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9 Febbraio 2012
 


 
 

 

 
    Taleare LPS: acropore

Riccardo Degli Angeli

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Questo articolo ha lo scopo di farvi vedere quanto sia semplice “taleare” una acropora o corallo simile e riprodurlo.

Come prima cosa bisogna disporre del materiale necessario come in fig.1:


fig 1

  1. cesoie o forbici in acciaio inox (altrimenti arrugginiscono) per fare il taglio,
  2. colla bi-componente epossidica (tipo Milliput) per fissare la talea al supporto,
  3. pinze in acciaio per afferrare e tenere le talee (meglio se rivestite le punte di gomma con un pezzetto di tubo da areatore in modo che la presa sia migliore e il contatto meno traumatico per il corallo, supporti per il fissaggio (pezzi di roccia viva, basette in resina o cemento acquistate o fatte in casa).

Se si vuole lavorare più comodamente fuori acquario, può essere comodo avere a disposizione un contenitore per tenere in acqua la talea dopo il taglio.

A tale scopo basta riempire con un po’ d’acqua della vasca un bicchiere o, se necessario per le dimensioni del pezzo tagliato, un contenitore più ampio dove immergeremo le nostre potature provvisoriamente.
Personalmente uso rocce vive o basette auto costruite con cemento bianco, un poco di cemento grigio a presa rapida e in mezzo mescolo un po’ di sabbia corallina di grana media (tipo ARM della Caribbean).
Lo scopo della graniglia mescolata e’ di dare un aspetto meno “liscio” alla basetta che, una volta coperta di alghe calcaree e imbrunita dalle altre alghe tipo le diatomee, assomiglierà come aspetto ad un pezzo di roccia naturale.
Mai usare sabbie o rocce non marine in quanto in acqua salata rilasciano silicati e metalli che magari sono dannosi ai nostri animali.
Prima che il cemento rapido faccia effetto prendo piccole quantità del composto impastato e lo adagio su una lastra di plastica creando dei piccoli mucchietti (la lastra comunque deve essere di un materiale che non permetta al cemento di attaccarsi troppo in modo da poterli staccare con facilità successivamente quando saranno indurite e asciutte completamente).
Prima che diventi troppo dura la basetta può essere forata al centro con una matita o oggetto simile in modo che quando andremo ad incollare le nostre talee ci sia una zona di invito che faciliti l’incastro tra base e talea.
Se non si crea il foro prima dell’indurimento si può, poi, realizzarlo successivamente con un trapano.

Sotto esempio di basette da me realizzate in fig.2:


fig 2

A questo punto scegliamo il corallo da riprodurre es. fig3:


fig 3

Individuiamo uno o più “rami” da tagliare, scegliamo il punto dove fare il taglio (consiglio di non tentare di riprodurre pezzi troppo piccoli in quanto è più difficile che sopravvivano) e procediamo (fig 4.)


fig 4

Attenzione che a seconda dello spessore del ramo e del tipo di calcificazione del tessuto possiamo trovare poca o molta resistenza al taglio.
Alcune acropore sono così dure (quando sono in vasca da anni) che non si riescono a tagliare se non estraendo la madre dalla vasca e aiutandosi con altri mezzi poco convenzionali come un minitrapano da bricolage armato di lama circolare o nelle ipotesi estreme si può arrivare anche all’uso di un piccolo flessibile da muratore(in questi casi prudenza assoluta sia per non farsi male che per non distruggere il corallo se l’attrezzo sfugge di mano).
In altri casi ,come per le montipore digitate, il tessuto friabile si spezza con facilità anche con le sole mani, ma in questi casi a volte la vibrazione che c’e nel momento del taglio spezza dove non vorremmo la nostra talea.
Con un po’ di pratica vedrete che comunque non e’ difficile.
Con le mani o un coltello staccate ora in parti uguali due pezzetti di colla epossidica dai due stick della confezione (fig 7) e impastateli bene tra loro fino a quando diventano una pasta uniforme come colore e consistenza (con il calore delle mani si ammorbidisce).
A questo punto la colla rimane modellabile per alcuni minuti poi comincia ad indurire e quindi l’operazione deve essere conclusa rapidamente.


fig 5


fig 6


fig 7

Prendete parte della colla ed inseritela nel foro della roccia scelta o della basetta in modo che anche dentro al foro quando inserite la base della talea la colla si adatti alla forma di entrambe le superfici creando meno vuoti possibile (fig 8 e 9)


fig 8


fig 9

Usare le pinze e’ meglio ma potete usare anche le mani, il rischio e’ di trasmettere batteri alla talea o di schiacciare i tessuti del corallo che in certe varietà delicate risultano più facili a sbiancamenti.
I pro sono una migliore sensibilità delle mani e quindi una più semplice gestione dell’operazione.
Una volta appoggiata la talea nella sua nuova sede (fig. 10) bisogna renderla stabile aggiungendo altra colla intorno alla base ed avendo cura di premerla tutto attorno ad essa con un po’ di pazienza.
Infine è meglio anche avere cura di lisciare, con l’aiuto di un dito inumidito, tutta la superficie finale in modo che la colla epossidica aderisca bene anche alla base senza lasciare crepe o fessure dove col tempo si creerebbero con facilità punti di attecchimento delle alghe (es. Valonia).


fig 10

Alla fine il risultato dovrebbe assomigliare a quello di fig. 11 e potete rimettere in vasca la vostra opera d’arte.


fig 11

Ora non vi resta che provare, e se vi servono altri consigli mi potete contattare tramite MP sul forum (il nick e’: Pan)

Foto e testo sono stati preparati da Riccardo Degli Angeli e non possono essere usati o riprodotti senza autorizzazione del medesimo.

 

 

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