alghe e infusori

Alghe e infusori: Cibo vivo da allevare

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Iniziando ad allevare e riprodurre killi, uno dei primi problemi che si pongono è quello riguardante la loro alimentazione, molte specie infatti rifiutano i mangimi industriali in fiocchi e alcune accettano addirittura solamente cibo vivo che l’allevatore deve quindi impegnarsi a mantenere stabilmente avviando varie colture a secondo delle proprie esigenze.

In questo articolo vorrei in particolare concentrarmi sull’allevamento di infusori e alghe unicellulari (con le quali alimentare la coltura di dafnie) visto che i loro metodi di mantenimento mi hanno suscitato particolare interesse e su di essi ho raccolto diverse informazioni considerando anche che sono argomenti trattati solitamente in modo non del tutto esuriente.

Gli infusori

Gli infusori come tutti ben sanno sono un alimento che si rivela spesso importantissimo nell’accrescimento degli avannotti di ovipari, è fondamentale infatti ricreare (anche per i minuscoli neonati) un ambiente ricco di organismi che possano nutrirli e assicurargli i nutrienti indispensabili nel primo periodo della loro vita.

Infusori è un termine generico posto ad indicare tutti i piccoli “esserini” (ciliati, rotiferi…) che si sviluppano da infusi veri e propri di sostanze organiche ( la letteratura specializzata riporta spesso le ricette con fieno o bucce di banana…) in acqua.

Ovviamente all’interno di queste colture si deve provvedere ad inoculare alcuni di questi microrganismi (contenuti ad esempio nell’acqua di uno stagno o perché no in quella del nostro acquario o ancora da un’altra coltura già avviata) , infatti dalle colture non si sviluppano (secondo la opinione più diffusa) i ciliati per in nostri avannotti ma i batteri che servono a parameci e rotiferi come nutrimento.


Rotifero

Dall’infuso di fieno ad esempio si sviluppa il Bacillus subtilis che funge da cibo appunto per lo sviluppo dei ciliati come i parameci.

Questo metodo è però un po’ laborioso e poco pratico per cui ora ho adottato un metodo diverso che si basa sull’utilizzo del cavolo navone al posto del fieno ( o delle foglie di insalata o delle bucce di banana).

Coltura con cavolo navone:
Per un coltura massiva di infusori è ideale questo tipo di infuso, praticamente si prende un cavolo e lo si taglia a dadi di 1cm di lato che si lasciano seccare e possono poi essere conservati in una scatola chiusa anche per tre anni.

Per la preparazione di una coltura basta poi mettere 2-3 pezzetti di cavolo in mezzo litro di acqua (io uso quella dei cambi parziali), dopodichè i batteri si sviluppano rapidamente, dopo circa due giorni si trovano piccoli ciliati poi dopo una decina di giorni la coltura brulica finalmente di tanti parameci visibili a occhio nudo che assumono l’aspetto di una nuvola di colore bianco.

Quando si vorrà alimentare la coltura e aumentare il numero di parameci sarà sufficiente aggiungere pezzetti di cavolo navone stando però sempre attenti a non “soffocare” la coltura aggiungendo troppo materiale organico che va a sottrarre ossigeno.

Coltura di latte:
Un altro metodo che ho trovato (ma non ho ancora sperimentato) è basato sull’uso di latte come alimentazione della coltura. A 100 ml di soluzione si aggiunge una goccia di latte e si agita. Dopo un paio di giorni (quando la soluzione si è schiarita) si aggiunge un’altra goccia di latte. In questo modo si possono ottenere buone quantità di Paramecium caudatum e Stentor coereleus (che si possono trovare in acque stagnanti in quantità massive).


Paramecium caudatum e Stentor coereleus

La coltura è semplice da preparare ma richiede una certa attenzione aggiungendo regolarmente qualche goccia di latte come nutrimento e dopo un po’ di tempo la coltura deve essere rinnovata del tutto o inizia a maleodorare.

Le alghe unicellulari

Per le dafnie esistono varie metodologie di nutrimento, chi si affida ai prodotti industriali , o alle ricette con la farina di avena, personalmente sto cercando di provvedere alla loro alimentazione mediante la coltivazione di alghe unicellulari che verrano da loro filtrate durante le somministrazioni.


Dafnia

Questa estate ho osservato che, in una bacinella che avevo lasciato all’aperto contenente acqua dei cambi e potature delle piante, si erano sviluppate una miriade di alghe unicellulari tanto da tingere il liquido di un verde intensissimo. Ho prelevato diverse volte questa soluzione e (dopo un rapido filtraggio su un colino) la somministravo alle mie dafnie con buoni risultati.

Ora mi sono documentato su come poter mantenere stabilmente questo tipo di alimento e ho trovato parecchie cose interessanti.

Anzitutto osservando al microscopio ho potuto identificare che nella soluzione era presente in gran parte il flagellato Euglena (probabilmente Euglena gracilis) ed ora vado a illustrare le informazioni che ho trovato per mantenerlo.


Euglena gracilis

La coltura nella quale si deve iniettare l’inoculo è costituita da 1-2 cm di torba da giardinaggio bollita (sempre presente nella casa dei killofili che riproducono annuali) alla quale vanno aggiunti 200 ml di acqua e un pezzetto di formaggio (piccolo piccolo 0,5 mm per il volume di liquido consigliato).

Essa va mantenuta (coperta con cellofan per proteggerla dalla polvere) accanto a una sorgente naturale di luce.Gli organismi si sviluppano molto rapidamente e per parecchie settimane dopodichè la coltura va rinnovata pur rimanendo in essa (per mesi) cellule vegetative e forme incistate che possono essere utilizzate come inoculo per nuove colture.

Da queste colture prelevo regolarmente il necessario per nutrire le dafnie e reintegro il volume prelevato con altrettanta acqua da uno dei miei acquari.

Diego Montanari




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