A pochi passi dal centro della città di Valencia,
sorge un vasto e meraviglioso complesso architettonico:
la futuristica Città della scienza e della tecnica,
progetto di due famosissimi architetti moderni, Santiago
Calatrava e Felix Candela.
All’interno di questo ampio complesso sorge il Parco
Oceanografico Marino, un’estesa area formata da svariati
edifici e da zone aperte, che, secondo i loro ideatori e
creatori, espongono le diverse zone e biotopi marini di
tutto il mondo.
Il parco marino di Valencia è il più grande
d’Europa e si estende su una superficie complessiva
di 100.000mq con all’interno oltre 500 specie esposte
per un totale di oltre 45.000 esemplari ospitati. Al suo
interno è presente un tunnel in acrilico di oltre
70 mt all’interno di una grandissima vasca che si
sviluppa nell’ideale unione dei due versanti del mare
tra Europa e America.
Pagato il biglietto, si accede all’edificio principale,
dopo aver passato l’eventuale bagaglio o zainetto
al controllo di polizia tipo scanner aeroportuale.
Il primo ambiente che si incontra la dice lunga sull’aspetto
sul quale più è stato investito in questo
complesso: l’area shopping con pupazzi di peluche
e gadget vari.
Il complesso ha un sistema per la produzione di acqua salata
sintetica, ma solo per emergenza in quanto per i propri
fabbisogni normalmente attinge acqua direttamente dal mare
e che successivamente viene trattata prima di essere utilizzata.
E’ anche provvisto di un grosso gruppo elettrogeno
per assicurarsi la continuità della corrente elettrica
anche in caso di black-out cittadino.
La visita è divisa tra vari ambienti e vasche che
rappresentano, raggruppati, i diversi biotopi marini del
pianeta. Il primo che si incontra, e quello sul quale avevo
i maggiori timori, è quello del biotopo tropicale,
le barriere coralline.
Si tratta di una unica stanza lunga una trentina di metri
che vorrebbe ricordare la forma della carena di una barca
dalla quale si possono vedere i fondali. Nei 2 lati lunghi
sono alloggiate le 2 vasche “reef” principali
lunghe una ventina di metri e alte circa 3, ed in fondo
c’è la terza e ultima vasca di circa 5 mt per
2.
Le vasche grandi ospitano una moltitudine di pesci, veramente
tanti e ovviamente di taglia importante, ma qui cominciano
le dolenti note. Non ho visto pesci che ci si aspetterebbe
di trovare in una barriera di questo tipo e che si trovano
normalmente in vasche tropicali di un certo livello.
Fanno bella mostra di sè molti platax, murene, aquile
di mare, cernie, pesci scoiattolo e qualche pesce palla,
ma la quasi totale assenza di Chaetodontidi (pesci farfalla)
di molti Pomacantidi (pesci angelo) e la presenza dei pesci
chirurgo solo più comuni e meno delicati è
il secondo segnale che la qualità dell’esposizione
non è certo pari alla dimensione di questo parco
marino.


Le due lunghe vasche tropicali, disposte una frontalmente
all’altra, sono, almeno apparentemente, in fotocopia
e la cosa più deludente, e terzo e ultimo segnale
d’allarme, è che tutti i coralli all’interno
sono finti: il colore dominate è un grigio spento
molto triste. Il livello stesso dell’illuminazione
è talmente basso che non permetterebbe certo a coralli
SPS di sopravvivere e tanto meno di colorarsi.
Questo non sembra però preoccupare il grande pubblico,
ben più attratto dalla murena che esce a mangiare
e che nuota liberamente, piuttosto che dall’assenza
di pesci particolari o di coralli che comunque il 90% dei
visitatori scambierebbe per “belle piante colorate”.
La terza vasca di questo biotopo, consentitemi le virgolette,“tropicale”,
la più piccola delle 3, in realtà qualche
corallo vivo tenta di allevarlo, ma si limita a veramente
ben poca cosa e anche di estrema facilità e con risultati
che non soddisfacerebbero nemmeno un acquariofilo di scarse
pretese. Pochi LPS e qualche sparuta Montipora foliosa sono
gli unici punti di colore che si discostano dal grigio/marrone
che predomina la visione complessiva.
Al contrario delle due precedenti vasche molto affollate,
questa vasca è quasi completamente priva di pesci;
si vedono nuotare solo pochi Z.flavescens, una coppia di
A.ocellaris e un Halichoeres chrysus eremita..
Lasciandoci alle spalle il primo ambiente che, nonostante
le mie basse aspettative non me lo aspettavo deludente fino
a questo punto, si imbocca il lungo tunnel di 70 metri in
acrilico all’interno di una lunga vasca che rappresenta
idealmente l’unione tra la costa americana e quella
europea, nella quale è ospitata la fauna pelagica
oceanica della fascia temperata, fatta esclusione dei grossi
predatori che si trovano più avanti.
Al di là della coreografica passeggiata nel tunnel,
si nota una grande moltitudine di pesci per lo più
pelagici : tonnetti, spigole, cefali, ombrine, razze e che
finisce con una zona allestita a mangrovieto, ma purtroppo
con mangrovie in plastica.
All’uscita del tunnel si apre un ambiente ove sono
rappresentati diversi ambienti marini, che rappresentano
diversi biotopi temperati.
La vasca delle meduse, nella sua nuda e cilindrica semplicità
è decisamente affascinante, sia per l’illuminazione
che per il lento e ritmico pulsare di questi straordinari
animali.
A fianco di questa, una vasca con dei bellissimi cavallucci
marini del genere Sea dragon e un’altra con cavallucci
di tipo più comune (forse dei Reidi). In entrambe
le vasche l’ormai abituale flora plastificata.

Proseguendo si incontra una vasca che rappresenta la costa
californiana; ospita dei piccoli squaliformi, delle grosse
stelle marine e sopratutto le sue note alghe giganti, le
giant kelp. Anche qui purtroppo una nota decisamente dolente,
ma ahimè alla quale mi sono ormai abituato: le famose
alghe sono in vera plastica.
Come ultima zona di questo ambiente vi sono le vasche che
sono deputate ad ospitare gli animali delle grandi profondità,
tra i quali spicca il nautilus ed una vasca con strani anemoni
fuxia ed un ghiozzetto.
Tralascio la descrizione della vista interna della vasca
delle foche e di quella esterna dei pinguini, delle quali
metto solo un paio di immagini che comunque sono sufficienti
a dare l’idea della inadeguatezza e della desolazione
di questi due ambienti.
Passando dall’esterno dopo un breve tragitto, si
incontra una voliera a forma sferica realizzata in tubi
d’acciaio con una rete di protezione su tutta la sua
superficie nella quale vi sono ospitati diverse specie di
uccelli e piante tipiche delle zone umide temperate del
pianeta. All’ingresso vi era una lunga coda per l’accesso
all’interno, ma la si può comodamente vedere
dall’esterno senza entrarvi dato che è completamente
circondata da un vialetto percorribile a piedi.
Proseguendo all’esterno, verso il biotopo “mediterraneo”,
si costeggia una piscina/laguna architettonicamente molto
bella, con uccelli acquatici come cormorani, pellicani e
anatre selvatiche, l’ennesima conferma che in questo
parco marino di Valencia il contenitore è decisamente
più accattivante e curato rispetto al contenuto.
Entrando nell’edificio successivo si arriva alla
sala dove sono esposte le vasche dell’ambiente mediterraneo.
Alcune vasche sono decisamente scenografiche: una cilindrica
con posidonie che rappresenta una basso fondale dei nostri
mari ed una particolarmente grande con un mini-relitto affondato
che ospita pesci pelagici.

Non ho verificato se pure la posidonia fosse in plastica
, ma per certo, come si può ben vedere dalla foto,
le gorgonie sono talmente finte da risultare imbarazzanti.

A seguire un’altra vasca mediterranea quasi monotematica
con anemoni e alghe filamentose, questa volta vere.
Questa è un’altra vasca della quale in realtà
non ho ben capito il senso, in quanto a differenza delle
altre è ben illuminata, ma non mi pareva ci fossero
allevati animali zooxantellati, ma solo qualche riccio,
alcune lumache e un paio di razze. Forse si tratta di una
vasca non ancora completamente allestita o di una vasca
tattile didattica.
Unica vasca con coralli vivi in questa sezione mediterraneo,
è una classica vasca che sembra più da appassionato
(alle prime armi in verità) piuttosto che da acquario
pubblico.
Per avere un’idea della dimensione, che si dovrebbero
aggirare sui 120x50, nella foto c’è una mano
aperta.
Purtroppo, per rifarsi gli occhi nuovamente, bisogna andare
all’esterno e godersi questa architettura moderna
con edifici, linee e spazi che creano delle ambientazioni
diverse ad ogni differente punto di vista dalla quale si
osservano.
In questa zona vi è anche un ristorante sottomarino
molto suggestivo in quanto si mangia circondati dai pesci.
Per chi volesse provare l’esperienza è consigliabile
prenotare immediatamente all’arrivo, in quanto i posti
non sono tantissimi e si riempie rapidamente. Noi, non avendo
prenotato, l’abbiamo trovato pieno e quindi ci siamo
dovuti accontentare di un hamburger al fast food nelle vicinanze.
A questo punto è ora di accedere ad un altro edificio
che ospita la grande vasca degli squali.
All’ingresso della sala vi sono 2 ampie “finestre”
sulla vasca che ospita i grandi predatori, come squalo toro,
squalo grigio, pesce sega, aquile di mare e un folto branco
di carangidi.
Un ampio tunnel attraversa la parte inferiore della grande
vasca per tutta la sua lunghezza e camminandoci all’interno
sembra di essere avvolti da questa moltitudine di pesci.

Il tunnel consente di osservare davvero da vicino e da angolazioni
inusuali i grossi squali toro coi denti sempre esposti,
quasi ad affermare continuamente la loro pericolosità.

Sono ospitati anche diversi mola-mola (il curioso pesce
luna) e molte aquile di mare. Nonostante la massiccia presenza
di grossi predatori l’ambiente è molto calmo,
evidentemente tutti i pesci di questa vasca sono ben nutriti
e tranquilli e mi è sembrata, pur se quella con gli
ospiti di più grosse dimensioni, la più naturale
e la meglio tenuta di tutto il parco marino: finalmente
qualche bella emozione.
Uscendo dall’edificio ci si dirige verso l’ambiente
artico ed è inevitabile passare accanto all’arena
che ospita il delfinario dove vengono fatti esibire alcuni
delfini tursiopi. Personalmente sono contro a questo genere
di spettacoli e non trovo corretto parteciparvi se non altro
per non incrementare la richiesta e la cattura di questi
splendidi mammiferi. Il biglietto pagato all’ingresso
comunque include anche lo spettacolo dei delfini, quindi
l’accesso all’arena è aperto e gli spettacoli
sono ripetuti a diversi orari.
L’ambiente artico è ospitato in un grande
edificio a forma di igloo e contiene tre vasche principali.

La prima di queste è quella dedicata ai pinguini,
alla quale si ha accesso fino a toccare la parete in acrilico
della vasca; purtroppo non essendo impedito il contatto
con la parete della vasca e quindi è un continuo
correre avanti e indietro di bambini e di battere di mani
e di oggetti vari sulla vasca stessa I poveri pennuti, sottoposti
a questo trattamento per 15 ore al giorno, mi sono sembrati
abbastanza esauriti.
La seconda sezione è una grande vasca che ospita
due bellissimi esemplari di beluga.

Per quanto ben fatta e per quanto spazio abbiano cercato
di dare a queste due meravigliose creature, è assolutamente
evidente di quanto soffrano la cattività. Il loro
comportamento è apparentemente di tipo autistico,
nuotando ciclicamente seguendo sempre lo stesso identico
percorso o stazionando immobili col muso rivolto al muro.
I beluga sono tra i mammiferi marini quelli con la gamma
di vocalizzi più ampia ed articolata ed i loro fischi
e urli che si lanciano l’un l’altro rimbombano
di continuo all’interno dell’igloo aumentando
la sensazione di tristezza nel vederli così rinchiusi.
L’ultima zona dell’igloo è quella adibita
ad ospitare diversi esemplari di tricheco., mentre all’esterno
vi è un’area nella quale vivono alcuni gruppi
familiari di leoni marini.
L’ultimo edificio che conclude la visita di questo
parco marino è quello denominato “Mar rosso”.
Mi aspettavo finalmente di trovare qualche vasca con bei
coralli come poteva fare presupporre il nome. In realtà
si tratta di un cinema/teatro nel quale proiettano documentari
sugli ambienti marini e dove vengono tenute conferenze e
seminari, anche a livello mondiale, in argomento.
Come dicevo si tratta di un cinema/teatro, ma al posto dello
schermo vi è una grande vasca tropicale con moltissimi
pesci, di livello certamente superiore a quelle descritte
all’inizio, anche se non posso dire se almeno qui
i coralli fossero veri in quanto la distanza era troppa;
di certo i colori non erano sfavillanti.

Giunto al termine di questa visita durata circa 3 ore mi
sono trovato a camminare verso l’uscita con un velo
di delusione e di tristezza. E’ un parco nel quale
è evidente che i soldi non mancano, o quantomeno
non sono mancati per la sua realizzazione e l’allestimento.
Tutti gli edifici e gli spazi comuni sono di rara bellezza,
dalla progettazione all’esecuzione, così pure
come le vasche e gli ambienti interni sono curati e di alto
livello.
Ciò che manca è la cura degli aspetti meno
appariscenti ma che fanno la differenza sostanziale tra
una vasca reef e una vasca con coralli finti. Mi chiedo
però che percentuale di visitatori tra le migliaia
che visitano questo parco noterebbe questo; quanti si soffermerebbero
ad apprezzare un la crescita di una Acropora o lo stato
di salute di una Catalaphyllia? Non voglio dire che gli
animali siano mal tenuti, e la riprova è l’eccezionale
vasca degli squali, secondo me vero fiore all’occhiello
della struttura e che da sola vale il prezzo del biglietto,
quanto però che la mancanza di una vero angolo reef
in un posto con queste possibilità, è una
notevole lacuna.
| |
| |
| |
|
Vuoi
approfondire l'argomento acquariofilia? Niente di meglio
di un buon libro!
Visita NeoGea la libreria on line delle scienze e della
natura.
Troverai centinaia tra i migliori libri italiani ed
esteri a prezzi imbattibili!
|
|
Vuoi
discutere con altri appassionati di acquariofilia? Vai
sul forum di AcquaPortal
E' la community di acquariofilia più grande d'Italia
e centinaia di persone ti potranno aiutare velocemente
per il meglio. Iscriviti subito!

|
|
Copyright © AcquaPortal.it
E' assolutamente vietata la riproduzione, anche parziale,
del testo e delle foto presenti in questo articolo,
senza il consenso dell'autore. |
|
|