Mangiare: come, dove, quando e perchè

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Pensate sia un problema da niente? Guardatevi intorno e vi ricrederete all’istante.
Me compreso, nella specie umana ci ritroviamo inesorabilmente a fare i conti con rotoli di ciccia, cui faremo volentieri a meno. Figuriamoci quando è l’uomo che decide la dieta di altri esseri viventi!

Per farvi un esempio eclatante, pensate che, ancora oggi in Italia, la gran parte delle persone si ostinano a voler “cucinare” per il proprio cane, sottovalutando che nel frattempo illustri nutrizionisti e veterinari hanno formulato mangimi specifici che, grazie alla loro composizione e alla loro forma, eviterebbero, all’animale più fedele all’uomo, patologie quali obesità, problemi all’articolazione e alla masticazione, disturbi a reni, fegato e cuore.

Vi pare poco? Parallelamente in acquariofilia avviene lo stesso, se non peggio. Pensate a quanti pesci sono costretti a vivere nella stessa acqua, mangiare sempre la stessa solita minestra, finquando la morte non sopravvenga. E’ atroce. Per noi e per loro.

Un’antica pratica cinese prevedeva questo per condannare a morte certi individui, e noi vogliamo che sia lo stesso per il nostro acquario? Informiamoci allora su quest’aspetto importante, e troppo spesso trascurato, sottovalutato o addirittura ignorato dalla maggior parte degli acquariofili, insomma organizziamoci per il futuro.

Vediamo allora di porci delle domande: come, dove, quando e perché far mangiare i nostri amici pinnuti?

Come?

Anch’io sarei ben lieto di introdurre nella mia dieta, tutte le verdure di questo mondo, ma la “solita” moglie mi propina sempre la stessa squallida insalata da anni. Devo cambiare moglie? Devo fare io la spesa? Devo cucinarmi da solo quello che desidero?

Avete ragione, ma per i nostri pesci è assolutamente impossibile rimediare autonomamente e ne converrete. Fermo restando che amo mia moglie e, forse, continuerò a mangiare insalata per tutta la vita, per i nostri pesci il discorso cambia: granulati, pellettati, liofilizzati, congelati e cibo vivo; quanto ben di Dio abbiamo a disposizione per loro!

Nonostante ciò continuiamo a comprare sempre lo stesso barattolino da anni, ignorando che tante aziende spendono milioni in ricerca, produzione e pubblicità per lanciare sul mercato tante valide alternative al solito mangime in scaglie.

Siamo pazzi o ciechi? Sordi o stupidi? Penso che siamo solo apatici. L’apatia e la depressione viaggiano a pari passo della tecnologia, e basta andare a cena dalla nonna per accorgersene!

Ma torniamo a noi, anzi, ai nostri amati pesciolini che vorremmo: più vivi, sperando che si riproducano; più colorati, sperando che le vitamine non gli manchino; più longevi sperando che avremmo fatto tutto il possibile per loro. Parlando di granulari, un discorso a parte va fatto per i microincapsulati che l’Italia intera, stoltamente, ha bocciato anni addietro, semplicemente perché vedeva che i pesci, inizialmente, non abboccavano il mangime.

E invece si persa l’opportunità, sebbene qualcuno ancora li produca, di dare il massimo ai propri pesci e il minimo al già gravoso impegno che hanno i filtri nei nostri acquari. Esistono comunque granulari, prodotti a bassa temperatura, che garantiscono appetibilità, valore nutritivo e scarso grado di inquinamento nell’acqua rispetto a quello prodotto dalle solite scaglie già largamente in uso nel nostro paese.

Potere della pubblicità, direte voi, ed io, allora, vi invito a riflettere quanto sia importante masticare e vi faccio un esempio: paragonando le scaglie allo yogurt che sfama numerose modelle di grido, e il granulare al pollo ruspante, preso a morsi dall’altrettanto “ruspante” Sabrina Ferilli… Chi pensate di vedere in miglior “salute”?

Ai posteri l’ardua sentenza… Mio nonno continua a mangiare polli ruspanti e al vedere Sabrina gli si risveglia “l’Africa”! Pensando al pellettato va riportato “soltanto” che inquina poco e che ben si adatta a pesci che le scaglie nemmeno le vedrebbero!

Poco anche questo? Vorrei vedervi affamati di fronte a una pagnotta appena uscita dal forno con nel piatto, invece, delle misere briciole avanzate dal giorno prima… Quale scegliereste?

Arrivando ai liofilizzati, il cuore mi batte forte, perché tra tutti, questo è il mangime più sottovalutato e bistrattato da noi acquariofili italiani. Pensate: senza acqua, nell’acqua!

Il processo di liofilizzazione consiste, appunto, nel privare di questo prezioso elemento qualsiasi cosa sia commestibile, mantenendone contemporaneamente inalterate le proprietà organolettiche e nutritive. E come ci lecchiamo i baffi quando la mamma ci prepara la pasta usando funghi liofilizzati!

Perché mai dovremmo pensare allora, che quella “roba secca” ai nostri pesci non piace; semmai l’unico difetto è che chiaramente galleggia, e pesci come Discus o Corydoras non possono cibarsene facilmente.

Nonostante ciò, reidratare tali alimenti è la cosa più facile da farsi in un acquario, e poi è altrettanto comodo usarli per somministrare complessi multivitaminici liquidi, i quali vengono facilmente assorbiti dalla consistenza spugnosa del liofilizzato che tratterrà tali importanti sostanze anche in acqua, per un lasso di tempo relativamente breve, ma utile fin quando il tutto non verrà abboccato.

Il congelato; anche qui le offerte si snodano in molteplici forme, ma innanzi tutto una cosa… Bisogna saper scongelare! Questo deve avvenire il più lentamente possibile, affinché le risorse energetiche presenti nell’alimento, non vadano perse insieme all’acqua che viene via a scongelamento avvenuto.

Voglio dire: prendete una scatola di cioccolatini e mettetela in frigo per ingannare mamme o mogli! Dentro ci sarà di tutto: artemia, chironomus, mysis, tubifex e quant’altro si possa reperire oggi in commercio, ma non i cioccolatini! È lì che deve avvenire il fatto… Nel frigo! Più lentamente scongeliamo, più successivamente nutriremo!

E sperate che nessuno, oltre a voi, possa essere tentato dai “cioccolatini”! Scherzi a parte, meglio chiedere il permesso e avvertire tutti, anche perché i nostri pesci non mangiano cose che comprometterebbero l’igiene nel nostro frigorifero. Semmai dovremmo preoccuparci di un altro aspetto importantissimo, e valido anche per i congelati che noi siamo soliti consumare: quando s’interrompe la catena del freddo, un alimento deve essere consumato da lì a poche ore e…

Come facciamo allora, ad accorgerci che l’infausto evento non sia già avvenuto e a nostre spese per giunta? Innanzi tutto l’odore, poi il colore. L’artemia deve sapere di mare e il suo colore è beige; diffidate se sentite puzza di gatto morto e il colore è nero.


Boccia di plastica piena di daphnie

Il chironomus rosso deve sapere di frutti di bosco oserei dire, e il suo colore è rosso; diffidate quindi se sentite puzza di fogna e il colore è grigio marcescente. Arrivati a questo punto sarebbe preferibile reincartare il tutto e tornare dal negoziante per farsi sostituire il blister di congelati, o meglio ancora a quel punto, cambiare negoziante, perché dovrebbe essere lui in primis a controllare lo stato in cui gli arrivano tali prodotti e non rivenderli se qualcosa è andato storto.

Avevate mai pensato che nutrire dei pesci potesse essere così avventuroso? Un’ultima cosa: a scongelamento avvenuto sciacquate il tutto e versatelo in un passino da tè, poiché l’acqua contenuta nei cubetti è fortemente inquinante per il microcosmo acquario, quindi meglio evitare.

Per quanto riguarda il cibo vivo ci sono innumerevoli organismi che possono venirci utili allo scopo, tanti quanti sono stati gli acquariofili di inizio secolo, quando ancora non erano stati inventati mangimi di produzione industriale. Non a caso la daphnia è il simbolo di una nota industria fondata da Ulrich Baensch, cui si deve, appunto, la nascita degli alimenti per pesci d’acquario.

Daphnie, artemie, larve di zanzara sono appunto tra le più facili e diffuse colture che l’acquariofilo medio possa oggi avviare; chi ha più spazio ed esperienza potrà sbizzarrirsi anche con infusori, fitoplancton, parameci, drosofile, camole della farina, anguillule dell’aceto e quant’altro sia a misura di bocca per i nostri pesci, stando attenti però a non esagerare in grassi somministrando sconsideratamente organismi che ne sono ricchi, quali sono, ad esempio, tubifex e lombrichi.

Dove?

Già, è importante anche questo! Quante volte abbiamo visto morire d’inedia un pesce e non ce ne siamo accorti? Caspita! E lui era lì insieme agli altri a sentire quando si sollevava il coperchio, per attendere qualcosa, che galleggiasse un minimo, per essere poi trangugiato. Ma lui arrivava sempre tardi e morì.

Questo succede a pesci poco idrodinamici allevati assieme a comunità di squali; e per “squalo” intendo semplicemente “un corpo immerso in un fluido che non riceve (come Archimede disse), ma sembra addirittura imprimere al fluido una forza pari a quella che il fluido stesso rilascerà nei confronti dei suoi movimenti”.

Sto elucubrando? Pensate al solito Orifiamma messo nel solito acquarietto con i soliti quattro pesci rossi comuni vinti al luna-park, e capirete a cosa mi stia riferendo. Il poveretto rimarrà sempre digiuno a meno che non lo si imbocchi.

Quindi meglio somministrare poco mangime in più punti dell’acquario e facilitare così, l’assunzione del cibo da parte di tutti gli ospiti del nostro acquario, compresi i più timidi e i più lenti. Oltre a questo abituiamoci anche all’uso delle compresse per i pesci da fondo, che non possono vivere soltanto con quello che sfugge agli altri e cade sul ghiaino; facciamolo almeno tre volte a settimana, calcolando una pasticca ogni tre pesci, dopo che le luci dell’acquario si siano spente.

Quando?

Poco e spesso. Questo è ciò che accade in natura e, tempo permettendo, o facendoci aiutare anche da una mangiatoia elettrica, questo è possibile. Possiamo pensare, ad esempio, di dare il congelato la sera quando rincasiamo, e vi assicuro che sarà sempre un momento unico: i vostri pesciolini vi dimostreranno il loro affetto e appena vi vedranno arrivare scodinzoleranno contenti.

Poco e spesso è dunque la regola che equivale a dire, mai veder fluttuare cibo dopo appena un minuto! Se qualcosa ancora circola, meglio diminuire la dose la prossima volta. L’acquariofilo non è tirchio, ma attento, parsimonioso. L’ideale sarebbero cinque pasti al giorno, ed in questo, pensando alla più economica mangiatoia elettrica, che fornisce almeno due pasti al giorno, siamo già molto agevolati.

I più pigri o i più impegnati ricorreranno a mangiatoie più evolute (e costose), ma si priveranno della cosa più bella, quella cioè di instaurare un rapporto con i propri pesci, capaci di riconoscere chi li accudisce con cura e chi si dedica a loro con amore. Non scherzo, nella mia interminabile carriera di acquariofilo, mi è capitato più volte di “ammaestrare” pesci difficili, addirittura alcuni pescati in natura; all’inizio erano molto scontrosi, ma poi si è sempre stabilito un eterno rapporto d’amore e riconoscenza da ambo le parti, ve l’assicuro.

Quindi non pensate che i pesci siano animali incapaci di trasmettere sensazioni all’uomo, così come è assurdo che ancora molti considerino l’acquario un semplice elemento d’arredo, un qualcosa da ostentare anziché osservare, curare, amare.

Perché?

Già! Perché mangiare? Naturalmente per vivere! E non commettiamo l’errore frequente in paesi industrializzati come il nostro, di fare il ragionamento al contrario: vivere per mangiare, spesso fa più male che bene e teniamone conto anche per i nostri pesci che troppo spesso muoiono più di steatosi epatica (degenerazione grassa del fegato) provocata da troppo mangime, che piuttosto d’inedia. Per vivere bene e a lungo è sufficiente mangiar bene.

Io spero che in questo, sia stato d’aiuto ai vostri pesci, e che possiate finalmente aver compreso come, dove, quando e perché alimentare i vostri beniamini. Soprattutto, spero di aver evidenziato quante siano le possibilità che abbiamo ora in questo variegato mondo acquariofilo del terzo millennio, che, come diceva un titolo del famoso e compianto gruppo jazz-rock degli anni settanta (il Perigeo per l’appunto)… “Non è poi così lontano”.
Nel frattempo mia moglie sta cucinando pasta e lenticchie, invece della solita insalata; chissà che non abbia appreso qualcosa anche lei? Lo spero. Io sono il pesce che ha fatto “abboccare” e lei è la mia acquariofila!

Si ringrazia Blu & Verde per aver concesso l’articolo.




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