| Cos’è
un nanoreef ?
Col termine “nanoreef” si intende
un acquario marino di piccole dimensioni, generalmente di
capacità inferiore agli 100 litri . E’il caso
di sottolineare che gli americani hanno introdotto anche il
termine “picoreef” per acquari sotto i 20 litri.
Ma sono tutte definizioni che non sono mai state fissate da
una regola precisa. Resta il fatto che nano reef è
una vasca "piccola".
Perché allestire un nanoreef
?
- lo spazio: molte persone non dispongono in
casa o in ufficio dello spazio necessario per un acquario
tradizionale di 200 o più litri. Ecco che il nanoreef
con le sue modeste dimensioni si presta a essere posizionato
facilmente in molti punti.
- i piccoli dettagli: un grande acquario marino tropicale
sicuramente riprodurrà al meglio un ambiente di scogliera
corallina grazie alle possibilità di introdurre in
vasca un ampia varietà di pesci e invertebrati, ma
altrettanto affascinante e gratificante risulta ricreare lo
stesso ambiente in miniatura: in questo modo si riescono ad
osservare quei dettagli, rappresentati da organismi timidi
o di piccole dimensioni, che generalmente in una vasca più
grande sfuggono all’attenzione dell’osservatore.
-day-hospidal: spesso il nanoreef viene utilizzato come vaschetta
in cui allevare a parte coralli o piccole talee di invertebrati.
- costi: la spesa totale è decisamente inferiore a
quella effettuata per allestire acquari di più grosse
dimensioni.
-possibilità di allestire vasche monotematiche, espressamente
allestite per allevare una specie particolare come il ghiozzo
e pistolero che vivono in simbiosi tra loro.
Allestire un nanoreef:
La vasca
Quando si decide di pianificare la realizzazione
di un nanoreef la prima cosa a cui pensare è il volume
della vasca. In commercio si trovano molti mini acquari di
capacità diverse ma per lo più a forma di parallelepipedo.
Per i più intraprendenti tuttavia è sempre possibile
costruirsi una vaschetta di proprio gusto, magari di forma
cubica che personalmente trovo, non solo esteticamente migliore,
ma anche più facile da allestire, sia per le luci che
per le rocce vive. Essa inoltre offre almeno tre lati per
una buona osservazione dei piccoli organismi ospitati.
Si dovrebbero evitare anche le vasche alte in quanto non hanno
una sufficiente superficie acquosa da permettere gli scambi
gassosi.
Le vasche molto alte vanno bene se si cimenta in allestimenti
del tipo Jaubert o DSB.
30 – 40 litri costituiscono un volume standard adatto
anche a chi si cimenta per la prima volta con questo tipo
di tecnica.
L’ illuminazione
La scelta del sistema d’illuminazione
in una vasca deve dipendere dalle specie animali ospitate.
Esistono diverse modalità per raggiungere un’illuminazione
adatta al nostro nanoreef.
Per specie che hanno bisogno di una forte intensità
luminosa, come ad esempio tutti gli invertebrati che posseggono
al loro interno le alghe, è necessario un wattaggio
da un minimo di 1 watt/litro ad un massimo di 3-4 watt/litro.
In questo caso si possono usare le fluorescenti compatte ad
alta resa PL che sono piccole, erogano molta luce e vanno
da 9 a 65 watts. Alternativamente le classiche lampade HQI,
agli alogenuri metallici, di cui però la potenza minima
è di 70 watts e quindi costituirebbero una soluzione
per i nanoreef più grandi e aperti. Il problema associato
a questo tipo di illuminazione, probabilmente la migliore
per i nostri invertebrati, è che l’elevato calore
raggiunto causa una forte evaporazione ed è quindi
d’obbligo un rabbocco d’acqua frequente e costante
soprattutto nei mesi più caldi.
Pesci e crostacei sono animali meno esigenti in fatto di luce,
in questo caso possiamo optare per i classici neon (8 o 14
watts) o le lampade a risparmio energetico PL, da preferirsi
ai neon per le ridotte dimensioni che vanno dagli 11 a 24
cm di lunghezza a seconda del wattaggio ( 5 7 9 11 W).
Adesso in commercio si trovano le T5, lamapde al neon che
uniscono la economicità e praticità dei neon
normali alla potenza d luce delle HQI Un compromesso che può
essere utile.
Qualunque sia la lampada scelta è consigliabile orientarsi
su una temperatura di colore superiore ai 5.000 gradi kelvin
e associare ad essa una luce attinica da lasciar accesa 4
ore in più (due ore prima e due ore) della fonte di
illuminazione principale per ricreare l’effetto alba
– tramonto.
Metodi di filtraggio
Secondo la mia opinione la semplicità
di un metodo naturale è la chiave per il successo di
un nanoreef, è la soluzione economicamente più
conveniente e sicuramente quella più facile da mettere
in pratica.
Il segreto del metodo naturale consiste semplicemente in rocce
e sabbia vive di ottima qualità, senza l’installazione
dello schiumatoio e l’ aggiunta degli oligoelementi
come si è soliti invece usare negli acquari di barriera
più grandi.
L’eliminazione delle sostanze che si accumulano in vasca
in seguito al metabolismo degli organismi e che possono raggiungere
quantità tali da costituire un pericolo per gli organismi
stessi, viene assicurata da frequenti cambi parziali d’acqua,
circa il 10-15% circa ogni settimana. Il reintegro degli oligoelementi
utilizzati dagli animali viene effettuato sempre tramite il
cambio d’acqua, visto che tutti gli elementi utili li
troviamo nel sale sintetico che usiamo quando prepariamo l’acqua
marina.
Tale metodo richiede quindi costanti cambi d’acqua,
con acqua e sali di buona qualità e l’ acqua
marina preparata per il cambio deve avere le stesse caratteristiche
chimico – fisiche (densità,
temperatura, pH) dell’acqua del nanoreef. Per un acquario
grande, non seguire queste regole alla lettera può
non comportare conseguenze per l’effetto diluizione,
tuttavia in un nanoreef significa lasciar accumulare sostanze
pericolose o rendere instabile l’equilibrio all’interno
della vasca.
L’unica attrezzatura tecnica della vasca è rappresentata
dalla pompa ad immersione che deve essere piccola e con una
buona portata (400l/h) perché possa assicurare il movimento
dell’acqua in ogni punto dell’acquario.
Il nanoreef può anche esser allestito anche con un
tipo di filtraggio tradizionale aggiungendo un piccolo schiumatoio.
Introduciamo il metodo (metodo berlinese) che oltre alla sabbia
e alla roccia viva usa lo schiumatoio per sotrarre le sostanze
pericolose e dannose all'acqua. E' un metodo che permette
di tenere più pesci, ma soprattutto di avere una qualità
dell'acqua migliore. Richiede però più spazio
e cura per non impoverire troppo lacqu dei sui oligoelementi.
Per ultimo, il sistema di filtraggio caro a molti appassionati
di acquari di barriera, il sistema Jaubert, che, se attivato
correttamente garantisce un’ottima stabilità
dei valori e una minima manutenzione. Tale sistema si basa
sulla realizzazione di un substrato diviso in tre zone: una
prima zona sottostante, chiamata Plenum, mantenuta vuota da
una grata di plastica che deve avere un altezza totale di
circa 1.5-3 cm. Una seconda zona alta 4-5 cm di sabbia corallina
a grana medio-grossa separata da una zanzariera dalla terza
zona fatta di sabbia fine, preferibilmente viva, o di aragonite.
Questo ultimo strato non dovrebbe essere inferiore ai 8-10
cm.
Facendo dei rapidi conti si capisce che il fondo occuperà
molti centimetri quindi le vasche che si vogliono allestire
in questo modo devono avere una altezza rilevante, solitamente
superiore ai 35 cm.
Lo schiumatoio
Lo schiumatoio è un accessorio che può
rivestire un’ importanza fondamentale in tutti gli acquari
di barriera perché provvede alla depurazione fisica
dell’acqua, sottraendo di continuo sostanze inquinanti.
Purché non se ne scelga uno sovradimensionato, lo schiumatoio,
sempre per lo stesso principio, è utile anche nel nanoreef.
Attualmente il mercato offre diversi modelli di piccole dimensioni
e al medesimo tempo efficienti, alcuni dei quali si possono
appendere sul lato della vasca. Tutti si basano sull’immissione
di aria all’interno di un tubo, la cosiddetta colonna
di contatto, in cui le microbollicine immesse si miscelano
all’acqua. Le bollicine d’aria cariche elettricamente
legano molti degli inquinanti organici disciolti in acqua
e li trasportano verso l’alto lungo la colonna. Una
volta raggiunta la superficie dell’acqua, all’altezza
del “collo del bicchiere”, i composti organici
si separano dall’acqua stessa insieme alla schiuma,
fino a depositarsi nel “bicchiere” ed essere quindi
estratti in modo definitivo dall’acqua.
Nel bicchiere di raccolta si accumula così la schiuma
con gli inquinanti formando un liquido verde olivastro o marrone
che deve essere eliminato regolarmente mediante la pulizia
del contenitore. In questo modo le molecole organiche quali
proteine, lipidi, carboidrati e acidi grassi, derivanti dai
processi metabolici degli ospiti della vasca, vengono eliminate
dall’acquario prima che queste si trasformino, tramite
la naturale decomposizione batterica, in nitrati e fosfati.
Inoltre lo schiumatoio riesce anche a rimuovere dall’acqua
residui in sospensione e le tossine prodotte da molti invertebrati,
facilitandone l’allevamento.
Apparentemente sembrerebbe non ci siano controindicazioni
nell’utilizzo di questo accessorio tanto caro agli acquariofili
marini. In realtà lo schiumatoio sottrae all’acqua
anche importantissimi oligoelementi come il ferro e lo iodio
perché legati a sostanze organiche chelanti. Il problema
si risolve facilmente con regolari cambi parziali d'acqua
o l'integrazione di oligoelementi specifici.
Infine viene eliminato dall’acqua anche il plancton
che potrebbe costituire una sana e indipendente fonte di alimentazione
per gli organismi dell’acquario e anche molti batteri,
che però essendo presenti sempre in gran numero nella
sabbia e nelle rocce vive, si riproducono molto velocemente.
Consiglio l’eventuale utilizzo dello schiumatoio in
un nanoreef a periodi alterni, concentrandone il lavoro soprattutto
dopo i pasti o quando l’acqua tende a ingiallirsi.
Sabbia e rocce vive
Indipendentemente dal metodo di filtraggio
scelto, la sabbia corallina e le rocce della migliore qualità
costituiscono la base di un buon sistema di filtrazione. Il
fondo, fatta eccezione per il sistema Jaubert, deve avere
uno spessore di 4–5 cm e deve essere costituito da sabbia
corallina di piccole–medie dimensioni, meglio se prelevata
da un acquario di barriera avviato al fine di accorciare i
tempi di maturazione del sistema. Con un letto sabbioso più
alto è necessario assicurarsi di avere molti organismi
detritivori che rimescolino il fondo. L’altro elemento
fondamentale nell’allestimento è rappresentato
da rocce vive di ottima qualità, cioè irregolari,
con molte fessure, colonizzate da una moltitudine di organismi
animali e vegetali che contribuiscono, insieme ai microrganismi
decompositori della sabbia, alla stabilità biologica
del nanoreef. L'ideale sarebbe poter prelevare le rocce vive
direttamente da una vasca avviata da diverso tempo ricche
di batteri anaerobici che grazie alla riduzione dei nitrati
in azoto sono un freno all'accumulo di nitrati in acquario.
Attenzione ai livelli di fosfati che potrebbero essere rilasciati
dalla sabbia o dagli organismi che la vivono.
Riscaldamento
Anche il nanoreef come i normali acquari di
barriera necessità di una temperatura costante di 24
- 26 °C. Per riscaldare l’acqua esistono in commercio
riscaldatori ad immersione con termostato integrato di diverse
dimensioni e potenza. Riscaldatori compatti di 25 o 50W sono
adatti per nanoreef di 30 - 40 litri.
Raffreddamento
Non è tanto il riscaldamento che preoccupa,
quanto il mantenimento durante i mesi estivi di una temperatura
compatibile con la vita degli organismi ospitati. Temperature
di 30 o più gradi per diversi giorni consecutivi possono
risultare letali per la maggior parte degli invertebrati.
Un’estate particolarmente calda come quella di quest’anno
ci obbliga a mettere un ventilatore orientato verso la superficie
dell’acqua o utilizzare sistemi basati sull’uso
delle ventoline per computer. In questo modo si riesce ad
abbassare la temperatura di un paio di gradi ma aumenta di
molto l’evaporazione della vasca. Utilizzare un refrigeratore
come negli acquari di barriera classici può risultare
particolarmente costoso e causare problemi d’installazione
in acquari di piccole dimensioni.
Il movimento dell'acqua
Gli ospiti del nanoreef sono tendenzialmente
organismi sessili, cioè fissi al substrato, senza capacità
di movimento e come tali non sono in grado di cercare per
se stessi le condizioni ideali di crescita e di riproduzione.
In mare questo ruolo viene svolto da correnti marine più
o meno intense che provvedono a mantenere pulita e ossigenata
la superficie di molti invertebrati, a portare loro nutrimento
e a rimuovere le sostanze di rifiuto. Inoltre il movimento
dell’acqua provvede a distribuire uniformemente il calore.
In commercio esistono diversi tipi di pompe che, in un nanoreef
come in un comune acquario di barriera, imprimono tutte una
forte corrente dell’acqua, ricreando all’interno
della nostra vasca le condizioni sopra menzionate. Si tratta
prevalentemente di pompe ad immersione, che vengono quindi
impiegate sott’acqua. La circolazione dell’acqua
deve però essere adattata agli ospiti dell’acquario.
Dovremo quindi scegliere pompe di portata adeguata alle dimensioni
del nanoreef e alle esigenze degli animali presenti e posizionarle
in modo tale che in ogni angolo della vasca ci sia un buon
movimento, evitando cosi’ di creare zone stagnanti che
porterebbero all’accumulo di sostanze di rifiuto e alla
scarsità d’ossigeno disciolto. E’ inoltre
importante che tutti gli invertebrati sessili siano raggiunti
da un buon flusso sui loro tessuti, favorendo così
l'allontanamento delle sostanze di rifiuto da loro prodotte
e la cattura delle particelle di cibo.
Solitamente per ottenere una distribuzione valida del flusso
d’acqua si usano due pompe collocate su lati diversi
della vasca, una in superficie, l’altra in profondità
e con il getto d’acqua che non colpisca direttamente
i coralli.Le pompe possono venire azionate in alternanza attraverso
un timer per simulare il cambiamento di corrente presente
anche in natura.
Nella scelta della portata della pompa che crea il movimento
dell’acqua, per un acquario di barriera si suggerisce
di far circolare l’intero volume della vasca da 5 a
10 volte all’ora.
Per i nanoreef più piccoli non sono attualmente reperibili
pompe di potenza adeguata e quelle di potenza maggiore comporterebbero
un movimento eccessivo costituendo facilmente un fastidio
per gli animali. L’erogatore d’aria può
essere un valido sistema per creare una corrente; l’unico
inconveniente è rappresentato dal brusio continuo prodotto
dall’apparecchio.
Alternativamente come pompa di circolazione si può
usare anche un filtro esterno allestito con frammenti di roccia
viva. In questo modo si va ad aumentare il volume dell’acqua
ed ad effettuarne la filtrazione biologica, contribuendo a
rendere più stabile dal punto di vista chimico e biologico
il nanoreef.
I valori dell'acqua
I valori ottimali di un nanoreef sono gli stessi che per un
normale acquario di barriera:
| Valore |
Minimo |
Massimo |
| Temperatura |
24 |
26 |
| Densità |
1.022 |
1.024 |
| pH |
8.00 |
8.30 |
| Ammoniaca |
Assente |
|
| Fosfati |
Assenti |
0,05 mg/l |
| Nitriti |
Assenti |
|
| Nitrati |
Assenti |
5 mg/l |
| dKH |
8 |
10 |
| Calcio |
410 mg/l |
450 mg/l |
Il valore di pH
Il pH misura la concentrazione all’equilibrio
degli ioni idrogeno presenti nella soluzione acquosa (pH=
- log10? H+ ?). La scala del pH va da 0 (pH acido) a 14 (pH
basico o alcalino). Questi valori dipendono dalla proporzione
esistente nell'acqua tra i due ioni in cui la molecola dell’acqua
stessa si dissocia: ioni idrogeno ( H+) e ioni idrossido (OH?).
Nell’acqua distillata la concentrazione degli ioni idrogeno
è uguale a quella degli ioni idrossido, per questo
motivo le si attribuisce il valore neutro di pH 7. Da 0 a
6,9 si trovano i valori acidi , da 7,1 a 14 quelli alcalini
o basici.
In natura non troviamo quasi mai l’acqua distillata
perché essa scioglie sali e altre sostanze, ad esempio
l’acqua marina, che contiene alte percentuali di sali
basici, raggiunge valori di pH tra 8 e 8,5. In un acquario
marino i valori pH ottimali sono compresi tra 8,1 ed 8,3 ma
alcuni fattori concorrono all’abbassamento di tali valori:
gli acidi organici e l’anidride carbonica (CO2) derivanti
dal catabolismo degli animali, e il consumo delle importanti
sostanze tampone.
E’ importante tenere presente che il pH misurato al
mattino ha un valore inferiore rispetto a quello misurato
alla sera e questo perché di notte, al buio, la CO2
non viene consumata attraverso la fotosintesi dei vegetali
(piante e alghe) come invece avviene nel corso del giorno,
e di conseguenza la concentrazione di CO2 in acqua aumenta
e il pH diminuisce.
Un forte movimento dell’acqua che favorisca la dispersione
di CO2, una ricca popolazione di batteri aerobi che effettui
efficacemente la decomposizione dei prodotti organici degli
animali, il mantenimento di un giusto valore di sostanze tampone
(durezza carbonatica) che neutralizzino velocemente gli acidi,
contribuiscono a tenere il pH entro i valori ottimali.
Il valore di KH
Il valore di KH, indica il contenuto di carbonati
e bicarbonati in acqua, cioè la sostanze tampone in
grado di neutralizzare un improvviso cambiamento di pH. Si
parla di durezza carbonatica o anche di capacità tamponante
l’acidità perché spesso in acquario si
formano prodotti del catabolismo acidi che abbasserebbero
il pH se non ci fossero queste sostanze tampone a neutralizzarli.
La loro quantità viene indicata in gradi tedeschi di
durezza carbonatica (°dKH). Il valore del KH, in acqua
marina naturale è di circa 7° dKH, in acquario,
dove non si ha l’effetto diluizione di una grande massa
d’acqua, è consigliabile mantenere valori tra
7 e 12° dKH. L’ autore Peter Wilkens, invece, consiglia
una riserva tampone più consistente, pari a 15-20°
dKH. Se il valore in acquario è molto più basso,
ci saranno meno sostanze tampone a mantenere inalterato il
pH. E’ importante quindi tenere stabile la quantità
di tali sostanze in acquario.Vediamo come.Quando effettuiamo
un cambio d’acqua, l’acqua marina che introduciamo
contiene in abbondanza i carbonati, che costituiscono un componente
fondamentale di ogni buona miscela di sali marini. Spesso,
inoltre, l’acqua del rubinetto di casa nostra è
abbastanza calcarea per cui, se potabile e se non necessita
di alcun trattamento, la si può usare per reintegrare
l’acqua evaporata o addirittura per la preparazione
dell’acqua marina al posto dell’acqua d’osmosi.
Con questi metodi si misura in acquario una durezza carbonatica
sufficiente a tamponare eventuali cambiamenti repentini del
valore di pH. L’acqua calcarea e il reattore di calcio
sono altri due sistemi con cui è possibile aumentare
la durezza carbonatica.
Il calcio
Il calcio è un elemento presente nell’acqua
di mare in concentrazioni di 420-450 mg/l e risulta di fondamentale
importanza per molti organismi marini. E’ necessario
per i processi metabolici, viene utilizzato dalle madrepore
nella costruzione dello scheletro, dai molluschi per la conchiglia,
dai crostacei per l’esoscheletro, da alcune alghe e
anche dai coralli molli che posseggono all’interno del
loro tessuto piccoli elementi scheletrici di sostegno contenenti
calcio. Molti invertebrati che alleviamo hanno una conchiglia
o uno scheletro costituito da calcio, sarà quindi importante
mantenere in acquario una quantità di questo elemento
simile a quella naturale. Questo è particolarmente
importante per tutti i coralli e le Tridacne il cui apporto
di calcio dipende dal prelievo dall’acqua e non dall’alimentazione.
Se nel nostro acquario decidiamo di allevare solo coralli
molli, non sarà necessario misurare regolarmente la
quantità di calcio presente perché questo verrà
sufficientemente reintegrato tramite i sali con cui prepariamo
l’acqua marina o eventualmente tramite l’acqua
del rubinetto ricca di calcio utilizzata per rabboccare l’acqua
evaporata. Se invece decidiamo di allevare madrepore o Tridacne,
che producono carbonato di calcio, è bene misurarlo
frequentemente per fare le eventuali integrazioni, in quanto
in questi casi spesso non è sufficiente quello introdotto
coi cambi d’acqua o con il rabbocco. Per aumentare il
tasso di calcio vi sono diversi metodi: il cloruro di calcio
che si scioglie facilmente nell’acqua dell’acquario,
la cosiddetta acqua calcarea che si può facilmente
preparare in casa con l’idrossido di calcio e il reattore
di calcio grazie al quale si aumenta anche la durezza carbonatica.
Gli oligoelementi
Nel mare sono disciolti in piccolissime quantità
molti elementi che, sebbene scarsi come quantità, sono
di importanza vitale per tutti gli organismi marini, animali
e vegetali. Queste sostanze contenute in tracce nell'acqua
di mare sono gli oligoelementi (dal greco "oligos":
in piccola quantità). Animali e alghe prelevano questi
elementi dall’acqua dell’acquario e li accumulano
all’interno dei loro tessuti. Nonostante ne vengano
introdotti con il mangime e i cambi d’acqua, in acquario
gli oligoelementi tendono a diminuire. Quindi, se non possiamo
ricorrere a frequenti cambi d’acqua per integrarli,
effettueremo delle aggiunte di questi composti. Tra questi
oligoelementi, il più importante per la funzione che
svolge in acquario, è lo iodio la cui concentrazione
in acqua di mare è di circa 0,06 mg/l. In generale,
lo iodio interviene in importanti processi vitali sia di vertebrati
che di invertebrati; i coralli lo utilizzano per la formazione
dei pigmenti indispensabili alla protezione dai raggi ultravioletti
e i crostacei, in carenza di iodio, non riuscirebbero a indurire
l’esoscheletro dopo la muta.Un altro oligoelemento importante
è lo stronzio, presente nell’acqua di mare in
concentrazione di 8 mg/l e il mantenimento del giusto livello
in acquario sembra, secondo molti autori, rivestire un ruolo
fondamentale nella formazione degli scheletri di corallo,
dove ne entra a far parte come carbonato di stronzio.Lo iodio
e lo stronzio sono due additivi facilmente reperibili in commercio.
Tuttavia è molto comune usare, circa una volta alla
settimana, soluzioni che reintegrano tutti gli oligoelementi
e che vanno affiancate o sostituite agli integratori di stronzio
e iodio. E’ importante fare attenzione a non sovradosare
le quantità perché un loro eccesso è
molto più pericoloso per gli organismi dell’acquario
di una loro scarsa quantità.
Ammoniaca, Nitriti, Nitrati
L’azoto è sicuramente l’elemento
che causa i maggiori problemi in un acquario di barriera.
La maggior parte degli organismi marini espellono dal loro
corpo come prodotti di rifiuto ammoniaca, ammonio, urea e
acido urico, e tutti questi composti hanno come componente
l’azoto. Altri composti contenenti azoto derivano dalla
morte e dalla decomposizione degli organismi animali e vegetali
e dalle particelle di cibo. In natura come in acquario le
sostanze organiche azotate sono decomposte dai batteri in
sostanze inorganiche e durante il processo di trasformazione
si formano prodotti che, sebbene sufficientemente diluiti
in una grande massa d’acqua qual è il mare, possono
risultare tossici in un piccolo sistema biologico.Al valore
di pH 8.3, tipico dell’acqua marina, l’ammoniaca
(NH3) si presenta, fortunatamente, quasi tutta nella forma
protonata, non tossica, dello ione ammonio (NH3). Ammonio
e ammoniaca, derivati dalla demolizione delle proteine e dall’escrezione
degli organismi, se in presenza di una buona popolazione batterica
consona a un acquario di barriera, vengono subito ossidati
a nitriti dai batteri stessi. Lo step successivo è
rappresentato dall’ossidazione dei nitriti a nitrati.
Un contenuto elevato di nitriti,tossico per tutti gli animali
dell’acquario, è indice di incompleto ciclo di
trasformazione da parte dei batteri e di una eccessiva presenza
di scorie. Concentrazioni di nitriti più alte di 0.05
mg/l non sono tollerate in un acquario di barriera. I nitrati,
diversamente dai nitriti, non sono tossici e in quantità
limitate sono importanti, tanto quanto i fosfati, per le alghe
simbionti dei coralli. In un acquario popolato solo da pesci
un valore alto di nitrati (100 o 200 mg/l) non è pericoloso
e lo stesso vale se si allevano invertebrati poco delicati
come gli Alcionidi. In caso di organismi più sensibili
come le madrepore, valori superiori a 10 – 20 mg/l risultano
dannosi.La concentrazione di nitrati può essere diminuita
tramite cambi d’acqua (10% dell’acqua in acquario
ogni mese) e grazie alla denitrificazione operata dai batteri
anaerobi presenti soprattutto all’interno delle rocce
vive e nel sabbia corallina. Solitamente la formazione e la
decomposizione dei nitrati ad opera dei batteri raggiungono
un buon equilibrio in un acquario di barriera ben avviato.
Per la misurazione dei nitriti e dei nitrati esistono in commercio
appositi test, facili da usare e sufficientemente accurati
per scopi acquariologici
Animali consigliati per un nanoreef
Innanzitutto bisogna precisare che un nanoreef
può essere affascinante anche se contiene solamente
un ciuffo di spirografi, un gamberetto pulitore e qualche
lumaca.e non deve essere una vasca dove immettere per forza
(e a forza) il maggior numero possibile di animali. I protagonisti
principali di questi acquari sono gli invertebrati sessili,
in particolar modo i coralli molli che formano colonie dai
singoli polipi molto piccoli. A questi appartengono i coralli
della famiglia Alciionidae come ad esempio Sarcophyton e Sinularia,
i coralli molli ad alberello della famiglia Nephtheidae come
Nephthea, la famiglia Clavularidae (Clavularia sp.), la famiglia
Xenidae (Xenia sp., Anthelia sp.), Briareum sp., Cladiella
sp..
Sono adatti anche gli actinodiscidi, Discosoma sp. e Rhodactis
sp.della famiglia Discosomatidae e Ricorda florida della famiglia
Ricordeidae.
Molto adatti e facili da tenere sono gli Zoantiniari dei generi
Palythoa e Zoanthus.
Vi si possono aggiungere anche i vermi come piccoli spirografi
o quelli dal tubo calcareo.
Tra gli invertebrati mobili, molti sono i crostacei che possiamo
ospitare nel nostro nanoreef.
Considerando dapprima i gamberetti, si devono scegliere quelli
di piccola taglia come i gamberetti danzatori (Rhynchocinetes
durbanensis) o una coppia tra le specie più piccole
di Stenopus o le minuscole specie simbionti Periclimenes.
Una coppia del gamberetto arlecchino (Hymenocera picta) costituisce
una valida alternativa allo Stenopus.
Anche i granchi sono graditi inquilini della piccola vasca,
come i granchi freccia (Stenorhynchus sp.) o i granchi porcellana
(Neopetrolisthes sp.).
Sono molto apprezzati anche gli alghivori come alcuni piccoli
paguri e lumachine come Stomatella sp. e Euplica versicolor.
Tra gli Echinodermi, utili come “spazzini”, le
ofiure nane e le stelle dei generi Nardoa e Asterina.
Personalmente trovo che in un nanoreef i pesci devono venire
introdotti in numero limitato, uno, due al massimo, in funzione
delle dimensioni della vasca, possano arricchire ulteriormente
l’ambiente, senza per questo aumentare troppo i rischi
legati al loro più attivo metabolismo che, in pochi
litri, può modificare in modo repentino i valori chimico
fisici dell’acqua. Occorre escludere dalla scelta animali
grandi e dal nuoto vivace e stadi giovanili di pesci grandi
perché nella crescita necessitano di molti spazi e
alimento.
Fra le specie ideali ci sono le specie di Gobidi o Blennidi
di piccole dimensioni e che generalmente non si allontanano
neanche in natura dalla loro tana. Tra i Gobidi, sono adatte
le specie di Gobiosoma, preferibilmente mantenute in coppia,
e quelle di Gobiodon.Tra i Blennidi le specie del genere Ecsenius.
Anche Pomacentridi di piccola taglia come Chromis viridis
o Chrysiptera parasema sono pesci che è possibile allevare
con successo in un nanoreef.
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