere inferiore a 27°C (temperatura ambiente 22°C).

Video 1 – Rilascio delle larve

Video 2 – Larve a 3 giorni di vita nel contenitore 1

Video 3 – Larve o fiocchi di neve?

Purtroppo anche questa volta le larve non sono sopravvissute.. Le prime a scomparire sono state quelle nella vaschetta 3, quelle nelle vaschette 1 e 2 sono morte nella medesima giornata il giorno successivo. Era arrivato il nono giorno, e in realtà speravo di aver superato il momento critico, ma purtroppo così non è stato.
Successivamente sono rimaste solamente le 2 femmine, per cui non ho avuto più riproduzioni.

Riassumendo i punti salienti della mia esperienza nella tentata riproduzione della caridina propinqua sono i seguenti:

• il periodo di tempo che intercorre tra la discesa delle uova tra i pleopodi e il rilascio delle larve è variabile, molto probabilmente è influenzato dalla temperatura. Nel mio caso non ha mai raggiunto i 20 giorni (come per le japonica); tale periodo è risultato essere sempre inferiore ai 12 giorni (addirittura per due volte il rilascio è avvenuto dopo 5-6 giorni). Penso che il rilascio delle larve sia tanto più veloce tanto più sia elevata la temperatura (riproduzioni avvenute in estate e fine estate).

• le femmine possono presentare contemporaneamente le uova tra i pleopodi e la macchia ovigera. A distanza di pochi giorni dal rilascio delle larve presentano nuovamente il ventre pieno di minuscolissime uova.

• le larve hanno movimenti verticali ondulatori con direzioni opposte nella salita e nella discesa e sono attratte dalla luce. Ogni tanto compiono scatti veloci in direzione orizzontale e verticale, mentre in presenza di luce preferiscono stazionare a pelo d’acqua. Penso che sia proprio durante questi movimenti che avvenga la loro nutrizione.

• occorre evitare eccessivo inquinamento e deposito di materiale e sale non ben disciolto (per questo motivo è meglio filtrarlo) in cui le larve possono rimanere intrappolate e morire.

• le larve sono rimaste in vita al massimo 9 giorni durante i miei tentativi, per cui immagino che questo corrisponda al momento della prima muta o comunque ad un cambiamento importante per le larve stesse.

• la vitalità delle larve è risultata maggiore in acqua salmastra, ma è risultata comunque buona anche in acqua dolce (valori della vasca di origine).

• temperature inferiori a 27°C (nel mio caso 22°C) hanno influenzato di poco la sopravvivenza delle larve.

Come ho detto precedentemente non ho più le propinqua di sesso maschile da qualche mese, ma ho ancora due femminucce (da settembre 2009). Sicuramente quando avrò un po’ più di tempo mi dedicherò alla ricerca di qualche maschietto e tenterò nuovamente la riproduzione.
Ringrazio per la possibilità che mi avete dato di raccontare la mia esperienza con questo invertebrato sulla cui riproduzione purtroppo ad oggi non ci sono molte informazioni. Consiglio comunque di tentare sempre, perché anche se decisamente laboriosa, l’emozione regalata dalla vista di questi esserini è veramente grande. Spero con le mie parole di avervi trasmesso almeno una piccola parte di quella che ho provato io.

Le mie femminucce di Propinqua



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