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30 Luglio 2010

 

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L’allestimento di un nano-reef, così come per un marino di dimensioni maggiori, deve seguire un progetto, articolato su tre punti, da sviluppare secondo un preciso ordine:

• Popolazione La scelta degli animali da allevare condizionerà la tecnica della vasca, ed è il primo argomento da approfondire. Il nanoreef, soprattutto se di volume inferiore ai 35 litri, non è un sistema idoneo a ospitare pesci. Questa limitazione deriva sia da motivi di ordine etico (da tenere presente che i pesci marini hanno generalmente bisogno di ampi spazi per il nuoto), che dalle oggettive difficoltà nel mantenere valori di inquinanti adeguati (nitriti, nitrati e fosfati) alla sopravvivenza dell’intero sistema. L’eventuale pesce dovrà in ogni modo essere piccolo e con scarse esigenze di nuoto; normalmente ci si orienta sul genere Gobiodon, facendo attenzione alle note incompatibilità con alcuni coralli del genere SPS.

E’ importante non farsi ingannare da alcuni allestimenti impossibili che vengono presentati in alcuni negozi; esempio tipico, il pagliaccetto in una vasca da 20 litri. Per rispondere alla domanda classica: “ma perché da loro funziona”, occorre tenere presente che il mantenimento di quelle vasche è subordinato a frequenti cambi con acqua prelevata da vasche più grandi, nonché da una discreta esperienza nella gestione della vasca. Non per ultimo, c’è da considerare che se l’ospite passa a miglior vita, verrà sostituito rapidamente da un altro, e ai nostri occhi, la vasca sembrerà funzionante da sempre e senza problemi. Altro errore frequente è quello di pensare che un pesce giovane e quindi di taglia piccola, possa sopravvivere tranquillamente in un nanoreef, per poter essere trasferito successivamente in una vasca più adeguata. I pesci, come tutti gli animali che necessitano di muoversi in grandi spazi, sono soggetti a nanismo indotto: un pagliaccio in un nano non crescerà normalmente e verrà di conseguenza condannato a restare in quella vasca, proprio per la sua crescita anomala. Oltre ai pesci, vi sono altri generi di animali che per le loro necessità non è possibile allevare in un nanoreef: si va dalle classiche stelle marine del genere Fromia o Linkia, ai molluschi filtratori, come le Tridacne o le Ophiura, per passare dai nudibranchi ornamentali (tutti) e molti tipi di spirografi. Sono animali destinati a morire nel giro di pochi mesi, che meriterebbero un boicottaggio nell’acquisto, anche per contrastare un mercato privo di scrupoli e discutibile dal punto di vista morale. Discorso a sé merita l’anemone, che oltre a essere un animale esigente e inadatto a un nanoreef, è un ospite particolarmente pericoloso per l’intera vasca. Oltre a essere un organismo particolarmente inquinante e caratterizzato da un’alta mobilità, durante la quale urtica tutti gli animali che incontra nel suo percorso, può essere considerato una vera e propria bomba a orologeria.

L’anemone necessita di molta luce, movimento adeguato e valori chimici dell’acqua pressochè perfetti, condizioni impossibili per un nanoreef; quando inizia a star male, difficilmente si riuscirà a recuperare l’animale, ma soprattutto, in caso di decesso rilascerà tossine che nel giro di poche ore porteranno a un collasso della vasca e alla morte di ogni organismo in essa presente. Risulta ovvio che la simbiosi anemone/pagliaccio è un’ipotesi irrealizzabile in un nanoreef e in ogni modo un pagliaccio d’allevamento può facilmente adattarsi a invertebrati più resistenti e meno pericolosi. Da una prima lettura, potrebbe sembrare che in un nanoreef non sia possibile ospitare praticamente nulla, mentre con una scelta attenta degli animali, sarà possibile creare un microsistema affascinante proprio per le sue ridotte dimensioni. All’interno di esso sarà possibile osservare il comportamento di organismi che sfuggono alla vista in vasche di maggiori dimensioni e che ci offriranno uno spettacolo ogni giorno diverso. I candidati per eccellenza sono i coralli; tra questi è opportuno distinguere i coralli molli da quelli duri. I primi sono organismi privi di una struttura scheletrica e da una maggiore adattabilità alla vita in cattività, mentre i secondi vengono ulteriormente classificati a seconda della lunghezza dei polipi: LPS a polipo lungo, SPS a polipo corto. In un nanoreef, diventa difficile riuscire ad allevare tutti i generi di coralli, sia per problemi di compatibilità, che per le diverse esigenze. E’ proprio per questo che il progetto deve partire dagli organismi ospiti, in quanto la parte tecnica sarà pesantemente influenzata dagli animali che destineremo alla vasca. Il consiglio spassionato è di partire con una vasca destinata ai coralli molli e qualche LPS robusto, in quanto l’allevamento degli SPS richiede una notevole esperienza e un’attrezzatura adeguata, difficilmente replicabile in un nanoreef. Il movimento in vasca potrà essere assicurato da organismi che offrono un impatto estetico simile ai pesci: gamberetti, paguro, granchi e lumache, nonché da tutti quegli organismi già presenti sulle rocce vive che grazie alle ridotte dimensioni della vasca risultano facilmente osservabili. Per concludere il discorso sulla popolazione, ritengo sia importante capire da subito quali siano i limiti di questo sistema, ma soprattutto saperne cogliere i vantaggi legati alla sua essenzialità. Un nanoreef non è una vasca facile per definizione, tutt’altro, ma è comunque un sistema realizzabile senza difficoltà insormontabili, a patto che l’avviamento e la gestione vengano curate nei particolari, e un buon allestimento iniziale è la condizione imprescindibile dal raggiungimento dell’obiettivo. La vasca che descriverò nei punti successivi, sarà sostanzialmente un nano “facile” adatto a chi si vuole avvicinare al mondo del marino senza troppe difficoltà.


• Illuminazione E’ il secondo punto del progetto, e probabilmente la parte più difficile nella realizzazione di un nanoreef. Esistono sostanzialmente due ordini di problemi: il primo è relativo alla scelta della plafoniera, mentre il secondo risiede nella gestione di lampade ad alta efficacia luminosa. Nella pratica il mercato offre ben poche plafoniere adattabili a un nanoreef, soprattutto per un problema legato alle dimensioni stesse, ed è proprio per questo, che la scelta della vasca dovrà essere subordinata alle misure della plafoniera, e non il contrario. Risulta molto più semplice ed economico farsi costruire una vasca sulle misure della plafoniera, piuttosto che avventurarsi nella ricerca, quasi impossibile, di un’illuminazione che si adatti alle misure della vasca. E’ altrettanto importante capire da subito la quantità di luce necessaria a un corretto funzionamento del sistema. L’unità di misura non sono i Watt, come non esiste un rapporto Watt/litro da considerare. Per un approfondimento sull’argomento fate riferimento a questo post: (quello che c’è su nano advanced) In linea di massima più la vasca sarà illuminata e meglio funzionerà, sia nella crescita degli animali che nei processi di ossidazione. I coralli molli, si adattano più facilmente a un’illuminazione scarsa, a differenza degli SPS, per i quali una plafoniera performante sarà indispensabile. I tipi di lampade sono sostanzialmente 2: a fluorescenza (T5/PL/ES/T8) e ad alogenuri metallici (HQI), anche se si stanno affacciando sul mercato le prime plafoniere con tecnologia LED, sconsigliate in quanto ancora eccessivamente costose rispetto alla resa. In una vasca di piccole dimensioni la scelta si riduce ulteriormente, dovendo escludere i neon T5, in quanto troppo lunghi (la plafoniere partono da 60 cm). In un’ipotetica vasca di molli, il tipo di illuminazione più idoneo è sicuramente quello fornito dalle plafoniere di tipo PL. Anche per queste la scelta è parecchio limitata, e i prodotti presenti sul mercato sono il più delle volte di scarsa qualità. Per chi ha un minimo di manualità, sarà sicuramente conveniente costruirsi una plafoniera con il massimo numero di tubi PL inseribili, o in alternativa utilizzare un riflettore HQI. Le problematiche legate ai bulbi HQI stanno sostanzialmente nell’alto calore sviluppato, nonché nell’emissione di raggi UV, in particolar modo nei modelli a basso wattaggio. I riflettori stessi, sono progettati per vasche di maggiori dimensioni e ci si trova spesso e volentieri nel dubbio se disperdere della luce al di fuori della vasca o avvicinare la plafoniera con i problemi sopra indicati.


• Vasca e attrezzatura La scelta della vasca è semplificata dalla possibilità di farsene costruire una su misura a basso prezzo o eventualmente costruirsela da soli. Per vasche di piccole dimensioni, è sufficiente vetro di spessore 4 mm, mentre una particolare attenzione dovrà essere prestata al tipo di silicone utilizzato. Il tipo preferibile è di colore nero per uso alimentare, ma è in ogni modo da escludere il tipo antimuffa che comporterebbe gravi problemi alla riproduzione batterica.


Il punto successivo è la scelta delle pompe di movimento, anch’esse subordinate al tipo di animali che si vorranno allevare. Anche in questo caso la scelta è molto limitata e di frequente occorre ripiegare su pompe di piccola portata non progettate per quella specifica funzione. Il movimento dell’acqua è un fattore critico della vasca, in quanto anche da esso dipenderà la qualità dell’acqua, l’ossigenazione, il valore di pH e il fattore di crescita degli animali. Le indicazioni base partono da un minimo di 20 volte il litraggio della vasca da suddividere su due pompe che funzionino a cicli alterni di 6 ore, prevedendo anche una mezz’ora di sovrapposizione. Occorrerà fare delle prove, una volta inseriti gli animali in vasca, tenendo presente che nessun tipo di corallo, molle o duro che sia, può vivere sotto il flusso diretto delle pompe. Al momento, l’unica pompa ideale per un nanoreef è la nanokoralia da 900 lt/ora che è in grado di fornire un flusso sufficientemente aperto e delicato, contrariamente alle pompe laminari, che rappresentano comunque l’unica alternativa per una vasca sotto i 20 litri. Per la scelta del riscaldatore occorre valutare il delta termico, cioè la differenza tra la temperatura minima che raggiungerà l’ambiente e quella che si vorrà mantenere in vasca. Il mio consiglio è di stare abbondanti, in quanto nella stagione invernale, una finestra lasciata aperta porta a una rapida diminuzione della temperatura in vasca che deve essere compensata nel minor tempo possibile. Come contropartita, nel caso il riscaldatore si dovesse guastare e rimanere sempre acceso, un modello molto potente causerebbe forti danni. Si tratta quindi di trovare un giusto compromesso e soprattutto affidarsi a prodotti di qualità (Jaeger, per esempio). Per restare in tema di temperatura, con l’avvicinarsi della stagione estiva converrà acquistare delle ventole che aiutino a mantenere una temperatura non superiore ai 29°. Si trovano già pronte nei negozi specializzati o possono essere facilmente assemblate utilizzando delle comuni ventole da PC. La differenza di temperatura con l’ambiente esterno, in particolar modo quando si utilizzano le ventole, comporta l’evaporazione di notevoli quantità di acqua. Le conseguenze sono rapide variazioni nella salinità e nelle concentrazioni dei vari elementi, eventi che possono risultare anche fatali, per la vasca. Per questo occorre munirsi da subito di un osmoregolatore che potrà essere realizzato artigianalmente, con un semplice galleggiante, o acquistato già pronto. Non trascurate il problema dell’evaporazione, perché unitamente alla temperatura è la causa principale di problemi nella stagione estiva.

• Rocce La scelta delle rocce, e la successiva disposizione della rocciata, rappresentano probabilmente la parte più difficile nell’avviamento della vasca. La funzione è quella di ospitare le colonie batteriche e numerosi organismi commensali che provvederanno al corretto funzionamento della vasca, nonché offrire un rifugio o supporto per gli animali che andrete a inserire. Le rocce sono l’unico filtro necessario in un allestimento con il metodo naturale. Da evitare quindi sistemi oramai ritenuti obsoleti e dannosi quali i filtri esterni caricati con spugne/cannolicchi/carbone. E’ consigliabile comunque tenere a portata di mano un filtro a zainetto, tipo il niagara 190 o 250 da caricare con resine antifosfati o carbone, a seconda delle necessità. Esistono diverse qualità di rocce, classificate per provenienza (Fiji, Indonesia, Iran, ecc.), ma la cosa veramente importante è che siano porose e visivamente ricche di vita (incrostazioni di alghe calcaree rosse e altri tipi). La scelta migliore è sicuramente una valutazione dal vivo, tenendo presente le caratteristiche indicate fino ad arrivare al punto di annusarle per sentire se fanno il tipico odore di mare o puzza di marcio. Personalmente preferisco le rocce fresche, appena arrivate dall’importatore, anche se c’è da tenere presente che in un nanoreef senza schiumatoio è preferibile prenderle dopo che avranno spurgato per almeno un paio di settimane nella vasca del negoziante. Questo perché buona parte degli organismi che inevitabilmente moriranno, durante questo periodo, comporterebbero un innalzamento degli inquinanti difficilmente smaltibile in breve tempo, senza la presenza di uno schiumatoio adeguato. Non esistono rocce già avviate che vi permettano una scorciatoia nei tempi di maturazione, anche se provenissero da una vasca in funzione da mille anni. La maturazione riguarda tutta la vasca e ha una tempistica necessaria, anche se chiaramente la qualità delle rocce influenza. Per le vasche di piccole dimensioni la forma ha una particolare importanza. Sono preferibili roccette piccole di cui alcune di tipo piatto, per poter creare delle terrazze dove ospitare gli animali. Per ultimo due parole sulla disposizione della rocciata, che è fondamentalmente una questione di gusto, ma deve rispondere a quattro requisiti base:
o Non appoggiare rocce piatte sul fondo perché l’acqua deve circolare anche sotto
o Tenere le giuste distanze dai vetri per poter passare con i magneti
o La rocciata deve essere più che stabile, aiutandosi eventualmente con della colla bicomponente.
o Prevedere terrazze e se possibile qualche piccola caverna

• Strumentazione Incide notevolmente sulla spesa per l’allestimento di un nano, anche perché è pressochè identica a quella per un reef di grandi dimensioni. Lo strumento veramente indispensabile è il rifrattometro per il controllo della salinità. Va bene di qualsiasi marca (se ne trovano pure su ebay a 25 euro) purchè abbia l’ATC. Da evitare nella maniera più assoluta i densimetri a galleggiante o a lancetta. Altro strumento importante ma non essenziale è il conduttimetro che vi permetterà di valutare la qualità dell’acqua d’osmosi che andrete a mettere in vasca. Si trova anch’esso allo stesso prezzo del rifrattometro, su ebay (prendere quello con scala 0-1999 ms) e sarà utile sia nel caso che acquistiate l’acqua in un negozio, che nel caso la produciate voi stessi con un impianto di filtrazione a osmosi. E’ importante non sottovalutare la qualità dell’acqua, perché fondamentalmente un marino è acqua e sale. L’acqua di rubinetto, distillata o quella d’osmosi, vendute nei supermercati, non sono idonee allo scopo. Per ultimo, ma non meno importante, il kit dei test chimici. E’ fondamentale prendere confidenza con quelle quattro nozioni di chimica che ci permettano di capire l’andamento della vasca. Sconsiglio vivamente di farsi fare i test nei negozi, perché spesso e volentieri si ottengono delle risposte del tipo: “tutto bene” o “valori nella norma” o “chessò un po’ altini”. Ci sono intervalli di valori e relazioni tra le concentrazioni di determinati elementi che devono essere rispettate tassativamente. Questi si traducono in numeri e non in aggettivi. Anche la marca dei test ha la sua importanza. Purtroppo la maggioranza dei test in commercio non sono accurati e occorre rivolgersi giocoforza verso 3 o 4 produttori: Salifert, Tropic marine, Elos, Rowa, Macherey Nagel. Da tenere presente che i reagenti chimici sono sensibili alla luce e alle temperature per cui, sopra i 25° è facile che alcuni reagenti si deteriorino.

Fatta questa lunga premessa, di seguito indico la “lista della spesa” per l’allestimento di un nano facile da 40 litri. I prezzi sono quelli mediamente ricavati dai siti internet e quindi suscettibili a variazioni in più o in meno, a seconda che si acquisti in un negozio convenzionale o materiale usato

TARGET ANIMALI:
Molli, LPS poco esigenti e forse qualche SPS, gamberetto, lumaca, paguro, granchio.
Per l'eventuale gobide, ci vuole uno skimmer a porosa tipo il Sander.
DA EVITARE: ricci, stelle di mare, anemoni, cerianthus, tridacne, spirografi e filtratori in genere

METODO:
Berlinese senza skimmer, ovvero naturale, basato solo sulle rocce vive.
Maturazione secondo guida Leletosi, con eventuale inoculazione di batteri.

ATTREZZATURA:
VASCA:
35x35x35 artigianale 50 euro
PLAFO:
Faidatè modificare il progetto in 4 x 24W PL
4 bulbi 40 euro
2 ballast elettronici 2x24 45 euro
varie ed eventuali (chassis,vetro,riflettori,zoccoli,timer,etc,) 40 euro

MOVIMENTO:
Nanokoralia x 2 45 euro
Timer digitale 2 canali per alternare ciclo 6+6+0,5 30 euro

FILTRAGGIO:
8 kg di rocce vive 100 euro
Filtro a zainetto Niagara 250 15 euro

RISCALDAMENTO/RAFFREDDAMENTO:
Jaeger 100W 15 euro
Ventole 20 euro

OSMOREGOLATORE:
questo progetto o in alternativa progetto di leletosi


entrambi da modificare con relè a 12V 50 euro

TOTALE VASCA 450 euro

Eventualmente, per risparmiare 50 euro si può optare per una sola pompa nanokoralia senza timer.


STRUMENTAZIONE E ACCESSORI CHIMICA:

Rifrattometro cinese con ATC + conduttimetro 40 euro
Impianto osmosi 4 stadi in linea con resine 70 euro
Test salifert KH/CA/MG/NO2/NO3/PO4 50 euro
Sale Preis o Tropic PRO 15 euro
Buffer artigianali KH/CA/MG 35 euro
Resine PO4 15 euro
Batteri BIODIGEST 15 euro

TOTALE ATTREZZATURA E ACCESSORI CHIMICA: 240 euro

Eventualmente, per risparmiare 100 euro, niente conduttimetro,impiantino osmosi e batteri.

SPESA per soluzione completa 690 euro
SPESA per soluzione ridotta 540 euro

Eventuale skimmer Sander+areatore e 1 paio di porose di ricambio 80 euro
A occhio e croce la spesa di avviamento va dai 500 ai 750 euro.
Per la gestione ordinaria, ci sono poche cose da aggiungere:
animali, reintegro del sale, reintegro calcio e carbonati (A+B) eventuale carbone e alimenti per i pesci/coralli

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