guida per l'acquario di acqua dolce

Breve guida per l’acquario di acqua dolce

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La scelta dell’acquario

guida per l'acquario di acqua dolce

Il primo passo per entrare a far parte di questo fantastico mondo è obbligatoriamente l’acquisto di un acquario. La scelta non è facile perché bisogna tenere conto di tante variabili. Quella che sicuramente influenzerà di più l’acquisto, è la scelta dei pesci che vorremmo ospitare.

Dalle loro caratteristiche comportamentali e ambientali, si può dedurre di conseguenza le dimensioni e le caratteristiche di filtraggio della vasca, ma purtroppo, spesso per motivi di spazio o di denaro, pensiamo prima ad assecondare le nostre “voglie” tralasciando i bisogni dei nostri futuri amici.

I negozianti, inoltre, pensano a vendere l’acquario e anche se avvertono delle tristi conseguenze che si possono verificare, non fanno un’eccessiva resistenza a concludere la vendita (fanno il loro lavoro).

A questo punto risulta fondamentale informarsi prima delle caratteristiche del pesce da noi scelto e poi agire di conseguenza, quindi valutare la spesa, le dimensioni, la manutenzione ecc.
Una regola che resta comunque valida è quella di non cercare di risparmiare all’inizio, anche perché poi ce ne pentiremo, nel senso che l’acquisto di un acquario economico porta con se molti handicap.

Spesso queste vasche hanno sistemi di allocazione dei componenti di filtraggio molto approssimativi e se non ancora esperti, sarà difficile trovare un buon bilanciamento, in modo tale da creare un ambiente adatto per i propri ospiti.

“Chi più spende meno spende”, questo detto rende bene l’idea, poiché un ottimo acquario necessita di minore manutenzione e soprattutto evita, in linea di massima, l’acquisto di medicinali o prodotti chimici per l’equilibrio dell’acqua, che oggigiorno hanno prezzi ancora elevati, per non parlare poi della eventualità che il pesce acquistato muoia.

Un buon acquario completo di tutto, dalla capacità di 100-120 litri può costare intorno ai 350 Euro, dipende poi molto dal rivenditore o dalle varie promozioni che danno la possibilità di fare anche buoni affari. Un’altra variabile che inciderà molto sul prezzo e soprattutto sulle dimensioni, è quella di dedicarsi ad un acquario marino.

Questo, salvo eccezioni, è solitamente più grande (per le caratteristiche dei suoi ospiti), necessita di particolari filtri e luci e di solito viene intrapreso da chi ha già un buon bagaglio di esperienza. I pesci, poi, costano di più, per non parlare poi degli invertebrati che possono arrivare a cifre non alla portata di tutti. Molti lo trovano più affascinante, e forse questo è vero, ma i prezzi e il tempo per questo tipo di acquario aumentano notevolmente.

Un acquario marino di 300 litri completo di tutto, senza pesci e invertebrati particolarmente costosi, può costare intorno ai 2000 Euro.

Per gli amanti del “fai da te” esiste la possibilità concreta di realizzare da soli il proprio acquario. Questa alternativa, tuttavia, è da prendere in considerazione solo per chi ha una certa dimestichezza, altrimenti il rischio di aver speso di più o uguale e con risultati peggiori, e dietro l’angolo. Quindi attenzione, fate bene i vostri calcoli!

Un’alternativa per spendere di meno, infine, c’è. Invece del classico acquario di cristallo ci sono in commercio anche acquari in plexiglass, meno costosi, ma con degli imprevisti, non accettati da tutti. Il plexiglass, infatti, è si più resistente, ma si graffia con molta facilità e inoltre con il tempo tende ad ingiallire.

Rimedio per i graffi c’è, tipo usare particolari paste abrasive, mentre per l’ingiallimento non c’è rimedio.

Dove posizionarlo

La collocazione del proprio acquario risulta fondamentale, perché una volta completato l’allestimento, salvo sconvolgimenti particolari, risulta impossibile spostarlo a proprio volere.
Prendiamo ad esempio un acquario da 70 litri (70x30x40 molto comune nelle nostre case).

Una volta completo di acqua, filtri, ghiaia, rocce e ornamenti vari, può pesare oltre i 130 kg! Quindi, come ripeto, salvo sconvolgimenti, tipo levare totalmente l’acqua, smontare accessori e componenti, o al limite tenere l’acquario sopra un mobile provvisto di robuste rotelle, non si può spostare.

La posizione migliore, la deciderete voi, ma ci sono alcune regole, molto consigliate, da rispettare. Prima fra tutte quella di posizionare la vasca il più possibile orizzontalmente e su un piano robusto. Questo per evitare che l’acquario, con il tempo, si spacchi, o rischi di far cedere la struttura che lo sostiene con le sgradevoli conseguenze che tutti immaginiamo.

Un’altra regola, è quella di posizionare l’acquario in modo che non venga colpito dalla luce del sole, questo per evitare un’anomala crescita di alghe sui vetri e sugli ornamenti e per non provocare sbalzi di temperatura.

Sarebbe gradito, infine, soprattutto per i pesci, evitare di posizionarlo in una zona della casa di continuo passaggio che rischierebbe di stressare troppo i suoi inquilini.

L’allestimento

Una volta trovata la posizione giusta, la prima cosa da fare è la preparazione del fondo. A seconda delle piante che abbiamo intenzione di coltivare, e dei pesci da fondo che vogliamo ospitare, si deciderà le dimensioni e le caratteristiche della ghiaia, o della eventuale sabbia.


Alcuni tipi di sabbia.

Una volta lavata per bene la ghiaia e sistemato il fondo, viene introdotta l’acqua. Un modo per evitare che si creino delle fosse nel fondo, con l’introduzione dell’acqua, è quello di sistemare al centro dell’acquario un secchio e fare in modo che l’acqua tracimi da esso (l’ideale sarebbe un pentolino da cucina d’acciaio che sicuramente non tenderà a venire a galla).

A questo punto sistemeremo le varie rocce (mai calcaree per gli acquari d’acqua dolce) e ornamenti vari, in modo da ricreare un ambiente adatto per i nostri nuovi amici. Nel caso volessimo inserire dei legni, ricordatevi di farli bollire in modo che rilascino gli acidi umici ed evitino così di ingiallire troppo l’acqua.

A questo punto accendiamo il filtro e aspettiamo che si vengano a creare nell’acquario le condizioni ideali per l’introduzione dei pesci e delle piante.

Le piante è bene metterle dopo 24 ore, in modo che l’acqua raggiunga la temperatura impostata: le più alte vanno sul lato posteriore dell’acquario, mentre quelle più basse verranno sistemate davanti; questo va fatto soprattutto per rendere visibile ogni parte dell’acquario, in modo da controllare lo stato di salute di ogni pesce ed evitare che il pesce muoia e non venga più trovato.

Il discorso, quindi, si estende anche alle rocce che dovranno creare sì dei nascondigli, ma sempre visibili all’osservatore esterno.

Solitamente l’attesa per l’introduzione dei pesci è di 3/4 settimane, e con la somministrazione di ceppi batterici si riesce ad ottimizzare al massimo questo periodo. Trascorse le tre/quattro settimane, dopo aver controllato che i nitriti siano definitivamente assenti, possiamo mettere i pesci da noi scelti nel nostro acquario, ma attenzione! L’errore più grande è quello di inserire i pesci senza prima farli adattare gradualmente alla nuova temperatura e alle nuove caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua. Il procedimento migliore è il seguente:

1) immergere nella vasca il pesce con ancora la busta sigillata per 20 minuti circa;
2) trascorso questo tempo fare dei piccoli fori (5-6 della grandezza di una punta di matita) in modo che l’acqua della sua nuova casa entri gradualmente nella busta e attendere altri 15 minuti;
3) liberare il pesce (il discorso è valido anche per i pesci che verranno immessi in seguito).

Può sembrare un procedimento lungo, ma può salvare la vita del nostro nuovo amico.

I filtri più comuni

Generalmente le scatole del filtraggio presenti negli acquari più comuni sono detti filtri biologici bagnati. Qui una pompa fa in modo di convogliare l’acqua in un contenitore chiuso, nel quali sono presenti dei materiali filtranti, come lana di perlon, carbone, cannolicchi, fibre sintetiche ecc.. Tutto questo serve per purificare l’acqua, sia in modo meccanico che biologico.


Fibra sintetica, carbone attivo, cannolicchi.

Il filtraggio meccanico consiste nel trattenere tutte le particelle visibili in sospensione nell’acqua e cioè renderla limpida, mentre quello biologico, molto più importante, consiste nel trasformare in sostanze innocue l’inquinamento invisibile e le varie sostanze altamente pericolose, per la vita dei pesci, che si formano nell’acquario.

Per essere precisi bisogna specificare che non sono né il filtro, né i materiali filtranti che esercitano il filtraggio biologico. Il filtro e i materiali da esso contenuto creano solo le condizioni per l’insediamento delle colonie di batteri che effettuano questo importantissimo lavoro.

Il carbone, infine, serve per togliere coloranti e sostanze velenose ed esaurisce le sue funzioni in media ogni sei settimane, ma questo dipende anche dall’uso che ne faremo. Se useremo il carbone per filtrare un acquario dopo aver usato dei medicinali, questo si esaurisce nel giro di una settimana.

L’allestimento del filtro può essere fatto nella seguente maniera: l’acqua convogliata, deve prima attraversare il carbone attivo, poi la lana e infine i cannolicchi o altri materiali sintetici.

La manutenzione

Per evitare un accumulo eccessivo di sostanze nocive per i pesci, è consigliabile effettuare dei cambi parziali dell’acqua e se non si dispone di pesci da fondo, che tendono a mantenere pulito lo strato ghiaioso, anche la pulizia della ghiaia.

L’acqua va cambiata per il 10% ogni settimana, o al limite per il 35% ogni mese. L’acqua nuova non deve essere prelevata direttamente dal rubinetto, ma fatta riposare per un paio di giorni in appositi contenitori. Questo perché l’acqua che noi beviamo è trattata con il cloro per essere disinfettata e contiene metalli pesanti. Per i pesci, questo, può essere dannoso. Facendola riposare, questi elementi, evaporano. In commercio troviamo anche molti prodotti che permettono una bonifica istantanea dell’acqua e un suo uso immediato.

         
Biocondizionatori di varie marche.

Per pulire il fondo, esistono, anche qui in commercio, degli appositi aspiratori che permettono di pulire la ghiaia senza che questa venga aspirata.


Campana aspirarifiuti.

Il sistema di filtraggio va pulito più o meno ogni due mesi (anche questo lavoro dipende da molti fattori quali la quantità di pesci e del mangime somministrato). Si dovrà sostituire il carbone (se se ne fa uso) e lavare o sostituire la spugna o lana che sia.

I cannolicchi è buona regola non lavarli e non toccarli. Se proprio sarà necessario (nel caso si intasino i condotti del filtro) sarà sufficiente sciacquarli leggermente. Infine controllare che la pompa non sia intasata da alghe o lumache che nel caso saranno rimosse.

Questi materiali, escluso naturalmente la pompa e il carbone che va cambiato, vanno lavati con la stessa acqua dell’acquario, perché così facendo evitiamo di uccidere le colonie di batteri che si sono formate.

Infine, vanno sempre rimosse le foglie delle piante che sono cadute o che stanno marcendo, il mangiare in eccesso e soprattutto eliminare i pesci morti. Tutto questo per evitare che l’acqua si rovini in anticipo.

Fate in modo che i vostri pesci consumino il cibo in uno, massimo due minuti!

L’acqua

Non è sicuramente questa la sede adatta per trattare in modo specifico le varie caratteristiche che può assumere l’acqua, ma è bene sapere che spesso da esse dipende la salute dei nostri pesci. Ognuno di questi, trova il proprio habitat naturale nell’acquario grazie a dei valori chimici adatti a lui. È importante sapere quali sono prima di introdurlo nell’acquario.
Si deve tenere conto della temperatura, dei nitrati, dei nitriti, della durezza dell’acqua, del valore del ph ecc. ecc.


Test di varie marche.

Spesso i negozi specializzati sono disposti a consigliarvi sulla compatibilità tra le varie specie adatte a quei particolari valori e inoltre sono anche disposti a farvi dei test dell’acqua gratuitamente.
Il consiglio è quindi di appoggiarvi a loro durante i primi passi, e specializzarvi poi con dei libri che trattano di questo argomento fino a comprare dei kit appositi per la misurazione.

Non vi impaurite, di solito, controlli frequenti e precisi vanno fatti solo per particolari pesci o situazioni, ma di tanto in tanto non guasta mai dare una controllatina, anche perché dai dati che usciranno si possono capire gli eventuali disagi o malattie che possono affliggere i nostri pesci.

Le piante

Oltre ad essere l’elemento decorativo per eccellenza, le piante sono di grande importanza per l’equilibrio biologico dell’acquario. Esse, infatti, aiutano a limitare l’inquinamento dell’acqua, poiché si nutrono di quelle sostanze nocive per i pesci, come ad esempio i nitrati e come tutti sappiamo attraverso la fotosintesi trasformano l’anidride carbonica in ossigeno.
Naturalmente anche loro avranno bisogno di cure, delle luci particolari e soprattutto di fertilizzanti ogni 15-20 giorni.

      
Fertilizzanti di varie marche.

In commercio troviamo diversi tipi di prodotti sotto forma di liquidi, pasticche, polvere o terriccio, ma essenzialmente contengono tutti gli stessi principi attivi: ferro, sali minerali, acidi umici e ammoniaca. Da non dimenticare l’apporto di C02 (anidride carbonica) fondamentale per una crescita rigogliosa.

Vediamo ora di elencare le piante più comuni e relativamente facili da coltivare, precisando che molte di esse sono piante che nascono e vivono in superficie, ma adattate alla vita in acquario:

– Cabomba caroliniana una delle più attraenti piante a stelo.
– Vallisneria spiralis, molto diffusa, robusta, da tenere in vasche alte, misura dai 25 ai 50 cm.
– Higrophila difformis, anch’essa molto diffusa, decorativa, versatile, cresce con rapidità.
– Elodea, molto apprezzata e diffusa, ha fusti molto lunghi e poco ramificati, è inadatta ad acqua acida.
– Anubias barteri, ha foglie dure e lanceolate, arriva a 10 cm di altezza, adatta per il davanti della vasca.
– Echinodorus tenellus, in gergo detta “praticello”, questa pianta cresce rapidamente fino a formare un compatto “tappeto erboso”.
– Rotala macrandra, molto richiesta per i suoi colori variopinti, ha bisogno di molta luce.

    

La scelta è molto ampia e se volete saperne di più vi consiglio di chiedere al vostro negoziante e magari comprare qualche libro specifico, inoltre non dimenticatevi che le piante vanno scelte anche loro in base ai pesci che vorrete ospitare.

Pesci con pinne ampie (ad esempio scalari) si troveranno a loro agio con piante aventi foglie strette che non disturberanno il loro movimento; piante particolarmente delicate o con radici non robuste, sono da evitare se si avrà intenzione di ospitare molti pesci da fondo o ciclidi africani.

Fate in modo, infine, di non trasformare l’acquario in una foresta tropicale subacquea, questo creerà solo confusione e disagi per i pesci.

I pesci per iniziare

La natura ci offre un’immensa varietà di pesci, ma non tutti sono adatti ai neofiti. Molti di essi, infatti, richiedono delle cure particolari, degli acquari particolari e di condizioni ambientali molto difficili da ricreare e mantenere. Il mio consiglio è quindi di iniziare con pesci facili da gestire e poco costosi, in modo da imparare gradualmente le regole dell’acquariofilia ed evitare spiacevoli inconvenienti.
Con il tempo e con un po’ d’esperienza, arriveremo ad affrontare situazioni sempre più complesse, ma anche molto più ricche di soddisfazioni ed emozioni.

Vediamo quali sono le specie più comuni che troviamo negli acquari:

Tra la famiglia dei poecilidi troviamo innanzitutto il guppy, conosciuto anche come lebistes o pesce milione, il black molly, il platy e il portaspada. La caratteristica principali di questa categoria di pesci è che sono molto facili da riprodurre, non sono molto esigenti e possono assumere svariate colorazioni.

Nella famiglia dei ciclidi possiamo menzionare gli scalari, abbastanza pacifici e relativamente facili da allevare, gli apistogramma, molto colorati, e il pesce trofeo. Questi pesci, come altri ciclidi, sono definiti pesci territoriale e quindi, con il tempo, possono diventare aggressivi ed è quindi consigliabile ospitarli in acquari grandi se di comunità o in acquari dedicati solo a loro.

Una famiglia ricca di specie molto diffuse è quella dei ciprinidi e troviamo: la rasbora, il barbus tetrazone, il danio zebrato, l’acanthophthalmus kuhilii (occhio spinoso) e molti altri tra cui anche il “pesce rosso”. Questi pesci, in genere di dimensioni contenute, sono pesci di branco e quindi non vanno mai tenuti da soli, ma almeno 4-5 unità.

Continuando la nostra “esplorazione” troviamo i pesci appartenenti alla famiglia dei caracidi. Primo fra tutti il famosissimo neon, poi troviamo l’hasemania nana, il gimnocorymbus ternetzi e l’hemigrammus erythorozonus. Anche questi sono pesci di branco e vale il discorso fatto per i ciprinidi in generale.

Questi gli altri pesci, anche di altre famiglie, che possiamo allevare: il betta splendes, più conosciuto come pesce combattente (molto bello); il trichogaster trichopterus (guarami blu); il pesce invisibile o pesce di vetro; il gourami perla (molto timido) e il discus (molto bello, ma anche molto costoso e che richiede molte attenzioni!).

Infine, troviamo i pesci comunemente chiamati da fondo. Il più rinomato per la sua resistenza e longevità (può vivere più di 20 anni) è il coridoras che preferisce vivere in branchi di almeno 4 esemplari (si trovano molte varietà più o meno costose); troviamo poi i vari loricaridi, molto timidi, ma grandi mangiatori di alghe e per finire vi consiglio, nel caso nell’acquario nascono delle chioccioline, il botia macranthus.

Per concludere, voglio invitarvi a comprare dei libri (in commercio ce ne sono tanti) dedicati alle singole specie che vorrete allevare, in modo da poter approfondire l’argomento e far si che ai vostri ospiti non manchi niente, oppure potete consultare le schede di AcquaPortal o gli articoli che trovate al suo interno.

Non fatevi imbrogliare

Spesso capita di vedere negozianti che per incompetenza o per menefreghismo vendono pesci colorati artificialmente. I pesci, in questi casi, non sono costretti ad assimilare attraverso l’acqua o il mangime sostanze chimiche che ne esaltino oltre misura la livrea, bensì ricevono direttamente nel loro corpo i coloranti tramite iniezioni effettuate con grande maestria e sadismo dagli specialisti tailandesi.

I pesci in questione sono soprattutto i chanda e i coridoras albini o aeneus. Entrambe le specie non hanno colori esaltanti, dato che il primo è quasi trasparente e il secondo, può essere bianco o di colore marrone. Se vi capita di entrare in un negozio che vende chanda con contorni verdi, rossi, blu ecc., o coridoras con la parte inferiore del corpo rossa, bluo verde, uscite immediatamente o fategli presente che sta vendendo pesci maltrattati e prossimi alla morte!!!

Inoltre, dispiace dirlo, ma purtroppo è così, una grande percentuale di negozi di animali che vendono anche pesci tropicali, spesso non conoscono affatto l’acquariofilia e le esigenze dei pesci. Quindi è sempre meglio rivolgersi a negozi specializzati soprattutto in acquariofilia, o cmq non prendere per buono, almeno all’inizio, nessuna informazione.

Molto dipenderà da voi! Non fatevi prendere dalla fretta di comprare l’acquario, informatevi, leggete, chiedete! Questo, ve lo assicuro, vi farà risparmiare molto denaro!




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