| L’allestimento di un nano-reef,
così come per un marino di dimensioni maggiori, deve
seguire un progetto, articolato su tre punti, da sviluppare
secondo un preciso ordine:
• Popolazione La scelta degli animali
da allevare condizionerà la tecnica della vasca, ed
è il primo argomento da approfondire. Il nanoreef,
soprattutto se di volume inferiore ai 35 litri, non è
un sistema idoneo a ospitare pesci. Questa limitazione deriva
sia da motivi di ordine etico (da tenere presente che i pesci
marini hanno generalmente bisogno di ampi spazi per il nuoto),
che dalle oggettive difficoltà nel mantenere valori
di inquinanti adeguati (nitriti, nitrati e fosfati) alla sopravvivenza
dell’intero sistema. L’eventuale pesce dovrà
in ogni modo essere piccolo e con scarse esigenze di nuoto;
normalmente ci si orienta sul genere Gobiodon, facendo attenzione
alle note incompatibilità con alcuni coralli del genere
SPS.

E’ importante non farsi ingannare da alcuni
allestimenti impossibili che vengono presentati in alcuni
negozi; esempio tipico, il pagliaccetto in una vasca da 20
litri. Per rispondere alla domanda classica: “ma perché
da loro funziona”, occorre tenere presente che il mantenimento
di quelle vasche è subordinato a frequenti cambi con
acqua prelevata da vasche più grandi, nonché
da una discreta esperienza nella gestione della vasca. Non
per ultimo, c’è da considerare che se l’ospite
passa a miglior vita, verrà sostituito rapidamente
da un altro, e ai nostri occhi, la vasca sembrerà funzionante
da sempre e senza problemi. Altro errore frequente è
quello di pensare che un pesce giovane e quindi di taglia
piccola, possa sopravvivere tranquillamente in un nanoreef,
per poter essere trasferito successivamente in una vasca più
adeguata. I pesci, come tutti gli animali che necessitano
di muoversi in grandi spazi, sono soggetti a nanismo indotto:
un pagliaccio in un nano non crescerà normalmente e
verrà di conseguenza condannato a restare in quella
vasca, proprio per la sua crescita anomala. Oltre ai pesci,
vi sono altri generi di animali che per le loro necessità
non è possibile allevare in un nanoreef: si va dalle
classiche stelle marine del genere Fromia o Linkia, ai molluschi
filtratori, come le Tridacne o le Ophiura, per passare dai
nudibranchi ornamentali (tutti) e molti tipi di spirografi.
Sono animali destinati a morire nel giro di pochi mesi, che
meriterebbero un boicottaggio nell’acquisto, anche per
contrastare un mercato privo di scrupoli e discutibile dal
punto di vista morale. Discorso a sé merita l’anemone,
che oltre a essere un animale esigente e inadatto a un nanoreef,
è un ospite particolarmente pericoloso per l’intera
vasca. Oltre a essere un organismo particolarmente inquinante
e caratterizzato da un’alta mobilità, durante
la quale urtica tutti gli animali che incontra nel suo percorso,
può essere considerato una vera e propria bomba a orologeria.

L’anemone necessita di molta luce, movimento
adeguato e valori chimici dell’acqua pressochè
perfetti, condizioni impossibili per un nanoreef; quando inizia
a star male, difficilmente si riuscirà a recuperare
l’animale, ma soprattutto, in caso di decesso rilascerà
tossine che nel giro di poche ore porteranno a un collasso
della vasca e alla morte di ogni organismo in essa presente.
Risulta ovvio che la simbiosi anemone/pagliaccio è
un’ipotesi irrealizzabile in un nanoreef e in ogni modo
un pagliaccio d’allevamento può facilmente adattarsi
a invertebrati più resistenti e meno pericolosi. Da
una prima lettura, potrebbe sembrare che in un nanoreef non
sia possibile ospitare praticamente nulla, mentre con una
scelta attenta degli animali, sarà possibile creare
un microsistema affascinante proprio per le sue ridotte dimensioni.
All’interno di esso sarà possibile osservare
il comportamento di organismi che sfuggono alla vista in vasche
di maggiori dimensioni e che ci offriranno uno spettacolo
ogni giorno diverso. I candidati per eccellenza sono i coralli;
tra questi è opportuno distinguere i coralli molli
da quelli duri. I primi sono organismi privi di una struttura
scheletrica e da una maggiore adattabilità alla vita
in cattività, mentre i secondi vengono ulteriormente
classificati a seconda della lunghezza dei polipi: LPS a polipo
lungo, SPS a polipo corto. In un nanoreef, diventa difficile
riuscire ad allevare tutti i generi di coralli, sia per problemi
di compatibilità, che per le diverse esigenze. E’
proprio per questo che il progetto deve partire dagli organismi
ospiti, in quanto la parte tecnica sarà pesantemente
influenzata dagli animali che destineremo alla vasca. Il consiglio
spassionato è di partire con una vasca destinata ai
coralli molli e qualche LPS robusto, in quanto l’allevamento
degli SPS richiede una notevole esperienza e un’attrezzatura
adeguata, difficilmente replicabile in un nanoreef. Il movimento
in vasca potrà essere assicurato da organismi che offrono
un impatto estetico simile ai pesci: gamberetti, paguro, granchi
e lumache, nonché da tutti quegli organismi già
presenti sulle rocce vive che grazie alle ridotte dimensioni
della vasca risultano facilmente osservabili. Per concludere
il discorso sulla popolazione, ritengo sia importante capire
da subito quali siano i limiti di questo sistema, ma soprattutto
saperne cogliere i vantaggi legati alla sua essenzialità.
Un nanoreef non è una vasca facile per definizione,
tutt’altro, ma è comunque un sistema realizzabile
senza difficoltà insormontabili, a patto che l’avviamento
e la gestione vengano curate nei particolari, e un buon allestimento
iniziale è la condizione imprescindibile dal raggiungimento
dell’obiettivo. La vasca che descriverò nei punti
successivi, sarà sostanzialmente un nano “facile”
adatto a chi si vuole avvicinare al mondo del marino senza
troppe difficoltà.

• Illuminazione E’ il secondo punto del progetto,
e probabilmente la parte più difficile nella realizzazione
di un nanoreef. Esistono sostanzialmente due ordini di problemi:
il primo è relativo alla scelta della plafoniera, mentre
il secondo risiede nella gestione di lampade ad alta efficacia
luminosa. Nella pratica il mercato offre ben poche plafoniere
adattabili a un nanoreef, soprattutto per un problema legato
alle dimensioni stesse, ed è proprio per questo, che
la scelta della vasca dovrà essere subordinata alle
misure della plafoniera, e non il contrario. Risulta molto
più semplice ed economico farsi costruire una vasca
sulle misure della plafoniera, piuttosto che avventurarsi
nella ricerca, quasi impossibile, di un’illuminazione
che si adatti alle misure della vasca. E’ altrettanto
importante capire da subito la quantità di luce necessaria
a un corretto funzionamento del sistema. L’unità
di misura non sono i Watt, come non esiste un rapporto Watt/litro
da considerare. Per un approfondimento sull’argomento
fate riferimento a questo post: (quello che c’è
su nano advanced) In linea di massima più la vasca
sarà illuminata e meglio funzionerà, sia nella
crescita degli animali che nei processi di ossidazione. I
coralli molli, si adattano più facilmente a un’illuminazione
scarsa, a differenza degli SPS, per i quali una plafoniera
performante sarà indispensabile. I tipi di lampade
sono sostanzialmente 2: a fluorescenza (T5/PL/ES/T8) e ad
alogenuri metallici (HQI), anche se si stanno affacciando
sul mercato le prime plafoniere con tecnologia LED, sconsigliate
in quanto ancora eccessivamente costose rispetto alla resa.
In una vasca di piccole dimensioni la scelta si riduce ulteriormente,
dovendo escludere i neon T5, in quanto troppo lunghi (la plafoniere
partono da 60 cm). In un’ipotetica vasca di molli, il
tipo di illuminazione più idoneo è sicuramente
quello fornito dalle plafoniere di tipo PL. Anche per queste
la scelta è parecchio limitata, e i prodotti presenti
sul mercato sono il più delle volte di scarsa qualità.
Per chi ha un minimo di manualità, sarà sicuramente
conveniente costruirsi una plafoniera con il massimo numero
di tubi PL inseribili, o in alternativa utilizzare un riflettore
HQI. Le problematiche legate ai bulbi HQI stanno sostanzialmente
nell’alto calore sviluppato, nonché nell’emissione
di raggi UV, in particolar modo nei modelli a basso wattaggio.
I riflettori stessi, sono progettati per vasche di maggiori
dimensioni e ci si trova spesso e volentieri nel dubbio se
disperdere della luce al di fuori della vasca o avvicinare
la plafoniera con i problemi sopra indicati.

• Vasca e attrezzatura La scelta della vasca è
semplificata dalla possibilità di farsene costruire
una su misura a basso prezzo o eventualmente costruirsela
da soli. Per vasche di piccole dimensioni, è sufficiente
vetro di spessore 4 mm, mentre una particolare attenzione
dovrà essere prestata al tipo di silicone utilizzato.
Il tipo preferibile è di colore nero per uso alimentare,
ma è in ogni modo da escludere il tipo antimuffa che
comporterebbe gravi problemi alla riproduzione batterica.

Il punto successivo è la scelta delle pompe di movimento,
anch’esse subordinate al tipo di animali che si vorranno
allevare. Anche in questo caso la scelta è molto limitata
e di frequente occorre ripiegare su pompe di piccola portata
non progettate per quella specifica funzione. Il movimento
dell’acqua è un fattore critico della vasca,
in quanto anche da esso dipenderà la qualità
dell’acqua, l’ossigenazione, il valore di pH e
il fattore di crescita degli animali. Le indicazioni base
partono da un minimo di 20 volte il litraggio della vasca
da suddividere su due pompe che funzionino a cicli alterni
di 6 ore, prevedendo anche una mezz’ora di sovrapposizione.
Occorrerà fare delle prove, una volta inseriti gli
animali in vasca, tenendo presente che nessun tipo di corallo,
molle o duro che sia, può vivere sotto il flusso diretto
delle pompe. Al momento, l’unica pompa ideale per un
nanoreef è la nanokoralia da 900 lt/ora che è
in grado di fornire un flusso sufficientemente aperto e delicato,
contrariamente alle pompe laminari, che rappresentano comunque
l’unica alternativa per una vasca sotto i 20 litri.
Per la scelta del riscaldatore occorre valutare il delta termico,
cioè la differenza tra la temperatura minima che raggiungerà
l’ambiente e quella che si vorrà mantenere in
vasca. Il mio consiglio è di stare abbondanti, in quanto
nella stagione invernale, una finestra lasciata aperta porta
a una rapida diminuzione della temperatura in vasca che deve
essere compensata nel minor tempo possibile. Come contropartita,
nel caso il riscaldatore si dovesse guastare e rimanere sempre
acceso, un modello molto potente causerebbe forti danni. Si
tratta quindi di trovare un giusto compromesso e soprattutto
affidarsi a prodotti di qualità (Jaeger, per esempio).
Per restare in tema di temperatura, con l’avvicinarsi
della stagione estiva converrà acquistare delle ventole
che aiutino a mantenere una temperatura non superiore ai 29°.
Si trovano già pronte nei negozi specializzati o possono
essere facilmente assemblate utilizzando delle comuni ventole
da PC. La differenza di temperatura con l’ambiente esterno,
in particolar modo quando si utilizzano le ventole, comporta
l’evaporazione di notevoli quantità di acqua.
Le conseguenze sono rapide variazioni nella salinità
e nelle concentrazioni dei vari elementi, eventi che possono
risultare anche fatali, per la vasca. Per questo occorre munirsi
da subito di un osmoregolatore che potrà essere realizzato
artigianalmente, con un semplice galleggiante, o acquistato
già pronto. Non trascurate il problema dell’evaporazione,
perché unitamente alla temperatura è la causa
principale di problemi nella stagione estiva.

• Rocce La scelta delle rocce, e la successiva
disposizione della rocciata, rappresentano probabilmente la
parte più difficile nell’avviamento della vasca.
La funzione è quella di ospitare le colonie batteriche
e numerosi organismi commensali che provvederanno al corretto
funzionamento della vasca, nonché offrire un rifugio
o supporto per gli animali che andrete a inserire. Le rocce
sono l’unico filtro necessario in un allestimento con
il metodo naturale. Da evitare quindi sistemi oramai ritenuti
obsoleti e dannosi quali i filtri esterni caricati con spugne/cannolicchi/carbone.
E’ consigliabile comunque tenere a portata di mano un
filtro a zainetto, tipo il niagara 190 o 250 da caricare con
resine antifosfati o carbone, a seconda delle necessità.
Esistono diverse qualità di rocce, classificate per
provenienza (Fiji, Indonesia, Iran, ecc.), ma la cosa veramente
importante è che siano porose e visivamente ricche
di vita (incrostazioni di alghe calcaree rosse e altri tipi).
La scelta migliore è sicuramente una valutazione dal
vivo, tenendo presente le caratteristiche indicate fino ad
arrivare al punto di annusarle per sentire se fanno il tipico
odore di mare o puzza di marcio. Personalmente preferisco
le rocce fresche, appena arrivate dall’importatore,
anche se c’è da tenere presente che in un nanoreef
senza schiumatoio è preferibile prenderle dopo che
avranno spurgato per almeno un paio di settimane nella vasca
del negoziante. Questo perché buona parte degli organismi
che inevitabilmente moriranno, durante questo periodo, comporterebbero
un innalzamento degli inquinanti difficilmente smaltibile
in breve tempo, senza la presenza di uno schiumatoio adeguato.
Non esistono rocce già avviate che vi permettano una
scorciatoia nei tempi di maturazione, anche se provenissero
da una vasca in funzione da mille anni. La maturazione riguarda
tutta la vasca e ha una tempistica necessaria, anche se chiaramente
la qualità delle rocce influenza. Per le vasche di
piccole dimensioni la forma ha una particolare importanza.
Sono preferibili roccette piccole di cui alcune di tipo piatto,
per poter creare delle terrazze dove ospitare gli animali.
Per ultimo due parole sulla disposizione della rocciata, che
è fondamentalmente una questione di gusto, ma deve
rispondere a quattro requisiti base:
o Non appoggiare rocce piatte sul fondo perché l’acqua
deve circolare anche sotto
o Tenere le giuste distanze dai vetri per poter passare con
i magneti
o La rocciata deve essere più che stabile, aiutandosi
eventualmente con della colla bicomponente.
o Prevedere terrazze e se possibile qualche piccola caverna

• Strumentazione Incide notevolmente sulla
spesa per l’allestimento di un nano, anche perché
è pressochè identica a quella per un reef di
grandi dimensioni. Lo strumento veramente indispensabile è
il rifrattometro per il controllo della salinità. Va
bene di qualsiasi marca (se ne trovano pure su ebay a 25 euro)
purchè abbia l’ATC. Da evitare nella maniera
più assoluta i densimetri a galleggiante o a lancetta.
Altro strumento importante ma non essenziale è il conduttimetro
che vi permetterà di valutare la qualità dell’acqua
d’osmosi che andrete a mettere in vasca. Si trova anch’esso
allo stesso prezzo del rifrattometro, su ebay (prendere quello
con scala 0-1999 ms) e sarà utile sia nel caso che
acquistiate l’acqua in un negozio, che nel caso la produciate
voi stessi con un impianto di filtrazione a osmosi. E’
importante non sottovalutare la qualità dell’acqua,
perché fondamentalmente un marino è acqua e
sale. L’acqua di rubinetto, distillata o quella d’osmosi,
vendute nei supermercati, non sono idonee allo scopo. Per
ultimo, ma non meno importante, il kit dei test chimici. E’
fondamentale prendere confidenza con quelle quattro nozioni
di chimica che ci permettano di capire l’andamento della
vasca. Sconsiglio vivamente di farsi fare i test nei negozi,
perché spesso e volentieri si ottengono delle risposte
del tipo: “tutto bene” o “valori nella norma”
o “chessò un po’ altini”. Ci sono
intervalli di valori e relazioni tra le concentrazioni di
determinati elementi che devono essere rispettate tassativamente.
Questi si traducono in numeri e non in aggettivi. Anche la
marca dei test ha la sua importanza. Purtroppo la maggioranza
dei test in commercio non sono accurati e occorre rivolgersi
giocoforza verso 3 o 4 produttori: Salifert, Tropic marine,
Elos, Rowa, Macherey Nagel. Da tenere presente che i reagenti
chimici sono sensibili alla luce e alle temperature per cui,
sopra i 25° è facile che alcuni reagenti si deteriorino.
Fatta questa lunga premessa, di seguito indico
la “lista della spesa” per l’allestimento
di un nano facile da 40 litri. I prezzi sono quelli mediamente
ricavati dai siti internet e quindi suscettibili a variazioni
in più o in meno, a seconda che si acquisti in un negozio
convenzionale o materiale usato
TARGET ANIMALI:
Molli, LPS poco esigenti e forse qualche SPS, gamberetto,
lumaca, paguro, granchio.
Per l'eventuale gobide, ci vuole uno skimmer a porosa tipo
il Sander.
DA EVITARE: ricci, stelle di mare, anemoni, cerianthus, tridacne,
spirografi e filtratori in genere
METODO:
Berlinese senza skimmer, ovvero naturale, basato solo sulle
rocce vive.
Maturazione secondo guida Leletosi, con eventuale inoculazione
di batteri.
ATTREZZATURA:
VASCA:
35x35x35 artigianale 50 euro
PLAFO:
Faidatè modificare
il progetto in 4 x 24W PL
4 bulbi 40 euro
2 ballast elettronici 2x24 45 euro
varie ed eventuali (chassis,vetro,riflettori,zoccoli,timer,etc,)
40 euro
MOVIMENTO:
Nanokoralia x 2 45 euro
Timer digitale 2 canali per alternare ciclo 6+6+0,5 30 euro
FILTRAGGIO:
8 kg di rocce vive 100 euro
Filtro a zainetto Niagara 250 15 euro
RISCALDAMENTO/RAFFREDDAMENTO:
Jaeger 100W 15 euro
Ventole 20 euro
OSMOREGOLATORE:
questo progetto
o in alternativa progetto
di leletosi

entrambi da modificare con relè a 12V 50 euro
TOTALE VASCA 450 euro
Eventualmente, per risparmiare 50 euro si può
optare per una sola pompa nanokoralia senza timer.
STRUMENTAZIONE E ACCESSORI CHIMICA:
Rifrattometro cinese con ATC + conduttimetro
40 euro
Impianto osmosi 4 stadi in linea con resine 70 euro
Test salifert KH/CA/MG/NO2/NO3/PO4 50 euro
Sale Preis o Tropic PRO 15 euro
Buffer artigianali KH/CA/MG 35 euro
Resine PO4 15 euro
Batteri BIODIGEST 15 euro
TOTALE ATTREZZATURA E ACCESSORI CHIMICA: 240
euro
Eventualmente, per risparmiare 100 euro, niente
conduttimetro,impiantino osmosi e batteri.
SPESA per soluzione completa 690 euro
SPESA per soluzione ridotta 540 euro
Eventuale skimmer Sander+areatore e 1 paio di
porose di ricambio 80 euro
A occhio e croce la spesa di avviamento va dai 500 ai 750
euro.
Per la gestione ordinaria, ci sono poche cose da aggiungere:
animali, reintegro del sale, reintegro calcio e carbonati
(A+B) eventuale carbone e alimenti per i pesci/coralli
E' assolutamente vietata la riproduzione,
anche parziale, del testo e delle foto presenti in questo
articolo, senza il consenso dell'autore. |