Se si vuole lavorare più comodamente fuori acquario,
può essere comodo avere a disposizione un contenitore
per tenere in acqua la talea dopo il taglio.
A tale scopo basta riempire con un po’ d’acqua
della vasca un bicchiere o, se necessario per le dimensioni
del pezzo tagliato, un contenitore più ampio dove
immergeremo le nostre potature provvisoriamente.
Personalmente uso rocce vive o basette auto costruite con
cemento bianco, un poco di cemento grigio a presa rapida
e in mezzo mescolo un po’ di sabbia corallina di grana
media (tipo ARM della Caribbean).
Lo scopo della graniglia mescolata e’ di dare un aspetto
meno “liscio” alla basetta che, una volta coperta
di alghe calcaree e imbrunita dalle altre alghe tipo le
diatomee, assomiglierà come aspetto ad un pezzo di
roccia naturale.
Mai usare sabbie o rocce non marine in quanto in acqua salata
rilasciano silicati e metalli che magari sono dannosi ai
nostri animali.
Prima che il cemento rapido faccia effetto prendo piccole
quantità del composto impastato e lo adagio su una
lastra di plastica creando dei piccoli mucchietti (la lastra
comunque deve essere di un materiale che non permetta al
cemento di attaccarsi troppo in modo da poterli staccare
con facilità successivamente quando saranno indurite
e asciutte completamente).
Prima che diventi troppo dura la basetta può essere
forata al centro con una matita o oggetto simile in modo
che quando andremo ad incollare le nostre talee ci sia una
zona di invito che faciliti l’incastro tra base e
talea.
Se non si crea il foro prima dell’indurimento si può,
poi, realizzarlo successivamente con un trapano.
Sotto esempio di basette da me realizzate in fig.2:

fig 2
A questo punto scegliamo il corallo da riprodurre es.
fig3:

fig 3
Individuiamo uno o più “rami” da tagliare,
scegliamo il punto dove fare il taglio (consiglio di non
tentare di riprodurre pezzi troppo piccoli in quanto è
più difficile che sopravvivano) e procediamo (fig
4.)

fig 4
Attenzione che a seconda dello spessore del ramo e del
tipo di calcificazione del tessuto possiamo trovare poca
o molta resistenza al taglio.
Alcune acropore sono così dure (quando sono in vasca
da anni) che non si riescono a tagliare se non estraendo
la madre dalla vasca e aiutandosi con altri mezzi poco convenzionali
come un minitrapano da bricolage armato di lama circolare
o nelle ipotesi estreme si può arrivare anche all’uso
di un piccolo flessibile da muratore(in questi casi prudenza
assoluta sia per non farsi male che per non distruggere
il corallo se l’attrezzo sfugge di mano).
In altri casi ,come per le montipore digitate, il tessuto
friabile si spezza con facilità anche con le sole
mani, ma in questi casi a volte la vibrazione che c’e
nel momento del taglio spezza dove non vorremmo la nostra
talea.
Con un po’ di pratica vedrete che comunque non e’
difficile.
Con le mani o un coltello staccate ora in parti uguali due
pezzetti di colla epossidica dai due stick della confezione
(fig 7) e impastateli bene tra loro fino a quando diventano
una pasta uniforme come colore e consistenza (con il calore
delle mani si ammorbidisce).
A questo punto la colla rimane modellabile per alcuni minuti
poi comincia ad indurire e quindi l’operazione deve
essere conclusa rapidamente.

fig 5

fig 6

fig 7
Prendete parte della colla ed inseritela nel foro della
roccia scelta o della basetta in modo che anche dentro al
foro quando inserite la base della talea la colla si adatti
alla forma di entrambe le superfici creando meno vuoti possibile
(fig 8 e 9)

fig 8

fig 9
Usare le pinze e’ meglio ma potete usare anche le
mani, il rischio e’ di trasmettere batteri alla talea
o di schiacciare i tessuti del corallo che in certe varietà
delicate risultano più facili a sbiancamenti.
I pro sono una migliore sensibilità delle mani e
quindi una più semplice gestione dell’operazione.
Una volta appoggiata la talea nella sua nuova sede (fig.
10) bisogna renderla stabile aggiungendo altra colla intorno
alla base ed avendo cura di premerla tutto attorno ad essa
con un po’ di pazienza.
Infine è meglio anche avere cura di lisciare, con
l’aiuto di un dito inumidito, tutta la superficie
finale in modo che la colla epossidica aderisca bene anche
alla base senza lasciare crepe o fessure dove col tempo
si creerebbero con facilità punti di attecchimento
delle alghe (es. Valonia).

fig 10
Alla fine il risultato dovrebbe assomigliare a quello
di fig. 11 e potete rimettere in vasca la vostra opera d’arte.

fig 11
Ora non vi resta che provare, e se vi servono altri consigli
mi potete contattare tramite MP sul forum (il nick e’:
Pan)
Foto e testo sono stati preparati
da Riccardo Degli Angeli e non possono essere usati o riprodotti
senza autorizzazione del medesimo.