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26 Ottobre 2014
 
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    Lepomis gibbosus (Persico sole) di Giovanni Tertulliani     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    



Chiunque sia appassionato di pesca in acqua dolce non può non aver incontrato almeno una volta nella sua vita di pescatore questo stupendo pesce. Dall’aggettivo che ho usato tutti avranno già capito cosa ne penso del Persico Sole; ebbene sì, lo confesso, mi piace !!!!
Eppure non è così per la gran parte degli amici acquariofili.
Come spesso accade, tutte le cose che abbiamo a portata di mano ci piacciono meno di quelle che vediamo da lontano; è un po’ come il detto “L’erba del vicino è sempre la più bella”.



Ogni tanto, però, soprattutto di fronte a chi si accalora discutendo su quale sia il Ciclide più bello o perché certe specie costano così tanto, mi viene da pensare e rifletto sulle incongruenze della vita.
Quante volte tralasciamo le belle cose che abbiamo a portata di mano per inseguire le chimere che vediamo da lontano; d’altra parte come dice il Saggio ? “L’erba del vicino è sempre la più bella !”.
Vi voglio, però, raccontare un episodio. Nel 2003 sono andato a Singapore e, ovviamente, ho fatto visita al locale “Acquario”. Molto bello, non molto grande, vasche anche originali e, che cosa vedo ???
Alcuni Lepomis Gibbosus che facevano bella mostra di sé in una vasca dolce insieme a varie altre specie di acqua cosiddetta fredda.
Insomma se gli Orientali li mettono in vetrina non devono essere poi così brutti.

UN PO’ DI STORIA

Lepomis Gibbosus è originario dell’America del Nord, in particolare proviene dalle paludi della Florida, dove è ancora autoctono. E’ stato descritto e classificato per la prima volta nel 1758, dallo scienziato naturalista Limneo. Appartiene alla Famiglia dei Centrarchidi ed all’Ordine dei Perciformi. Esistono circa 30 specie di Centrarchidi, autoctoni in prevalenza delI'America settentrionale: fra questi mi piace ricordare il Persico Trota, una bestia che può arrivare ai 10 chilogrammi di peso, anch’esso importato con successo in Europa. Il nome con cui il Persico Sole è conosciuto nel suo paese d’origine è Pumpkinseed o Pumpkinseed Sunfish, che vuol dire “Seme di zucca” o “Pesce sole seme di zucca” dove seme di zucca è un aggettivo che indica la tipica colorazione dei fianchi che sono vistosamente macchiati di giallo. Attenzione, però, Pumpkin è spesso amichevolmente usato per indicare uno “zuccone” e Pumpkin Headed è il nostro equivalente di “Testa di rapa”. In Italia, in alcune regioni l’ho sentito chiamare Gob e Gobbo, forse con riferimento alla curva dorsale molto accentuata.
Dicono gli specialisti in materia che il Persico Sole venne effettivamente introdotto in Europa, solo successivamente alla scoperta operata da Limneo, cioè nel 1887. La leggenda parla di alcuni Nobili francesi che, di ritorno dal continente americano, colpiti dalla bellezza di questo pesce, pensarono bene di portarselo dietro in Francia ed immetterlo negli stagni della Reggia di Versailles, dove fu accolto come specie ornamentale. Fu, però, in Germania che numerosi acquariofili cominciarono ad allevarlo con successo, favorendone l’ulteriore diffusione. Oggi, questo pesce si è ben acclimatato in buona parte delle acque interne del vecchio continente, compresa la Gran Bretagna. Purtroppo non sono tutte rose e fiori, infatti il Persico Sole si è rivelato essere una specie assai invadente, tanto da ridurre drasticamente le popolazioni di vari organismi acquatici (anfibi, pesci, invertebrati) con i quali viene a contatto, che vengono sistematicamente predati da questo vorace abitatore di laghi, laghetti e delle lente acque dei fiumi di pianura.

DESCRIZIONE

Le foto parlano da sole, comunque, per essere più sistematici, possiamo dire che il corpo è molto compresso sui fianchi e da adulto diventa quasi rotondeggiante. Gli occhi sono grandi mentre la bocca è di piccole dimensioni ma fornita di numerosi piccoli denti. La pinna dorsale è grande e sorretta da numerosi raggi; quelli posizionati nella parte anteriore della pinna sono veri e propri aculei spinosi che il pesce è in grado di irrigidire per difendersi da eventuali predatori, quelli posti nella parte posteriore sono molli e non idonei alla difesa. Alla presenza di questi aculei (“kentra” in greco antico) fa riferimento il nome “Centrarchidi” della Famiglia. Tutte le altre pinne sono abbastanza ben sviluppate, la caudale è corta ma ampia e connessa al corpo da un peduncolo breve ma massiccio, che consente al pesce di produrre scatti brevi ma assai possenti. La colorazione di fondo del corpo è bruno-oliva arricchita da numerosi disegni verdi e azzurri con chiari riflessi metallici; i fianchi sono screziati di arancione, giallo e marrone. Sul margine posteriore dell’opercolo branchiale è ben visibile una macchia nera, spesso contornata di rosso o giallo. La lunghezza massima che questo pesce sembra raggiungere nelle nostre acque è di circa 20 centimetri con un peso non superiore ai 200 grammi. Nel paese d’origine, dove la temperatura dell’acqua si mantiene durante l’anno su valori medi più elevati dei nostri, può raggiungere i 30 centimetri e i 400 grammi di peso. In letteratura si legge che non esiste dimorfismo sessuale ma solo un parziale dicromatismo: la femmina sembra essere meno colorata del maschio. Citando la mia esperienza personale posso dire che, laddove mi è riuscito di assistere a riproduzioni, il maschio era sempre sensibilmente più grosso della femmina, oltre che molto più aggressivo. Sulla differenza di colorazione ho delle perplessità, in quanto secondo me è discutibile che esista una vera e propria differenza di colorazione, sono più portato a pensare ad una accentuazione dei colori nel maschio, durante la riproduzione, per effetto dello stato di eccitazione legato alla fregola. L’accentuazione o lo sbiadimento della colorazione in condizioni normali, lo farei riferire, semmai, alla ferrea gerarchia che governa un gruppo di Persici Sole, il dominante (maschio o femmina che sia) è sempre più colorato degli altri.


Figura 1 : esemplare giovanile, in cui i colori non hanno ancora raggiunto la livrea definitiva

ALIMENTAZIONE

Si tratta di un predatore, che secondo me ricorda molto l’orso. Ovvero un onnivoro molto carnivoro. Studi effettuati hanno accertato, nello stomaco dei Lepomis, la presenza di invertebrati acquatici, piante acquatiche, detriti organici e piccoli pesci. Chiaramente il regime alimentare dei giovani comprende anche microrganismi planctonici. In acquario ho spesso utilizzato, come alimento, le Gambusie, oltre a pezzetti di gamberetto e cozze scongelati, cibo secco di ogni tipo e natura, larve di zanzara vive o scongelate, pezzi di mela, cuore di piselli (crudi o bolliti), pezzetti di carne rossa cruda, lombrichi, camole della farina e del miele, piccoli grilli, mosconi e mosche. Sono anche gradite le larve di mosca carnaria, i cosiddetti “bigattini”, una delle esche più utilizzate dai pescatori, in quanto estremamente appetita dalla maggior parte delle specie ittiche. Oltre a quanto sopra, qualsiasi tipo di lumaca acquatica presente nelle vasche, finirà presto per fare una brutta fine. Insomma, quando si tratta di mangiare, il nostro amico non va tanto per il sottile; non consiglierei a nessuno di tentare una convivenza con le Caridine...


Figura 2 : un bel lombrico non si rifiuta mai!

RIPRODUZIONE

In natura la riproduzione avviene nel periodo compreso fra la primavera avanzata (maggio) e l'estate (luglio-agosto), a seconda della zona climatica in cui ci troviamo. Le uova, che possono superare il migliaio, vengono deposte dalla femmina in una ampia buca sul fondo, preparata dal maschio a colpi di coda. Subito dopo la deposizione, il maschio scaccia la femmina e si dedica alla cura delle uova e delle larve. Le uova schiudono, in funzione della temperatura, dopo 3-6 giorni. Le cure parentali del maschio si estendono per alcuni giorni anche agli avannotti, ma l'accrescimento dei piccoli è molto rapido e dopo circa una settimana raggiungono un grado di autonomia elevato che consente loro di abbandonare il nido e nascondersi tra la vegetazione. La mia esperienza conferma quanto sopra.
In particolare mi riferisco ai due seguenti episodi:
- Acquario da 400 litri lordi piazzato in una scuola elementare, arredamento con Vallisneria Gigantea, presenti un gruppo di 7 Persici Sole con dimensioni medie degli esemplari pari a 9 centimetri circa, alimentazione come sopra descritto. Nessun riscaldamento interno alla vasca né filtraggio. Cambio settimanale di 50 litri di acqua, sostituita con acqua di rubinetto. Illuminazione naturale proveniente dalle finestre. Elevata presenza di alghe filamentose. Fondo di circa 8 centimetri costituito da ghiaietto finissimo prelevato in natura. La temperatura media della vasca non è mai scesa sotto i 15°C, con punte di 28°C a fine giugno quando i pesci sono stati tolti. I persici sono stati prelevati in natura e immessi nella vasca a fine agosto, per cui il periodo di osservazione si riferisce all’arco temporale agosto-giugno. Nel giro di pochi giorni si è creata una solida gerarchia con a capo quello che poi si rivelerà essere il maschio riproduttore. Non ho rilevato particolare aggressività intraspecifica, i pesci convivevano abbastanza tranquillamente formando un gruppo compatto. Ogni tanto qualche piccola scaramuccia e qualche morso, ma le pinne di Lepomis Gibbosus sono estremamente robuste e non ci sono mai state conseguenze significative. La temperatura elevata ha mantenuto in costante attività i pesci per tutto il periodo e di conseguenza il maschio dominante ha potuto corteggiare tutti (!!) gli altri coinquilini. A metà aprile il maschio ha costruito il nido, allargando con l’uso della bocca e della coda una piccola depressione già esistente sul fondo dell’acquario. In questo periodo il maschio si slanciava contro tutti gli altri coinquilini e poi, con il classico dondolamento del corpo cercava di attirare la possibile partner dentro la buca. La deposizione è avvenuta la mattina presto e, purtroppo non ho potuto assistervi. Le uova sono state deposte nella buca ed il maschio ha mantenuto lontani dal nido tutti gli altri pesci. La temperatura dell’acqua era di 22°C. Purtroppo il nervosismo creato dagli alunni che si azzuffavano per vedere le uova e i tentativi continui degli altri Persici di mangiarsele, ha prodotto come risultato che la mattina dopo non c’era più niente. Quattro giorni dopo è avvenuta un’altra deposizione, presumibilmente con un’altra femmina. Questa volta tutto si è svolto in maniera più tranquilla, non si trattava più di una novità per i bambini e forse, anche il maschio si è gestito meglio la cura delle uova. Fatto sta che circa 4 giorni dopo centinaia di avannotti cominciavano a fare i primi tentativi di nuoto all’interno della buca. Dopo altri 3 giorni il gruppo nuotava tranquillamente, ma da quel momento il numero è andato scemando progressivamente e nel corso delle successive 72 ore sono spariti tutti, direi mangiati dagli altri ospiti. Nella vasca sono poi avvenute altre 3 deposizioni, man mano che la temperatura si alzava. Insomma, tra metà aprile e metà giugno sono avvenute complessivamente 5 deposizioni, tutte con lo stesso epilogo della seconda. Credo che tale frequenza sia connessa alla presenza contemporanea, nell’acquario, di più femmine pronte ed al rapido esaurimento delle cure paterne dovuto alla morte degli avannotti. Probabilmente, avvenuta la deposizione, avremmo dovuto togliere tutti i pesci lasciando solo il maschio con le uova. Però catturare 6 scatenati Persici Sole in una vasca di 400 litri, senza mettere a repentaglio le uova non sarebbe stato facile. E poi non avremmo saputo dove metterli, avremmo solo potuto riportarli nel laghetto di provenienza rinunciando a successive deposizioni.
- Vasca all’aperto in cemento, tipo fontanile, altezza dell’acqua circa 30 centimetri per circa 4 metri quadri di superficie (oltre un migliaio di litri); arredamento con piante palustri e grosse rocce. Gruppo di 12 Persici Sole, dimensioni medie iniziali degli esemplari pari a 6 centimetri circa, conviventi con 3 Pesci Rossi (Carassius Auratus) di oltre 25 centimetri di lunghezza. Alimentazione naturale, integrata saltuariamente con l’immissione di numerosi branchi di Gambusie. Dopo circa un anno il gruppo dei Persici si era ridotto a 9 esemplari che superavano abbondantemente i 10 centimetri di lunghezza. La riproduzione a cui ho assistito, in diretta, è avvenuta in luglio con una temperatura dell’aria di oltre 30° C. Pomeriggio inoltrato, mi trovavo in piedi, vicino al bordo della vasca, pensando alla possibilità di immettere nel laghetto anche dei pesci gatto ed alle possibili conseguenze di questa azione, quando mi accorsi che proprio sotto di me, due Persici si stavano accoppiando. Uno dei due, ogni tanto abbandonava l’accoppiamento per slanciarsi contro ogni eventuale curioso che aveva l’ardire di avvicinarsi troppo. I pesci rossi non erano molto spaventati ma giravano pigramente alla larga. Senza alcun timore per il sottoscritto che osservava dall’alto i due continuarono con i loro giochi amorosi per oltre 20 minuti (ovviamente non so quando avessero iniziato). Poi uno dei due cominciò a diventare più nervoso, facendo vari tentativi di scacciare l’altro esemplare. Si trattava certamente del maschio che, accortosi che la femmina non aveva più uova da deporre, considerava chiusa la deposizione. La partner fece vari tentatitivi di riavvicinarsi al nido, ma il maschio fu irremovibile ed ogni volta la scacciava con maggiore veemenza. Infine la femmina decise di abbandonare la partita e si allontanò verso il centro dell’ ampia vasca. In trasparenza, sul fondo, si intravedevano numerosissime uova, ma il timore di scatenare le ire del maschio mi trattenne dall’avvicinarmi troppo alla superficie dell’acqua. Il giorno dopo il maschio era ancora lì e vi rimase tranquillamente fino alla schiusa delle uova. Non riuscii ad inquadrare perfettamente quando le larve cominciarono ad uscire dalle uova, la visibilità era limitata, comunque dopo 6 giorni si vedevano tantissimi avannotti nuotare sul fondo del nido, protetti dal maschio. Ancora per 3 giorni potei vedere i piccoli diventare sempre più intraprendenti e nuotare protetti dal padre, poi dopo il quarto giorno si dispersero nell’ampio vascone. Credo che quella che ho tentato di descrivere sia solo una delle numerosi deposizioni messe in atto nell’ambito del gruppo di Lepomis. Però, nonostante l’ampio spazio a disposizione, ma con soli 30 centimetri di livello, nessun avannotto è mai riuscito a sopravvivere. I Persici Sole sono stati tenuti nel “laghetto” per circa tre anni poi, a causa di una manutenzione che ha portato via parecchio tempo, abbiamo dovuto svuotare la vasca e togliere i pesci.


Figura 3 : anche le lumache destano l'interesse di questo giovane Persico Sole

Una terza esperienza che voglio raccontare è la seguente:
Vasca da 70 litri netti. Gruppo di 3 Lepomis di circa 3 centimetri ciascuno di lunghezza, prelevati con un retino in natura. L’acquario, dotato di filtro esterno e senza riscaldamento, ha ospitato i Persici Sole, anche in questo caso, da metà agosto a fine giugno, mese in cui sono stati riportati nel luogo di prelevamento. L’esperienza è stata importante per chiarire definitivamente che questo pesce può essere tenuto in ambienti ristretti solo da giovane e con molta attenzione. Tutto è filato liscio per i primi tre mesi, chiaramente c’era qualche sporadica scaramuccia, ma niente d’importante. Dopo questo periodo, cominciò a diventare sensibile la differenza di ritmo di crescita, con uno dei tre esemplari che sembrava crescere a vista d’occhio e gli altri due che, invece, stentavano. Insomma, a dicembre tra il più grosso e gli altri c’era un centimetro abbondante di differenza. Ciò accentuava l’aggressività del primo a discapito dei più deboli. In realtà non si trattava di morsi o aggressioni vere e proprie, ma di continui inseguimenti che stressavano i due più piccoli, soprattutto al momento del cibo. Decisi di tentare una carta, inserendo una cinquantina di gambusie nella vasca, che così divenne veramente sopra affollata. Fu una mano santa perché la situazione migliorò decisamente ed anche i due rimasti indietro, ripresero a crescere. L’unico problema era rappresentato dalla cattura delle gambusie, che nel periodo invernale si rintanano in acque più profonde e difficilmente accessibili. Fortunatamente il laghetto da pesca che si trovava vicino casa mia, mi consentiva, previo autorizzazione dei proprietari, di fare periodici rifornimenti. In ogni caso integravo l’alimentazione come già descritto nel paragrafo precedente. In giugno i tre esemplari avevano raggiunto una dimensione media di circa 8 centimetri, l’acquario scoppiava letteralmente e c’erano segnali chiari che anche le gambusie non sarebbero state più sufficienti per sedare l’aggressività reciproca dei tre. Decisi di riportarli dove li avevo prelevati e lo feci giurando a me stesso che non avrei mai più portato a casa un Persico Sole, se non per metterlo in una vasca degna di questa splendida specie.

COMPORTAMENTO IN ACQUARIO

Si tratta di una specie dalla livrea molto accattivante e dal comportamento molto interessante, che può tranquillamente sostenere un confronto con molti grandi Ciclidi che vanno per la maggiore. Se si vuole godere della compagnia del Persico Sole in un acquario casalingo, è importante ragionare come se si volessero allevare grossi Ciclidi turbolenti, che non formano coppie fisse e che devono essere tenuti in branco per contenerne l’aggressività. In un tale gruppo soltanto il maschio dominante riuscirà, generalmente, ad accoppiarsi. Non è possibile riconoscere i maschi dominati dalle femmine. Un’ altra accortezza da tenere in considerazione è quella di non aggiungere nuovi esemplari una volta che il gruppo di Persici si è ambientato nell’acquario, si rischierebbe di provocare una spietata aggressione nei confronti del nuovo inquilino con la sua probabile morte. Per quanto concerne il filtraggio, si tratta di una variabile non eccessivamente critica: sono pesci molto robusti che resistono a valori anche abbastanza elevati di nitrati e nitriti; inoltre, in acquario non devono essere sovralimentati per evitare fenomeni di obesità. E’ importante che il flusso di uscita del filtro sia ridotto, ai Lepomis non piace la turbolenza. Non hanno problemi di acqua, o meglio devono essere tenuti in acqua con caratteristiche chimico-fisiche medie e non estreme, in poche parole l’acqua di osmosi e la torba non sono assolutamente necessarie, anzi potrebbero essere controproducenti. Infine, niente riscaldamento, anzi sarebbe auspicabile l’utilizzo di un refrigeratore che consenta di mantenere la temperatura, per almeno un paio di mesi l’anno, su temperature dell’ordine dei 10°-13°C : ciò per consentire un naturale periodo di riposo biologico ed evitare che i maschi adulti infastidiscano costantemente le femmine. In tale periodo sarà opportuno ridurre al minimo l’alimentazione dei pesci, cercando di emulare quanto avviene in natura nel periodo invernale.
Un ultimo consiglio, l’arredamento dell’acquario dovrebbe prevedere una folta vegetazione costituita da piante che raggiungano la superficie, lasciando, però una zona della vasca completamente libera; sarà quella l’area prescelta per la deposizione. Senza questa accortezza, il maschio, per costruire il nido sul fondo, sradicherebbe tutte le piante presenti nella zona prescelta. Rocce non le consiglierei, se non molto lisce: infatti i Persici Sole, pur ambientandosi benissimo in acquario, mantengono sempre una certa “rusticità” che li porta, in caso di spavento, a fare scatti/fughe improvvisi. La presenza di rocce, tipo lava o simili, potrebbe provocare, se urtate, pericolose abrasioni sulla pelle dei pesci.

CONCLUSIONI

Il successo raggiunto da questa specie, in tutte le acque in cui è stata introdotta, è dovuto alla sua eccezionale capacità di adattamento, alla difesa del territorio di riproduzione ed alle cure parentali fornite alla prole. Inoltre è in grado di sopportare notevoli sbalzi di temperatura e la sua capacità di nutrirsi praticamente di tutto lo rende un elemento privilegiato nell’ambito della catena alimentare. In natura la specie è stanziale e territoriale, allo stadio giovanile ha abitudini gregarie e tende a formare piccoli branchi di alcune decine d’individui. Si adatta a vivere in una moltitudine di ambienti purchè non si tratti di acque molto correnti. Il Persico Sole è strettamente legato all’habitat dei sottoriva, dove svolge la sua attività alimentare e riproduttiva. La specie è particolarmente attiva durante la stagione estiva, nei mesi invernali si sposta invece a maggiore profondità dove resta in stato quasi inattivo.

 

 
 
 

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