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Cos’è un nanoreef ?
Cosa è esattamente un nano-reef ? Di
quanti litri deve essere un acquario per poter essere definito
nano reef ? Non è facile trovare una definizione che
possa mettere d'accordo tutti. Se ci attendiamo alla terminologia
utilizzata in America per nanoreef si intendono vasche che
hanno un capacità compreso tra i 20-35 litri.

Gli Americani hanno coniato nomi anche per acquari leggermente
più piccoli o più grandi: ad esempio pico-reef
termine con cui si intendono vasche di dimensioni inferiore
ai 20 litri e micro-reef che naturalmente sono vasche con
dimensioni superiore ai 35 litri.
| Nome |
Litri |
| Pico reef |
10-20 litri |
| Nano reef |
20-35 litri |
| Micro reef |
35-100 litri |
Una terminologia simile in Italia è forse prematura,
ma siamo sicuri che vista la facilità ed il fascino
di questi acquari ben presto anche da noi saranno moltissimi
gli appassionati che si rivolgeranno a questa particolare
variante del nostro hobby. Quello di cui parleremo in seguito
non vuole rivolgersi ai soli possessori di nano-reef; ma anche
per vasche più grandi, diciamo fino ai 90-100 litri
o vasche più piccole di 10-15 litri.
Quando ci si avvicina al mondo degli acquari marini ci si
sente spesso dire che per avere dei buoni risultati bisogna
avere vasche più grandi possibile. Questo lo si fa'
perché si cerca di garantire le condizioni migliori
agli animali che sono abituati a una forte stabilità
della qualità dell'acqua.
Con il nano-reef anche noi tentiamo di riprodurre le condizioni
migliori per ospitare organismi marini, ma si possono usare
delle tecniche che non hanno nulla o quasi a che vedere con
quello che si faceva con le vasche maggiori. Ad essere esatti
ci sono due modi di comportarsi:
- il primo è quello di allestire e mantenere un nano-reef
come se fosse un normalissima vasca di barriera (applicando
i vari metodi disponibili: metodo Berlinese, Jaubert, Zeovit
...)
- l'altro via invece consiste nell'usare metodi studiati appositamente
per il nano reef (metodo SPS e metodo naturale).
E' per questo motivo che nel leggere e nel studiare gli allestimenti
che si possono fare con un nano-reef bisogna parzialmente
dimenticarsi di quanto si era a conoscenza sugli acquari di
barriera. Solo in questo modo si riuscirà a capire
che il nano-reef è una filosofia a parte che deve essere
compresa fino in fondo. Prima di tutto partiamo dal concetto
base: tutto deve essere fatto nella più completa semplicità
per avere i risultati migliori.
Questo porterà naturalmente ad allestimenti oltre che
bellissimi anche economici.
Perché allestire un nanoreef ?
- lo spazio: molte persone non dispongono in
casa o in ufficio dello spazio necessario per un acquario
tradizionale di 200 o più litri. Ecco che il nanoreef
con le sue modeste dimensioni si presta a essere posizionato
facilmente in molti punti.
- i piccoli dettagli: un grande acquario marino tropicale
sicuramente riprodurrà al meglio un ambiente di scogliera
corallina grazie alle possibilità di introdurre in
vasca un ampia varietà di pesci e invertebrati, ma
altrettanto affascinante e gratificante risulta ricreare lo
stesso ambiente in miniatura: in questo modo si riescono ad
osservare quei dettagli, rappresentati da organismi timidi
o di piccole dimensioni, che generalmente in una vasca più
grande sfuggono all’attenzione dell’osservatore.
-day-hospidal: spesso il nanoreef viene utilizzato come vaschetta
in cui allevare a parte coralli o piccole talee di invertebrati.
-possibilità di allestire vasche monotematiche, espressamente
allestite per allevare una specie particolare come il ghiozzo
e pistolero che vivono in simbiosi tra loro.
La vasca
Quando si decide di pianificare la realizzazione
di un nanoreef la prima cosa a cui viene da pensare è
il volume della vasca. In realtà visto le plafoniere
disponbili sul mercato per prima cosa bisogna pensare alla
giusta illuminazione e solo dopo si potrà scegliere
la vasca. Comunque in commercio si trovano molti mini acquari
di capacità diverse ma per lo più a forma di
parallelepipedo. .
In linea di principio sono tutte adatte per poter essere allestite
come nano-reef, comunque ecco alcuni consigli.
Prima di tutto le vasche non devono avere una forma troppo
allungata, è meglio che sia quasi quadrata (la si può
anche far costruire o anche autocostruirsela, vedere la guida).
Questo dipende molto del senso estetico, ma una vasca allungata
difficilmente accoglierà facilmente le rocce vive che
dobbiamo inserire.
Dobbiamo ricordarci che l'arredamento nei nano-reef più
che in altri casi ha una funzione di filtraggio quindi avere
la possibilità di introdurre più facilmente
le rocce vive facilita di molto il nostro lavoro.
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Il Prezzemolino della Tetra è
solo un esempio delle tante vasche che si possono trovare
in commercio adatte ad ospitare un nanoreef. |
Ecco due esempi di vasche facili da allestire e contemporaneamente
belle a vedersi:
32 x 25 x 25 in altezza questa vasca contiene lordi circa
20 litri quindi siamo nell'estremo inferiore,
35 x 30 x30 in altezza è una vasca che contiene all'incirca
35 litri quindi all'estremo superiore.
Anche le altre vasche con rapporti diversi vanno benissimo
dipende molto da come la vogliamo allestire, queste sono le
più facili.
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Costruirsi una vaschetta per nanoreef
è estremamente semplice. E' disponibile un esempio
passo passo nella sezione fai da te. |
Si dovrebbero evitare anche le vasche alte in
quanto non hanno una sufficiente superficie acquosa da permettere
gli scambi gassosi.
L’ illuminazione
Come detto sopra, prima si sceglie l'illuminazione
e poi si sceglie la vasca. Adesso si apre un discrso eterno
perchè ipareri al riguardo sono abbastanza discordanti;
il problema forse è anche dettato dal fatto che non
è facile trovare in commercio delle lampade adatte,
in quanto le offerte sono molte e bisogna scegliere la migliore.
Molto dipende da cosa si vuole allevare nella vasca.
Se si intendono allevare solo gamberetti, granchi e anfipodi
l'illuminazione ha importanza marginale, se invece si desidera
allevare anche invertebrati sessili la luce diventa fondamentale.
I normali neon si possono usare tranquillamente i limiti maggiori
si hanno nella forma della lampada. Infatti le lampade al
neon, anche alle potenze più ridotte, hanno una lunghezza
che supera o quasi i 35 cm; quindi non è adatto per
costruire una plafoniera esteticamente valida per questo tipo
di vasche.
Al contrario le lampadine a risparmio energetico sono ottime
per le loro dimensioni ridotte, questo facilita la costruzioni
di plafoniere con potenze elevate e che occupino poco spazio.
Si consideri che una lampada di questo tipo ha dimensioni
dell'ordine dei 20 cm.
Inoltre offrono un ottimo rapporto qualità/prezzo.
Se nel caso delle normali lampade al neon il problema era
la forma della lampada, in questo caso il problema è
la disponibilità di lampade che possano dare una illuminazione
con caratteristiche adatte: Adesso in commercio si trovano
anche delle ottime lamapde a PL che hanno una gradazione da
10.000-13.000 °K e vi sono anche delle lampade attiniche.
In alcuni casi il bulbo della luce è diviso in due:
-una parte ha una gradazione di 10.0000° k e
-l 'atra parte è attinica.
Le lampade Hqi da 70/150 watt utilizzate nella vasche più
grandi sono una valida alternativa. L'esperienza ci ha insegnato
che questo tipo di illuminazione è la migliore che
possiamo offrire agli invertebrati.
Il problema con questo tipo di illuminazione è l'alto
calore che si raggiunge che provoca una forte evaporazione
e grossi problemi nei mesi caldi.
Però se si sceglie di avere invertebrati esigenti come
gli SPS si deve prendere una HQI .
Da poco sul mercato si trovano le T5, lamapde al neon che
uniscono la economicità e praticità dei neon
normali alle performances delle hqi nella gestione dei coralli
più esigenti. Un compromesso che può essere
utile.
Qualunque sia la lampada scelta è consigliabile orientarsi
su una temperatura di colore superiore ai 10.000 gradi kelvin
e associare ad essa una luce attinica da lasciar accesa 4
ore in più (due ore prima e due ore) della fonte di
illuminazione principale per ricreare l’effetto alba
– tramonto.
Metodi di filtraggio
Vi sono vari metodi con cui allestire questa vasca a secondo
di come la si voglia mantenere. Comunque comune a tutti i
metodi possibili sono solo le rocce vive.
Questa è forse l'unica voce nell'allestimento su cui
non bisogna risparmiare, devono essere di ottima qualità.
Il motivo di questa nostra specificazione è che le
rocce vive sono uno se non il solo metodo di filtraggio che
si usano nei nano-reef.
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In un nanoreef le rocce vive devono essere
di ottima qualità. |
Tipi di filtraggio
Adesso ci troviamo di fronte a una scelta che influenzerà
molto il tipo di vasca finale.
I metodi con cui possiamo allestire una vasca sono :
1) Metodo naturale
2) Metodo SPS
3) Metodo berlinese
4) Metodo Jaubert
5) Metodo Zeovit
Adesso parliamo brevemente dei 5 metodi, il metodo Jabert
non è stato ancora sviluppato in una sezione apposità
per i nano reef perchè non c'è stata una esperienza
sufficiente per presentarlo sul nano portal
Metodo naturale
Il primo tipo di allestimento che illustriamo è quello
più innovativo e che si discosta molto dalla normale
filosofia degli acquari di barriera, al contrario si avvicina
moltissimo alla filosofia del nano-reef che impone la massima
semplicità.
Questo tipo di allestimento è veramente adatto a tutti
e non richiede particolari attrezzature da installare.
Date le piccole dimensioni delle vasche è fondamentale
e molto facile procedere ad un cambio parziale del 10-15%
ogni settimana. Nella maggior parte dei casi questo vuol dire
un cambio di 2-5 litri a settimana.
Si procede ai cambi così frequentemente perché
così sottraiamo dalla vasca le sostanze inquinanti
abbastanza di frequente e non diamo loro la possibilità
di accumularsi e raggiungere valori di pericolosi.
Con cambi parziali così frequenti è superfluo,
anzi rischioso, somministrare integratori ed oligoelementi,
in quanto tutti gli elementi utili sono già compresi
nei sali che misceliamo all'acqua.
Se si decide di procedere con questo sistema non bisogna prevedere
a nessuna altra cosa se non l'aggiunta di una pompa di movimento,
in commercio se ne trovano di molto piccole.
Alla semplicità si contrappone l'instabilità
dell'equilibrio che si riesce a instaurare nella vasca, dimenticarsi
di fare un cambio parziale vuol dire lasciar concentrare oltre
i livelli di guardia le sostanze pericolose.
Inoltre bisogna essere sicuri della qualità dell'acqua
che si usa per i cambi per evitare di aggiungere sostanza
dannose.
Usare acqua di scarsa qualità significa aggiungere
e non togliere sostanze inquinanti all'interno del nano-reef,
se in un normale acquario di barriera un errore di questo
tipo può essere assorbito facilmente dal sistema filtrante
in un nano-reef un singolo cambio sbagliato può avere
conseguenze pesanti.
Metodo SPS
E' nato dal primo come naturale sviluppo per poter allevare
animali più esigenti come invertebrati SPS.
Come nel primo caso la filosofia principale è la semplicità
con l'aggiunta di un filtro a resine che permette di mantenere
una migliore qualità dell'acqua necessaria per allevare
animali esigenti.
Richiede comunque una buona tecnica e conoscenza del mondo
marino perchè gli ospiti che andremo ad allevare perdonano
molto di meno errori. Questo metodo come il metodo naturale
è stato espressamente studiato per i nano reef.
Oltre al mantenimento di un basso valore di fosfati è
fondamentale associare una forte illuminazione (t5 o hqi)
per permettere ai coralli duri di essere allevati nelle migliori
condizioni
Metodo berlinese
Il terzo tipo di allestimento è più classico,
o meglio, è più conosciuto tra gli acquariofili
che hanno vasche di dimensioni maggiori.
In questo caso si prevede di aggiungere lo schiumatoio all'interno
della vasca posizionato a vista oppure nascosto dietro le
rocce vive. Un'altra soluzione è quella di prevedere
un vano apposito dove nasconderlo.
Questo tipo di allestimento richiede un po' più di
attenzione perchè bisogna risolvere alcuni semplici
problemi.
Primo tra tutto trovare lo schiumatoio abbastanza piccolo;
adesso in commercio ce ne sono alcuni che per la maggior parte
dei casi funziona con una pietra porosa.
Questi schiumatoi funzionano in modo mediocre, ma le loro
dimensioni devono essere tenute da conto fin dall'inizio della
scelta della vasca in quanto non è facile trovare il
posto dove posizionarlo se non si era previsto fin dall'inizio.
Le vasche sono molto piccole e la presenza di uno schiumatoio
può essere un problema per un adeguato allestimento
in quanto è di intralcio per il posizionamento delle
rocce vive.
Inoltre se decidete di usarlo attenzione all'altezza della
vasca che sia sufficiente per far funzionare correttamente
lo schiumatoio.
Un problema dello schiumatoio è rappresentato dal fatto
che tende ad eliminare anche alcuni oligoelementi, che aggiungiamo
con i cambi parziali. Alla fine è un ciclo infinito:
lo schiumatoio toglie e noi aggiungiamo con l'acqua nei cambi
parziali.
Mantenere un giusto equilibrio in così pochi litri
è difficile, se si ha intenzione di mettere molti invertebrati
l'uso dello schiumatoio è addirittura sconsigliato.
Schiumatoi a porosa o anche a iniezione come il Seaclone o
il Prizm possono essere utilizzati in acquari più stabili
e facilmente controllabili come i Micro-reef.

Nelle foto gli schiumatoi Miniflotor (a porosa), Seaclone
e Prizm.
E' ovvio che lo schiumatoio non è sufficiente per avere
un corretto movimento dell'acqua, bisogna aggiungere una pompa
di movimento.
Metodo Jaubert
Quarto tipo di allestimento, che probabilmente è il
primo a cui pensano gli appassionati di acquari di barriera,
è il metodo Jaubert.
Il substrato viene costruito dividendolo in tre zone: una
mantenuta libera sottostante ad una grata di plastica. Questa
zona viene chiamata Plenum e deve avere un altezza totale
di circa 1.5-2 cm. Una seconda zona alta 8-10 cm di sabbia
corallina (per ulteriori dettagli vedi articolo Il metodo
Jaubert).
Facendo i conti si capisce che il fondo occuperà circa
10-12 cm (o più) quindi le vasche che si vogliono allestire
in questo modo devono avere una altezza rilevante.
Sono noti a tutti i vantaggi di questo metodo: stabilità
dei valori, controllo del pH, abbattimento di nitrati e nitriti,
ottima fonte di calcio per gli invertebrati.
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Un nanoreef con sistema Jaubert. Foto
A. Rovero |
Tutto questo però non è facile da ottenere,
per prima cosa bisogna aspettare che il fondo entri in attività
e ci vuole molto tempo (anche 6 mesi). Inoltre la necessità
di mettere molte rocce vive lascia pochi tratti del fondo
libero quindi riduce la superficie di scambio tra il Plenum
e il resto della vasca.
Se si intende costruire un fondo di questo tipo bisogna cercare
una sabbia molto ricca di animali in modo tale da garantire
la giusta ossigenazione del fondo.
Se però si riesce ad attivare il fondo la vasca avrà
di sicuro un ottimo sistema di filtraggio che garantisce la
stabilità dei valori dell'acqua.
Come per il metodo berlinese per completare l'allestimento
bisogna provvedere a una piccola pompa di movimento.
Metodo Zeovit
Ultimo tipo di allestimento, questo metodo come alletimento
non si differenzia di molto dal metodo Berlinese.
Bisogna prevedere un filtro aggiuntivo dove inserire la Zeolite,
che è un materiale necessario per integrare e filtrare
l'acqua. Oltre alla Zeolite bisogna usare molti integratori,
questo metodo garantisce ottimi risultati; ma non è
certo il metodo utilizzabile da chiunque, è adatto
soilo ai più esperti.
Lo schiumatoio
Lo schiumatoio è un accessorio che può
rivestire un’ importanza fondamentale in tutti gli acquari
di barriera perché provvede alla depurazione fisica
dell’acqua, sottraendo di continuo sostanze inquinanti.
Purché non se ne scelga uno sovradimensionato, lo schiumatoio,
sempre per lo stesso principio, è utile anche nel nanoreef.
Attualmente il mercato offre diversi modelli di piccole dimensioni
e al medesimo tempo efficienti, alcuni dei quali si possono
appendere sul lato della vasca. Tutti si basano sull’immissione
di aria all’interno di un tubo, la cosiddetta colonna
di contatto, in cui le microbollicine immesse si miscelano
all’acqua. Le bollicine d’aria cariche elettricamente
legano molti degli inquinanti organici disciolti in acqua
e li trasportano verso l’alto lungo la colonna. Una
volta raggiunta la superficie dell’acqua, all’altezza
del “collo del bicchiere”, i composti organici
si separano dall’acqua stessa insieme alla schiuma,
fino a depositarsi nel “bicchiere” ed essere quindi
estratti in modo definitivo dall’acqua.
Nel bicchiere di raccolta si accumula così la schiuma
con gli inquinanti formando un liquido verde olivastro o marrone
che deve essere eliminato regolarmente mediante la pulizia
del contenitore. In questo modo le molecole organiche quali
proteine, lipidi, carboidrati e acidi grassi, derivanti dai
processi metabolici degli ospiti della vasca, vengono eliminate
dall’acquario prima che queste si trasformino, tramite
la naturale decomposizione batterica, in nitrati e fosfati.
Inoltre lo schiumatoio riesce anche a rimuovere dall’acqua
residui in sospensione e le tossine prodotte da molti invertebrati,
facilitandone l’allevamento.
Apparentemente sembrerebbe non ci siano controindicazioni
nell’utilizzo di questo accessorio tanto caro agli acquariofili
marini. In realtà lo schiumatoio sottrae all’acqua
anche importantissimi oligoelementi come il ferro e lo iodio
perché legati a sostanze organiche chelanti. Il problema
si risolve facilmente con regolari cambi parziali d'acqua
o l'integrazione di oligoelementi specifici.
Infine viene eliminato dall’acqua anche il plancton
che potrebbe costituire una sana e indipendente fonte di alimentazione
per gli organismi dell’acquario e anche molti batteri,
che però essendo presenti sempre in gran numero nella
sabbia e nelle rocce vive, si riproducono molto velocemente.
Sabbia e rocce vive
Indipendentemente dal metodo di filtraggio
scelto, le rocce della migliore qualità costituiscono
la base di un buon sistema di filtrazione. Il fondo, fatta
eccezione per il sistema Jaubert o per il metodo DSB, deve
avere uno spessore di 7/8 millimetri max e deve essere costituito
da sabbia corallina di piccole–medie dimensioni, meglio
se prelevata da un acquario di barriera avviato al fine di
accorciare i tempi di maturazione del sistema. Uno strato
di 7-8 mm è consigliabile inserirlo solo a maturazione
avvenuta in modo definitivo (6-8 mesi).
Per evitare qualsiasi tipo di problema connesso alla presenza
della sabbia (accumulo, valori di inquinanti in eccesso e
ristagno) è consigliabile non inserire alcun tipo di
fondo sabbioso e lasciare il vetro di fondo ricoprirsi di
alghe coralline rosa-viola. Questa tecnica è conosciuta
come bare-bottom (BB), cioè fondo sgombro da qualsiasi
letto sabbioso. Consigliamo il BB a tutti i neofiti del nanoreef
proprio la sua sua estrema semplicità realizzativa
e mantenibilità nel tempo.
L’ elemento fondamentale nell’allestimento è
rappresentato da rocce vive di ottima qualità, cioè
irregolari, con molte fessure, colonizzate da una moltitudine
di organismi animali e vegetali che contribuiscono alla stabilità
biologica del nanoreef. L'ideale sarebbe poter prelevare le
rocce vive direttamente da una vasca avviata da diverso tempo
ricche di batteri anaerobici che grazie alla riduzione dei
nitrati in azoto sono un freno all'accumulo di nitrati in
acquario.
Le rocce vive andranno inserite con un rapporto di 1 kg di
roccia ogni 4,5 litri d’acqua lordi.
Riscaldamento
Anche il nanoreef come i normali acquari di
barriera necessità di una temperatura costante di 24
- 26 °C.
Gli sbalzi di temperatura in pochi litri d'acqua si verificano
facilmente.
Fondamentale è l'uso di un buon termoriscaldatore anche
sovradimensionato che sia in grado di compensare eventuali
abbassamenti di temperatura dell'ambiente esterno.
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Un comune riscaldatore termostatato |
Le potenze migliori vano da 50 a 75 watt, più che
sufficienti per il lavoro che devono fare.
Raccomandato è utilizzare per i cambi la stessa temperatura
di quella dell'acquario.
Raffreddamento
Non è tanto il riscaldamento che preoccupa,
quanto il mantenimento durante i mesi estivi di una temperatura
compatibile con la vita degli organismi ospitati. Temperature
di 30 o più gradi per diversi giorni consecutivi possono
risultare letali per la maggior parte degli invertebrati.
Ricorrere ad un sistema di refrigerazione può essere
costoso e inutile in quanto molto sovradimensionato almeno
per questo tipo di vaschette.
Una soluzione semplice e pratica è quella di usare
un ventilatore che soffi sopra la vasca, date le dimensioni
ridotte il guadagno in temperatura sarà circa di un
paio di gradi o poco più.
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Una ventola per pc. |
Non è poco un guadagno di questo tipo e in molti casi
si rileva determinante, l'unico problema è che in questo
modo aumenta molto l'evaporazione totale della vaschetta.
Il movimento dell'acqua
Gli ospiti del nanoreef sono tendenzialmente
organismi sessili, cioè fissi al substrato, senza capacità
di movimento e come tali non sono in grado di cercare per
se stessi le condizioni ideali di crescita e di riproduzione.
In mare questo ruolo viene svolto da correnti marine più
o meno intense che provvedono a mantenere pulita e ossigenata
la superficie di molti invertebrati, a portare loro nutrimento
e a rimuovere le sostanze di rifiuto. Inoltre il movimento
dell’acqua provvede a distribuire uniformemente il calore.
In commercio esistono diversi tipi di pompe che, in un nanoreef
come in un comune acquario di barriera, imprimono tutte una
forte corrente dell’acqua, ricreando all’interno
della nostra vasca le condizioni sopra menzionate. Si tratta
prevalentemente di pompe ad immersione, che vengono quindi
impiegate sott’acqua. La circolazione dell’acqua
deve però essere adattata agli ospiti dell’acquario.
Dovremo quindi scegliere pompe di portata adeguata alle dimensioni
del nanoreef e alle esigenze degli animali presenti e posizionarle
in modo tale che in ogni angolo della vasca ci sia un buon
movimento, evitando cosi’ di creare zone stagnanti che
porterebbero all’accumulo di sostanze di rifiuto e alla
scarsità d’ossigeno disciolto. E’ inoltre
importante che tutti gli invertebrati sessili siano raggiunti
da un buon flusso sui loro tessuti, favorendo così
l'allontanamento delle sostanze di rifiuto da loro prodotte
e la cattura delle particelle di cibo.
Solitamente per ottenere una distribuzione valida del flusso
d’acqua si usano due pompe collocate su lati diversi
della vasca, una in superficie, l’altra in profondità
e con il getto d’acqua che non colpisca direttamente
i coralli.Le pompe possono venire azionate in alternanza attraverso
un timer per simulare il cambiamento di corrente presente
anche in natura.
Nella scelta della portata della pompa che crea il movimento
dell’acqua, per un acquario di barriera si suggerisce
di far circolare l’intero volume della vasca da 5 a
10 volte all’ora.
Per i nanoreef più piccoli non sono attualmente reperibili
pompe di potenza adeguata e quelle di potenza maggiore comporterebbero
un movimento eccessivo costituendo facilmente un fastidio
per gli animali. L’erogatore d’aria può
essere un valido sistema per creare una corrente; l’unico
inconveniente è rappresentato dal brusio continuo prodotto
dall’apparecchio.
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MiniJet. Una comune pompa per filtri,
ne esistono di moltissime marche altrettanto valide. |
Quando decidiamo dove mettere la pompa ricordiamoci che questa
deve essere facilmente accessibile e che non deve creare problemi
ai nostri ospiti.
In commercio esistono piccole pompe con flusso regolabile,
sono sicuramente quelle da preferire.
Il valore di pH
Il pH misura la concentrazione all’equilibrio
degli ioni idrogeno presenti nella soluzione acquosa (pH=
- log10? H+ ?). La scala del pH va da 0 (pH acido) a 14 (pH
basico o alcalino). Questi valori dipendono dalla proporzione
esistente nell'acqua tra i due ioni in cui la molecola dell’acqua
stessa si dissocia: ioni idrogeno ( H+) e ioni idrossido (OH?).
Nell’acqua distillata la concentrazione degli ioni idrogeno
è uguale a quella degli ioni idrossido, per questo
motivo le si attribuisce il valore neutro di pH 7. Da 0 a
6,9 si trovano i valori acidi , da 7,1 a 14 quelli alcalini
o basici.
In natura non troviamo quasi mai l’acqua distillata
perché essa scioglie sali e altre sostanze, ad esempio
l’acqua marina, che contiene alte percentuali di sali
basici, raggiunge valori di pH tra 8 e 8,5. In un acquario
marino i valori pH ottimali sono compresi tra 8,1 ed 8,3 ma
alcuni fattori concorrono all’abbassamento di tali valori:
gli acidi organici e l’anidride carbonica (CO2) derivanti
dal catabolismo degli animali, e il consumo delle importanti
sostanze tampone.
E’ importante tenere presente che il pH misurato al
mattino ha un valore inferiore rispetto a quello misurato
alla sera e questo perché di notte, al buio, la CO2
non viene consumata attraverso la fotosintesi dei vegetali
(piante e alghe) come invece avviene nel corso del giorno,
e di conseguenza la concentrazione di CO2 in acqua aumenta
e il pH diminuisce.
Un forte movimento dell’acqua che favorisca la dispersione
di CO2, una ricca popolazione di batteri aerobi che effettui
efficacemente la decomposizione dei prodotti organici degli
animali, il mantenimento di un giusto valore di sostanze tampone
(durezza carbonatica) che neutralizzino velocemente gli acidi,
contribuiscono a tenere il pH entro i valori ottimali.
Il valore di KH
Il valore di KH, indica il contenuto di carbonati
e bicarbonati in acqua, cioè la sostanze tampone in
grado di neutralizzare un improvviso cambiamento di pH. Si
parla di durezza carbonatica o anche di capacità tamponante
l’acidità perché spesso in acquario si
formano prodotti del catabolismo acidi che abbasserebbero
il pH se non ci fossero queste sostanze tampone a neutralizzarli.
La loro quantità viene indicata in gradi tedeschi di
durezza carbonatica (°dKH). Il valore del KH, in acqua
marina naturale è di circa 7° dKH, in acquario,
dove non si ha l’effetto diluizione di una grande massa
d’acqua, è consigliabile mantenere valori tra
7 e 12° dKH. Se il valore in acquario è molto più
basso, ci saranno meno sostanze tampone a mantenere inalterato
il pH. E’ importante quindi tenere stabile la quantità
di tali sostanze in acquario.
Il calcio
Il calcio è un elemento presente nell’acqua
di mare in concentrazioni di 420-450 mg/l e risulta di fondamentale
importanza per molti organismi marini. E’ necessario
per i processi metabolici, viene utilizzato dalle madrepore
nella costruzione dello scheletro, dai molluschi per la conchiglia,
dai crostacei per l’esoscheletro, da alcune alghe e
anche dai coralli molli che posseggono all’interno del
loro tessuto piccoli elementi scheletrici di sostegno contenenti
calcio. Molti invertebrati che alleviamo hanno una conchiglia
o uno scheletro costituito da calcio, sarà quindi importante
mantenere in acquario una quantità di questo elemento
simile a quella naturale. Questo è particolarmente
importante per tutti i coralli e le Tridacne il cui apporto
di calcio dipende dal prelievo dall’acqua e non dall’alimentazione.
Se nel nostro acquario decidiamo di allevare solo coralli
molli, non sarà necessario misurare regolarmente la
quantità di calcio presente perché questo verrà
sufficientemente reintegrato tramite i sali con cui prepariamo
l’acqua marina. Se invece decidiamo di allevare madrepore
è bene misurarlo frequentemente per fare le eventuali
integrazioni, in quanto in questi casi spesso non è
sufficiente quello introdotto coi cambi d’acqua o con
il rabbocco. Per aumentare il tasso di calcio vi sono diversi
metodi: il cloruro di calcio che si scioglie facilmente nell’acqua
dell’acquario, la cosiddetta acqua calcarea che si può
facilmente preparare in casa con l’idrossido di calcio
e il reattore di calcio grazie al quale si aumenta anche la
durezza carbonatica.
Gli oligoelementi
Nel mare sono disciolti in piccolissime quantità
molti elementi che, sebbene scarsi come quantità, sono
di importanza vitale per tutti gli organismi marini, animali
e vegetali. Queste sostanze contenute in tracce nell'acqua
di mare sono gli oligoelementi (dal greco "oligos":
in piccola quantità). Animali e alghe prelevano questi
elementi dall’acqua dell’acquario e li accumulano
all’interno dei loro tessuti. Nonostante ne vengano
introdotti con il mangime e i cambi d’acqua, in acquario
gli oligoelementi tendono a diminuire. Quindi, se non possiamo
ricorrere a frequenti cambi d’acqua per integrarli,
effettueremo delle aggiunte di questi composti. Tra questi
oligoelementi, il più importante per la funzione che
svolge in acquario, è lo iodio la cui concentrazione
in acqua di mare è di circa 0,06 mg/l. In generale,
lo iodio interviene in importanti processi vitali sia di vertebrati
che di invertebrati; i coralli lo utilizzano per la formazione
dei pigmenti indispensabili alla protezione dai raggi ultravioletti
e i crostacei, in carenza di iodio, non riuscirebbero a indurire
l’esoscheletro dopo la muta.Un altro oligoelemento importante
è lo stronzio, presente nell’acqua di mare in
concentrazione di 8 mg/l e il mantenimento del giusto livello
in acquario sembra, secondo molti autori, rivestire un ruolo
fondamentale nella formazione degli scheletri di corallo,
dove ne entra a far parte come carbonato di stronzio.Lo iodio
e lo stronzio sono due additivi facilmente reperibili in commercio.
Tuttavia è molto comune usare, circa una volta alla
settimana, soluzioni che reintegrano tutti gli oligoelementi
e che vanno affiancate o sostituite agli integratori di stronzio
e iodio. E’ importante fare attenzione a non sovradosare
le quantità perché un loro eccesso è
molto più pericoloso per gli organismi dell’acquario
di una loro scarsa quantità.
Ammoniaca, Nitriti, Nitrati
L’azoto è sicuramente l’elemento
che causa i maggiori problemi in un acquario di barriera.
La maggior parte degli organismi marini espellono dal loro
corpo come prodotti di rifiuto ammoniaca, ammonio, urea e
acido urico, e tutti questi composti hanno come componente
l’azoto. Altri composti contenenti azoto derivano dalla
morte e dalla decomposizione degli organismi animali e vegetali
e dalle particelle di cibo. In natura come in acquario le
sostanze organiche azotate sono decomposte dai batteri in
sostanze inorganiche e durante il processo di trasformazione
si formano prodotti che, sebbene sufficientemente diluiti
in una grande massa d’acqua qual è il mare, possono
risultare tossici in un piccolo sistema biologico.Al valore
di pH 8.3, tipico dell’acqua marina, l’ammoniaca
(NH3) si presenta, fortunatamente, quasi tutta nella forma
protonata, non tossica, dello ione ammonio (NH3). Ammonio
e ammoniaca, derivati dalla demolizione delle proteine e dall’escrezione
degli organismi, se in presenza di una buona popolazione batterica
consona a un acquario di barriera, vengono subito ossidati
a nitriti dai batteri stessi. Lo step successivo è
rappresentato dall’ossidazione dei nitriti a nitrati.
Un contenuto elevato di nitriti,tossico per tutti gli animali
dell’acquario, è indice di incompleto ciclo di
trasformazione da parte dei batteri e di una eccessiva presenza
di scorie. Concentrazioni di nitriti più alte di 0.05
mg/l non sono tollerate in un acquario di barriera. I nitrati,
diversamente dai nitriti, non sono tossici e in quantità
limitate sono importanti, tanto quanto i fosfati, per le alghe
simbionti dei coralli. La concentrazione di nitrati può
essere diminuita tramite cambi d’acqua (10% dell’acqua
in acquario ogni mese) e grazie alla denitrificazione operata
dai batteri anaerobi presenti soprattutto all’interno
delle rocce vive e nel sabbia corallina. Solitamente la formazione
e la decomposizione dei nitrati ad opera dei batteri raggiungono
un buon equilibrio in un acquario di barriera ben avviato.
Per la misurazione dei nitriti e dei nitrati esistono in commercio
appositi test, facili da usare e sufficientemente accurati
per scopi acquariologici
Animali consigliati per un nanoreef
Innanzitutto bisogna precisare che un nanoreef
può essere affascinante anche se contiene solamente
un ciuffo di spirografi, un gamberetto pulitore e qualche
lumaca.e non deve essere una vasca dove immettere per forza
(e a forza) il maggior numero possibile di animali. I protagonisti
principali di questi acquari sono gli invertebrati sessili,
in particolar modo i coralli molli che formano colonie dai
singoli polipi molto piccoli. A questi appartengono i coralli
della famiglia Alciionidae come ad esempio Sarcophyton e Sinularia,
i coralli molli ad alberello della famiglia Nephtheidae come
Nephthea, la famiglia Clavularidae (Clavularia sp.), la famiglia
Xenidae (Xenia sp., Anthelia sp.), Briareum sp., Cladiella
sp..
Sono adatti anche gli actinodiscidi, Discosoma sp. e Rhodactis
sp.della famiglia Discosomatidae e Ricorda florida della famiglia
Ricordeidae.
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Discosoma e Zoanthus sono invertebrati
robusti adatti al Nanoreef.
Foto archivio AP. |
Molto adatti e facili da tenere sono gli Zoantiniari
dei generi Palythoa e Zoanthus.
Vi si possono aggiungere anche i vermi come piccoli spirografi
o quelli dal tubo calcareo.
Tra gli invertebrati mobili, molti sono i crostacei che possiamo
ospitare nel nostro nanoreef.
Considerando dapprima i gamberetti, si devono scegliere quelli
di piccola taglia come i gamberetti danzatori (Rhynchocinetes
durbanensis) o una coppia tra le specie più piccole
di Stenopus o le minuscole specie simbionti Periclimenes.
Anche i granchi sono graditi inquilini della piccola vasca,
come i granchi freccia (Stenorhynchus sp.) o i granchi porcellana
(Neopetrolisthes sp.).
Sono molto apprezzati anche gli alghivori come alcuni piccoli
paguri e lumachine come Stomatella sp. e Euplica versicolor.
Tra gli Echinodermi, utili come “spazzini”, le
ofiure nane e le stelle dei generi Nardoa e Asterina.
In un nanoreef i pesci devono venire introdotti in numero
limitato a uno al massimo in funzione delle dimensioni della
vasca, possano arricchire ulteriormente l’ambiente,
senza per questo aumentare troppo i rischi legati al loro
più attivo metabolismo che, in pochi litri, può
modificare in modo repentino i valori chimico fisici dell’acqua.
La regola è che vasche da 0 a 50 lkitri non possono
ospitare dei pesci, invece se si hanno vasche da 50 a 100
litri è fattibile pensare di prendere un solo pesce.
Occorre escludere dalla scelta animali grandi e dal nuoto
vivace e stadi giovanili di pesci grandi perché nella
crescita necessitano di molti spazi e alimento.
Fra le specie ideali ci sono le specie di Gobidi o Blennidi
di piccole dimensioni e che generalmente non si allontanano
neanche in natura dalla loro tana. Tra i Gobidi, sono adatte
le specie di Gobiosoma, preferibilmente mantenute in coppia,
e quelle di Gobiodon.Tra i Blennidi le specie del genere Ecsenius.
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