Malattie dei pesci in acquario

Malattie dei pesci in acquario

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Alzi la mano chi di voi, guardando quei quattro vetri che noi chiamiamo acquario, che sia piccolo o grande, ha immaginato, in quel volume d’acqua, cosa possa esserci di sconosciuto, di piccolo, di microscopico…un po’ tutti no?

Ecco, il mio intento, in questo -chiamiamolo racconto-, è quello di guidarvi attraverso i principali tipi di microrganismi che possono in qualche modo nuocere ai nostri amici pinnuti e come regolarsi di conseguenza quando ci si trova di fronte a situazioni spiacevoli e ci si sente in certo senso inermi e preoccupati per la salute dei nostri animali che alleviamo in vasca.

La vasca, appunto, questo “contenitore” di vita, che a seconda delle dimensioni e del volume, può ospitare diversi tipi di animali di varietà e dimensione disparati, va’ allestita con criterio, tenendo presente che un pesce non “accetta” suo malgrado un’acqua universale.

Un pesce o qualunque animale acquatico, deve vivere nelle stesse condizioni in cui vive in natura, o se si tratta di un ibrido, simularne almeno un ambiente ideale, a partire dall’allestimento (rocce, legni, piante, fondo), fino alla parte tecnica (filtro, riscaldatore, illuminazione principalmente), fino ad arrivare alla parte “liquida” in cui sono immersi i pesci, e cioè l’acqua, l’elemento in cui si suppone che milioni di anni fa sia nata la vita, è l’elemento vitale degli organismi acquatici in cui nascono, crescono, si riproducono e muoiono ma anche l’elemento presente in tutti gli organismi terrestri ed il componente principale delle nostre cellule e delle molecole biologiche.

Nell’acqua sono disciolti gli elementi chimici, che nell’insieme conferiscono all’acqua una certa natura; l’acqua si può comportare come acido o come base ( “meno acido” )o come elemento neutro.

Possiamo comprovare una di queste tre nature, calcolando il pH, che senza addentrarmi troppo nella chimica, rappresenta la concentrazione dello ione idrogeno, H+ o meglio H3O+ in soluzione; più ioni idrogeno ci sono più l’acqua è acida, meno ioni idrogeni ci sono, meno l’acqua è acida.

Il valore di pH è compreso, convenzionalmente tra 0 e 14;

  • Se il pH è  minore di 7, l’acqua si dice che è acida
  • Se il pH è uguale a 7, l’acqua si dice che è neutra
  • Se il pH è maggiore di 7, l’acqua si dice che è basica

Questo per dire cosa?
Dato che i pesci provengono dai più svariati ambienti e continenti, ci sono diversi tipi di acque; ecco che, per esempio, un torrente o un fiume del Sud America, può avere valori di pH differenti da un torrente o fiume della Russia o della Cina, ma anche a distanza di qualche metro vale la stessa cosa, e i pesci che provengono dalle rispettive zone si trovano bene e vivono bene in quel dato valore ove sono soliti guazzare.

Questo vale anche per quegli animali che provengono da allevamenti intensi o riprodotti in cattività: possono vivere meglio e avere colori diversi se immersi nel liquido che ha caratteristiche verosimili in cui viveva il progenitore.

L’acqua inoltre non ha solo una propria acidità o basicità; presenta degli elementi chimici che conferiscono  una certa durezza, che è definita come la somma del contenuto di calcio, Ca e magnesio, Mg, espressi come Sali di calcio e di magnesio.

Un’acqua in cui vi è un’alta concentrazione di queste sostanze viene definita dura o molto dura; generalmente si misura in gradi francesi o gradi tedeschi ed è riferito principalmente al contenuto di Carbonato di calcio, CaCO3 presente in acqua, la cui relazione è:

1°F = 10 mg/l di CaCO3 (gradi francesi) <=> 1°dH = 17,8 mg/l di CaCO3 (gradi tedeschi).

Qui è riportato il grado di durezza delle acque in gradi francesi e il numero correlato per avere il riferimento.

°f

Durezza

1-7

Molto dolce

8-15

Dolce

16-25

Mediamente dura

25-32

Abbastanza dura

33-42

Dura

> 42

Molto dura

Ed anche qui, a seconda del tipo di durezza, ci sono pesci che vivono bene in acque più dure e pesci che vivono bene in acque meno dure; sottolineo l’importanza del vivere bene, poiché il pesce potrebbe anche adattarsi ad acque diverse, ma in quel caso SOPRAVVIVE e che quindi non esercita correttamente le sue funzioni fisiologiche e biologiche.

Un altro elemento chimico importante per gli animali che vivono prettamente in acqua è l’AZOTO, presente principalmente come ione nitrito NO2- , ione nitrato NO3-, ammoniaca NH3, e ione ammonio NH4 + ,che sono i prodotti di alcuni tipi di batteri presenti nell’acqua e che sono responsabili del ciclo dell’azoto , cioè della trasformazione dell’ammonio prodotto dai pesci sotto forma di feci e urina, a nitrato, attraverso lo stadio intermedio di nitrito.

Lo IONE AMMONIO e  l’AMMONIACA sono strettamente correlati all’acidità e basicità; laddove però lo ione ammonio è innocuo, l’ammoniaca è estremamente letale per i pesci, che non possono “respirarla”, ragion per cui l’ammoniaca deve essere irrilevabile.

Lo IONE NITRITO è tristemente noto, per la sua capacità di legarsi all’emoglobina ( sangue) del pesce, formando metaemoglobina, che è la forma di emoglobina che non trasporta ossigeno; questo ione DEVE necessariamente essere presente in quantità minime o irrilevabili.

Lo IONE NITRATO   in condizioni naturali, è lo stadio ultimo del ciclo dell’azoto (in acqua); è relativamente innocuo a basse concentrazioni, ma quando si accumula, anch’esso può contribuire in modo negativo alla salute degli animali, ragion per cui è necessario sostituire parte dell’acqua attraverso dei cambi che li portino a valori accettabili.

Generalmente non dovrebbero superare i 40-50 milligrammi ogni litro (mg/l) superati i quali conferisce una certa tossicità nei confronti dell’ animale.

Tutto questo exploit, per dirvi che, se non si rispettano prima queste determinate condizioni chimiche, il pesce può subire delle alterazioni morfologiche e funzionali che vanno sotto il nome di malattia e che incidono sull’economia dell’intero organismo a carico di cellule, tessuti e organi, al di là di un ipotetico problema che può essere causato da parassiti.

La cause di una malattia dunque, possono essere estrinseche o intrinseche:

INTRINSECHE: che fanno parte del DNA dell’animale , come per esempio le mutazioni naturali o mutazioni che sono causate dall’uomo producendo esemplari nuovi o alterando quelli esistenti.

ESTRINSECHE, dette anche STRESSANTI,  cioè che causano “stress”; lo stress è una condizione nella quale un animale è incapace di mantenere il suo stato fisiologico a causa di fattori che disturbano il suo benessere e si manifesta quando il pesce si trova in una situazione che va oltre il suo ambito di tolleranza.

Le cause estrinseche o stressanti quindi, si dividono in:

  • Fisiche
    • Radiazioni luminose.
    • Temperatura : è uno dei fattori ambientali più importanti; oscillazioni di temperatura condizionano le difese immunitarie dei pesci, ragion per cui sarebbe utile riprodurre la stessa temperatura cui i pesci sono soliti vivere.
    • Cause meccaniche: manipolazioni, spostamenti.
    • Rumori.
  • Chimiche
    • Acidi o basi, solventi, agenti che rompono il DNA.
    • Valori non idonei alla fisiologia del pesce: pH inadatto, scadente qualità dell’acqua, bassa quantità di ossigeno disciolto.
    • Tossine, veleni, metalli pesanti.
  • Biologiche

Microrganismi Patogeni: (che cos’è un patogeno? Patogeno deriva dal greco pathògheno, composto da “patho” = malattia, e “gheno” = insorgenza, genesi, nascita, significa appunto un qualcosa che provoca una malattia )

    • Virus, Batteri, Parassiti ( vermi, crostacei, molluschi), Funghi.
    • Specie che possono concorrere per il territorio, aggressività, territorialità.
    • Sovraffollamento, alta densità di popolazione.

Prima che un microrganismo “cattivo” possa creare più o meno un danno evidente, vi è una prima risposta da parte del pesce, detta risposta di allarme, dovuta alla secrezione di ormoni, sostanze che agiscono come messaggeri che provocano una risposta; in questo caso gli ormoni determinano una concentrazione di diversi zuccheri nel sangue, esempio il glicogeno che rappresenta una forma di energia che prepara il pesce ad una eventuale emergenza. Nella prossima parte parleremo dei microrganismi che possono arrecare danno.

Quindi abbiamo diverse modalità in cui lo stress provoca risposta:

–  si altera il metabolismo dei diversi elementi essenziali alla vita del pesce, elementi che assorbe per osmosi ( trasporto di acqua da un punto in cui è presente ad uno in cui non è presente ) e quindi capita che il pesce tende ad assorbire un eccesso di acqua se è un pesce di acqua dolce, oppure a perderla nel caso di quelli marini.

– visibilmente si ha un aumento della respirazione dovuta ad un maggiore pompaggio del sangue.

Se lo stress è contenuto o è breve il pesce utilizza le sue capacità adattative per riprendersi; se lo stress è troppo grave, le riserve dell’animale si esauriscono e insorge dunque la malattia.

Per difendersi dalle malattie e quindi dalle infezioni, i pesci hanno diverse barriere fisiche e biologiche.

Barriere fisiche

IL MUCO
Il muco è una massa mucillaginosa che ricopre l’epidermide del pesce; in un pesce che gode di ottima salute, il muco agisce come lubrificante, mantenendo l’idrodinamicità del pesce nell’ambiente acquatico, è utile nella regolazione degli osmoliti o elettroliti fisiologici, e impedisce l’ingresso dei microrganismi patogeni, poiché contiene enzimi litici, cioè che si attaccano al microrganismo e man mano “consumarlo”, e anticorpi.

Se lo stress provocato è eccessivo, il muco può aumentare in caso di irritazione ed infezione oppure si può sfaldare, generare degli scompensi osmotici col risultato che il pesce assume o perde acqua a seconda se è un pesce di acqua dolce o marino.


Spaccato della mucosa dei pesci.

L’EPIDERMIDE
L’epidermide del pesce è composta da scaglie che lo proteggono dai danni meccanici, ovviamente quelli più lievi. Se queste vengono danneggiate, possono favorire l’ingresso di materiale estraneo e di microrganismi che possono così infettare il pesce.

Il danneggiamento delle scaglie può verificarsi per manipolazione o quando per esempio i pesci litigano tra di loro , sbattono, o si strusciano su arredi non opportunamente stondati ( legni , pietre ecc ) provocandosi lesioni più o meno profonde.

Malattie dei pesci in acquario
Epidermide di un tipico pesce osseo.


Particolare delle scaglie.

BRANCHIE
Le branchie sono prima di tutto adibite alla respirazione dei pesci e molti di loro posseggono un meccanismo che permettono il pompaggio dell’acqua su di esse.

L’ acqua entra nella bocca del pesce e viene espulsa attraverso le fessure branchiali che possiedono dei filamenti che fanno da setaccio quando passa l’acqua.

Alcune cellule specializzate presenti sul tessuto delle branchie, producono muco che impedisce una possibile invasione di microrganismi cattivi.

Sono organi molto delicati per cui sono protetti da una membrana detta opercolo.

Barriere biologiche

ANTICORPI
Sono delle molecole che combattono i microrganismi riconosciuti come estranei all’organismo che li ha generati ( in linguaggio immunologico identificano e distruggono elementi NON SELF, cioè non fanno parte dell’organismo).

Essi sono importanti perché rappresentano le difese immunitarie del pesce, inoltre quando sono efficienti e i pesci si espongono a più patogeni, garantiscono la massima difesa immunologica possibile.

La capacità da parte dei pesci di produrre anticorpi è nota da diversi anni ma, esistono aspetti ancora non completamente chiariti e quindi gli studi di questo tipo sono ancora in corso.




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