Neon e Cardinale

Neon e Cardinale, una scelta da ponderare

789

Apprezzati per le loro livree coloratissime, Neon e Cardinali sono tra gli ospiti più graditi dei nostri acquari. Benché le due specie siano molto simili, in realtà hanno esigenze di habitat assai diverse che costringono l’acquariofilo a scegliere l’una o l’altra a seconda delle caratteristiche della sua vasca. E per la riproduzione? Relativamente facile quella del Neon, assai meno quella del Cardinale.

Neon e Cardinale
Un gruppo di Cardinali. Foto di A. Mancini.

Sono trascorsi oltre sessant’anni dal ritrovamento in natura dei primi esemplari appartenenti al genere Paracheirodon eppure, nonostante il passare del tempo, questi piccoli pesci chiamati comunemente di Neon, non hanno perso neanche un po’ del loro fascino originario.

Oggi conosciamo moltissimo riguardo alla biologia e alla distribuzione di questi Caracidi, tanto che il loro mantenimento in acquario non è più un problema neanche per gli acquariofili meno esperti.

All’inizio però le cose furono molto diverse: le prime difficoltà nacquero quando si decise di sperimentarne l’allevamento in cattività e poi la riproduzione; in seguito ci furono alcune controversie legate alla loro collocazione tassonomica: dal genere Hyphessobrycon, a cui erano stati ascritti inizialmente, i Neon furono successivamente trasferiti nel genere Paracheirodon, creato appositamente per loro, dopo che studi più approfonditi ne avevano riscontrato rilevanti differenze dal punto di vista morfologico ed ecologico.

Attualmente il termine Neon viene usato anche in senso più ampio, facendo riferimento a più specie di Caracidi (Hyphessobrycon herbertaxelrodi comunemente detto Neon nero o Hemigrammus erythrozonus detto Neon rosso), i quali hanno in comune oltre alle dimensioni piuttosto piccole, anche le livree molto appariscenti; ciò nonostante il “vero” Neon resta comunque soltanto Paracheirodon innesi.

Due livree quasi identiche

Specie “sorella”, e per questo molto spesso confusa con quella sopra descritta, è Cheirodon axelrodi (o secondo altri autori Paracheirodon axelrodi) o Pesce Cardinale, il quale pur essendo stato scoperto in natura vent’anni dopo fu subito apprezzato e la sua fama e popolarità eguagliarono ben presto quella del Neon.

Le caratteristiche morfologiche che accomunano queste due specie riguardano principalmente la colorazione del corpo: alla tinta argentea di fondo, fanno contrasto due bande (una di colore verde-blue una rossa) che decorrono longitudinalmente sui fianchi, ma mentre nei Neon la banda rossa (posta inferiormente) si interrompe a metà del corpo, nei Cardinali questa si prolunga fino quasi alla pinna caudale.

Neon e Cardinale
Un piccolo gruppo di Neon. Foto di A. Mancini.

Entrambi presentano (così come gli altri Caracidi) mascelle provviste di denti appuntiti, caratteristici anche di altre famiglie di pesci che si nutrono di cibo animale (larve di insetti, altri piccoli Invertebrati acquatici o piccoli pesci) e una pinna adiposa posta sulla parte terminale del dorso.

Le dimensioni degli esemplari adulti possono raggiungere, a seconda della specie, lunghezze differenti: 5 cm nei Cardinali e solo 4 cm nei Neon; in quest’ultimo caso, le femmine sessualmente mature presentano il ventre solo leggermente rigonfio (nelle femmine di Cardinale questa caratteristica risulta molto più evidente) e tendono a rimanere più piccole rispetto ai maschi.

Molto spesso al momento dell’acquisto può capitare, soprattutto nel caso di acquariofili poco esperti, che la scelta di una o dell’altra specie sia dettata esclusivamente da una diversa preferenza dal punto di vista estetico (generalmente vengono privilegiati i Cardinali, perché più colorati) oppure venga effettuata in maniera casuale, adeguandosi alla effettiva disponibilità del momento (da parte del negozio in cui si intende fare l’acquisto) o, ancora, scegliendo semplicemente la specie più economica (che è solitamente il Neon).

Scegliendo secondo questi criteri si correrà il rischio che una volta immessi, i nostri ospiti possano perdere la loro bellissima colorazione brillante o che si ammalino irrimediabilmente, o peggio ancora, chiedendo spiegazioni ad un acquariofilo più esperto, si potrebbe addirittura scoprire che in realtà sarebbe stato meglio immettere la specie da noi precedentemente esclusa. Ma perché un acquario adatto per i Neon può risultare inadatto per i Cardinali e viceversa?

Le schede sistematiche

Foto di E. Malagoli.

Neon
– Classe: Osteitti;
– Ordine: Cipriniformi;
– Famiglia: Caracidi;
– Nome scientifico: Paracheirodon innesi (Myers);
– Nome comune: Neon.

Foto di E. Malagoli.

Cardinale
– Classe: Osteitti;
– Ordine: Cipriniformi;
– Famiglia: Caracidi;
– Nome scienfico: Cheirodon axelrodi (Schultz);
– Nome comune: Cardinale.

Anche l’arredamento è importante

Semplice: perché in natura gli habitat occupati da queste due specie sono differenti (non soltanto dal punto di vista geografico, ma anche per le condizioni chimico-fisiche dell’acqua), di conseguenza anche le loro esigenze ecologiche saranno diverse.

I Neon, infatti, vivono nel Rio Putumayo, in Perù, e preferiscono acque scure, acide (con pH pari a 6,5 ma sopportano bene anche valori leggermente più bassi), molto povere di minerali e soprattutto con temperature tra i 18 e i 24° C, mentre i Cardinali, che sono originari del Rio Negro (degli esemplari fuggiti dagli esportatori sarebbero presenti dall’Orinoco al bacino del Rio delle Amazzoni), prediligono acque chiare, anche se non limpide, tenere, ma solo leggermente acide e con temperature dai 20 ai 26° C.

Una eccezione però si ritrova presso Manaus, poiché alcuni Cardinali, introdotti accidentalmente nel Rio delle Amazzoni alcuni anni fa, hanno mostrato una buona adattabilità in questo nuovo ambiente, tanto da riuscire a riprodursi e a costituire con il tempo una popolazione piuttosto consistente.

Oltre a questo, sarà necessario non trascurare neppure l’arredamento dell’acquario: andrà allestito uno sfondo scuro e si dovrà introdurre una discreta vegetazione, poiché sia i Neon che i Cardinali amano nascondersi tra le piante, nel contempo però si dovrà prevedere anche una zona più aperta per permettere loro di nuotare in gruppo (a questo proposito si raccomanda di non introdurre mai singoli esemplari ma di acquistarne sempre un discreto numero, poiché in natura sia i Neon che i Cardinali tendono a formare delle piccole comunità).

Andranno aggiunti, infine, alcuni legni e la sabbia di fondo, che non dovrà essere chiara (si può utilizzare per esempio del policromo), poiché altrimenti i pesci tenderanno a sbiadirsi. Ottimi compagni di vasca sono altri Caracidi di piccola taglia come quelli dei generi Hyphessobrycon e Hemigrammus così come piccoli Barbi che gradiscono acque delle stesse caratteristiche (per es.Barbus titteya). Sono invece da escludere le specie che raggiungono grandi dimensioni, come i grandi Ciclidi americani, o che si nutrono di piccoli pesci.

Neon e Cardinale
Il “Neon rosso” (Hemigrammus erythrozonus), compagno ideale sia di Neon che di Cardinali. Foto di A. Mancini.

La riproduzione dei Neon

Nel caso ci si voglia cimentare nella riproduzione dei Neon (per i Cardinali le cose, come vedremo, sono molto più complesse) sarà sufficiente una piccola vasca di 2 o 3 litri, priva di arredamento e di sistema di filtraggio, ma con solo una pietra porosa azionata da un aeratore e una rete (con maglie di 3 mm di lato) posta sul fondo, per evitare che i riproduttori possano mangiarsi le uova che, non essendo adesive, scivoleranno tra le maglie della rete e giaceranno protette sul fondo.

Una corretta preparazione dell’acqua sarà molto importante per ottenere una perfetta schiusa delle uova. Il pH dovrà essere acido (compreso tra il 5,8 e il 6,2), e ancora più importante sarà il valore della durezza totale che non dovrà mai essere superiore a 2° dGH.

Per stimolare la riproduzione e favorire la schiusa delle uova, una valida soluzione può essere quella di aumentare la concentrazione del sodio nell’acqua. A tale scopo, un metodo semplice consiste nel fare filtrare, per poco tempo, l’acqua in un letto di resine a scambio ionico (le comuni resine decalcificanti) che saranno in grado di sostituire il calcio presente in acqua con del sodio.

Molto importante è anche la temperatura, che non dovrà mai essere superiore ai 22-24° C poiché, al di sopra di questi valori, si ha un notevole aumento delle deformazioni embrionali che provocheranno una elevata mortalità negli avannotti. La vasca andrà posta in un luogo tranquillo e molto ombreggiato per permettere alla coppia di deporre in tutta tranquillità.

A questo punto si sceglieranno i riproduttori tra il gruppetto di Neon che avevamo precedentemente allevato con cura e nutrito in modo abbondante con cibo ricco di vitamine.

Il dimorfismo sessuale è evidente nelle femmine pronte alla deposizione. Queste infatti presentano il ventre leggermente più rigonfio dei maschi. È facilmente osservabile tale caratteristica se si osserva la linea azzurra sul corpo dei pesci: nei maschi, e talvolta nelle femmine ancora immature, è quasi sempre dritta o solo leggermente incurvata, nelle femmine il raggio di curvatura è maggiore.

Scelti i due riproduttori li introdurremo nella vasca da deposizione. I due inizialmente impauriti tenderanno ad ignorarsi per qualche tempo, talvolta anche per un paio di giorni, e durante questo periodo non dovremo alimentarli per non alterare i parametri chimici dell’acqua.

La deposizione avverrà generalmente di sera, il maschio andrà a cercare la femmina e la colpirà con la bocca, prima delicatamente poi in modo più violento, sul fianco. Dopo aver nuotato per un po’ l’uno vicino all’altro, i due animali si dirigeranno improvvisamente verso la superficie dell’acqua dove il maschio cingerà il corpo della femmina con il suo corpo ed espellerà gli spermatozoi.

Dopo di che, la femmina emetterà le uova, che verranno fecondate, mentre cadono sul fondo. Gli atti riproduttivi si ripeteranno fino alla deposizione di 150-200 uova.

Le larve a occhio nudo sono invisibili

La coppia, a questo punto, dovrà essere allontanata dalla vasca e potremo togliere la rete di protezione. Le uova, di piccole dimensioni e trasparenti, impiegheranno circa 24 ore per schiudersi.

Nei primi stadi, le larve sono talmente piccole che è possibile osservarle solo con l’ausilio di una lente di ingrandimento. Dopo aver trascorso un periodo di circa cinque giorni attaccati (grazie ad uno speciale organo adesivo) alle pareti’dell’acquario, gli avannotti inizieranno a nuotare liberamente.

Da questo momento in poi si procederà con la soministrazione di cibo vivo. Una piccola coltura di infusori preparata qualche tempo prima immettendo delle bucce di patata o di banana in una piccola vaschetta piena d’acqua, sarà sufficiente ad alimentare una covata.

Di volta in volta, verranno prelevati, utilizzando una siringa, alcuni ml di acqua della coltura (per chi non avesse tempo e voglia di prepararla in casa esistono in commercio degli ottimi prodotti adatti allo scopo).

Possiamo regolarci sulle quantità osservando il ventre degli avannotti il quale, negli esemplari che hanno mangiato a sufficienza, assumerà un aspetto biancastro e diventerà rigonfio.

Dopo quattro o cinque giorni, le larvette avranno raggiunto una dimensione tale da poter mangiare anche i naupli di artemia appena schiusi, che quindi andranno somministrati più volte al giorno.

Ora si potrà procedere con i primi piccoli cambi quotidiani d’acqua (che dovrà essere leggermente più dura e meno acida di quella della vaschetta di riproduzione). Trascorsi 13-16 giorni dalla schiusa, la nidiata potrà essere traferita in acquario più grande (basterà una capacità di 10-15 l), provvista di un piccolo filtro a spugna azionato da un aeratore, in cui andranno comunque mantenuti gli stessi parametri fisico-chimici della vasca di deposizione.

Con una corretta selezione dei riproduttori (andranno preferiti gli esemplari più sani e robusti) e seguendo le indicazioni sopra riportate, la nostra esperienza con i Neon risulterà senz’altro positiva.


Cardinale adulto. Foto archivio AP.

La riproduzione dei Cardinali è invece molto più impegnativa poiché richiede uno sforzo ulteriore nella ricerca dei riproduttori. Infatti per trovare una coppia affiatata e che deponga le uova è necessario talvolta cambiare uno dei partners con un nuovo esemplare, fino a quando non si raggiunge la combinazione vincente. Cosa che purtroppo non sempre accade.

Testo di Andrea Sassi Foto di A. Mancini e E. Malagoli

Bibliografia:

– U. Baensch: “Pesci di mille colori” (1987), Tetra Verlag
– H. Stallknecht: “Il piacere dell’acquario” (1997), Parke Davis Spa Divisione Tetra, Milano.
– AAVV: “Il grande libro dell’acquario” (1982), Rizzoli Editore.
– H.J. Richter: “Riproduzione dei pesci d’acquario senza problemi” (1981), Primaris
– AAVV: “Exotic tropical fishes”, expanded edition (1980), Tropical Fish Hobbylst Publications.
– H. Pinter: “Il tascabile dei pesci d’acquario” (1997) Tetra-Verlag.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 5 – Febbraio 1999 – della rivista “il mio acquario” la quale ha concesso tale ripubblicazione

 Andrea Sassi




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*