La mia esperienza con Polypterus senegalus

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Come è arrivato da me:

Semplice per il solito … “passa pesci” (ricevuto da un amico), lo scambio è avvenuto ad uno dei meeting annuali di AIC, dove – evidentemente – ormai non si trattano solo ciclidi ma un po’ tutti i pesci, per così dire, fuori dagli schemi. Era da tempo che ambivo allevare uno di questi pesci comunemente descritti come “fossili viventi”, in ragione di certe loro caratteristiche fisiche e di una evoluzione che si perde nelle nebbie del passato più ancestrale, dopo essersi sostanzialmente fermata da tempi immemorabili. Insomma, non ho perso l’occasione.

Stante la cronica mancanza di spazio nelle mie vasche l’accordo è stato che una volta completata la crescita, e la mia esperienza di allevamento … il pesce sarebbe tornato al suo originario proprietario per condividere una vasca dedicata a lui e quattro suoi simili. In omaggio alla medesima situazione (spazio carente) ho scelto il più minuto dei cinque esemplari disponibili, in altre situazioni avrei pensato ad una femmina, nello specifico – però – non so che dire. Vedremo poi come finirà …

Tassonomia e “descrizione” delle caratteristiche salienti:

La famiglia Polypteridae, appartiene al gruppo degli Actinopterigi (osteitti, o pesci ossei, comprendente la maggior parte dei pesci viventi) e consta di due generi, entrambi presenti in Africa:

  • Erpetoichthys (Calamoichthys) che conta il solo E. calabaricus, caratterizzata da un corpo serpentiforme lungo e sottile che in ambito inglese gli è valso il nome comune di “rope fish” (pesce corda).
  • Polypterus cui appartengono una decina di specie diverse, tutte con molteplici sottospecie sovente marcatamente diverse tra loro: uno dei componenti del genere è appunto Polypterus senegalus, l’oggetto di queste note.

Le taglie, in base alle mie informazioni, variano significativamente dai 28 cm (P. ansorgii) sino a “mostri” da oltre 90 cm (P. endlicheri congicus).

Per concludere, ed essere anche precisi almeno il giusto, il nostro amico va inquadrato come segue:

· Phylum:Cordati.

· Subphylum:Vertebrati

· Classe:Actinopterygii

· Ordine:Polipteriformi

· Famiglia:Polypteridae

· Genere:Polypterus

· Specie: Polypterus senegalus

La forma (e la biologia) dei Polypterus è assolutamente peculiare: presentano un corpo “anguilliforme”, con coda ad un solo lobo, robuste pinne pettorali: sin qui siamo abbastanza “il linea” con gli altri pesci, però poi si cambia … tutti i Polypterus sono ricoperti da fitte scaglie (che formano una sorta di “dermoscheletro” quantunque il termine non sia del tutto corretto, si badi bene!), sono caratterizzati da una lunga pinna dorsale dotata di molteplici singole “pinnule”, in numero variante a seconda delle specie, capaci di scomparire completamente in apposite tasche del dorso: un adattamento utile per potersi infilare e poi sfilare retrocedendo, da tane e passaggi angusti, senza restare incastrati.

Peculiare è anche la biologia delle già menzionate pinne pettorali: sono una vera e propria “mano” con tanto di ossa “carpali” e sono contraddistinte da una elevata capacità di movimento, questa caratteristica consente (sembra) ai Polypterus il movimento sulla terra ferma per raggiungere una diversa pozza d’acqua. L’adattamento all’ambiente continua, ed è una caratteristica abbastanza inusuale per i pesci, con due polmoni (caratterizzati da uno sviluppo fortemente asimmetrico: il più grosso dei due si estende sino alla regione anale).

I Polypterus mantengono, comunque, una respirazione branchiale perfettamente efficiente. Molto dibattuta è, per concludere le brevi note sulla respirazione, l’eventualità – durante l’allevamento in vasca – di annegamento ove non sia loro consentito di salire alla superficie a prendere aria. Non posso confermare e neppure smentire, ma nella mia vasca riesce agevolmente a “bere” aria, se vuole …

Prima di concludere la sommaria descrizione di questi incredibili pesci vanno menzionati almeno i due caratteristici corti “recettori sensoriali” posti sul muso, ed aventi una funzione olfattiva: permettono l’individuazione/riconoscimento della preda durante la caccia in condizioni di assoluta oscurità.

Habitat dei Polypterus (in natura e sua ricostruzione in acquario):

Esistono – ad oggi – tre sottospecie riconosciute: Polypterus senegalus, Polypterus senegalus senegalus, Polypterus senegalus meridionalis più – forse – una quarta specie attualmente non ancora descritta scientificamente e proveniente dal bacino del Nilo.

L’abitudine di tutti i Polypterus di colonizzare areali diversissimi (in questo senso P. senegalus è il campione di categoria spaziando dall’intero bacino del Nilo sino all’intera Africa subsahariana) li porta a confrontarsi con acque dalle chimiche, temperature (e non solo) assolutamente differenti. In natura però sono più facilmente rinvenuti in acque con poca/nulla corrente, profondità basse e bassissime, con abbondanti nascondigli (es. rami/alberi caduti) e caratterizzate da elevata torbidità e sospensione dove si cibano, quasi esclusivamente di notte, di qualsiasi cosa commestibile capiti loro a tiro.

In natura, come in vasca, sono territoriali (non come i ciclidi), e difendono con vigoria la loro tana. Vediamo brevemente come riproporre una simile situazione in vasca:

Considerando come parzialmente ininfluente la chimica dell’acqua (ma senza esagerare) opteremo per un ambiente dalle luci soffuse, con un fondo abbastanza soffice (e di piccola granulometria), ben piantumato con piante galleggianti e non, mentre i rifugi consteranno di massi dal profilo arrotondato e/o legni e radici. In un simile ambiente (a condizione che la vasca sia dimensionata “come si deve”) anche più Polypterus possono vivere serenamente e senza stress iniziando a farsi vedere in giro (contrariamente a quanto avviene in natura) anche in condizioni di luce forte, ma sempre senza esagerare, specie se invogliati con un boccone “giusto” ….

Le note sulla vasca si concludono con alcune considerazioni specifiche sulle necessità della specie, i Polypterus sono:

  1. Autentici “professionisti dell’evasione”, quindi utilizzate vasche ben chiuse.
  2. “Curiosi” oltre ogni dire; un foro (meglio se scuro) rappresenta per loro una attrazione irresistibile quindi schermate bene tutti i passaggi d’acqua del sistema filtrante (che sarà ben dimensionato visto il tipo di alimentazione e relativo metabolismo), potrebbero tentare una esplorazione e restarvi incastrati (solo parzialmente aiutati dal peculiare funzionamento della lunga pinna dorsale) con tutte le conseguenze del caso, anche dal nostro punto di vista che dovremo liberarli.

La vasca dei Polypterus (allestimento e gestione):

Per Polypterus senegalus per il quale (in natura) una taglia di 50 cm è considerata eccezionale (e quindi in vasca dovrebbe rimanere più piccolo: 30/35 cm) non servono cubature estreme ma è bene non esagerare: proverei ad ipotizzare un valore – “ad abundantiam” – di 150 litri, per esemplare singolo (e forse coppia se la vasca è arredata correttamente). I cambi d’acqua saranno robusti ed il filtraggio ben dimensionato. Attenzione! I Polypterus (tutti) sono abbastanza indifferenti a livelli anche proibitivi di nitrati e fosfati mentre al contrario sono/sembra siano abbastanza facilmente soggetti ad infezioni batteriche.

L’ultimo suggerimento riguarda un periodo (neppure troppo breve, anche qualche mese) di basse temperature si dice faccia bene alla salute di P. senegalus ricordando però che la loro attività trofica rallenta, in conseguenza del diminuire del metabolismo, e cala in modo significativo quando la temperatura dell’acqua scende sotto i 22° C.: attenzione quindi a non pesare troppo sul filtro tramite a causa della somministrazione di cibo “inutile”. Tale periodo di basse temperature ha inoltre, si dice, una significativa influenza sulla attività riproduttiva, viste le condizioni in cui mi trovo ad operare (allevo un esemplare singolo, almeno per ora) difficilmente potrò approfondire questo argomento per cui non mi soffermo ulteriormente.

La mia esperienza però mi suggerisce (ed esempio una prassi similare si usa con le tartarughe palustri) di evitare il periodo “freddo” quando ci si trova a trattare con esemplari giovanissimi, di recente importazione e/o reduci da malattie: lo stress potrebbe risultare eccessivo con possibili brutte conseguenze.

Alimentazione:

E’ uno delle motivazioni per cui, come vedremo in seguito, sarebbe opportuna una vasca dedicata oppure, in alternativa, i coinquilini andrebbero scelti con attenzione considerando molto attentamente la lentezza dei Polypterus nell’assumere il cibo. Essendo pesci notturni quando “fiutano” la presenza di sostanze alimentari (con i già menzionati “ricettori”) iniziano una lenta ricerca (relativamente casuale) destinata a portarli sull’obiettivo. Tale ricerca, quantunque infallibile, potrebbe anche essere lunga ed ovviamente in presenza di mangioni … insomma evitate di farli restare a bocca asciutta! In casi estremi è da considerare l’opportunità di alimentare il/i Polypterus quando le luci della vasca sono spente (meglio se con la stanza che ospita l’acquario all’oscuro o almeno in forte penombra).

Se opterete per il “vivo” considerate che le informazioni che ho parlano di pesci che si muovono con lentezza verso la preda individuata per poi, solo all’ultimo, scattare con vigoria verso l’obiettivo. Un simile tipo di predazione avverrà, in ogni caso, con il buio/luci scarse ovvero quando l’attività degli altri soggetti tende a rallentare. I Polypterus cacceranno indifferentemente a mezz’acqua, al fondo o (meno) in superficie.

Ora un piccolo suggerimento: evitate, stante la dimensione e conformazione dell’apparato boccale, i bocconi di taglia eccessiva – rispetto alle dimensioni del vostro Polypterus – al fine di facilitare l’ingestione e digestione del cibo, ma di questo riparleremo quando analizzerò quanto fornito, come sostentamento, al mio … “serpentone”.

Ultima menzione, in chiusura, per il “secco”: si può abituarli ad assumerlo ma non è proprio – dal loro punto di vista – il massimo, però stante la oggettiva praticità di un simile cibo è una opzione da non disdegnare purché poi non diventi l’abitudine. Insomma alimentare correttamente un Polypterus non è semplice come nutrire un pesce rosso, ma non è neppure troppo difficile!

Ed adesso veniamo ad una sorta di Log-Book” dove riferirò – utilizzando anche dei brevi flash – le situazioni con cui mi sono confrontato allevando il mio P. senegalus cui mio figlio Leonardo ha imposto, senza alcun riguardo per l’eventuale sesso del soggetto ospitato, il nome di Dino(sauro), in omaggio alle sue ancestrali origini:

All’arrivo, inatteso, a casa ha una taglia sui 12/15 cm. Viene – all’inizio – alloggiato (da solo) nella sezione sinistra della vasca inferiore del bagno (quella che io chiamo il “Tower Tank” in ragione della sovrapposizione dei due elementi che la compongono): capacità lorda 75 litri, filtro interno Eheim, temperatura sui 24° C. L’arredamento è molto spartano e consiste di ghiaia piccola e policroma al fondo, un grosso masso rotondo e liscio ed una piccola radice. A meno di un’ora dall’inserimento in vasca accetta, con avidità, piccoli pezzi di pesce scongelato alla bisogna (persico), in vasca sono presenti alcune piccole Ampullarie: vediamo come verranno considerate.

Trasferimento in altra vasca (più grande: 125 lt lordi, con dotazione “standard”: filtro, luci, riscaldatore): l’arredamento ora consta di due grossi ciuffi di Vallisneria gigantea (in vasi separati), di due radici e di una grossa pietra tonda, sul fondo c’è sabbia grigia molto fine. La luce è bassa (all’arrivo nella vasca una delle lampade non funziona per cui è operativo solo un tubo da 18 watt, la successiva riparazione del secondo tubo – con relativa accensione ed aumento di luminosità – almeno apparentemente non lo disturberà in alcun modo). L’unico (per ora?) compagno di vasca è un grosso esemplare di Ancistrus albino. La vasca sembra un po’ vuota, vediamo se con il procedere dell’ambientamento le cose cambieranno.

Le Ampullarie – almeno sin ora – continuano ad essere considerate non interessanti dal punto di vista edule: che sia “colpa” del guscio?

Curiosamente (rispetto ad altre mie esperienze, seppur con pesci differenti) noto che tende spesso, specie in questa prima fase, a nascondersi in alto tra le lunghe lamine delle Vallisneria, lungo le quali si lascia – alla bisogna – scivolare al fondo: che scelga questa posizione per dominare il “suo” ambiente e per tenere meglio d’occhio potenziali prede?

Ed adesso – ad integrazione di quanto già riportato – parliamo un po’ più in dettaglio della sua alimentazione:

Tipologia di mangime impiegato NOTE
Pesce surgelato (persico, trota) Accettati senza difficoltà meglio se, come detto, in piccoli pezzi.
Gamberetti surgelati Accettati senza difficoltà, essendo stati somministrati quando il pesce ha guadagnato taglia vengono bellamente accettati anche interi.
Chironomus surgelato Accettati senza difficoltà: caratteristica – e da osservare – è la ricerca al fondo e fra gli arredi, non ne “perde” uno! Potrebbero rivelarsi non più adatti all’aumentare della taglia.
Krill surgelato Accettati senza difficoltà, anche a crescita avanzata (sebbene, appunto, il krill abbia dimensione assai minuta): comportamento di ricerca, ed assunzione, simile al precedente.
Pellets per loricaridi Rifiutati/assunti solo come “extrema ratio”, forse a causa di una componente vegetale troppo elevata. Vedi le considerazioni sulla somministrazione del “secco”. Col tempo le cose sono un po’ cambiate, ma non più di tanto …
Compresse “carnivore” per pesci da fondo Accettate (in ragione della forte percentuale si sostanza “animale”) ma senza entusiasmo, una prolungata spugnatura prima della somministrazione sembra migliorare le cose: il problema potrebbe quindi essere la durezza delle stesse. Anche qui vedi le considerazioni sulla somministrazione del “secco”.
Camole del miele (vive) Sono accettate con riluttanza, forse in ragione della superficie “dura” e/o delle dimensioni, da rivedere quindi in una fase successiva della crescita (taglia maggiore del pesce)
Camole della farina (vive) Sono accettate con riluttanza. Vedi sopra
Lombrichi (vivi) Vengono accettati ma, con mia sorpresa, con meno avidità di quanto avrei detto. Ho provato con differenti taglie (di verme, vengono comunque dal giardino quindi sono “sicuri” in ogni caso) senza significative differenze.
Dafnie (vive) Vengono accettate con entusiasmo (anche se minutissime), anzi si assiste ad una metodica caccia del singolo “animaletto”, poco importa dove si nasconda … quando ne identifica un gruppetto, magari in un angolo riparato, si posiziona in modo da impedirne la fuga/dispersione in vasca ed inizia una assunzione lenta ma sistematica: non si ferma sino a che non ce ne sono più e non sbaglia un colpo, non so quanto le veda ma le “sente” benissimo!!! Uno spettacolo di micidiale, mortifera, efficienza.

Passa il tempo ma la situazione non presenta sostanziali differenze, il Polypterus sembra crescere (all’osservazione empirica si nota che in alcuni passaggi stretti non passa più, mentre in altri ha dovuto scavare nel fondo per crearsi una via più larga), le piante non vengono danneggiate (confermato, in vasca ci sono delle Vallisneria gigantea seppur posizionate in piccoli vasi), i due Ancistrus presenti (ho aggiunto un altro, più piccolo, esemplare “wild colour”) in vasca vengono bellamente ignorati (a causa del cibo fornito in abbondanza?) e lo stesso discorso vale per le giovani Ampullarie.

A proposito delle Ampullarie giova menzionare che dopo alcuni tentativi infruttuosi di masticazione, anche con esemplari giovanissimi, non ci sono quasi più state ingestioni, neppure accidentali. Vengono abboccate ma – appena è constatata la durezza del guscio – sono subito risputate, credo quindi le stesse siano state catalogate come “non commestibili”.

Dal punto di vista comportamentale l’atteggiamento è bifronte, ma la “comunicazione” non è entusiasmante, devo ammettere:

  • Osservando la vasca da posizione defilata si nota un sostanziale benessere, il pesce respira regolarmente, ha una colorazione naturale ed omogenea, si muove liberamente in tutta la vasca, non presenta in generale sintomi di stress evidenti.
  • Entrando nel locale (bagno) dove la vasca è ubicata c’è, invece, una precipitosa ritirata verso il rifugio o comunque verso la parte posteriore/più buia della vasca e la successiva uscita – specie se non è l’ora del pasto – è sempre molto titubante.

Credo dipenda dalla posizione molto riparata della vasca, insomma il Polyptetus non è abituato a movimenti, magari repentini, all’esterno del suo piccolo reame acquatico, e reagisce di conseguenza. Vedremo se col tempo le cose cambieranno (plausibile).

E’ trascorso del tempo dal suo arrivo in vasca (gli ospiti sono sempre gli stessi due Ancistrus ed una manciata di Ampullarie (che ora sono cresciute e si sono riprodotte) purtroppo non posso registrare comportamenti meno schivi, resta nascosto dietro la sua radice e torna a ripararvisi se qualcuno si avvicina alla vasca mentre è “allo scoperto”. Non sembra – in questo lasso di tempo – essere cresciuto in lunghezza, quanto piuttosto in … taglia, proverei quindi a definirlo più corpulento.

Permane una certa difficoltà/ritrosia ad assumere bocconi eccessivamente più grandi della sua bocca anche se poi rimasugli in vasca non ne vedo mai: in presenza di certi bocconi (nonostante la presenza delle Ampullarie ed il fatto che due Ancistrus sono marginalmente carnivori) credo di poter immaginare che li lasci ammorbidire per poi archiviare la pratica con suo comodo, magari in ore notturne. Spesso lo si osserva ghermire i bocconi troppo sostanziosi e fuggire al (solito) riparo, dove forse si sente più sicuro, per ingerirli con calma.

Poco da annotare se non il fatto che il crescere della taglia (meno veloce di quanto atteso/temuto) inizia a rendergli difficili i movimenti “al coperto” e – come conseguenza? – che per uscire dal rifugio, ad esempio a nutrirsi, si comporta in modo un po’ strano: tende ad uscire utilizzando sempre le stesse vie, anche se questo gli comporta dei contorsionismi che – col passare del tempo – si fanno sempre più marcati.

E’ infine interessante notare come quando nuota (sovente si muove come se camminasse sul fondo con le pinne) riesce a scivolare rasente al fondo – che è in sabbia finissima – senza smuovere nulla, nè granelli di sabbia ne il (poco, visto che le Ampullarie lavorano bene) sedimento presente.

Accetta senza problemi la “commensalità” degli Ancistrus, specie con il più piccolo dei due che quasi sempre arriva per primo sui bocconi somministrati: se ne è presente più di uno lo lascia fare puntando altrove; se ne rimane/ne è presente uno solo oppure se mirano entrambe allo stesso si limita a morderlo (il cibo!) e poi sfilarlo di scatto dalla ventosa dell’Ancistrus che, di suo, si guarda bene dal reagire: che abbia capito con chi ha anche fare?

Permane – solo marginalmente attenuata dal passare del tempo – la menzionata timidezza in presenza di estranei (che osservano dall’esterno della vasca) ma posso anche annotare che, in caso di osservazione “discreta”, è facile trovarlo disteso all’aperto: ora sulla grossa pietra liscia, ora sulla sabbia sempre vicino alla citata pietra. Questo mi lascia supporre che gradisca l’ambiente in cui si muove e non si senta – ma da chi, del resto? – minacciato in alcun modo.

Aumentano ancora le sue difficoltà a manovrare “al coperto” ovvero quando staziona nella zona più arredata della vasca: tra i vasi delle Vallisneria, la radice che li copre parzialmente, ed il fondo/angolo della vasca. Preferisce comunque uscire (ad esempio al momento della somministrazione del cibo) arretrando verso il fondo vasca piuttosto che avanzare direttamente verso il vetro frontale: accade di rado, insomma, che si precipiti all’aperto.

Tale comportamento però consente di osservare in dettaglio la meravigliosa, già menzionata, complessa funzionalità della caratteristica pinna dorsale: è composta di molteplici “pinnule” ed è retraibile, dalla posizione di completa estensione, agevolando in tal modo il movimento a ritroso (appunto in ambienti ristretti). Giova aggiungere che ogni singolo elemento della lunga dorsale ha una sua – parziale – mobilità indipendente che differisce rispetto alle altre componenti: le diverse “pinnule” possono, insomma, essere mosse individualmente ed in modo differenziato.

Penso che tale ritrosia nell’uscire all’aperto possa avere a che fare con il, prudenziale, desiderio di sentirsi comunque nelle condizioni di rientrare al coperto molto rapidamente ma forse sottolinea anche la necessità di un parziale diverso arredo della vasca, magari fornendo diversi, più grandi (e più numerosi?) nascondigli. Vedremo.

Niente da annotare in merito alle convivenze: gli Ancistrus, e le Ampullarie non sembrano soffrire. Per completare le osservazioni occorrerebbe inserire in vasca pesci non di fondo, e di taglia grossolanamente simile ai suoi bocconi o appena più grandi: non so se avrò modo (e voglia!!!) e tempo di farlo. L’inserimento per causa di forza maggiore – ogni tanto capita a tutti! – di un solitario Macropodus opercularis mi ha, in principio, causato qualche apprensione osservando i comportamenti dei due attori ma alla fine il tutto si è risolto in un “nulla di fatto”! Tale situazione di equilibrio dura ormai da un pezzo. Una osservazione che giudico interessante in ottica di “convivenza” con altri ospito (nella stessa vasca).

Altra osservazione: le Ampullarie sono ormai adulte o quasi e la loro presenza, accanto ai bocconi di “fresco”, sembra talvolta trarlo in inganno (però devono essere davvero vicine perché accada)! Credo sia necessaria una ulteriore verifica però sembra davvero confondersi: sono le Ampullarie che sovrastano “l’odore” dei bocconi di cibo ad ingannarlo o cosa? All’osservazione sembra davvero gli sia necessario un maggiore sforzo di ricerca: sulle prime si allontana dal suo reale obiettivo (i bocconi di cibo “olfattivamente nascosti” dalle lumache) ma successivamente, dopo brevi tentativi in altre direzioni, torna sui suoi passi per una ricerca più approfondita ed allora sembra non sbagliare più … mistero!!!

La galleria fotografica

Pesce dolce Polypterus senegalus

Una immagine – abbastanza inusuale visto il tipo di pesce – di un giovane Polypterus senegalus nuota in acque completamente libere.

Pesce dolce Polypterus senegalus

Immagine scattata – immediatamente dopo l’arrivo – nella prima vasca (75 litri) in cui è stato alloggiato.

Vista d’insieme della vasca estremamente spartana dove – tuttora – il Polypterus è alloggiato.

Un dettaglio della zona di rifugio; successivamente gli arredi verranno leggermente spostati per garantire un maggiore – e più facilmente fruibile – spazio al coperto.

Pesce dolce Polypterus senegalus

Il vetro è sporco – mea culpa! – ma l’immagine è significativa dal punto di vista comportamentale: un Polypterus “sniffa” il fondo in questa maniera quando ha fiutato qualcosa di edule, non importa quanto sia piccola o sia nascosta: la troverà … osservare anche come, per sgusciare nello stretto pertugio, tenga la lunga pinna dorsale completamente chiusa.

Pesce dolce Polypterus senegalus

La caccia continua (siamo sempre nella vasca definitiva). La caratteristica, complessa, pinna dorsale è sollevata marginalmente, verso la coda.

Dettaglio ravvicinato della peculiare pinna caudale (ad un solo lobo, come si nota chiaramente) e della pinna anale, che – in esemplari maturi – è un elemento fondamentale del dimorfismo sessuale.

Crediti e ringraziamenti

Tutte le foto dell’articolo sono personali o appartengono all’archivio di Malawi Cichlid Homepage.

All images are either my own or from Malawi Cichlid Homepage archives.

Bibliografia

Che io sappia – escludendo i trattati scientifici propriamente detti – esiste un solo volume dedicato espressamente ai Polypterus.

Per finire un ringraziamento a NeoGea che – a suo tempo – mi fece pervenire il volume praticamente in anteprima nazionale.




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