I pesci più diffusi nei nanoreef

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Guida introduttiva ai pesci più diffusi nei nanoreef.

Guida introduttiva ai pesci più diffusi nei nanoreef. Teoricamente un nanoreef (vasca marina tra i 30 ed i 100 litri circa), per le sue ridotte dimensioni, servirebbe ad ospitare animali particolari, quali piccoli crostacei o invertebrati, che in una vasca grande avrebbero minore visibilit?. Considerando inoltre che i pesci (tranne rare eccezioni come P. Kauderni e vari Amphiprion quali A. Ocellaris) sono catturati in mare nei pressi delle barriere coralline, rinchiuderli in una vasca è senza dubbio una limitazione e in una vasca piccola è, se vogliamo, una crudeltà. Però è anche vero che una vasca senza pesci, specialmente se non è attrezzata per poter tenere coralli particolarmente esigenti (i più belli come coralli duri sps: acropore, montipore, pocillopore, seriatopore..) può sembrare molto vuota e ‘statica’. Possiamo dunque inserire uno o anche due pesciolini nel nostro nanoreef, ma con i dovuti accorgimenti:

– In vasche sotto i 40 litri è meglio evitare di inserirne, anche perché la maggior parte delle vasche di quelle dimensioni non ce la farebbe fisicamente a smaltire completamente il carico organico prodotto dal pesce (ovvero smaltire gli inquinanti prodotti dalla decomposizione dei suoi rifiuti), oltre che per lo spazio molto ridotto. – In vasche tra i 45 ed i 60-70 litri si può anche provare a tenere, con i dovuti accorgimenti, un pesce purché adeguato.

– In vasche tra i 70 e i 100 litri od oltre, si possono tenere anche due o più pesci in caso di vasche più grandi. NB: i vari litraggi ovviamente sono da considerarsi netti, non lordi.

Detto questo, la domanda sorge spontanea:

Quali sono i pesci che posso mettere nel mio nanoreef e quali, invece, è meglio evitare?

Lo scopo di questo articolo è proprio questo: consigliare il neofita che deve scegliere quali pesci inserire nel suo nanoreef, in modo da non fargli commettere errori di cui poi si pentirebbe amaramente. I pesci sono tantissimi, ed uno più bello dell’altro, e non sono pochi quelli che possiamo tenere nelle nostre piccole vasche senza farli soffrire e ammirarne tutto lo splendore. Il mio consiglio iniziale è questo: prima di fare qualsiasi cosa chiedete, chiedete e chiedete (Confucio diceva: ‘il vero saggio non è colui che sa, ma colui che chiede’). Su internet ci sono moltissimi forum di appassionati di acquariofilia (tra cui quello di Acquaportal) pieni di appassionati che, con le loro esperienze, sono sicuramente più attendibili di parecchi negozianti, per quanto seri e professionali. Un altro grande problema nella scelta dei pesci,è che la maggioranza dei pesci che troviamo al negozio ha dimensioni ridotte;ma come facciamo a sapere quanto crescerà, se darà problemi agli altri ospiti, se è delicata o se ha esigenze specifiche di allevamento? Semplicemente leggendo le schede del pesce e chiedendo a persone che lo ospitano le loro esperienze.

Detto questo, andiamo a vedere quali sono appunto i pesci più comuni che è possibile ospitare in un nanoreef. Dobbiamo escludere, ovviamente, pesci di notevoli dimensioni che in natura sono abituati a nuotare in mare aperto, quali i pesci Balestra, i Pomacantidi (pesci angelo), i Chaetodon (pesci farfalla) e gli Acanturidi. Questi ultimi, detti anche ‘pesci chirurgo’ dalla presenza di una spina sulla loro coda, sono pesci molto diffusi in acquario per la loro bellezza e i loro colori accesi (i più famosi sono A. Achilles, A. Japonicus, A. Lineatus, A. Sohal e A. Glaucopareius). Sono però pesci che necessitano di un grande spazio per nuotare perché, se stressati dalle dimensioni ridotte della vasca, possono diventare aggressivi nei confronti degli altri ospiti. Da ricordare inoltre la loro particolare predisposizione per malattie causate da parassiti (Oodinium e Cryptocarion ), specialmente in specie come Acanthurus Leucosternon e Paracanthurus Hepatus.

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Nelle foto A. Leucosternon (foto di Fabio Luini) e Pomacanthus Imperator in livrea adulta (foto di Sjoplin)

Fanno parte dei pesci chirurgo anche specie del genere Zebrasoma, pesci affini agli acanturidi ma dalle dimensioni leggermente più ridotte (massima 20- 25 cm circa) e dalla forma più circolare, quali Z. Flavescens, Z. Xanthurum, Z. Scopas, Z. Veliferum ed il rarissimo Z. Gemmatum.

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Nella foto Z. Flavescens, foto di MarcoM Nella foto A.Achilles (foto di Wurdy)

Altri pesci da evitare sicuramente in un nanoreef sono i predatori che crescono notevolmente come gli Scorpenidi (ad esempio gli Pteroidi, tra i quali spiccano P. Volitans, P. Radiata e P. Antennata, bellissimi pesci ma con delle spine velenose molto pericolose anche per l’uomo) o le murene (famiglia delle Muraenidae). Queste, infatti, oltre ad essere voraci e pericolosi predatori, crescono notevolmente fino a superare il metro di lunghezza.

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Nelle foto P. Volitans (foto di Matteo Algranati) e la murena Echidna Nebulosa (foto di RobyVerona)

Ci sono pesci di dimensioni ridotte però che si alimentano solo ed esclusivamente di piccoli organismi presenti nella barriera corallina, che quindi difficilmente potrebbero sopravvivere in un nanoreef per la ridotta quantità di rocce vive presenti (e, comunque, anche in acquari grandi possono essere inseriti solo dopo anni dall’avviamento della vasca, quando sarà diventata molto matura e le rocce vive saranno ben popolate di microrganismi). Un esempio di questi pesci sono i Synchiropus, tra cui spicca il coloratissimo ‘pesce mandarino’ (S. Splendidus) ed altri (S. Picuratus, S. Ocellatus, S. Margaritatus, S. Stellatus).

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Nelle foto S. Splendidus e S. Picuratus (foto di Fabio Luini)

Andiamo ora a vedere i pesci che, invece, si adattano bene a stare in una vasca non molto grande, come ad esempio i pesci pagliaccio. Ne esistono molteplici specie con caratteristiche affini, ma con colori che vanno dal classico arancione (Amphiprion Ocellaris, il famosissimo ‘Nemo’, A. Percula, A. Frenatus ) al giallo (A. Clarkii, A. Bicintus), che si può scurire fino ad arrivare al nero (A. Polymnus). Sono pesci che in natura si trovano in simbiosi con la propria anemone, dal cui veleno sono immuni (specialmente quelle del genere Radianthus, Entacmaea, Heteractis, Stoichactis).

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A. Clarkii in simbiosi con un’ Euphyllia (foto di ?Antonio_86°) e piccoli di A. Ocellaris riprodotti (foto di M. Algranati)

In un nanoreef, però, le anemoni non si possono ospitare perché crescono oltre i 20 cm e, se muoiono, rilasciano sostanze che danneggiano gravemente l’intera vasca. Pertanto per vedere lo splendido fenomeno della simbiosi, dobbiamo procurare ai nostri pesci pagliaccio coralli (non anemoni) con i quali possano andare in simbiosi, ad esempio coralli duri lps come le Euphyllie o coralli molli come Sarcophyton o addirittura la Xenia, altrettanto belli e molto meno pericolosi. Tra i pesci pagliaccio sono però da evitare quelli particolarmente aggressivi (come A. Polymnus e Premnas Biaculeatos) o quelli che diventano di dimensioni più grandi (come A. Bicintus).

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Premnas Biaculeatus, foto di R. Sozzani

Altri pesci molto diffusi, economici e soprattutto resistenti sono i pesci damigella. Sono però molto territoriali, e dovrebbero essere messi in piccoli branchi. Sono da evitare specie del genere Dascyllus, che crescono parecchio e sono molto aggressive nei confronti di altri pesci, ma vanno bene pesci del genere Chrysiptera (come C. Parasema e C. Cyanea). Questi sono piccoli e robusti pesciolini gialli e blu dal colore elettrico, che con il loro movimento continuo donano una bella nota di colore alla vasca. Bisogna però ricordare che anche loro sono pesci territoriali che possono infastidire i nuovi arrivati.

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C. Cyanea (foto di M. Algranati)

Altri pesci molto belli ma abbastanza delicati sono quelli appartenenti al genere Centropyge. Sono anche detti ‘pesci angelo nani’ perché hanno due spine sugli opercoli branchiali caratteristiche dei pesci angelo. Sono pesci in continuo movimento per i quali è necessario quindi più spazio (in vasche dai 90-100 litri) e molti nascondigli. Hanno dimensioni modeste, arrivando raramente oltre i 10-12cm. Le specie più diffuse sono C. Loriculus, dall’inconfondibile livrea arancione con strisce nere, C. Bicolor (che però purtroppo in acquario solitamente ha una vita molto breve), C.Flavissimus, C. Bispinosus, C.Acanthops e C. Eibli. Questi pesci, però, non sono da considerarsi pienamente reef-safe per la loro incompatibilità con i coralli, che varia da esemplare ad esemplare e può anche non essere presente.

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Da sinistra: C. Loriculus, C. Bicolor e C. Bispinosus (foto di RobyVerona)

Tra i pesci più particolari ed affascinanti presenti in natura troviamo anche quelli del genere Nemateleotris (N. Magnifica, N. Decora e N. Helfrichi). Si tratta però di pesci abbastanza delicati e molto timidi, che raramente vedremo nuotare per la vasca. Hanno inoltre un’alta tendenza a saltare fuori dalla vasca, specialmente di notte.

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Nella foto N. Magnifica (foto di UCN PA)

Altri pesciolini adatti ad un nanoreef sono alcuni del genere dei Grammidi, tra cui troviamo il Gramma Brasilensis , il G. Melacara ed il bellissimo G. Loreto, dalla livrea color lilla e giallo. Sono pesci molto timidi che devono trovarsi con pesci non troppo vivaci né aggressivi che non gli permetterebbero di nutrirsi a dovere, e in una vasca ricca di nascondigli. Altri pesci dal colore affine sono quelli del genere Pseudochromis, di cui fanno parte P. Paccagnellae (abbastanza aggressivo in vasche piccole), P. Diadema, P. Porphyreus, P. Fridmani.

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Nelle foto Gramma Loreto e Pseudochromis Paccagnellae (foto di UCN PA)

Un altro pesce molto diffuso nei nanoreef per la sua livrea molto particolare a strisce orizzontali e per le sue ridotte dimensioni è lo Pseudochelinus hexataenia , che arriva massimo a 5 cm ed ? molto apprezzato perché si nutre anche dei parassiti di coralli (questa caratteristica varia da esemplare ad esemplare). Sono però frequenti i casi di ‘suicidio’ saltando fuori dalla vasca, e nel tempo può diventare notevolmente aggressivo verso altri pesci timidi e/o verso gamberi e granchi.

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Nella foto P. hexatenia (foto di ?cicala?)

Tra i pesci che è possibile inserire in un nanoreef vi + anche il famosissimo Pterapogon kauderni, molto timido e dalle abitudini crepuscolari. Converrebbe allora allevarne una coppia in una vasca dedicata, dove non difficilmente si potrebbe riprodurre. E’ consigliato acquistare solo esemplari riprodotti in cattività, più facilmente acclimatabili ed adattabili al mangime secco di quelli catturati in natura.

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Nella foto P. kauderni (foto di UCN PA)

Concludo con i pesci di una delle famiglie più diffuse, per le scarsissime dimensioni e le abitudini sedentarie, che pertanto possono essere inseriti in vasche anche molto piccole (sono gli unici pesci marini che si possono ospitare in un nano anche di 30 litri netti): i gobidi. Il più diffuso è l’inconfondibile Gobiodon Okinawae, dalla livrea totalmente gialla. Come già accennato è un pesce molto ‘statico’, che sta ore ed ore sui rami degli invertebrati (specialmente sps) che, anche se raramente, può ‘spizzicare’ e danneggiare. Per le sue dimensioni molto ridotte (max 4 cm) e la sua indole timida, è consigliabile allevarlo in acquari non molto affollati e con pesci tranquilli per evitare che non si nutra a sufficienza e deperisca fino alla morte. Non è molto facile alimentarlo, specialmente nei primi periodi, pertanto è consigliabile allevarlo solo ad acquariofili esperti. Altri gobidi affini a G. Okinawae sono Gobiosoma evelynae, Gobiodon Citrinus (che arriva fino ai 6 cm e non può essere inserito in vasche con coralli sps, specialmente acropore), Discordipinna griessingeri (che non supera i 30 mm, perfetto per un nanoreef dedicato per una coppia)

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Nella foto G. Okinawae (foto di Fabio Luini)

Un ringraziamento va allo staff di Acquaportal e a tutti gli utenti che, con le loro foto, hanno permesso la realizzazione di questo articolo.

Emanuele Mai




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