Chrenicichla Lugubris: Cronaca di un quasi successo

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Il genere Chrenicichla è costituito da un numero impressionante di specie, tutte autoctone del continente sud-americano. Generalmente questi pesci sono considerati di scarso interesse acquariologico per i seguenti motivi:

  • Sono normalmente ritenuti molto aggressivi; il nome inglese Pike Cichlids (Pike vuol dire Luccio) la dice lunga sul comportamento tipico dei componenti di questo genere
  • Sono pesci che vivono prevalentemente nella parte bassa dell’acquario, per cui potrebbero non risultare molto appariscenti o visibili nella vasca
  • Molte delle specie raggiungono dimensioni eccessive per i normali acquari casalinghi
  • Anche le cosiddette chrenicichla nane sono di difficile allevamento perché, in maggioranza, vivono in acque con caratteristiche chimico-fisiche estreme (molto acide e leggere)

Pesce dolce Chrenicichla Lugubris

Con queste premesse, verrebbe subito da dire:” Ma con tutti i pesci che ci sono, perché mi devo andare a mettere nei casini?” La risposta che mi sono dato io è stata molto semplice:”Mettersi continuamente alla prova è una delle regole di vita dell’acquariofilo”. Chi è d’accordo, mi segua; chi non è d’accordo si metta pure le pantofole……..

Le chrenicichla si acquistano generalmente per ordinazione diretta oppure nei negozi tenuti da veri esperti e appassionati. Vi sconsiglio di ordinare delle Chrenicichla tramite negozianti che non le conoscono o che non le hanno mai allevate; non saprebbero consigliarvi correttamente né sulla specie più idonea alle vostre capacità acquariofile né su le reali esigenze delle singole specie.

Certo potreste consultare insieme al commerciante qualche bel testo, ma credo che non ne verrebbe fuori niente di buono. Secondo me, la cosa migliore è entrare in contatto via internet con appassionati che abbiano esperienza specifica, a meno che non li conosciate già; “chattando” con loro o arrivando a conoscerli di persona per vedere le loro vasche, sarà il modo migliore per maturare proprie concrete convinzioni e fare la corretta esperienza, propedeutica alla scelta della giusta Chrenicichla per la propria vasca. E’ mia intenzione contribuire a tutto ciò, raccontandovi la mia esperienza personale.

La mia prima ed unica (ad oggi) esperienza con questi pesci è nata in virtù dell’amicizia che mi ha legato per anni ad una persona molto nota nel circuito acquariofilo romano, Giancarlo Iocca, un caro amico prematuramente scomparso. Fu lui, conoscendo le mie “capacità” e i miei “difetti”, nonché le mie vasche e le mie tasche (scusate la rima), a scegliere per me la Chrenicichla “giusta”.

Con una certa emozione mi tornano in mente quei momenti, quando mi chiamò e mi disse “Vieni al negozio, ho una sorpresa”; e quanto rimasi deluso vedendo 3 scoloriti pescetti di circa 5-6 centimetri che nuotavano sul fondo di una vasca insieme ad un gruppetto di Cichlasoma Meeki.

“Dai, che mi hai rotto per mesi con le Chrenicichla, queste sono quelle che ti puoi permettere, anzi te le regalo, tanto non vado certo fallito per questo.” Questo era Giancarlo………. Io non avevo ancora aperto bocca e allora lui corse a prendere un bel librone, se non ricordo male si trattava di “The most complete colored lexicon of cichlids”, per farmi vedere delle foto e poi, giù, a darmi dettagli di ogni tipo.

Ovviamente nel giro di pochi minuti, quegli esemplari erano diventati, per i miei occhi, qualcosa di stupendo, assolutamente un pesce con cui mi dovevo misurare.

La vasca

I tre pesci rimasero nel negozio per circa due settimane, il tempo necessario per sistemare al meglio l’acquario che li doveva ospitare. Si trattava di una vasca da 220-230 litri netti, già in funzione da anni con filtraggio biologico.

Tolsi i pesci presenti, lasciando soltanto 1 Pimelodella Picta di circa 13 centimetri ed 1 Chaetostomus Thomasi di circa 6 centimetri, ritenendo che non avrebbero avuto problemi particolari con i ciclidi, almeno nel primo periodo.

Come arredamento lasciai 3 stupendi legni spiaggiati, un anforotto ed una tegola, come potenziali nascondigli per i ciclidi, ed un mattone forato, come nascondiglio per Pimelodella e Chaetostomus; come si vede dalle foto, molto spazio per nuotare; sfoltii un po’ le piante presenti, per evitare che i pesci si nascondessero troppo.

La vegetazione era costituita da Vallisneria, vari tipi di Cryptocoryne e Crynum Natans. Acqua di rubinetto di Roma, non avendo questi pesci esigenze estreme, con termostato tarato a 25°C.

Pesce dolce Chrenicichla Lugubris La vasca dopo 3 mesi dall’allestimento

Alimentazione

Le Chrenicichla sono pesci predatori, in particolare le Lugubris possono raggiungere una lunghezza nettamente superiore ai 20 centimetri. I primi tempi cominciai l’alimentazione con gamberetto surgelato e cibo secco.

Poi, rendendomi conto che la loro ingordigia avrebbe potuto produrre effetti negativi sulla loro salute, decisi di ricorrere principalmente ad una alimentazione “naturale”, ovvero Gambusie vive.

Per i pochi che non la conoscessero, la gambusia è un pesce stupendo, che vive nei nostri stagni, laghi e canali. Se ne trovano anche nei laghetti dove si pratica la pesca. Le gambusie si nutrono di insetti, in particolare di larve di zanzara, ed è per questo motivo che furono importate dall’America negli anni ’20, durante le opere di bonifica dei vari siti italiani, per contribuire alla lotta contro la malaria.

Si sono ambientate perfettamente. Sono pesciolini vivipari, che similmente ai Guppy, danno alla luce dei piccoli avannotti già formati.

Gambusie, in alto il maschio, al centro una femmina con le uova, in basso una femmina senza uova

Insomma, tramite l’immissione periodica nell’acquario di decine di gambusie, ho cercato di stimolare l’istinto predatorio dei miei ciclidi, obbligandoli, inoltre, a “trottare” per mangiare. Ogni tanto arricchivo la dieta con pellets, gamberetto surgelato, larve di camola del miele e lombrichi (molto molto graditi).

Questo sistema mi ha consentito, inoltre, di garantire continuità al regime alimentare dei pesci che, altrimenti, avrebbe subito spiacevoli e frequenti interruzioni a causa del mio lavoro che, in quel periodo, richiedeva molto spesso che mi assentassi da casa per vari giorni.

Il cibo secco utilizzato per alimentare le gambusie serviva anche da alimento integrativo per gli altri inquilini, il Chaetostomus e la Pimelodella; quest’ultima, comunque, si nutriva tranquilamente anche di gambusie.

Nel giro di tre mesi le dimensioni dei tre ciclidi si differenziarono notevolmente, il più grosso aveva raggiunto i 12 centimetri circa, uno dei tre si era fermato a circa 9 centimetri, mentre il terzo aveva raggiunto circa i 10 cm.

Dimorfismo sessuale

Non è assolutamente evidente, soprattutto in esemplari giovani. Nel mio caso mi sono accorto, o meglio, ho intuito, che nel terzetto c’erano due esemplari dello stesso sesso soltanto perchè uno dei tre cresceva molto meno degli altri.

Siccome nella mia esperienza con i ciclidi, mi sono imbattuto spesso in esemplari (soprattutto maschi) che in presenza di un esemplare dominante rallentano fortemente la crescita, vedendo che uno dei tre rimaneva più piccolo, pur mangiando normalmente, mi ero convinto che fosse dello stesso sesso dell’esemplare più grosso.

In pratica non saprò mai se avevo ragione o meno perché, dopo circa tre mesi, arrivato il maggiore alla lunghezza di circa 12 centimetri, cominciò una sorta di stillicidio nei confronti del più piccolo, da parte degli altri due, come se si fosse formata una coppia che voleva liberarsi del terzo incomodo.

E così accadde. Intorno al 4° mese trovai il “piccoletto” morto: misurava poco meno di 10 centimetri, mentre gli altri erano arrivati, rispettivamente, a circa 15 e 13 cm.

Pesce dolce Chrenicichla Lugubris Maschio a sinistra, femmina con la pancia a destra

Nel proseguo i due cominciarono a comportarsi come una vera e propria coppia: cacciavano insieme, si rifugiavano entrambi sotto la tegola, dove cominciarono anche a scavare una sorta di buca. Corteggiamenti veri e propri, tipici di molti ciclidi, non ne ho mai notati. Soltanto quando alla femmina cominciò ad ingrossarsi la pancia, notai un leggero arrossamento dell’addome, ma senza particolare accentuazione dei colori.

Riproduzione

Arrivati alla lunghezza di circa 20 cm, il maschio, e poco di meno la femmina, notai un progressivo accentuamento delle “rotondità” della femmina; in pratica la pancia si andava ingrossando.

Cominciai a sperare che si trattasse di una vera e propria coppia. Le mie aspettative erano alimentate anche dal comportamento dei due esemplari, che per la prima volta davano cenno dei tipici ondeggiamenti e dispiegamenti delle pinne, classici di due ciclidi che cominciano a “flirtare”.

Niente di veramente trascendentale, ma sufficiente ad alimentare le mie speranze. Nel frattempo erano accaduti due ulteriori episodi:

  • non entrando più sotto la tegola, causa le accresciute dimensioni, i due avevano creato un avvallamento scavando nel fondo sotto il legno più grande, in prossimità del quale stazionavano prevalentemente.
  • la Pimelodella era morta, presumo assalita ed uccisa durante la notte, in quanto la trovai un mattino molto mal ridotta.

Erano passati circa nove mesi dal momento dell’arrivo nella mia vasca, tenuto conto del ritmo elevato di crescita, presumo che i due esemplari potessero avere poco più di un anno di età. Alzai la temperatura dell’acqua a 27°C e continuai ad attendere.

La deposizione delle uova

Finalmente, una sera, tornando a casa dal lavoro, mi accorsi che qualcosa era accaduto. I due pesci si alternavano, stazionando e sventolando le pinne pettorali, sopra la buca precedentemente scavata. Ormai si trattava di un cratere molto largo, erano arrivati al vetro di fondo dell’acquario.

E, meraviglia delle meraviglie, sul vetro del fondo erano state deposte centinaia di uova. Purtroppo mi accorsi subito che il legno sotto al quale avevano scavato, era in bilico, a causa dello smottamento subito.

Avrei dovuto prendere la decisione di toglierlo immediatamente, ma sottovalutai il problema o, meglio, non ebbi il coraggio di disturbare la coppia e le conseguenze di questa mia decisione saranno indubbiamente tragiche.

I due ciclidi avevano anche ripulito l’acquario da tutte le gambusie, mangiandosele nel corso delle 24 ore intercorse dall’ultima mia osservazione, effettuata la sera precedente. Forse per fame o forse per non essere disturbati durante la deposizione. Il piccolo Chaetostomus, invece, continuava tranquillamente a brucare le alghe, ignorato come sempre.

Pesce dolce Chrenicichla Lugubris Il maschio osserva il piccolo Chaetostomus Thomasi (la deposizione è avvenuta nell’avvallamento del fondo che si intravede sotto al maschio)

I colori dei due pesci erano particolarmente accesi, con una forte accentuazione dei toni scuri. In particolare la pinna dorsale aveva assunto un bel colore rosso-violaceo, la fascia laterale nera era scomparsa e complessivamente i due avevano assunto un bel colore vellutato marrone-beige, con forte risalto dei puntini neri presenti sulla testa.

L’addome della femmina aveva assunto, inoltre, una delicata colorazione rosa. Il timore di disturbare la coppia, che appariva abbastanza nervosa, mi scoraggiò dal fare ulteriori fotografie, anche perché ritenevo questa deposizione la prima di una lunga serie…..

Per farla breve, la sera del giorno dopo trovai l’acquario in condizioni precarie, il legno sotto al quale era avvenuta la deposizione era adagiato orizzontalmente, l’acqua era molto torbida ed i due pesci erano entrambi boccheggianti in superficie, con le pinne tutte sfrangiate.

Intervenni con un rapido cambio d’acqua ma non avevo vasche o contenitori utiilizzabili per i due ciclidi (tenete conto delle dimensioni), per cui li dovetti lasciare lì. Purtroppo la situazione era già particolarmente deteriorata ed le due Chrenicichla non sopravvissero alla nottata.

Chiaramente le uova erano sparite e perciò non ho potuto nemmeno tentare un allevamento artificiale. Le dimensioni dei due esemplari morti, misurate fuori dell’acqua, erano di quasi 22 cm per il maschio e 20,5 cm per la femmina.

Il dispiacere e la frustrazione che provai per la mia incapacità di intervento, furono tremendi.

La coppia sopra il luogo della deposizione, il maschio in basso, la femmina in alto

Alcune ipotesi sulla causa della morte

Analizzando tutti i fatti avvenuti, credo che la causa scatenante il disastro possa essere fatta risalire alla improvvisa caduta del tronco sulle uova, provocata dai movimenti dei pesci o dalla definitiva perdita di stabilità del tronco stesso.

A seguito di ciò i due pesci si sono, probabilmente, spaventati oppure hanno tentato di spostare il tronco per liberare le uova; questo contesto (immaginate la scena e la tensione che si deve essere creata nella vasca) ha certamente innescato l’istintiva aggressività che si scatena nella maggior parte dei ciclidi quando viene messa a repentaglio la sicurezza della futura prole.

In tal senso i due devono aver cominciato ad aggredirsi vicendevolmente; tenuto conto delle dimensioni dei pesci, confrontate con il ristretto spazio disponibile, la turbolenza degli scontri deve aver peggiorato definitivamente la qualità dell’acqua, probabilmente aumentando repentinamente il valori dei nitriti e riducendo fortemente il quantitativo di ossigeno presente.

Inoltre le ferite riportate ed il mio tardivo intervento, devono aver contribuito in maniera definitiva a condannare a morte le due Chrenicichla.

Comportamento

Sino all’epilogo finale, il comportamento delle Chrenicichla non era mai stato particolarmente aggressivo. Forse si scatenavano dopo lo spegnimento delle luci perché, in effetti, sia la terza Chrenicichla sia la Pimelodella sono state “uccise” in tale periodo. Anche la caccia alle gambusie, si svolgeva essenzialmente dutante la notte.

Tipica posizione, al riparo delle foglie di Cryiptocoryne

In generale posso dire che le mie Chrenicichla avevano un comportamento abbastanza riservato e tranquillo, trascorrendo la maggior parte del tempo nuotando nella parte bassa dell’acquario, sempre rigorosamente in coppia.Ogni tanto si lanciavano in qualche inseguimento nei confronti delle gambusie, ma con le luci accese non ne ho mai vista predare alcuna.

Gli altri due abitanti della vasca non venivano degnati di alcuna attenzione, anche se poi ho trovato la Pimelodella morta: probabilmente tale aggressione si è verificata in concomitanza del raggiungimento della maturazione sessuale della coppia, che potrebbe aver scatenato istinti aggressivi nei confronti di un potenziale predatore della futura prole.

La coppia a spasso per la vasca

Conclusione

Non posso certo dire di aver avuto una esperienza positiva ed esaustiva con Chrenicichla Lugubris in quanto non sono riuscito a chiudere il ciclo naturale riproduzione-nascita-allevamento degli avannotti.

Alcune considerazioni, però, mi vengono spontanee:

  • si tratta di pesci che nella fase giovanile non creano particolari problemi (acqua di rubinetto, mangiano di tutto, non sono territoriali, non sono particolarmente aggressivi verso altri ciclidi);
  • a lungo andare, però, raggiungendo dimensioni ragguardevoli, diventa sconsigliabile il loro mantenimento in acquari inferiori ai 230-250 litri (per una coppia);
  • credo che esemplari adulti possano avere problemi di convivenza con altre specie; personalmente li terrei con altri ciclidi di pari dimensioni solo in vasche di lunghezza superiore a 1,50 metri
  • infine, al contrario della maggior parte dei ciclidi che ho allevato, che alla fine si sono spesso abituati persino a mangiare dalla mia mano, le mie Chrenicichla hanno sempre mantenuto una certa timidezza/discrezione: insomma non mi hanno mai dato molta confidenza!



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