fertilizzanti in acquario

I fertilizzanti in acquario: come sceglierli ed usarli

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Abbiamo visto nella prima parte di questo articolo che il ricorso ai fertilizzanti richiede la conoscenza degli stessi e dell’uso specifico a cui sono destinati. In questa seconda parte chiariamo meglio come deve essere pianificata la cura delle piante d’acquario, tenendo presente che i fertilizzanti si usano soprattutto quando le piante sono in buona salute (e quindi li consumano) e non per risolvere situazioni critiche!

Come abbiamo visto precedentemente, prima di iniziare un qualsiasi programma di fertilizzazione, occorre accertarsi che l’acqua ed il fondo della vasca abbiano caratteristiche idonee alla normale nutrizione delle piante. In caso contrario, aggiungere fertilizzanti servirebbe solo ad aumentare l’inquinamento della vasca e a fornire elementi utili alla crescita di alghe indesiderate. Vediamo più da vicino quali sono i prossimi fattori essenziali da tenere attentamente in conto.


Una carenza di elementi nutritivi nell’acqua può produrre, soprattutto nelle piante più delicate, sintomi di fisiopatie, come la perdita delle foglie più basse od una colorazione troppo chiara delle foglie apicali. In questo caso sarà opportuno aggiungere concimi liquidi a base di ferro chelato. (Foto V. Zupo)

Luce:Le piante necessitano di luce! Inutile aggiungere fertilizzanti se la luce è insufficiente. Ciò produrrebbe solo un precoce inquinamento dell’acqua.

Le piante acquatiche assumono radiazioni luminose a lunghezze d’onda comprese tra 400 e 700 nanometri (radiazione fotosinteticamente attiva, detta PAR), pur essendo adattate alle basse irradianze tipiche degli ambienti acquatici. Esse necessitano di una quantità di luce pari a circa 40 microEinstein per metro quadro; in caso contrario l’energia spesa per il normale metabolismo eguaglia (o è superiore) a quella assorbita e la crescita si blocca.

Tale quantità di luce corrisponde a 0,5-1 watt di luce (prodotta da un neon fitostimolante) per ogni litro d’acqua. Poiché, nella maggior parte dei casi, neon tanto potenti provocherebbero problemi all’acquariofilo (spazio nel coperchio, spese di manutenzione), suggeriamo di utilizzare almeno 1 watt per ogni 3-4 litri d’acqua, utilizzando però schermi riflettenti, che raddoppiano virtualmente la potenza delle lampade, e di sostituire i neon ad intervalli di 6-8 mesi, in modo da utilizzarli sempre nelle loro condizioni ottimali.

Le lampade dovranno rimanere in funzione per 10-12 ore al giorno, in acqua perfettamente limpida (utilizzare del carbone attivo, per una settimana ogni 2-3 mesi): se l’acqua ingiallisce, infatti, la PAR, che raggiunge le piante più basse, anche con neon molto potenti, diviene insufficiente per promuovere una corretta crescita.


Quando la vegetazione acquatica diventa abbastanza densa bisogna aggiungere normali dosi di concimi liquidi, come prescritto nelle istruzioni, per sostenerla nel tempo. Foto archivio AP.

Col diffusore una buona crescita

Anidride carbonica: Il carbonio inorganico disciolto (CID) è presente in acqua dolce sotto forma di quattro diverse specie chimiche: anidride carbonica (CO2) acido carbonico (H2CO3,), ione bicarbonato (HCO3) e gruppo carbonato (=C03).

Questi composti influenzano profondamente sia il pH dell’acqua, sia le sue capacità tampone. Benché l’anidride carbonica si disciolga rapidamente in acqua, in condizioni di equilibrio la sua concentrazione nell’acqua dell’acquario è pari a circa 0,5 mg/l.

Le piante, però, assorbono anidride carbonica solo attraverso un sottile (circa mezzo millimetro) strato d’acqua che circonda le foglie. Pertanto consumano rapidamente tutto il gas carbonico presente nelle vicinanze e debbono “attendere” che lentamente altro gas si diffonda dalle zone circostanti.

Si può parzialmente ovviare a questo problema promuovendo una buona circolazione dell’acqua nella vasca, che però tende anche a far esalare nell’aria il surplus di CO2 prodotto dai pesci. In definitiva, per ottenere una rigogliosa crescita delle piante e sfruttare appieno i fertilizzanti disciolti e la luce somministrata, occorre misurare nell’acqua circa 20-30 mg/l di anidride carbonica disciolta.

Questo risultato si ottiene solo utilizzando un apposito diffusore di gas carbonico. Esistono in commercio modelli molto efficienti, che permettono di ottenere questo risultato in modo costante, per lunghi periodi, utilizzando bombole monouso.

Alcune specie di piante (es. Egeria densa) riescono ad assorbire il carbonio di cui necessitano, sotto forma di ione bicarbonato (a pH compresi tra 6,4 e 10,4 gran parte del CID è sotto forma di ioni bicarbonato).

In questo caso, però, il contro-ione (es. calcio o magnesio) finisce per depositarsi sulle foglie, producendo patine biancastre che ostacolano i successivi scambi gassosi. Inoltre numerose specie, come le Cabomba, non sono in grado di assorbire fonti diverse dal gas carbonico disciolto.

Pertanto è importantissimo somministrare anidride carbonica, in modo che le piante non debbano servirsi di questa fonte alternativa, che alla lunga danneggia le foglie.


Disegno di V. Zupo.

Fertilizzanti liquidi:Giungiamo così ai fatidici flaconcini colorati, contenenti un liquido che promette di produrre uno sviluppo incredibile della vegetazione: sfidiamo qualsiasi acquariofilo a giurare di non averne mai versato una dose abbondante, pregustando il piacere di una severa potatura della fitta vegetazione acquatica!

In realtà, nella maggior parte dei casi, i risultati sono abbastanza scarsi. Talvolta, addirittura, si osserva sì uno sviluppo di vegetali, ma sotto forma di alghe patinose o filamentose. Sarà colpa del prodotto? Si tratterà di una miscela dalla composizione errata? Nella maggior parte dei casi la colpa è dell’acquariofilo!

Non si può, infatti, risolvere tutti i problemi di un acquario semplicemente versando qualche goccia di fertilizzante. Occorre, come già ricordato nel precedente numero, applicare un programma organico e razionale di coltivazione delle piante.

Ciò non comporta la necessità di apprendere complicatissimi concetti di chimica e botanica, ma vanno semplicemente sorvegliati scrupolosamente i fattori essenziali sin qui ricordati: acqua tenera, luce abbondante, fondo adeguato, anidride carbonica. Solo a questo punto potremo prendere in considerazione la somministrazione di un fertilizzante.

Il concime liquido, insomma, non va somministrato in acquari malandati, sperando che possa risolvere tutti i problemi di alghe ed acqua sporca. Va invece somministrato in acquari perfettamente equilibrati, per promuovere uno sviluppo ancora più rigoglioso della vegetazione.

Insomma, se le vostre piante sono già ricoperte da una patina di alghe brune, hanno le foglie ingiallite e cadenti, marciscono e stentano a crescere, allora fermatevi ed andate a rileggere la puntata precedente!

Se invece le vostre piante appaiono sane, ma desiderate che crescano ancor più vigorose, allora optate per la somministrazione di un fertilizzante liquido. Per meglio comprendere il problema, immaginate di avere un acquario con dei pesci gravemente ammalati, non più capaci di nutrirsi.

Credete che possa essere utile, in queste condizioni somministrare forti dosi di mangime? E se i pesci muoiono, dopo l’ennesima somministrazione di scaglie, ritenete che il problema possa essere ricercato nella qualità del mangime?

Le somministrazioni di alimento a pesci ammalati, ovviamente, saranno servite solo ad inquinare l’acqua, accelerandone la morte. Parimenti, un qualsiasi nutrimento per piante va somministrato a vegetali in grado di utilizzarlo.


Numerosi elementi, come il ferro, quando sono presenti in soluzione, possono essere assorbiti direttamente dalle foglie. Una volta precipitati al fondo, debbono essere ridotti, prima di poter essere assorbiti attraverso le radici. Una lenta circolazione d’acqua attraverso il fondo e la somministrazione di chelatori permette di riportare in soluzione numerosi ioni altrimenti indisponibili. Disegno di V. Zupo.

Un test per azotati e fosfati

I diversi prodotti in commercio hanno una composizione molto variabile .

A seconda dei programmi di fertilizzazione offerti dai diversi produttori, il flacone acquistato potrà contenere solo ferro chelato, una miscela di macronutrienti, una complessa mistura di chelatori, oligoelementi e metalli. Alcuni contengono anche amminoacidi e vari fattori di crescita.

Come regolarsi? Benché la composizione del prodotto non venga quasi mai dichiarata, sulla confezione sono generalmente riportate indicazioni per l’utilizzatore. Alcuni prodotti contengono esplicite dichiarazioni sul contenuto in ferro. Altri fanno riferimento ai fattori di crescita e agli oligoelementi.

E fondamentale non aggiungere nell’acquario miscele contenenti azoto e fosforo. Questi elementi, infatti, sono sempre presenti in quantità eccessive in un acquario contenente anche pesci (feci, residui di mangime). E’ facile, però, accertarsi che il prodotto acquistato ne sia privo.

Potrete utilizzare i normali misuratori di ammoniaca, nitriti, nitrati e fosfati in commercio. Basterà disciogliere in 5-6 ml d’acqua distillata una goccia del prodotto acquistato ed effettuare poi un test per i principali composti azotati e per i fosfati.

Se la soluzione si colora, sarà bene non utilizzare il prodotto, se invece si mantiene chiara, allora potremo utilizzare il prodotto, senza eccedere nelle dosi, perché superare le dosi consigliate dal fabbricante può produrre inquinamento dell’acqua ed eccesso di nutrienti per le piante.

I composti a base di ferro chelato sono sempre utili, poiché questo elemento tende a precipitare nell’acqua ben ossigenata di un acquario. A questo scopo, sarà utile misurare settimanalmente il contenuto in ferro dell’acqua, ed aggiungere quindi le dosi di fertilizzante necessarie a riportare il valore nel “range” ideale per le piante acquatiche.

Gli altri fertilizzanti dovranno essere utilizzati solo se la vegetazione cresce in modo rigoglioso. L’acqua del nostro acquario,infatti, contiene molto probabilmente dosi sufficienti di magnesio, calcio, zolfo e di tutti gli altri nutrienti indispensabili.

Solo se le piante crescono abbondantemente questi elementi possono essere consumati, rendendo necessarie operazioni di fertilizzazione. In un acquario caratterizzato da vegetazione scarsa o in via di decomposizione, l’acqua conterrà certamente dosi sufficienti di tutti gli elementi utili. Non è necessario, dunque, fertilizzare, ma piuttosto sostituire parte dell’acqua,per eliminare il surplus di ioni in soluzione.


Un fertilizzante liquido va somministrato a piante che dispongano delle condizioni ecologiche di base, altrimenti serve solo ad incrementare lo sviluppo di alghe. Pertanto è necessario somministrare questi concimi in acquari che godano di una vegetazione in buona salute, allo scopo di accelerarne la crescita. Disegno di V. Zupo.

Quando fertilizzare è inutile

Inoltre, molti elementi possono precipitare al fondo in condizioni di elevato potenziale redox. Inutile fertilizzare, in queste condizioni, poiché si produrrebbe solo un’ulteriore precipitazione di elementi al fondo. Meglio, invece, aggiungere un chelatore, o un concime a base di ferro chelato, in grado di riportare in soluzione molti degli ioni ossidati.

Esiste infatti un equilibrio dinamico tra gli ioni del fondo e quelli presenti in soluzione, principalmente regolato dalle proprietà ossidanti dell’acqua: a potenziali redox più bassi (prossimi allo zero) si osserverà una buona dissoluzione di tutti gli ioni, mentre a potenziali redox elevati (maggiori di 30-40 mV) molti ioni precipiteranno, divenendo non più disponibili per l’assorbimento attraverso le foglie.

E utile tenere a mente questo concetto, per non meravigliarsi della scarsa efficacia di alcuni prodotti. Anche in questo caso, non si possono imputare colpe alla qualità dei prodotti utilizzati, ma piuttosto ad un loro uso errato da parte dell’acquariofilo.

In definitiva, il problema della fertilizzazione va affrontato razionalmente, evitando di pretendere che un concime possa risolvere tutti i problemi del nostro acquario. Solo attraverso un serio programma di cura delle piante, sarà possibile per tutti ottenere acquari meravigliosamente erborati, che necessitano di frequenti somministrazioni di fertilizzanti. In questo caso, infatti, le piante saranno in grado di consumare in breve tempo tutti i nutrienti forniti dall’acquariofilo.

Questo articolo è stato pubblicato sul numero 17 – Febbraio 2000 – della rivista “Il mio acquario” la quale ha concesso tale ripubblicazione.




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