Acquario di Calci

Acquario di Calci

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L’“Acquario di Calci” fa parte del Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, ospitato nella Certosa di Pisa, presso Calci, un complesso monumentale tra i più belli della Toscana che ospita, oltre al Museo di Storia Naturale, il Museo Nazionale della Certosa Monumentale.

L’“Acquario di Calci” è dedicato alla biodiversità dei pesci nelle acque dolci e si compone di 37 vasche, per un totale di circa 60.000 litri d’acqua, distribuite in 5 ambienti in passato occupati dalle cantine della Certosa. Tra gli acquari esclusivamente dedicati alle acque dolci è sicuramente il più grande d’Italia.

Sala delle scogliere d’acqua dolce

Apre il percorso la “Sala delle scogliere d’acqua dolce”, dove si trova una vasca (di 2 metri per 2 metri) dedicata alle scogliere del lago Tanganica, il secondo lago più grande dell’Africa e uno dei luoghi al mondo con il tasso di biodiversità maggiormente elevato.

Nella vasca nuotano decine di ciclidi del genere Tropheus appartenenti a specie diverse perennemente in attività riproduttiva e non dediti alla predazione della prole. E’ davvero uno spettacolo meraviglioso vedere adulti e piccoli che nuotano insieme!

Sala della Evoluzione

Il percorso prosegue con la “Sala della Evoluzione” caratterizzata da 23 vasche da 700 a 1200 litri ciascuna.

Le vasche sono organizzate in modo da offrire una panoramica dei principali gruppi dei pesci d’acqua dolce, seguendo un ordine filogenetico, iniziando con le specie e appartenenti a gruppi più primitivi per finire con quelle di gruppi con caratteristiche maggiormente derivate. La scelta delle specie è stata effettuata anche tenendo conto della  loro spettacolarità.

I pesci cartilaginei

Le razze potamotrigonidi costituiscono l’unico gruppo esclusivamente d’acqua dolce tra i pesci cartilaginei (squali, razze, torpedini, chimere). L’adattamento alla vita nelle acque dolci è stato necessariamente accompagnato da svariati aggiustamenti fisiologici, principalmente legati all’osmoregolazione.

Le potamotrigonidi, infatti, a differenza degli altri pesci cartilaginei hanno perduto la capacità di concentrare urea nel sangue e la funzionalità della cosiddetta ghiandola rettale, che nell’ambiente marino viene utilizzata nell’escrezione del cloruro di sodio in eccesso.

Nella vasca dedicata dell’acquario sono ospitati alcuni esemplari di Potamotrygon motoro.

I fossili viventi

Una porzione estremamente limitata della diversità dei pesci ossei è rappresentata da un piccolo numero di specie ittiche anatomicamente primitive e dalle caratteristiche fisiologiche ed ecologiche inusuali che popolano le acque interne dei cinque continenti principalmente nelle fasce climatiche tropicale e subtropicale.

Queste specie costituiscono gli ultimi rappresentanti di quei gruppi che dominarono gli ambienti acquatici durante le ere paleozoica e mesozoica, per i quali le acque dolci di fatto rappresentano aree rifugio all’interno delle quali è stato possibile superare le numerose fasi di crisi ed estinzione che le comunità biologiche del pianeta hanno affrontato nel corso degli ultimi 400 milioni di anni. Alcune delle prime vasche sono dedicate a questi ‘fossili viventi’

I dipnoi o pesci polmonati, molto diversificati e comuni a partire dal periodo Devoniano (da 395 a 345 milioni di anni fa) fino a tutto il Triassico (da 250 a 200 milioni di anni fa), sono oggi rappresentati da sole sei specie delle quali quattro vivono in Africa, una in America meridionale ed una in Australia.

A causa del possesso dei polmoni, i dipnoi furono considerati anfibi o rettili al momento della loro scoperta negli anni ’30 del XIX secolo. I dipnoi africani, noti anche come protopteri, sono piuttosto comuni nelle paludi, negli stagni e nei laghi dell’intero continente.

Grazie ai polmoni questi pesci riescono ad ottenere fino al 90% dell’ossigeno di cui hanno bisogno direttamente dall’atmosfera. La loro notorietà è dovuta alla loro capacità di superare il disseccamento dei loro habitat durante la stagione secca grazie alla capacità di estivazione, costruendo un bozzolo fangoso sotterraneo, ad una profondità di 25 centimetri, all’interno del quale restano normalmente dormienti per 7-8 mesi e dal quale riemergono all’inizio della stagione delle piogge.

I protopteri appartengono al gruppo dei sarcopterigi, pesci ossei che presentano pinne carnose lobate e, durante le fasi giovanili possiedono branchie esterne, un’altra delle caratteristiche che spinse i primi naturalisti che li studiarono a considerarli anfibi.

Nelle vasche della galleria è ospitata la specie africana Protopterus annectens. Poiché i sarcopterigi sono il gruppo da cui hanno avuto origine gli anfibi, abbiamo voluto dedicare una vasca a questa classe di vertebrati ospitando i famosi Axolotl (Ambystoma mexicanum).

I polipteri o bichir sono senza alcun dubbio gli actinopterigi (i pesci con pinne sostenute da raggi) morfologicamente più primitivi. Le relazioni di parentela di questi pesci sono state dibattute a lungo, principalmente a causa della peculiare combinazione di caratteristiche possedute, tra le quali spiccano le pinne pettorali lobate, le spesse scaglie rombiche, i polmoni, e la valvola intestinale spirale.

I polipteri possono vivere in acque caratterizzate da bassissimo tenore di ossigeno disciolto grazie alla capacità di utilizzare ossigeno atmosferico attraverso i polmoni. Le vasche della galleria ospitano due specie africane, Polypterus senegalus e Polypterus delhezi.

I lepisostei, sono caratteristici degli acquitrini, degli stagni e delle paludi retrostanti fiumi e laghi dell’America centrale e meridionale e di Cuba, dove si nutrono di pesci e di una vasta gamma di invertebrati.

Questi pesci, dal corpo e dal muso estremamente allungati, possiedono uno scheletro molto robusto ed una densa copertura di spesse scaglie quadrangolari. Una delle caratteristiche più interessanti dei lepisostei riguarda la tossicità delle uova, generalmente di un acceso colore verde, che possono causare addirittura la morte qualora ingerite. In una vasca della sala è ospitata la specie Lepisosteus oculatus.

Nel tentativo di rispettare la diversità osservata in natura, la gran parte delle vasche è dedicata ai Teleostei, pesci con ossificazione dello scheletro completa, che hanno dato origine a numerose linee evolutive che hanno occupato le acque dolci durante gli ultimi 150 milioni di anni.

I Teleostei

Gli Osteoglossiformi sono considerati uno dei gruppi più primitivi tra i Teleostei viventi. Questo gruppo estremamente eterogeneo popola le acque dolci di tutti i continenti eccetto l’Europa, dove tuttavia era presente in epoche passate.

Il gruppo deve il suo nome ad una peculiare caratteristica anatomica legata al possesso di denti piuttosto sviluppati sulle ossa di supporto alla lingua, che possono occludere contro superfici similmente dotate di denti ubicate sulla volta del palato.

Alcuni osteoglossiformi hanno sviluppato una raffinata elettrosensorialità attraverso la capacità di produrre e recepire deboli campi elettrici, una caratteristica preziosa per la localizzazione di oggetti in specie attive durante la notte o tipiche di acque ad elevata torbidità.

Nelle vasche della sala sono ospitati: Osteoglossum bicirrhosum e Gnathonemus petersii.

A livello globale gli habitat dulcicoli sono dominati, sia a livello di specie sia di individui, dagli Ostariofisi, un gruppo straordinariamente diversificato che comprende oltre la metà delle circa 15.000 specie ittiche d’acqua dolce.

Quasi tutte le numerosissime specie appartenenti a questo gruppo condividono due caratteristiche interpretabili come risposta adattativa alla vita nei grandi bacini fluviali ed alla ridotta visibilità dovuta alla frequente elevata torbidità delle acque.

Il primo adattamento riguarda una serie di ossa annesse alla porzione anteriore della colonna vertebrale, il cosiddetto “Apparato di Weber”, che consente la trasmissione dei suoni dalla vescica natatoria all’orecchio interno attraverso un complesso movimento dei vari componenti ossei.

La seconda caratteristica tipica degli Ostariofisi è il segnale di allarme chimico prodotto da specializzate cellule dermiche, che viene rilasciato nell’acqua in seguito all’attacco da parte di un predatore consentendo una serie di reazioni di fuga coordinate tra conspecifici.

All’interno degli Ostariofisi sono riconoscibili alcuni ordini principali tra i quali tre, i Cipriniformi, i Caraciformi ed i Siluriformi, sono quelli contenenti il maggior numero di specie.

Rappresentanti di tutti e tre questi ordini sono ospitati nelle vasche. In particolare sono presenti il “terribile” pesce tigre africano (Hydrocynus goliath), i piraña (Pygocentrus nattereri) e il Leporinus fasciatus per quanto riguarda i Caraciformi. Il rarissimo pesce cieco Phreatichthys andruzzii per i Cipriniformi e il pesce trasparente Kryptopterus bicirrhis per i Siluriformi.

Tra gli Ostariofisi, le vasche della sala ospitano anche il pesce fantasma nero (Apteronotus albifrons) appartenente al gruppo dei Gimnotiformi.

Teste di serpente

I pesci “testa di serpente” sono voraci predatori abbastanza comuni nelle paludi e negli stagni della fascia tropicale di Africa ed Asia.

Grazie alla camera suprabranchiale, una struttura globosa annessa agli archi branchiali che consente di respirare ossigeno direttamente dall’atmosfera, questi pesci sono capaci di percorrere lunghi tratti fuori dall’acqua, spostandosi da un’area paludosa all’altra, riuscendo così a colonizzare rapidamente ampi territori.

Alcuni pesci “testa di serpente” possono superare il metro di lunghezza ed oltre 20 chilogrammi di peso. Una vasca della “Sala della evoluzione” ospita la specie dalla livrea variamente colorata Channa pleurophthalma.

I Ciclidi

Con oltre 1300 specie descritte fino ad oggi, i ciclidi costituiscono uno dei gruppi di Teleostei maggiormente diversificati nelle acque dolci, secondi solo agli Ostariofisi. Moltissime di queste specie sono estremamente popolari tra gli acquariofili per la varietà delle loro forme e colori, i comportamenti riproduttivi e le spettacolari cure parentali.

I ciclidi sono certamente tra i pesci maggiormente studiati dai biologi evoluzionisti a causa delle straordinarie radiazioni adattative, soprattutto nei grandi laghi dell’Africa orientale, all’interno dei quali costituiscono il gruppo maggiormente diversificato.

Circa 400 specie popolano le acque dolci dell’America centrale e meridionale ed alcune decine di specie vivono in Madagascar, India, Sri-Lanka, Iran e medio-oriente. Le vasche della sala ospitano: discus (Symphysodon aequifasciatus) e scalari (Pterophyllum scalare), petenie rosse (Petenia splendida), tilapie (Tilapia buttikoferi), il ciclide Midas (Amphilophus citrinellus) e ciclidi del lago Malawi.

I Pesci palla

I Pesci palla costituiscono l’apice, il punto terminale della storia evolutiva percorsa dai pesci teleostei nelle acque dolci del pianeta. Questi pesci dall’aspetto bizzarro devono il loro nome alla capacità di gonfiarsi in caso di pericolo fino ad assumere una forma sferica, attraverso l’ingestione di aria o acqua all’interno di un diverticolo dello stomaco fortemente elastico.

La pelle di questi pesci oltre ad essere dotata di una notevole elasticità è densamente coperta di spinule ed i visceri contengono percentuali talvolta molto elevate di tetrodotossina, un alcaloide mortale anche a bassissime dosi. Sebbene il gruppo sia prevalentemente marino, diverse specie vivono nelle acque dolci dell’America meridionale, dell’Africa e dell’Asia meridionale.

Nelle vasche della sala sono ospitati il pesce palla del fiume Congo (Tetraodon mbu) e il pesce palla del Nilo (Tetraodon lineatus).

Tartarughe

Infine, nelle ultime due vasche, è documentato  il ritorno all’ambiente acquatico dei tetrapodi, .nel caso specifico esemplificato da due specie di tartarughe. La tartaruga “naso di porcello” (Carettochelys insculpta), diversa da qualsiasi altra specie di tartaruga d’acqua dolce, con le zampe anteriori trasformate in vere e proprie pinne (come le tartarughe marine).

Carettochelys insculpta

Il naso sembra quello di un maiale, con le narici poste nella porzione terminale del  muso carnoso e il carapace di colore grigio o oliva è ricoperto di pelle. Infine, la tartaruga mata mata (Chelus fimbriata) deve il suo nome alle sue capacità predatorie.

Chelus fimbriata

La mata mata è un animale bizzarro, con il corpo interamente ricoperto di escrescenze carnose che hanno la funzione di mimetizzare il più possibile l’animale nell’ambiente circostante.

Di norma la mata mata resta nascosta nel fango tra la vegetazione dei corsi d’acqua e, al passaggio di pesci, anfibi o invertebrati, spalanca di colpo la bocca creando all’interno di questa una pressione negativa grazie alla quale le prede vengono “aspirate” molto rapidamente.

Due ulteriori sale sono dedicate alla fauna ittica dei vari continenti. La prima sala, allo stesso livello della Sala della evoluzione, è dedicata alla fauna europea e africana, mentre la sala situata nel locale ipogeo è dedicata alla fauna americana e asiatica.

Apalone

Sala Europa e Africa

In questa sala sono posizionate quattro vasche di circa 3.000 litri ciascuna. In due di queste è sono esposte alcune specie tipiche della fauna ittica europea. In particolare, una vasca è dedicata ai pesci del territorio toscano, con esemplari di carpa (Cyprinus carpio), di anguilla (Anguilla anguilla), di cavedano (Squalius squalus) e di rovella (Rutilus rubilio).

L’altra invece raccoglie due specie di storione (non presenti in Italia), lo sterleto (Acipenser ruthenus) e lo storione siberiano (Acipenser baerii).

Le due vasche dedicate all’Africa contengono ciclidi dalla testa gibbosa del lago Tanganica (Cyphotilapia frontosa), ciclidi gioiello (Hemichromis bimaculatus), ciclidi del Madagascar (Paretroplus menarambo) e due grandi esemplari di pesce giraffa, lo spettacolare siluriforme Auchenoglanis occidentalis.

Sala America e Asia

La sala ipogea ospita sette grandi vasche di oltre 3.000 litri ciascuna, cinque dedicate alla fauna americana e due a quella asiatica. La prima vasca ospita un grande esemplare di Arowana (Osteoglossum bicirrhosum) di 80 cm di lunghezza e una grande potamotrigonide  (Potamotrygon hystrix).

Nella seconda vasca sono ospitati due esemplari di luccio alligatore (Atractosteus spatula) del gruppo dei Lepisosteiformi; il nome comune di questo pesce è dovuto alla grande testa appiattita e alle file di denti visibili anche quando il pesce ha la bocca chiusa; si tratta della specie più grande tra tutti i lepisostei, che può raggiungere i 3 metri di lunghezza e un peso di 90 chili.

Questo pesce è noto per la sua abilità di sopravvivere fuori dall’acqua per alcune ore; questa sua capacità gli consente di percorrere brevi tratti in zone asciutte localizzate tra i corsi d’acqua.

Una vasca è dedicata ad un enorme esemplare di pesce gatto dalla coda rossa (Phractocephalus hemioliopterus), del peso di circa 5 kg. Sempre nel settore americano, una vasca ospita i coloratissimi e simpatici pesci Oscar (Astronotus ocellatus).

Infine, l’ultima vasca dedicata al continente americano ospita 12 esemplari adulti di piraña (Pygocentrus nattereri). Questi pesci, caratterizzati da un ventre rosso e da una copertura di scaglie brillanti, nonché da  denti affilatissimi catturano costantemente l’attenzione dei visitatori.

Le due vasche dedicate all’Asia ospitano varie specie interessanti. I Labirintici, rappresentati dai gurami giganti (Osphronemus laticlavius), devono il loro nome ad un organo suprabranchiale (simile a quello dei pesci “testa di serpente”), una struttura densamente plicata a formare una sorta di labirinto e localizzata nella porzione superiore del primo arco branchiale, attraverso il quale possono respirare aria e sopravvivere in stagni o acquitrini soggetti a periodiche eutrofizzazioni.

In diverse specie di Labirintici il maschio produce un nido galleggiante formato da bolle d’aria e muco all’interno del quale vengono deposte le uova. Il gurami gigante può raggiungere 80 centimetri di lunghezza ed è molto apprezzato nel sudest asiatico per la delicatezza delle sue carni.

I pesci coltello (Chitala chitala) sono caratterizzati dalla pinna anale e caudale fuse insieme a formare una unica pinna che ricorda la lama di un coltello. Gli esemplari presenti nell’acquario hanno ormai quasi dieci anni ed hanno acquisito una taglia considerevole.

Infine sono ospitate nel settore dedicato all’Asia anche due specie di pangasio: Pangasionodon hypophthalmus e Pangasius sanitwongsei, tristemente famosi per finire, sotto forma di filetti, come cibo in alcune mense di qualità mediocre.

Sala delle carpe Koi

L’ultima sala, caratterizzata da una piscina di circa 10.000 litri, è dedicata ai pesci rossi e alle carpe Koi, ovvero ai ciprinidi ornamentali allevati inizialmente in Estremo Oriente e ormai diffusi in tutto il mondo. I pesci rossi sono talmente confidenti che possono essere “accarezzati”.

Infine una nota sul progetto dell’acquario.  Desmond Morris, nel 1968, parlando della sua prima visita ad uno zoo, diceva: “… that visit did more for my later interest in animals than a hundred films or a thousand books. The animals were real and near …”.

Quello che ci ha spinto a creare l’acquario è stata la convinzione che il rapporto empatico con un animale vivo e confidente sensibilizzi alla salvaguardia della biodiversità più di molte altre cose.

Roberto Barbuti




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