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22 Maggio 2012
 
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  Oceanografic Valencia di Ferdinando Bertazzini (Wurdy)     Segnala l'articolo ad un amico     Stampa questa pagina    

A pochi passi dal centro della città di Valencia, sorge un vasto e meraviglioso complesso architettonico: la futuristica Città della scienza e della tecnica, progetto di due famosissimi architetti moderni, Santiago Calatrava e Felix Candela.



All’interno di questo ampio complesso sorge il Parco Oceanografico Marino, un’estesa area formata da svariati edifici e da zone aperte, che, secondo i loro ideatori e creatori, espongono le diverse zone e biotopi marini di tutto il mondo.

Il parco marino di Valencia è il più grande d’Europa e si estende su una superficie complessiva di 100.000mq con all’interno oltre 500 specie esposte per un totale di oltre 45.000 esemplari ospitati. Al suo interno è presente un tunnel in acrilico di oltre 70 mt all’interno di una grandissima vasca che si sviluppa nell’ideale unione dei due versanti del mare tra Europa e America.

Pagato il biglietto, si accede all’edificio principale, dopo aver passato l’eventuale bagaglio o zainetto al controllo di polizia tipo scanner aeroportuale.
Il primo ambiente che si incontra la dice lunga sull’aspetto sul quale più è stato investito in questo complesso: l’area shopping con pupazzi di peluche e gadget vari.

Il complesso ha un sistema per la produzione di acqua salata sintetica, ma solo per emergenza in quanto per i propri fabbisogni normalmente attinge acqua direttamente dal mare e che successivamente viene trattata prima di essere utilizzata. E’ anche provvisto di un grosso gruppo elettrogeno per assicurarsi la continuità della corrente elettrica anche in caso di black-out cittadino.

La visita è divisa tra vari ambienti e vasche che rappresentano, raggruppati, i diversi biotopi marini del pianeta. Il primo che si incontra, e quello sul quale avevo i maggiori timori, è quello del biotopo tropicale, le barriere coralline.

Si tratta di una unica stanza lunga una trentina di metri che vorrebbe ricordare la forma della carena di una barca dalla quale si possono vedere i fondali. Nei 2 lati lunghi sono alloggiate le 2 vasche “reef” principali lunghe una ventina di metri e alte circa 3, ed in fondo c’è la terza e ultima vasca di circa 5 mt per 2.

Le vasche grandi ospitano una moltitudine di pesci, veramente tanti e ovviamente di taglia importante, ma qui cominciano le dolenti note. Non ho visto pesci che ci si aspetterebbe di trovare in una barriera di questo tipo e che si trovano normalmente in vasche tropicali di un certo livello.

Fanno bella mostra di sè molti platax, murene, aquile di mare, cernie, pesci scoiattolo e qualche pesce palla, ma la quasi totale assenza di Chaetodontidi (pesci farfalla) di molti Pomacantidi (pesci angelo) e la presenza dei pesci chirurgo solo più comuni e meno delicati è il secondo segnale che la qualità dell’esposizione non è certo pari alla dimensione di questo parco marino.





Le due lunghe vasche tropicali, disposte una frontalmente all’altra, sono, almeno apparentemente, in fotocopia e la cosa più deludente, e terzo e ultimo segnale d’allarme, è che tutti i coralli all’interno sono finti: il colore dominate è un grigio spento molto triste. Il livello stesso dell’illuminazione è talmente basso che non permetterebbe certo a coralli SPS di sopravvivere e tanto meno di colorarsi.

Questo non sembra però preoccupare il grande pubblico, ben più attratto dalla murena che esce a mangiare e che nuota liberamente, piuttosto che dall’assenza di pesci particolari o di coralli che comunque il 90% dei visitatori scambierebbe per “belle piante colorate”.

La terza vasca di questo biotopo, consentitemi le virgolette,“tropicale”, la più piccola delle 3, in realtà qualche corallo vivo tenta di allevarlo, ma si limita a veramente ben poca cosa e anche di estrema facilità e con risultati che non soddisfacerebbero nemmeno un acquariofilo di scarse pretese. Pochi LPS e qualche sparuta Montipora foliosa sono gli unici punti di colore che si discostano dal grigio/marrone che predomina la visione complessiva.



Al contrario delle due precedenti vasche molto affollate, questa vasca è quasi completamente priva di pesci; si vedono nuotare solo pochi Z.flavescens, una coppia di A.ocellaris e un Halichoeres chrysus eremita..

Lasciandoci alle spalle il primo ambiente che, nonostante le mie basse aspettative non me lo aspettavo deludente fino a questo punto, si imbocca il lungo tunnel di 70 metri in acrilico all’interno di una lunga vasca che rappresenta idealmente l’unione tra la costa americana e quella europea, nella quale è ospitata la fauna pelagica oceanica della fascia temperata, fatta esclusione dei grossi predatori che si trovano più avanti.

Al di là della coreografica passeggiata nel tunnel, si nota una grande moltitudine di pesci per lo più pelagici : tonnetti, spigole, cefali, ombrine, razze e che finisce con una zona allestita a mangrovieto, ma purtroppo con mangrovie in plastica.

All’uscita del tunnel si apre un ambiente ove sono rappresentati diversi ambienti marini, che rappresentano diversi biotopi temperati.
La vasca delle meduse, nella sua nuda e cilindrica semplicità è decisamente affascinante, sia per l’illuminazione che per il lento e ritmico pulsare di questi straordinari animali.

A fianco di questa, una vasca con dei bellissimi cavallucci marini del genere Sea dragon e un’altra con cavallucci di tipo più comune (forse dei Reidi). In entrambe le vasche l’ormai abituale flora plastificata.



Proseguendo si incontra una vasca che rappresenta la costa californiana; ospita dei piccoli squaliformi, delle grosse stelle marine e sopratutto le sue note alghe giganti, le giant kelp. Anche qui purtroppo una nota decisamente dolente, ma ahimè alla quale mi sono ormai abituato: le famose alghe sono in vera plastica.

Come ultima zona di questo ambiente vi sono le vasche che sono deputate ad ospitare gli animali delle grandi profondità, tra i quali spicca il nautilus ed una vasca con strani anemoni fuxia ed un ghiozzetto.

Tralascio la descrizione della vista interna della vasca delle foche e di quella esterna dei pinguini, delle quali metto solo un paio di immagini che comunque sono sufficienti a dare l’idea della inadeguatezza e della desolazione di questi due ambienti.

Passando dall’esterno dopo un breve tragitto, si incontra una voliera a forma sferica realizzata in tubi d’acciaio con una rete di protezione su tutta la sua superficie nella quale vi sono ospitati diverse specie di uccelli e piante tipiche delle zone umide temperate del pianeta. All’ingresso vi era una lunga coda per l’accesso all’interno, ma la si può comodamente vedere dall’esterno senza entrarvi dato che è completamente circondata da un vialetto percorribile a piedi.

Proseguendo all’esterno, verso il biotopo “mediterraneo”, si costeggia una piscina/laguna architettonicamente molto bella, con uccelli acquatici come cormorani, pellicani e anatre selvatiche, l’ennesima conferma che in questo parco marino di Valencia il contenitore è decisamente più accattivante e curato rispetto al contenuto.

Entrando nell’edificio successivo si arriva alla sala dove sono esposte le vasche dell’ambiente mediterraneo. Alcune vasche sono decisamente scenografiche: una cilindrica con posidonie che rappresenta una basso fondale dei nostri mari ed una particolarmente grande con un mini-relitto affondato che ospita pesci pelagici.



Non ho verificato se pure la posidonia fosse in plastica , ma per certo, come si può ben vedere dalla foto, le gorgonie sono talmente finte da risultare imbarazzanti.



A seguire un’altra vasca mediterranea quasi monotematica con anemoni e alghe filamentose, questa volta vere.



Questa è un’altra vasca della quale in realtà non ho ben capito il senso, in quanto a differenza delle altre è ben illuminata, ma non mi pareva ci fossero allevati animali zooxantellati, ma solo qualche riccio, alcune lumache e un paio di razze. Forse si tratta di una vasca non ancora completamente allestita o di una vasca tattile didattica.

Unica vasca con coralli vivi in questa sezione mediterraneo, è una classica vasca che sembra più da appassionato (alle prime armi in verità) piuttosto che da acquario pubblico.
Per avere un’idea della dimensione, che si dovrebbero aggirare sui 120x50, nella foto c’è una mano aperta.

Purtroppo, per rifarsi gli occhi nuovamente, bisogna andare all’esterno e godersi questa architettura moderna con edifici, linee e spazi che creano delle ambientazioni diverse ad ogni differente punto di vista dalla quale si osservano.

In questa zona vi è anche un ristorante sottomarino molto suggestivo in quanto si mangia circondati dai pesci. Per chi volesse provare l’esperienza è consigliabile prenotare immediatamente all’arrivo, in quanto i posti non sono tantissimi e si riempie rapidamente. Noi, non avendo prenotato, l’abbiamo trovato pieno e quindi ci siamo dovuti accontentare di un hamburger al fast food nelle vicinanze.

A questo punto è ora di accedere ad un altro edificio che ospita la grande vasca degli squali.
All’ingresso della sala vi sono 2 ampie “finestre” sulla vasca che ospita i grandi predatori, come squalo toro, squalo grigio, pesce sega, aquile di mare e un folto branco di carangidi.

Un ampio tunnel attraversa la parte inferiore della grande vasca per tutta la sua lunghezza e camminandoci all’interno sembra di essere avvolti da questa moltitudine di pesci.





Il tunnel consente di osservare davvero da vicino e da angolazioni inusuali i grossi squali toro coi denti sempre esposti, quasi ad affermare continuamente la loro pericolosità.



Sono ospitati anche diversi mola-mola (il curioso pesce luna) e molte aquile di mare. Nonostante la massiccia presenza di grossi predatori l’ambiente è molto calmo, evidentemente tutti i pesci di questa vasca sono ben nutriti e tranquilli e mi è sembrata, pur se quella con gli ospiti di più grosse dimensioni, la più naturale e la meglio tenuta di tutto il parco marino: finalmente qualche bella emozione.

Uscendo dall’edificio ci si dirige verso l’ambiente artico ed è inevitabile passare accanto all’arena che ospita il delfinario dove vengono fatti esibire alcuni delfini tursiopi. Personalmente sono contro a questo genere di spettacoli e non trovo corretto parteciparvi se non altro per non incrementare la richiesta e la cattura di questi splendidi mammiferi. Il biglietto pagato all’ingresso comunque include anche lo spettacolo dei delfini, quindi l’accesso all’arena è aperto e gli spettacoli sono ripetuti a diversi orari.

L’ambiente artico è ospitato in un grande edificio a forma di igloo e contiene tre vasche principali.



La prima di queste è quella dedicata ai pinguini, alla quale si ha accesso fino a toccare la parete in acrilico della vasca; purtroppo non essendo impedito il contatto con la parete della vasca e quindi è un continuo correre avanti e indietro di bambini e di battere di mani e di oggetti vari sulla vasca stessa I poveri pennuti, sottoposti a questo trattamento per 15 ore al giorno, mi sono sembrati abbastanza esauriti.



La seconda sezione è una grande vasca che ospita due bellissimi esemplari di beluga.



Per quanto ben fatta e per quanto spazio abbiano cercato di dare a queste due meravigliose creature, è assolutamente evidente di quanto soffrano la cattività. Il loro comportamento è apparentemente di tipo autistico, nuotando ciclicamente seguendo sempre lo stesso identico percorso o stazionando immobili col muso rivolto al muro. I beluga sono tra i mammiferi marini quelli con la gamma di vocalizzi più ampia ed articolata ed i loro fischi e urli che si lanciano l’un l’altro rimbombano di continuo all’interno dell’igloo aumentando la sensazione di tristezza nel vederli così rinchiusi.

L’ultima zona dell’igloo è quella adibita ad ospitare diversi esemplari di tricheco., mentre all’esterno vi è un’area nella quale vivono alcuni gruppi familiari di leoni marini.

L’ultimo edificio che conclude la visita di questo parco marino è quello denominato “Mar rosso”. Mi aspettavo finalmente di trovare qualche vasca con bei coralli come poteva fare presupporre il nome. In realtà si tratta di un cinema/teatro nel quale proiettano documentari sugli ambienti marini e dove vengono tenute conferenze e seminari, anche a livello mondiale, in argomento.

Come dicevo si tratta di un cinema/teatro, ma al posto dello schermo vi è una grande vasca tropicale con moltissimi pesci, di livello certamente superiore a quelle descritte all’inizio, anche se non posso dire se almeno qui i coralli fossero veri in quanto la distanza era troppa; di certo i colori non erano sfavillanti.



Giunto al termine di questa visita durata circa 3 ore mi sono trovato a camminare verso l’uscita con un velo di delusione e di tristezza. E’ un parco nel quale è evidente che i soldi non mancano, o quantomeno non sono mancati per la sua realizzazione e l’allestimento. Tutti gli edifici e gli spazi comuni sono di rara bellezza, dalla progettazione all’esecuzione, così pure come le vasche e gli ambienti interni sono curati e di alto livello.

Ciò che manca è la cura degli aspetti meno appariscenti ma che fanno la differenza sostanziale tra una vasca reef e una vasca con coralli finti. Mi chiedo però che percentuale di visitatori tra le migliaia che visitano questo parco noterebbe questo; quanti si soffermerebbero ad apprezzare un la crescita di una Acropora o lo stato di salute di una Catalaphyllia? Non voglio dire che gli animali siano mal tenuti, e la riprova è l’eccezionale vasca degli squali, secondo me vero fiore all’occhiello della struttura e che da sola vale il prezzo del biglietto, quanto però che la mancanza di una vero angolo reef in un posto con queste possibilità, è una notevole lacuna.

 

 
 
 

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