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Balay Tyco: pellegrinare in acquario, seconda parte

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Vi presentiamo “Balay Tyco“, seconda parte del reportage scritto da Luca Ballatori, vincitore assoluto del contest di AcquaPortal.it.

Di nuovo in volo, sempre verso Oriente ancora di più verso Paesi davvero lontani. Arrivare lì, fin dove sorge il sole, dove per noi tutti ha inizio il giorno. È un’emozione impagabile e ci fa sentire sì pellegrini, ma anche esploratori coscienti e desiderosi di assaporare tutte le meraviglie del nostro pianeta.

Atterriamo. Altro luogo, diverso paesaggio, altra meta di pellegrinaggio. Il viaggio è lungo, l’aereo e l’autobus e la barca, che traghettandoci per poco, regala l’approdo desiderato e ambito da sempre. Finalmente nel cuore di un Paese sull’oceano, immerso nell’oceano, contornato solo da oceani: le Filippine!

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Precisamente sull’Isola di Panay, nel comune di Buruanga, dove veri sognatori di questo tempo hanno trovato rifugio per continue esplorazioni marine.

Ospiti curati ma soprattutto accuditi da amici “virgiliani”, pronti a seguirci nel nostro cammino di redenzione. Devozione e rinascimento, esaltazione della natura e umiltà umana, vivere sì tale esperienza è qualcosa che completa e migliora. A questo punto ci è doveroso andare oltre e superare quello che è di terreno, farci forza per ciò a cui non siamo abituati.

Immersioni subacquee: questo è quello che il pellegrino acquariofilo è chiamato ad affrontare per un’intera, misera, assurda settimana così da poter trovare salvezza eterna. Quale potrebbe essere esperienza più importante che vivere totalmente l’ambiente che cerchiamo di ricreare in acquario? Senza indugio ci lasciamo andare al nostro destino.

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L’emozione durante i preparativi è elettrizzante, da cuore in gola. La ragione, ormai persa nel vuoto, dà precedenza all’aspetto metafisico della coscienza umana, intimorisce come un buio impenetrabile.

Il tempo in questo caso ci è benevolo, perché l’aritmia insopportabile della paura si ferma in un solo colpo. Anzi, in un solo tuffo all’indietro con pinne ed erogatore. Il paradiso.

Sicuramente non fu l’esperienza che ispirò il Sommo Poeta, ma davvero “…e vidi cose che ridire ne sa ne può chi da lassù discende”. Favoloso silenzio di colori sgargianti, ogni specie di corallo e pesce appare in questo luogo come se fosse un angolo di magia che ci regala solo felicità.

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Devoti verso ogni tipo di organismo cerchiamo, tra una bolla e l’altra, di ricordare a quale specie appartiene tutta quella moltitudine di esseri viventi. Certe volte stentiamo a ricordare, certe volte davvero non riusciamo. Colonie coralline giganti ci mostrano la via per gole profonde ricche di minuscoli nudibranchi tatuati di caleidoscopici colori.

E ancora gorgonie incrostate da crinoidi danzanti, tappeti persiani di sinularie a perdita d’occhio, actinodisus di medaglioni d’oro zecchino e frecce di labridi che pattugliano la barriera. Qua e là, losche sentinelle di Acanthaster facilmente individuate dai segni del loro cammino e poi ancora acropore, acropore e ancora di mille specie, tra mille colori.

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L’intreccio dei rami corallini di questo mondo è geometrico e disordinato ma sempre sicuro nascondiglio per branchi infiniti di Chromis. In ogni centimetro di fondale, l’attento sguardo, scorgerà sempre qualcosa di più, crostacei e molluschi, echinodermi e poriferi ancora sconosciuti e di dimensioni sempre più piccole.

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Qui si entra e si esce dal macrocosmo di carangidi a caccia, al microcosmo di cavallucci marini al limite della risoluzione, ma anch’essi ricchi di colore perché il tutto deve essere meraviglioso all’occhio e alla mente.

Non serve elencare che cosa possiamo vedere e cosa no, nessuno sa e nessuno deve sapere cosa vedremo in paradiso. Devozione e assoluto rispetto, fascino e meraviglia del creato, pellegrini devoti pinneggiamo qua e la senza meta, ma con lo scopo di redimere le nostre menti e allargare la nostra esperienza verso mondi subacquei sconosciuti.

Le giornate si consumano come se fossimo in ritiro spirituale, in assoluta meditazione rendendoci consapevoli di quanto tutt’intorno all’Occidente esiste il superfluo e l’inutile.

L’imbrunire al focolare ed è gia tempo di discussioni inerenti gli incontri oceanici del mattino. Le nostre guide Beppe e Michela ci spiegano, decifrando facilmente le nostre perplessità di fronte a quello che, per noi, è impossibile spiegare a parole. E l’indomani, il sole, la brezza e giù sotto Black Rock, dove alcionari colonnari modellano lo skyline di un fantastico acquario Errol Reef con Pomacanthus imperator a guardia dei tesori sommersi, senza dimenticare Ariel’s Point dove molti si affidano alla provvidenza per un balzo nel vuoto, dove noi scopriamo tutt’attorno fortezze di anemoni con soldati pagliaccio.

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Ma anche il paradiso non lo vogliamo tutto uguale, anche in paradiso noi immaginiamo luoghi nascosti, luoghi emozionanti, luoghi che faranno trascendere per poter arrivare al cospetto di Dio e così per puro caso l’abbiamo scoperto. Smeraldo tutto intorno fin dalla superficie è poco più avanti della punta nord, coperto dalla scogliera e dalla spiaggia che s’accosta a riparo.

Visibile all’occhio dal cielo, balconi di acropore ne nascondono velatamente le meraviglie, ma il poco fondale non crea dubbi sul fatto che quello sia un luogo magico. Eccoci arrivati, un tuffo poco più in là e un canale tra le rocce ci porta sotto la barriera corallina, fino ad arrivare al meraviglioso “giardino di coralli”.

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Qui la profondità permette ai potenti raggi del sole tropicale di penetrare ovunque e dunque il buio, spesso severo di blu marino, da spazio a colori rilassanti e splendenti. Qui non c’è da tener conto di tempi di decompressione o velocità di risalita. Qui la tirannia è esercitata solamente dalla scorta d’aria disponibile che, nell’ipnosi del momento aspirando all’eternità di permanenza, potrebbe risultarvi letale. Stiamo scherzando ovviamente, questi sono luoghi adatti a qualsiasi essere umano che abbia desiderio di esplorazione.

Ogni collina sarà il più bel giardino che potrete mai vedere e ad ogni pinneggiata scoprirete specie diverse di pesci, neanche spaventati dalla vostra presenza. Questo è un tesoro sconosciuto che non vuole essere spiegato, ma solo esplorato, metro per metro.

Vivere questa barriera corallina è come trovare il tesoro dei pirati, è davvero la più grande emozione che un acquariofilo possa compiere nel peregrinaggio devoto al Dio del mare.

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Immaginate qualsiasi organismo marino che vorreste allevare nelle vostre vasche, pensate al corallo più pregiato e raro di cui avete conoscenza. Bene, sappiate che in quei pochi metri prospererà in colonie giganti che vi accoglieranno benevole per la vostra visita religiosa.

Nella parola stessa, il pellegrinaggio è dinamismo e movimento quindi è giusto che anche per noi arrivi si la redenzione, ma per fortuna non ancora la pace eterna. La nostra missione devota nei luoghi dove si crea la nostra passione giunge cosi al termine.

L’acquariofilo pellegrino e subacqueo che esplorerà i luoghi di origine della propria passione, avrà una visione totale e una completa consapevolezza di quello che realmente lo coinvolge, aumentando le sue conoscenze e capacità.

Noi, appassionati di mare, ovviamente ci siamo rivolti alla barriera corallina, ma la meta potrebbe essere lungo il Rio delle Amazzoni, sulle risaie del Vietnam o, perché no, nel Malawi.

Pensate al vostro biotopo preferito, ma oltre a studiarne le caratteristiche in letteratura, fatevi coraggio e andate a scoprirlo di persona. Sarà, senza ombra di dubbio, la più bella esperienza acquariofila della vostra vita.




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