Organismi commensali copepode

Organismi commensali o parassiti spontanei nell’acquario di barriera

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Organismi commensali o parassiti spontanei nell’acquario di barriera

Un Copepode (circa 1mm.) (foto M.Milanesi)

Per una buona riuscita dell’acquario di mini barriera è importante introdurre nella fase iniziale delle rocce vive, che sono il mattone fondamentale per una buona maturazione.

Per l’eliminazione delle sostanze organiche in eccesso, le rocce vengono in precedenza spazzolate e lasciate spurgare, e si presentano all’acquisto di solito non eccessivamente ricche.

Al momento dell’ introduzione in acquario, se nutrite correttamente, esplodono improvvisamente di vita, gradualmente vengono colonizzate dai più svariati e meravigliosi organismi: batteri e protozoi chiaramente invisibili ma utilissimi, spugne colorate, macroalghe e celenterati che stupiscono per le loro forme e i loro colori, e persino animali più evoluti come piccoli crostacei, vermi, gasteropodi, echinodermi.

E’ il fascino del microecosistema equilibrato e autonomo, uno degli obbiettivi finali dell’acquario di barriera, un insieme di piccole forme di vita, che spontaneamente nascono, si riproducono, crescono, predano, muoiono, il tutto in maniera autosufficiente, senza nessun intervento dell’uomo.

Un’Ascidia (Tunicati).

Abbiamo la possibilità di osservare, in casa nostra, una natura primitiva ma splendidamente complessa che si affaccia per la prima volta alla vita.

Buona parte di questi organismi sono detti commensali, cioè si limitano a vivere sulle rocce vive, e su di esse trovare supporto, cibo e rifugio, altre sono purtroppo forme parassitarie che possono dare problemi ai pesci o agli invertebrati acquistati.

La quantità di specie che si possono presentare è enorme e a volte di difficile identificazione, di seguito verranno descritte solo le più comuni (e solo le pluricellulari), in modo da poter almeno intuire se sia possibile mantenerle nel nostro acquario o se sia meglio eliminarle.

Nota
Nelle pagine che seguono, per dare delle indicazioni sul riconoscimento, è stato dato molto più spazio alle forme parassitarie rispetto a quelle innocue. Chi legge può essere tratto in inganno e spaventarsi inutilmente nello scoprire di avere nel proprio acquario qualche piccolo animaletto.

In realtà gli organismi parassitari sono molto più rari di quelli detrivori o vegetariani invece estremamente utili e fondamentali per l’ecosistema dell’acquario. Prima di spaventarsi e di tentare la rimozione consiglio pertanto un attenta osservazione del comportamento dell’animale.

Macroalghe

Per macroalghe si intendono le alghe superiori e non le antiestetiche alghe infestanti che possono comparire se le condizioni dell’acqua non sono buone. Ne esistono di moltissimi tipi e tutte se non troppo invasive vanno considerate positivamente, in quanto oltre a migliorare il lato estetico, sono preziose fonti di cibo per molti animali fitofagi introdotti in acquario e indice della qualità dell’acqua.

Codium repens.

Alcune, nate spontaneamente, possono essere considerate delle vere rarità, che difficilmente si trovano in commercio. I colori comprendono le tonalità dei verdi, dei marroni e dei rossi.

Alghe calcaree

Formano una patina color viola opaco su tutte le rocce vive, si propagano soprattutto se si somministrano regolarmente calcio e stronzio. E’ uno degli indici più evidenti di un acquario ben funzionante.

Alga calcarea (Hydrolithon boergesenii).


Caulerpa

E’ sicuramente la più comune e robusta, ne esistono di diversi tipi con forme diverse. Tutti gli acquariofili marini dovrebbero coltivarla con cura, avendo una crescita veloce, sottrae all’acqua molte sostanze inquinanti, va considerata quindi come un filtro naturale.

Organismi commensali  caulerpa valonia
Una roccia con crescita di ben 5 tipi di alghe verdi differenti.

Chiaramente non bisogna farla propagare in maniera invasiva, un’eccessiva proliferazione può farla entrare in competizione con le Zooxantelle degli invertebrati sottraendogli nutrimenti. Periodicamente va pertanto potata. Inoltre vanno tenuti sotto controllo le sue radici (talli) che possono insinuarsi sugli invertebrati e danneggiarli.

Due tipi di alga Caulerpa affiancati.
 Caulerpa racemosa.

  

Halimeda


Alga verde con foglie coriacee a forma di cuore. E’ un po’ delicata e la crescita è molto lenta, col tempo però può formare dei grossi e bellissimi cespugli. Gradisce somministrazione di calcio, valori di fosfati e nitrati ottimali, e luce moderata.

 

Rhodophyta

Le più comuni sono la Gracilaria e l’ Halymenia, le loro foglie frastagliate e la loro colorazione rossa (colore poco sfruttato dagli organismi marini) ne accentuano l’ impatto estetico  visivo. Hanno bisogno di buone condizioni dell’acqua e di luce moderata.

Rhodophyta nata spontaneamente su una roccia proveniente dai Caraibi
 Alga rossa non identificata (e Zebrasoma che la mangia).
 Gracilaria.


Valonia

Alga con caratteristica forma a bolla, simile a piccoli chicchi d’ uva di colore verde blu, verde bottiglia. Anche se può essere considerata particolare e bella, può tramutarsi in un serio problema. La sua riproduzione è velocissima e può diventare epidemica, ricoprendo indistintamente tutte le rocce dell’acquario.

Alga Valonia

Sono costituite da un’ unica cellula con molti nuclei, all’ interno della bolla madre si formano migliaia di altre bolle, quando la cellula madre cede le bolle vengono rilasciate e vanno ad insediarsi sulle rocce adiacenti.

La cosa migliore è prevenirne l’infestazione eliminando le singole bolle appena compaiono cercando di reciderle con delle piccole forbici e facendo attenzione a non schiacciarle (se schiacciata libera le spore che colonizzeranno le rocce adiacenti).

Per evitare ogni rischio si può procedere con l’estrazione della roccia dall’acquario, eliminare con calma e cura l’alga e pulire accuratamente la parte con una spazzola.

Buoni risultati si sono avuti con il granchio Mitrax sculpus o con Zebrasoma Veliferum che se ne cibano.

Una volta sviluppatasi massicciamente la sua eliminazione diventa praticamente impossibile, in questi casi o l’acquariofilo impara a conviverci cercando pazientemente di tenerla sotto controllo il più possibile, o purtroppo bisogna prendere in considerazione l’idea di sterilizzare la roccia colpita (vedi Aiptasia).




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