| Premessa
Dopo circa 1 anno dall’avvio del mio primo
nano-reef, in preda ad un inesauribile ed irrefrenabile passione
per questo incredibile hobby, ho deciso di allestire un nano-reef
con pilastro di barriera, secondo il metodo descritto da Daniel
Knop nel suo libro “Nano Reef – Allestimento e
cura di piccoli acquari marini”.
Chi conosce il libro ed ha già accumulato
una certa esperienza nella conduzione di una vasca (grande
o piccola che sia), può capire quanto la filosofia
di conduzione illustrata da Knop sia innovativa e nello stesso
tempo diametralmente opposta a quelle adottate dalla maggior
parte dei nano-reefers. Knop infatti sgretola i due principali
pilastri su cui si basano i metodi di gestione tradizionali
(movimento e luce) ed abbatte molte barriere fino ad ora considerate
quasi dei tabù, come ad esempio il ruolo dei fosfati
nell’equilibrio del sistema l’importanza e la
possibilità di inserire pesci anche in “pico”
vasche (mai però al di sotto dei 10 litri). Il risultato
è un metodo del tutto naturale, assolutamente minimalista,
delicato, mai forzato e dai contorni decisamente “zen”.
Il metodo Knop
In sostanza il metodo Knop consiste nell’allestire
una vasca all’interno della quale collocare in posizione
centrale una struttura rocciosa (il cosiddetto pilastro) formato
da una roccia singola o da più rocce impilate e saldate
tra loro. Tale struttura viene forata al centro in modo da
creare un canale centrale che la percorra lungo tutta la sua
altezza. Il canale viene collegato, attraverso un secondo
foro laterale, ad un rogatore di aria (areatore) che immettendo
aria nel canale centrale favorisce un sistema di circolazione
dell’acqua che si estende a tutta la vasca. Dalla figura
si comprende molto facilmente il principio di funzionamento.
Principio di funzionamento del pilastro
di barriera con erogatore d’aria centrale (metodo Knop):
(A) Ingresso aria, (B) le bolle in salita premono
l’acqua verso l’alto, (C) l’acqua scorre
attraverso il fondo, (D) l’acqua esce sotto la superficie,
(E) l’acqua circola verso il basso. E’ importante
notare come l’uscita dell’acqua debba essere posizionata
direttamente sotto la superficie perché altrimenti
si svilupperebbero correnti circolari locali (F) tali da impedire
la corretta circolazione all’interno della vasca.
Questo particolare metodo di conduzione prevede
una attenta e misurata pianificazione degli occupanti, che
dovranno essere scelti in funzione della possibilità:
a) di adattamento alle particolari condizioni derivanti dalla
semplicità di allestimento e dall’assenza di
apparecchiature tecniche; b) di mantenere stabili le condizioni
ambientali. Dovremo quindi limitarci ad introdurre esclusivamente
organismi che possano essere mantenuti in maniera idonea alla
specie, escludendo di conseguenza determinati gruppi di animali
(alcuni pesci e coralli duri) che, richiedendo l’utilizzo
di apparecchiature tecniche, metterebbero in pericolo la stabilità
del sistema e/o le cui esigenze non potrebbero essere soddisfatte.
E’ importante sottolineare che i concetti
accennati in questa sede hanno la sola finalità di
facilitare la comprensione della mia esperienza e non devono
pertanto essere considerati sostitutivi di quanto ettagliatamente
illustrato nel testo di Daniel Knop.
La partenza
Ho letto il libro di Knop nel 2006, quando ero
in fase di pianificazione della prima nano-vasca. Questa particolare
filosofia di conduzione mi ha subito conquistato. Il mio interesse
infatti era focalizzato sulla possibilità di allestire
una vasca in modo completamente naturale, senza l’ausilio
della tecnologia. Ho deciso però di accantonare l’idea
in quanto, pur comprendendone i concetti di base, ritenevo
(a ragione) che fosse un metodo troppo complicato per un neofita.
Decisi così di allestire un nano-jaubert dedicato esclusivamente
a SPS (ma questa è un’altra storia…).
Ma ormai il tarlo era in me e cresceva giorno
dopo giorno…
L’occasione si presentò un giorno,
anzi una notte, quando, spiando nella mia vaschetta mi resi
conto che tra i coralli si aggirava un clandestino: un piccolo
granchio dello stesso colore delle alghe calcaree rosa che
spiluccava spensierato la mia montipora!!! Dopo averlo catturato
con il collaudato sistema della nassa, decisi che non era
il caso di eliminarlo ed attrezzai una vasca di emergenza
utilizzando i doppioni di pompe, riscaldatori e lampade che
in casa di un acquariofilo fai-da-te come me non mancano mai.
Mi sembrava più una prigione che altro, così
colsi la palla al balzo e, comprate lastre di vetro e silicone,
iniziai la costruzione di una nuova vaschetta accarezzando
l’idea di poterla gestire con il metodo Knop.
La vasca
La vasca misura 30x20x20h (circa 12 litri lordi).
All’interno è inserita una sola roccia di circa
2 kg (Fiji premium, bellissima…) all’interno della
quale c’è tutta la “parte tecnica”,
che consiste solo in un foro centrale da cui passa l’aria
fornita da un piccolo areatore. Il fondo è allestito
con circa 1,5 kg di aragonite “extra-jumbo size”
(5-7 mm). Il 50% dell’acqua proveniva dalla stessa vasca
da cui è stata prelevata la roccia, Questo mi ha permesso
di evitare il periodo di maturazione e di iniziare da subito
il fotoperiodo (sono partito da 2 ore per arrivare alle attuali
9) senza avere nessun (e dico nessuno!!!) problema algale.
Ho seguito in questo il consiglio di Knop (anche se solo parzialmente),
ovvero inserire materiale di fondo e acqua da un acquario
ben avviato. Non nascondo che ho fatto una scelta un po’
azzardata e che, probabilmente grazie all’ottima qualità
della roccia, mi è andata bene, ma vi assicuro che
non ho mai avuto l’ombra di un alga. Unica notazione
riguarda la comparsa di ciano batteri, spontaneamente spariti
dopo circa 2 settimane.
Originariamente la vasca era illuminata da una
PL 11W 10.000°K (montata su una piccola plafoniera Resun).
Successivamente ho raddoppiato l’illuminazione aggiungendo
una seconda plafoniera nella quale è alloggiata una
ulteriore PL 11W 10.000°K. Ho istallato poi un sistema
di rabbocco automatico per il mantenimento della salinità
(auto costruito su progetto AP).

La parte più difficile è stata
la foratura della roccia che durante le operazioni si è
anche spaccata. Ho dovuto quindi riattaccarla con resina epossidica
e completare l’istallazione del sistema Knop che prevede
che nei due fori (quello centrale e quello laterale) siano
inseriti dei tubi rigidi per evitare otturazioni e favorire
il passaggio dell’aria.

Il giorno dell’avvio. Da notare la frattura al centro,
riparata poi con resina epossidica. Sulla destra si nota anche
una piccola pompa che è stata tenuta in funzione solo
per i primi giorni

Nella prima immagine si nota l’uscita dell’aria
collocata immediatamente sotto la superficie per favorire
la circolazione ottimale. Nella seconda (frontale) e terza
(laterale), l’effetto delle bolle d’aria sulla
superficie

Un particolare della parte tecnica: il tubo, collegato
all’areatore, arriva sul lato posteriore della roccia
e si congiunge con il tubicino infilato nel canale centrale
(visibile sulla sinistra)
La vasca oggi

Valori, ospiti e manutenzione ordinaria
Per quanto riguarda i nutrienti, dopo un picco
iniziale, i valori hanno cominciato subito a scendere e la
situazione si è stabilizzata da sola a circa un mese
dall’avvio ed in concomitanza con l’inserimento
dei primi animali, segno che nonostante l’aumento del
carico organico, il sistema si avviava verso la stabilità.
I valori medi sono i seguenti:
· Mg: 1400 (elos)
· Ca: 400 (elos)
· Kh: 8.5 (tropic marin)
· No3: 0.3 (salifert)
· Po4: 0.03 (elos; in realtà il
riscontro colorimetrico è compreso tra 0.01 e 0.05,
in quanto i test elos non misurano il valore 0.03)
Attualmente la vasca ospita:
· Una colonia di xenia pumping
· 2 discosomi (uno c.d. striped e l’altro
è uno yuma)
· Clavularia
· Briareum
· Protopalythoa
· Un ciuffo di caulerpa
· Un Neopletoristhes Oshimai (granchio
porcellana, che è entrato in simbiosi con la xenia)
· Un Paguristes Cadenati (paguro zampe
rosse)
· Qualche stomatella
· Molti organismi spontanei (spirografi,
copepodi, anfipodi, ecc.)

A sinistra: il granchio porcellana in simbiosi con la
xenia “pumping”. A destra il paguro zampe rosse.
Gli interventi di manutenzione riguardano i
cambi parziali (15% ogni 3 settimane) ed il ripristino dell’acqua
di osmosi nella vasca di rabbocco di 5 lt (ogni 15 gg.), oltre
che la pulizia periodica di vetri e accessori.
Somministro a giorni alterni zooplex e phytoplex
ed all’occorrenza integratori di Ca e Kh per riportare
i valori chimici ai livelli ottimali.
Considerazioni finali
Le mie personali considerazioni su questo particolare
metodo di gestione sono sicuramente positive. La lenta e delicata
circolazione dell’acqua è assai gradita ai filtratori
(vermi tubicoli, ascidie, ecc.) che pullulano sulle pareti
della roccia avendo a disposizione più alimento in
sospensione e beneficiando dell’assenza di “concorrenti
nutrizionali elettrici”.
Colonie di vermi tubicoli
Anche i corallimorfari sembrano gradire la scarsa
movimentazione e ripagano con una notevole estroflessione
dei polipi.
A sinistra: briareum e actinodiscus yuma. A destra: discosoma.

Altri particolari della roccia da cui si nota un notevole
sviluppo delle alghe calcaree.
Un altro vantaggio è sicuramente la mancanza
di surriscaldamento dell’acqua, dovuta al fatto che
nella vasca non sono presenti attrezzature tecniche che sviluppano
calore.
Il fatto che non ci siano attrezzature a vista
(poiché tutta la tecnica è contenuta all’interno
della roccia) conferisce alla vasca un fascino molto particolare
difficilmente riscontrabile nelle vasche condotte con metodi
tradizionali.
Se volessimo azzardare un paragone tra il metodo
Knop e gli altri metodi di gestione, dovremmo immaginare la
stessa differenza che c’è tra fare un viaggio
in un’auto veloce e ripetere lo stesso viaggio in treno,
dove nel primo caso assaporiamo il brivido della velocità
mentre nel secondo ci soffermiamo ad ammirare il paesaggio
cogliendo tutti i suoi dettagli e le sue sfumature
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